Storia di Numenor – III parte

Il ventesimo sovrano di Numenor, Ar-Adunakhor, si differenziò dai suoi precedessori perché fu il primo re che scelse di assumere la corona con un titolo non più in lingua elfica, ma in quella adunaica, la favella originariamente parlata dagli Uomini e dunque considerata più vicina alle istanze “nazionalistiche” sostenute ormai dalla maggior parte dei Numenoreani. Inoltre – fatto ancora più grave – il titolo che assunse significava «Signore dell’Ovest», che sino a quel momento era solito indicare solo uno degli dei (Valar), ossia Manwe. Dopo di lui i Fedeli tornarono per qualche tempo a sollevarsi, tuttavia, sotto il regno di Ar-Gimilzor, ventitreesimo sovrano di Numenor, la situazione volse nuovamente al peggio: secondo Tolkien «fu il massimo avversario dei Fedeli che erano tornati a sollevarsi […] e non permise a nessuno degli Eldar (elfi) di metter piede nel paese e punì quanti li accoglievano» (p. 305). Il suo matrimonio fu infelice, perché sua moglie era del partito dei Fedeli: tale discordia fu in qualche modo ereditata dai due figli che la coppia ebbe: mentre il maggiore era simile alla madre nel carattere, il secondo si ispirava ai desideri del padre. Fortunamente per Numenor, neppure Ar-Gimilzor volle (o poté) cambiare le leggi dello Stato: lo scettro venne dunque assegnato al figlio maggiore, chiamato Tar-Palantir. La legittima successione, tuttavia, non piacque ai Numenoreani ostili ai Fedeli: così scoppiò una guerra civile che vide però la vittoria di Tar-Palantir. Erfea e Miriel, protagonisti del “Ciclo del Marinaio”, nascono proprio durante il regno di Ar-Gimilzor: entrambi Fedeli, devono confrontarsi con il disprezzo degli altri nobili di Numenor e del sovrano stesso, ostili non solo agli Elfi, ma anche a quelli dei Numenoreani che si schieravano dalla loro parte.

Tar-Palantir fu il penultimo sovrano del regno: cercò di convincere i suoi connazionali a pentirsi, ma la maggior parte scelse il partito del re capeggiato da suo fratello Gimilkhad; alla sua morte, il nuovo leader dei “Nazionalisti” fu suo figlio Ar-Pharazon: questi sposò Miriel contro la sua volontà e, convinto che non esistesse al mondo nessuna forza militare in grado di opporsi a quella di Numenor, decise di umiliare Sauron. Alla vista dell’imponente armata numenoreana, Sauron ritenne più utile ai suoi piani sottomettersi al sovrano che tentare una resistenza; catturato, fu portato come prigioniero a Numenor, ove, però, con il trascorrere degli anni, instillò nei cuori dei Numenoreani il terrore della morte, arrivando a far credere loro che l’unico dio degno di essere onorato fosse il suo antico maestro Morgoth. A questo scopo i Numenoreani iniziarono a praticare sacrifici umani, volgendosi all’adozione del Male: da allora, coloro che non erano Fedeli, furono chiamati Numenoreani Neri, perché praticavano le arti oscure.

Ma neppure questo bastava a soddisfare la sete di vendetta di Sauron: avvertendo che Ar-Pharazon, ormai in età avanzata, cominciava a essere preoccupato per la sua morte ormai imminente, decise di “rivelargli” una colossale menzogna, alla quale, tuttavia, il re credette senza porla in discussione. Secondo Sauron, l’immortalità non era connessa alla “genetica umana” (diremmo noi oggi), bensì alla possibilità di risiedere o meno nelle Terre abitate dagli elfi e dagli dei. Ar-Pharazon, allora, diede ordini affinché la sua flotta potesse invadere le terre degli immortali.

Anche l’ultimo divieto era ormai caduto.

Una grande flotta partì allora verso Valinor e i guerrieri Numenoreani sbarcarono sulle sue coste. Allora gli dei rinunciarono per alcuni istanti al controllo del mondo e lo rimisero nelle mani del loro creatore, Eru-Iluvatar: questi punì l’arroganza dei Numenoreani seppellendo Ar-Pharazon e i suoi guerrieri nelle Caverne dell’Oblio, da dove, secondo la leggenda, si sarebbero risvegliati solo in occasione della Fine del Mondo.

Numenor, invece, fu totalmente distrutta dall’ira di Eru-Iluvatar: si salvarono solo i Fedeli, guidati da Elendil, e i Numenoreani Neri che abitavano nelle colonie della Terra di Mezzo: tutti gli altri perirono. Lo stesso Sauron – che pure era consapevole della reazione durissima che ci sarebbe stata – fu schiantato da un fulmine e precipitato sul fondo dell’Oceano: potè tornare a Mordor dove riprese la sua forma e forza solo grazie all’Unico Anello in suo possesso. In seguito alla caduta di Numenor, tuttavia, Sauron non fu più in grado di assumere forma piacevole a vedersi e da quel giorno in poi il suo aspetto fu terribile.

Termina così la storia di Numenor: spero di essere riuscito nel mio intento, quello cioè di delineare una cornice chiara alla quale fare riferimento per collocare gli eventi dei racconti ambientati nella Seconda Era.

9 pensieri riguardo “Storia di Numenor – III parte

      1. Ottimo! La storia della Seconda Era è molto interessante…non solo è quella che ha la durata più lunga rispetto alle altre (oltre 3400 anni), ma è anche il periodo che vede al suo interno grandiosi eventi, come la forgiatura degli Anelli oppure l’ascesa e la caduta di Numenor;)

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...