Signori in aula, entra la Giuria! Requisitoria semiseria sul confronto libro vs film

Oggi, 25 marzo, è il Tolkien Reading Day e per celebrare l’occasione ho pensato di iniziare una serie di articoli che mettano a confronto la versione cinematografica del Signore degli Anelli di Peter Jackson (per comodità d’ora in avanti PJ) con quella letteraria. L’intento, come suggerisce il titolo, è palesemente semiserio e non intende offendere nè urtare la sensibilità di nessuno: si tratte di opinioni strettamente personali che, naturalmente, possono essere o meno condivise.

Generalmente gli appassionati della materia tolkieniana si dividono in due grandi categorie: grandi censori del film e ultras pronti a giurare sul genio di PJ. Personalmente, ritengo di avere attraversato entrambe le fasi: grande amore durante la visione e nei primi giorni successivi; grande rifiuto dell’eresia cinematografica; savio e moderato accomodamento.

In primo luogo, qualunque sia la posizione da cui si parte, bisogna essere onesti e riconoscere che PJ ha spesso descritto la sua visione del mondo tolkieniano come estremamente personale; durante una delle interviste che rilasciò in occasione dell’ultimo capitolo della trilogia cinematografica del Signore degli Anelli, infatti, il regista dichiarò che ciascuno di noi sviluppa nella propria mente una personale immagine della Terra di Mezzo. Sottoscrivo punto per punto questa affermazione: ritengo, infatti, che salvo certe caretteristiche ben delineate dall’Autore, per tutto il resto ciascuno sia libero di immaginarsi questo o quel personaggio, luogo o evento della storia. Da questo punto di vista, non posso rimproverare a PJ errori madornali: non ha reso Gandalf un giovane e prestante mago, per esempio. Indubbiamente le sue scelte di caratterizzare alcune scene in un senso o in un altro nascono da esigenze, gusti e sensibilità personali: sono pronto a scommettere che se confrontate minuziosamente, non ci sarebbero due rappresentazioni della Terra di Mezzo identiche in ogni loro aspetto e realmente fedeli all’opera di Tolkien. Per lo stesso motivo, tuttavia, non ritengo che quella di PJ sia stata la migliore in assoluto o che sia insensato proporre nuove versioni cinematografiche: solo un’eventuale pellicola girata da Tolkien in persona avrebbe reso le altre inutili, ma così non è stato; tutti, dunque, hanno diritto alla possibilità di rappresentare la Terra di Mezzo attraverso altri strumenti comunicativi.

Fatta questa premessa, passiamo all’esame dei principali passaggi raccontati nelle due versioni. Lo schema adottato sarà il seguente: accusa/difesa/attenuanti, naturalmente nei confronti di PJ.

P.S. l’articolo è uscito leggermente in ritardo…