Sauron: un antagonista svilito?

Riprendo la serie degli articoli incentrati sul paragone fra versione cinematografica e romanzo. Ricordo ai lettori che si tratta di una serie di riflessioni personali che non intendono offendere nessuna delle parti in gioco. Per semplificare la lettura, ho deciso di accorpare in un’unica categoria i punti della difesa e delle attenuanti, dal momento che sono molto simili. Buona lettura!

Accusa: Molto bello il prologo iniziale, che spiega in pochi minuti la questione della forgiatura degli Anelli e la sconfitta di Sauron alla fine della Seconda Era. Questa affermazione dovrebbe figurare nel paragrafo successivo, invece l’ho usata come incipit per aprire quello delle critiche. Per quale motivo, si chiederanno i miei lettori? Ebbene, perché è proprio all’interno del prologo che si evidenziano alcuni dei problemi che, secondo me, caratterizzano sia la trilogia cinematografica del Signore degli Anelli sia quella dell’Hobbit e che cercherò di sintetizzare in due parole: eccessiva spettacolarizzazione. Proverò a sostenere questa accusa analizzando la figura di Sauron nella trilogia cinematografica:

La figura di Sauron: L’impatto emotivo ricevuto dallo spettatore che si misura per la prima volta con il principale antagonista della Terra di Mezzo è certamente appagante. Non c’è alcun dubbio su questo aspetto. Sauron appare come un guerriero super corazzato, altissimo (provate a rivedere le scene nelle quali si confronta con Elfi e Dunedain e ve ne renderete conto) e naturalmente malvagio da far paura. Un’immagine su tutte conferma questo ritratto: Sauron forgia il suo Anello nel Monte Fato, in piena armatura, e le fiamme si stagliano sullo sfondo. Proprio questa scena, tuttavia, nasconde un involontario tocco di comicità: che senso aveva, infatti, forgiare l’Anello in questo modo? La corazza era forse di amianto per proteggerlo dal calore del Monte Fato? Mah…

Il lato pù grottesco della rappresentazione di Sauron, tuttavia, si palesa nelle scene finali della battaglia dell’Ultima Alleanza. Egli avanza in campo aperto, sovrastando tutti dall’altezza del suo elmo e la sua mazza abbatte elfi e uomini a destra e a manca…No, fermi tutti! Se davvero Sauron fosse stato così potente, che bisogno avrebbe avuto di confrontarsi con i suoi nemici solo alla fine, quando, stando alla voce fuori campo di Galadriel, la vittoria dell’Alleanza era ormai prossima? La verità è che Sauron era in primo luogo un artefice: un forgiatore di metalli e di anime. Si tratta di un mentalista, di un essere in grado di muoversi su più piani di esistenza per manovrare i fili del Fato a suo vantaggio (perdonate l’eccessivo lirismo, ma un personaggio come Sauron lo merita!) Corrompe Celebrimbor e Ar-Pharazon, riesce a eludere la sorveglianza di Gil-Galad e di Galadriel, ammalia i nove re mortali che diventeranno poi i suoi schiavi più potenti, ecc. ecc. Non a caso Tolkien lo rappresenta come uno degli spiriti originariamente al servizio di Aule, il dio fabbro. Come Saruman, anche Sauron si mostra un ottimo oratore e un pericoloso interlocutore: raffigurarlo come una sorta di Distruttore di Marvellesca memoria (osservatelo nel film Thor del 2011 e non potrete non notare una certa somiglianza) svilisce e semplifica molto la sua figura.

Distruttore_(Marvel_Studios) (Immagine del Distruttore, tratta dal film “Thor” del 2011)

Il punto più basso si raggiunge poi in seguito, allorché Sauron appare solo sotto forma di occhio gigante, attento a scrutare le pianure sottostanti, proprio come farebbe un faro. Cerchiamo di fare chiarezza: Tolkien non ha mai affermato che Sauron nella Terza Era avesse assunto l’aspetto di un occhio gigante. È vero che Frodo avverte la presenza di un occhio vigile sul suo percorso; è certo che egli vide un occhio nello specchio di Galadriel che sembrava dargli la caccia e che la stessa regina confermò essere legato a Sauron; è innegabile che il simbolo di riconoscimento degli Orchi di Sauron sia un occhio rosso; allo stesso tempo, tuttavia, dobbiamo ricordare altre osservazioni che non sembrano confermare quanto rappresentato nell’opera di PJ. Gollum, per esempio, che dall’Oscuro Signore era stato torturato nelle prigioni di Mordor, afferma che Sauron era dotato di una nera mano con quattro dita; Pipino, invece, parlando con lui nel Palantir riesce a percepire la sua presenza, ma non è in grado di descrivere la sua forma (qualcosa che mi ha sempre ricordato l’indefinitezza di alcune creature mostruose presenti nei racconti di Lovecraft, dovuta al rifiuto della mente umana di memorizzare gli orrori indicibili a cui talvolta assiste); infine, pochi istanti prima della sua definitiva sconfitta, gli uomini dell’Ovest hanno l’impressione di scorgere una grande ombra proiettarsi al di sopra del Monte Fato ed essere poi spazzata dal vento.

Difesa: La mole di informazioni presenti nel romanzo del Signore degli Anelli è tale da non poter essere trasformata agevolmente in una proiezione cinematografica. L’esigenza primaria era quella di dare una forma riconoscibile al Sauron materiale (il guerriero che uccide Elendil) e a quello immateriale, privo di corpo, (il grande Occhio infuocato), in modo che lo spettatore fosse colpito soprattutto dalla capacità di Sauron di penetrare qualunque protezione e riuscire a vedere tutto (o quasi). Inotre, in molte culture antiche e presso le società segrete l’Occhio rappresentava qualcosa legato alla sfera magico-esoterica (l’occhio di Ra nell’antico Egitto, ma anche l’Occhio di Dio nei circoli massonici). La Battaglia della Dagorlad, che si vede nei primi minuti della Compagnia dell’Anello, si conclude con l’assedio a Barad-Dur, che però dura sette anni: ovviamente non c’era tempo e modo di mostrarlo nel film, però è a mio parere un elemento utile a comprendere come Sauron non fosse così potente sul piano militare come mostrato da PJ, altrimenti l’assedio stesso non sarebbe neppure iniziato. Il mio giudizio sulla rappresentazione cinematografica di Sauron è migliorato dopo la visione del secondo film dell’Hobbit, ove è mostrato il processo che porta lo spirito di Sauron ad assumere quella forma; resta, tuttavia, l’impressione di un certo gusto grottesco che avrebbe potuto essere risparmiato agli spettatori. Infine, come ultima attenuante, si può ammettere che Sauron nella Terza Era non ha più un ruolo così attivo come nelle epoche precedenti: è il Nemico per eccellenza, certo, ma se ci pensate bene, quanti riescono davvero a comunicare con lui? Aragorn, Pipino, Denethor, Saruman e Gollum. Per il resto, la sua mente e il suo spirito restano profondamente celati all’interno della Torre di Barad-Dur. Esprimo qui un desiderio: spero di vedere un Sauron più rassomigliante a quello letterario nella serie prodotta da Amazon, che dovrebbe riguardare, stando ai rumors che corrono in rete, gli antefatti delle vicende del Signore degli Anelli. Un Sauron più diabolico, che si mostri perfido oratore e seduttore, in grado di manipolare a suo piacimento i metalli e le menti dei suoi avversari.