Unico Anello: istruzioni per l’uso (parte I)

Ho scelto di attribuire un nome ironico a questo articolo per cercare di approfondire, su gentile suggerimento di Lettrice, una questione complessa sulla quale non esistono versioni definitive: la natura dell’Unico.

Questione complessa, dicevo, principalmente per due ragioni: la prima, interna alle opere di Tolkien, è legata alla scelta di attribuire la paternità fittizia delle sue opere a una serie di personaggi che di Sauron sono nemici: Bilbo, Frodo e, in misura minore, Sam, sono gli autori del Libro Rosso, ossia dell’Hobbit e del Signore degli Anelli; Bilbo, inoltre, risulta essere il traduttore dalla lingua elfica a quella comune del Silmarillion e (si presume) anche degli altri racconti ambientati nella prima e seconda era confluiti nella «History of Middle Earth». Non è un caso, dunque, che di Sauron, nonostante il titolo di «Signore degli Anelli» faccia naturalmente riferimento alla sua persona, si legga molto poco: perfino Frodo, infatti, che si era recato nella Terra Nera, arrivando sino alle soglie di Barad-Dur, non aveva certo avuto occasione di conoscerlo. All’epoca degli eventi ambientati negli ultimi anni della Terra di Mezzo, inoltre, non era rimasto quasi più nessuno di quelli che avevano conosciuto Sauron nelle vesti di Annatar: Gil-Galad e Celembrimbor erano morti, Cirdan risulta essere un personaggio secondario, mentre Galadriel ed Elrond, che forse avrebbero potuto esprimersi meglio sull’Oscuro Signore, non toccarono apertamente questo argomento. Probabilmente Celebrimbor era l’elfo che meglio di tutti avrebbe potuto illuminarci su Annatar, ma fu ucciso, forse proprio da Sauron in persona, e non lasciò nessuna testimonianza sul periodo della sua vita trascorso a contatto con lui, né lasciò spiegazioni di natura tecnica sugli Anelli. Qualche anno fa, a proposito della scelta di Tolkien di aver attribuito la scrittura delle sue opere a personaggi «positivi», lessi di un autore russo che aveva scritto il «Black Silmarillion», una sorta di versione alternativa di quest’opera, compilata dal punto di vista dell’Oscuro Signore. Non so se quest’opera sia stata tradotta in inglese, né ho idea di quale livello qualitativo abbia raggiunto: posso però dire che è strutturata intorno a un’idea piuttosto originale, che potrebbe risultare anche interessante, da un punto di vista accademico.

La seconda ragione che rende difficile comprendere quali fossero i veri poteri dell’Unico deriva invece da una circostanza «esterna»: Silmarillion, Hobbit e Signore degli Anelli sono, infatti, opere scritte in periodi diversi da Tolkien, quando il legendarium della Terra di Mezzo si trovava ad uno stato che potremmo definire compreso fra l’embrionale e il maturo. Dovendo però scegliere una linea temporale precisa, suggerisco di iniziare dall’anno di pubblicazione dell’opera, e dunque dall’Hobbit.

In questa opera l’Unico appare per la prima volta nel capitolo V «Indovinelli nell’Oscurità», nel quale l’autore sembra interrogarsi, insieme ai suoi lettori, sulla natura dell’Anello che era stato in possesso di Gollum per tanti secoli: come spiegavo in uno scambio di commenti con Lettrice, sembra che il Signore degli Anelli non sia neppure quell’essere malvagio che risulterà poi essere tutt’uno con il Negromante. Veniamo comunque a sapere che l’Anello ha il potere di stancare il dito e la pelle di Gollum e per questa ragione non lo teneva sempre con sé; inoltre, apprendiamo che rende invisibile la figura del portatore, a parte la sua ombra che può essere avvistata solo in pieno giorno e che sembra rimandare in modo allusivo al regno oscuro dal quale proviene. Più avanti, nel corso della lettura del romanzo, scopriamo che l’Anello rende i sensi del portatore più acuti e gli permette, inoltre, di comprendere il linguaggi di alcuni esseri, come ad esempio i Ragni Giganti. È questo il primo vero accenno a un legame possibile tra l’Anello e le creature malvagie della Terra di Mezzo, nonostante la conoscenza della lingua nera non sia, di per sé, un qualcosa di negativo (dipende dall’uso che se ne fa, come dimostra il fatto che la conoscesse anche Gandalf). Il secondo accenno, invece, è relativo a una questione psicologica, più che magica: Bilbo, infatti, si dimostra sin dall’inizio abbastanza riluttante a raccontare la vera storia dell’incontro tra lui e Gollum, senza chiedersi veramente il perché di una scelta che sembra in contrasto con il suo carattere. Infine – ed è forse l’elemento più importante da sottolineare – nell’Hobbit si trova per la prima volta l’accenno all’Anello come essere senziente. Quando Bilbo arriva all’uscita secondaria delle grotte degli orchi, infatti, Tolkien così descrive questo momento: «Fosse un caso, o l’ultimo tiro giocato dall’anello prima di cambiare padrone, fatto sta che non lo aveva al dito. Con urlo di gioia, gli orchi si precipitarono su di lui». (Lo Hobbit, p. 108)

C’è da notare, comunque, che anche di fronte al racconto che Bilbo narra dopo aver liberato i nani, nessuno di loro sembra essere spaventato dal suo uso: un elemento, questo, che sarà bene ricordare e che ci sarà utile per comprendere alcune parole pronunciate da Gloin e da Boromir in occasione del Consiglio di Elrond, molti anni dopo. A proposito delle avventure vissute da Bilbo nel Bosco Atro, c’è da notare una questione problematica sulla quale neppure l’opera cinematografica di Jackson, che tende a rileggere l’Hobbit in base alle vicende stabilite nel Signore degli Anelli, riesce a intervenire in maniera convincente: illustrare gli effetti che l’Anello comporta su Bilbo all’interno di uno dei territori occupati dall’Oscuro Signore. Pensate, per contrasto, a quello che succede a Frodo (e anche a Sam) quando si avventurano a Mordor: sono preda entrambi di tentazioni fortissime, alle quali devono opporre una resistenza fisica e spirituale sempre maggiore per evitare di cadere vittime del potere dell’Unico. Nel Bosco Atro, al contrario, non succede nulla di tutto ciò: è vero che Dol Guldur è abbastanza lontana dal luogo in cui Bilbo si imbatte nei ragni giganti, tant’è che nella mappa riportata nell’Hobbit Dol Guldur non è neppure riportata, tuttavia non c’è alcun dubbio che il potere del Negromante si estendesse in tutta la foresta, che rappresentò il primo luogo fisico nel quale egli si manifestò nel corso della Terza Era. Saggiamente, nel tentativo di fare da collante fra «Signore degli Anelli» e «Lo Hobbit», la sceneggiatura del film «La desolazione di Smaug» ha inserito uno scontro tra Bilbo e una grottesca creatura del Bosco Atro, da questi trafitta più volte perché l’hobbit pensava che potesse rappresentare un avversario in grado di minacciare l’Anello, forse addirittura di sottrarglielo. Tuttavia, secondo me, neppure questa scena collega direttamente l’Anello con Sauron: Bilbo non subisce nessuna visione, né deve opporre una particolare resistenza per evitare di cadere sotto il suo controllo. Da questo particolare si evince – una volta di più – che Tolkien non aveva ancora collegato, durante la stesura dell’Hobbit, l’Anello con il Negromante; la stessa trilogia cinematografica, dunque, a meno di non stravolgere pesantemente la trama del romanzo, non poteva intervenire su questa «contraddizione» interna del legendarium. Un ulteriore elemento di dubbio sulla natura dell’Anello trovato da Bilbo nelle caverne degli Orchi sovviene allo spettatore al termine della pellicola «La Battaglia delle Cinque Armate», allorché Gandalf si mostra inquieto a causa dell’Anello trovato da Bilbo e in maniera piuttosto vaga accenna al fatto che esistono altri anelli magici nel mondo, e che nessuno di questi deve essere usato alla leggera. Bilbo mente al suo mentore, sostenendo di aver perso l’Anello durante la guerra e Gandalf lascia perdere la questione, sebbene si allontani piuttosto turbato, come se qualcosa non lo convincesse. Bilbo, naturalmente, non ha smarrito l’Anello e se lo ritrova in tasca nelle scene finali del film, in un passaggio secondo me ben riuscito (non sempre mi dimostro critico nei confronti di Jackson:-P), perché funge molto bene da cerniera nei confronti della trilogia del Signore degli Anelli. Ma dei poteri e della storia degli Anelli nella trilogia tolkieniana discuterò nella seconda parte di questo articolo.