Unico Anello: Istruzioni per l’uso (parte II)

Riprendo il discorso iniziato nel precedente articolo per affrontare la questione dei poteri dell’Unico Anello e degli altri Grandi Anelli. In questa seconda parte mi soffermerò sulle informazioni presenti nei primi capitoli dell’opera del «Signore degli Anelli».

Sono trascorsi circa 60 anni dal ritorno di Bilbo alla Contea, dopo aver assistito alla morte di Smaug e aver contribuito a restaurare il Regno sotto la Montagna. Nonostante nella Contea la vita scorra apparentemente tranquilla come nel passato, nel resto della Terra di Mezzo le cose sono cambiate. Sauron si è rivelato al mondo, abbandonando i panni del Negromante, e ha ricostruito Barad-Dur, riprendendo il centro del suo potere nella Terra di Mordor. Egli è alla disperata ricerca dell’Anello, ostacolato in questo da Saruman, che muove i suoi servi in diverse regioni della Terra, nella speranza di arrivare prima al rinvenimento dell’Unico; contemporaneamente, Sauron continua a dare la caccia all’erede di Isildur, perché è a conoscenza che la linea dei Numenoreani del Nord non si è estinta e che, da qualche parte, si trova l’ultimo erede dei grandi sovrani di Arnor e Gondor.

All’inizio del romanzo incontriamo Bilbo alle prese con i festeggiamenti del suo centoundicesimo compleanno: tra gli ospiti che prendono parte a questi festeggiamenti non può mancare il suo grande amico Gandalf. Lo stregone è perplesso non solo a causa della longevità del suo piccolo amico, ma soprattutto si sorprende a pensare a come sia cambiato fisicamente molto poco dall’epoca del suo primo incontro. Lo stesso Bilbo non può fare a meno di parlare dei suoi dubbi allo stregone: «Sono vecchio, Gandalf. Non dimostro i miei anni, ma sto incominciando a sentire un peso in fono al cuore. E poi dicono che mi mantengo bene?!, sbuffò. «Io che mi sento tutto magro, come dire, teso; rendo l’idea? Come del burro spalmato su di una fetta di pane troppo grande. Non è una cosa normale; devo aver bisogno di un cambiamento d’aria o roba simile» (SdA, p. 40). Trovo molto calzante questa descrizione degli effetti dell’Anello su Bilbo: esprime molto bene, infatti, con un linguaggio tratto dalla vita quotidiana degli Hobbit, gli effetti che l’Unico provocavano alla sua anima e al suo corpo. La mia opinione è che l’Anello si stesse risvegliando, nel tentativo di farsi trovare dal suo Padrone: possiamo immaginarlo come una creatura che vive in simbiosi con il suo portatore, trasmettendogli quelli che potremmo chiamare, con qualche forzatura, i propri «sentimenti»: l’inquietudine che Bilbo avverte è in realtà quella dell’Unico, il quale, dopo aver sfruttato l’Hobbit per uscire dalle caverne oscure degli orchi, era stanco di essere «recluso» all’interno di una regione remota e quieta come la Contea, molto lontana dal suo Padrone. Nell’accesa discussione che segue fra Gandalf e Bilbo, lo stregone rivela un interesse professionale nei confronti dell’Anello, adducendo come motivazioni la rarità e la magia che tali artefatti possiedono, senza però sbilanciarsi ancora sulla malvagità intrinseca all’Anello stesso. Ne segue poi l’alterco finale, ben rappresentato anche nel film di Jackson, sul quale non ritengo di dovermi soffermare particolarmente. Riprendo invece le parole finali che pronuncia Bilbo nello scusarsi, perché non mi sembra siano comprese nei dialoghi cinematografici: «Mi dispiace – disse – ma mi sentivo così strano. Eppure in un certo senso sarebbe un sollievo non aver più questo assillo. È diventato un peso per me, negli ultimi tempi. A volte mi sembra come un occhio che mi guarda fisso, e ad ogni momento sono tentato di metterlo al dito e di sparire, sai? […] Ho cercato di chiuderlo sotto chiave, ma ho scoperto che non avevo pace sentendolo lontano da me […] (42)». Questa confessione è importante perché per la prima volta nel corso del romanzo si fa cenno alla presenza di un Occhio dietro il quale si celerebbe Sauron stesso, il Signore degli Anelli. Questo riferimento mi suggerisce un paragone con un autore coevo di Tolkien, lo statunitense maestro dell’horror H. P. Lovecraft: nei suoi racconti più celebri, infatti, non mancano riferimenti a personaggi che vedono (o affermano di scorgere) nell’oscurità delle forme minacciose che spesso finiscono con l’identificare con qualcosa a loro familiare (una mano artigliata, una voce spaventosa ecc.) Questo, secondo me, è un collegamento inedito e importante, perché mette in evidenza la difficoltà degli Hobbit portatori dell’Anello nel percepire l’essenza di Sauron, che nessun personaggio nel romanzo riesce a descrivere in modo preciso.

A differenza della pellicola cinematografica, Bilbo si libera dell’anello in modo abbastanza confuso: il pacchetto nel quale è custodito gli cade di mano ed è Gandalf stesso a recuperarlo, ma tutto avviene nel giro di pochi secondi, lasciando «il posto ad un’espressione di sollievo e ad una risata» (43). Nel congedarsi da Frodo Gandalf inizia ad alludere a un legame fra l’uso dell’Anello e alcuni mutamenti avvenuti nel carattere di Bilbo (come quello di mentire sulle modalità con le quali ne era venuto in possesso), aggiungendo che «è probabile che abbia qualche altro potere, oltre quello di farti sparire quando più ti aggrada» (47). Gandalf ostenta tranquillità, ma è molto plausibile che abbia iniziato a pensare alla possibilità che quello fosse uno dei Grandi Anelli (non necessariamente l’Unico).

Dopo una lunga assenza, nella quale Gandalf era tornato per brevi visite al solo scopo di sincerarsi della salute di Frodo, lo stregone, dopo nove anni di latitanza, poté tornare alla Contea. Nel lungo racconto che Gandalf iniziò in quell’occasione, per la prima volta il lettore ha modo di conoscere la storia della forgiatura degli Anelli dagli albori della Seconda Era. Questione di non secondaria importanza, si accenna alla presenza di due tipologie diverse di Anelli: i Grandi Anelli (quelli del Poema iniziale, per intenderci) e gli Anelli Minori, che i «fabbri elfici consideravano delle bazzecole, benché, secondo me, fossero anch’essi rischiosi per i mortali» (52). La presenza degli Anelli Minori è utile, secondo me, per spiegare la presenza di altri spettri nella Terra di Mezzo: penso, ad esempio, ai fantasmi con i quali il Re degli Stregoni aveva popolato i Tumulilande e che potrebbero essere spiegati come sfortunati possessori degli anelli minori, corrotti da questi ultimi e costretti a servire l’Oscuro Potere che era alla base della loro forgiatura. La mia tesi appare rafforzata anche dal saccheggio che Sauron perpetuò a danno delle Aule dei Fabbri di Eregion al culmine della Guerra contro gli Elfi: è molto plausibile, dunque, che egli abbia potuto sottrarre non solo i Grandi Anelli degli Uomini e dei Nani, ma anche un numero imprecisato di Anelli Minori che avrebbe distribuito fra i suoi servi umani, rendendoli suoi schiavi anche dopo la loro morte.

Segue poi una descrizione dei poteri che i Grandi Anelli esercitano sui mortali, che però crea non pochi problemi di coerenza con la trama interna del Signore degli Anelli: «Un mortale caro Frodo, che possiede uno dei Grandi Anelli, non muore, ma non cresce e non arricchisce la propria vita: continua semplicemente, fin quando ogni singolo minuto è stanchezza ed esaurimento. E se adopera spesso l’Anello per rendersi invisibile, sbiadisce: infine diventa permanentemente invisibile e cammina nel crepuscolo sorvegliato dall’oscuro potere che governa gli Anelli. Sì, presto o tardi, tardi se egli è forte e benintenzionato, benché forza e buoni propositi durino ben poco presto o tardi, dicevo, l’oscuro potere lo divorerà» (52).

A leggere questa descrizione sembra proprio che l’uso di tutti i Grandi Anelli provochi invisibilità ai suoi portatori, almeno a quelli la cui natura è mortale (e quindi questo ragionamento esclude Elrond e Galadriel). Questo però contrasta almeno con due casi accertati nei quali si verificò il contrario: con Thrain II e con lo stesso Gandalf, il cui corpo, ricordiamolo, era di natura mortale e non immortale. Al contrario, sembra proprio che siano gli Anelli a rendersi invisibili e non i loro portatori. Nessuno, apparentemente, si accorge che Gandalf porta seco l’Anello del Fuoco: esso si mostra visibile agli occhi di tutti solo alla fine della storia, sul molo dei Porti Grigi, dopo la distruzione di Sauron. La stessa cosa deve essere accaduta a Thrain II: egli, infatti, fu catturato dagli sgherri del Negromante e torturato a lungo prima che Sauron si impadronisse dell’ultimo anello dei nani: ma perché impiegare tanto tempo per un oggetto che Thrain non avrebbe potuto nascondere in modo certo efficace? L’unica risposta che mi sovviene è che l’Anello fosse invisibile, a meno che non fosse intervenuto Sauron in persona, l’unico che aveva il potere di rendere visibili i Grandi Anelli. Probabilmente il Nano fu a lungo torturato perché cercò di opporre la sua volontà a quella dell’Oscuro Signore nel tentativo di non rendere visibile il suo Anello: tentativo valoroso, ma purtroppo vano. L’unico modo per spiegare questa palese contraddizione è quello di intendere «mortale» alle stregua di «umano»: gli Hobbit, infatti, sono una sorta di sottospecie degli Uomini, con i quali condividono la sorte ultima. Si potrebbe dunque ritenere che anche i Nani, nonostante la loro natura mortale, siano da escludersi dalla descrizione di Gandalf (come lo stesso Stregone Grigio, d’altra parte).

Interessante è anche il riferimento ai tentativi dell’Anello di sfuggire al suo proprietario, cambiando dimensione e peso, dimostrando, ancora una volta, una natura ben più complessa rispetto a quella di un normale oggetto d’oro. Gandalf continua poi il suo racconto, facendo finalmente il collegamento mancante fra lo Hobbit e il Signore degli Anelli: dichiara, infatti, di aver avuto sentore di un’ombra quando Bilbo trovò l’Unico e di aver sempre saputo che fosse uno dei Grandi Anelli, dimostrando, tuttavia, allo stesso tempo, di essere stato molto moderato (per usare un eufemismo) nei confronti di Frodo anni prima, ammonendolo a non usare l’Anello pur senza metterlo in guardia in modo più preciso, cosa che avrebbe dovuto fare, alla luce di queste premesse.

Ed è così che si giunge, nel corso del racconto di Gandalf, a un’affermazione piuttosto netta, che svela il duplice aspetto dell’Unico, strumento per accrescere forza (intesa come volontà di dominio) e scienza (intesa come conoscenza delle forze naturali e del linguaggio, che agli occhi degli Hobbit appariva magia) di Sauron: «al nemico – afferma lo stregone – manca ancora una cosa che gli possa dare la forza e la scienza necessarie a demolire ogni resistenza, distruggere le ultime difese e far piombare tutte le terre in una seconda oscurità: gli manca un Anello, l’Unico» (55).

Del lungo racconto che Gandalf dedica alla storia dell’Unico, mi sembra importante porre in rilievo un commento che egli dedica a Smeagol: «L’anello gli aveva conferito un potere proporzionato alla sua statura». Ciò significa che l’Anello si adeguava alla personalità e al ruolo sociale del portatore: per adoperare un paragone con i tempi attuali, se oggi l’Anello finisse al dito di un broker di borsa lo spingerebbe a truffare i suoi clienti, se invece fosse adoperato da uno studente lo «aiuterebbe» a emergere nella valutazione scolastica, portandolo però a deridere i compagni meno bravi e facendo emergere in lui un forte senso di superiorità e disprezzo nei confronti degli altri compagni; e potrei continuare a lungo su questa scia. Altro elemento importante del racconto di Gandalf è l’affermazione relativa alla natura dei Grandi Anelli, che sottointende la sua capacità di «pensare» in modo indipendente, quasi fosse un essere vivente: «Un Anello del Potere vive la propria vita: può benissimo scivolare a tradimento, ma il suo custode non lo abbandonerà mai […] L’Anello stava cercando di tornare dal proprio padrone […] non aveva più bisogno di questo piccolo essere ignobile e meschino, e se fosse rimasto ancora con lui, non avrebbe mai più abbandonato quello stagno profondo» (p. 59). In questo modo Tolkien rivela che lo sfilarsi dell’Unico dal dito di Gollum sia avvenuto come conseguenza del risvegliarsi del potere di Sauron nel Bosco Atro e, addirittura, nelle regioni limitrofe: ritorna così, tuttavia, quel dubbio che avevo espresso in altre occasioni e all’inizio dell’articolo, in merito al mancato sentore dei poteri dell’Unico da parte di Sauron. Sembra difficile, infatti, che l’Anello avvertisse il risveglio di Sauron, ma questi non vi riuscisse.

Ho scritto un articolo davvero lungo, e spero che i miei lettori vorranno perdonarmi per questo: la storia dell’Anello, tuttavia, è davvero molto complessa e ha bisogno di una trattazione adeguata alla sua importanza.

23 pensieri riguardo “Unico Anello: Istruzioni per l’uso (parte II)

  1. Per me può scriverli lunghi quanto meglio crede, ancora niente da ridire.
    In quanto al paragone Tolkien Lovecraft sembra che avessero un autore preferito in comune che ora nn ricordo e se lei è una persona spirituale magari le influenze di allora spingeva individui sensibili come loro 2 a scrivere di certi temi, un altro elemento in comune tra i 2 è il contatto col male che lascia segnati, Frodo e Denethor (il primo nn più soddisfatto dei piaceri e relax della contea a causa dell’Anello e il secondo la sua follia per l’esposizione a Sauron) e tutti i personaggi lovecraftiani che rimangono pazzi o folli a causa del contatto con Gli Dei antichi. Adesso sto leggendo una raccolta di racconti di Lovecraft ma nn sono d’accordo con lui sul nn fare niente e suicidarsi come unica soluzione di salvezza (conosco la sua situazione) in pieno stile Denethor

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    1. Effettivamente alcuni personaggi di Tolkien non riescono a riprendersi dal contatto con il Male, esattamente come i protagonisti delle storie di Lovecraft. Personalmente anche io non condivido l’idea del suicidio: credo che Lovecraft adottasse questa soluzione estrema per far capire come la spirale di terrore nella quale erano entrati i suoi personaggi fosse impossibile da sciogliere per gli esseri umani, rendendo così ancora più forte il senso di terrore e orrore che le sue storie emanano.

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  2. La lunghezza dell’articolo va benissimo… anzi, se fosse durato ancora non mi sarebbe dispiaciuto affatto 🙂 Il potere dell’Anello è un argomento molto complesso ed è difficile sviscerarlo per bene, ma tu stai facendo un buon lavoro.
    A proposito dell’affermazione di Gandalf sui “mortali”, credo anch’io che si riferisse alla razza degli Uomini, della quale fanno parte pure gli Hobbit, altrimenti come spiegare la vicenda di Thrain (di cui hai giustamente parlato)? Bisognerebbe poi vedere il termine nel testo originale.. Comunque, credo che “mortali” escluda Gandalf, perché anche con un corpo mortale resta pur sempre un Maia, quindi la sua “mortalità” è solo parziale.
    L’ipotesi che gli Spettri dei Tumuli possedessero gli Anelli Minori è molto calzante e plausibile, nulla da aggiungere a questa tua intuizione. Per quanto riguarda la seguente frase tratta dal libro: “L’anello gli aveva conferito un potere proporzionato alla sua statura”… ho sempre creduto che fosse una delle più rivelatrici sulla natura dell’Unico. Spiega, infatti, perché Gollum (che pure l’ha posseduto per un periodo lunghissimo), non abbia mai dimostrato voglia di dominare gli altri, nonostante avesse in mano uno strumento CREATO per dominare: evidentemente non era nel suo carattere, anche perché i membri del popolo hobbit di solito non hanno grandi ambizioni o sogni di gloria. Senza contare, poi, che Gollum non sapeva nemmeno a cosa servisse davvero l’Anello (come Bilbo, del resto). L’Anello quindi non sortisce esattamente lo stesso effetto su tutti, sebbene la sua azione sia sempre subdola – e sempre più forte col passare del tempo, fino a causare conseguenze devastanti. E tu hai fatto degli ottimi esempi sui nostri tempi 🙂
    Per quanto riguarda la questione di Sauron che “non sente” l’Anello… be’, possiamo solo fare congetture. Forse è più facile per l’Anello “sentire” Sauron perché, in fondo, tornare dal suo Padrone è il suo unico vero scopo: corrompere qualsiasi portatore lungo la strada è solo una conseguenza inevitabile del suo essere un oggetto tanto potente, ma non è il suo obiettivo. Sauron, invece, per quanto pensi all’Anello e ne abbia bisogno, ha anche altri pensieri per la testa, perché per riuscire a dominare la Terra di Mezzo deve seguire una strategia, fare in modo di radunare un esercito, eccetera. Certamente ha bisogno dell’Unico e lo cerca, ma ha anche bisogno di altre cose (cioè si pone vari obiettivi prima di giungere al suo scopo finale)… tanto è vero che si procura un esercito, raduna i Nazgul e permette la ricostruzione di Mordor pure senza l’Anello.

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    1. Sono contento che ti sia piaciuto l’articolo:) Probabilmente è come sostieni tu: l’Anello mirava a rientrare in possesso di Sauron, nelle cui mani avrebbe espresso il suo pieno potenziale, mentre Sauron, da parte sua, era in grado di svolgere il suo ruolo di tiranno anche senza l’Unico, sia pure in una forma per così dire «depotenziata».

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  3. Direi che l’associazione Anello-impunità nell’articolo di cui oscuro signore ha messo il link è molto efficace. Sorvolando il discorso sulla politica statunitense, argomento di cui non so praticamente nulla, credo che in generale sia vero che ciascuno di noi, se sapesse di poter fare un po’ quello che vuole senza che ci siano ripercussioni, lo farebbe. Poi, certo, è un discorso generale, ma in linea di massima penso che una spinta all’egoismo sia insita nell’essere umano… poi c’è chi riesce a domarla e chi non ci riesce… ma la prospettiva di ottenere quello che vogliamo in maniera “facile” e senza conseguenze negative credo che, sotto sotto, attiri un po’ tutti!
    Tornando a “Il Signore degli Anelli”, pensiamo a quello che ha fatto Sméagol: appena ha avuto l’Anello, ha cominciato a rubare perché sapeva che nessuno lo avrebbe visto… non è un perfetto esempio? Se non avesse potuto diventare invisibile, dubito che si sarebbe azzardato a commettere furti! Eppure, una parte del suo cuore (anche se magari in profondità) desiderava rubare, o no?
    Bilbo, invece, non usa l’Anello per compiere atti malvagi, ma una cosa che mi ha colpito di lui è che insiste a rivendicare l’Anello come suo: addirittura racconta ai Nani una versione distorta del suo incontro con Gollum, per evitare che venga loro qualche dubbio sul suo “diritto” di possedere l’Anello. È un modo efficace per mostrare che, una volta che prendiamo qualcosa per noi, vogliamo tenerla a tutti i costi senza cederla a nessuno (ovviamente è sempre un discorso generale, ma potrebbe essere applicabile, per esempio, ai politici che non vogliono perdere “la poltrona”!).
    Insomma, un articolo molto interessante, sul quale mi trovo d’accordo (eccetto per la parte strettamente politica su cui, come ho detto, non ho le conoscenze adatte).

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    1. Sono d’accordo con te, tuttavia credo sia bene considerare che su Sauron l’Anello non portava l’effetto dell’invisibilità. Questa differenza mi spinge a chiedermi se l’invisibilità stessa non fosse solo un effetto «collaterale» dell’Anello, al quale tuttavia il suo creatore non aveva mai pensato, immaginando che nessuno sarebbe mai riuscito a portarglielo via.

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      1. Possibile. Suppongo che questo “effetto collaterale” dipenda dal fatto che Sauron è un Maia, quindi non soggetto alla vecchiaia e alla mortalità… Per dirla in termini moderni, è un po’ come se avesse un altro tipo di corredo genetico rispetto agli umani;-)
        In ogni caso, Sauron non viene preso in considerazione nell’articolo, forse proprio perché è da considerarsi “troppo soprannaturale”…

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      2. La tua ipotesi sull’assenza di Sauron nell’articolo è plausibile, tuttavia questa mancanza rende la trattazione stessa più debole: non dimentichiamo, infatti, che Sauron aveva concepito l’Anello essenzialmente come strumento di conoscenza e coercizione, attraverso le quali esercitare un dominio sulle più grandi personalità della Terra di Mezzo, che avrebbero finito con il tramutarsi, secondo il suo volere, tutte quante nei Nazgul (anche se Elfi e Nani non caddero completamente in questa trappola). A differenza dell’Anello di Gige, dunque, quello di Sauron non può essere analizzato, secondo me, senza considerare la figura del suo artefice, al quale è profondamente connesso.

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      3. Hai ragione, pensandoci bene. Escludere la figura di Sauron rende l’analisi sicuramente meno completa. Forse dipende dal fatto che Sauron è l’unico su cui non vediamo gli effetti devastanti del possesso prolungato dell’Anello, quindi diventa quasi facile non considerarlo. È un paradosso, ma è così.
        Resta comunque il fatto che Sauron ha creato l’Anello e che l’ha fatto con scopi ben precisi – e questo, in generale, non andrebbe dimenticato.

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  4. vedo che vi siete concentrati sull’invisibilità, dico la mia sviluppata adesso sull’argomento: magari Sauron era in grado di diventare invisibile ma a suo piacimento anche se è debole come teoria, ma forse nn ha usato quest’abilità contro Gil Galad perché forse esso lo vedeva lo stesso alla Glorfindel con i Nazgul che vede sia il mondo normale che quello delle ombre e quindi era inutile, oppure nn l’ha usata perché nel Silmarillion dice che Sauron attacca Gondor nella Seconda Era prima di avere il pieno potere e quindi nn fu in grado di esprimere il pieno potere dell’Anello e occorre anche a lui, una volta ottenuta la forma fisica il tempo di rinsaldare il suo legame con l’Anello.
    Oppure semplicemente come detto da voi molto è un effetto collaterale al contatto con la carne mortale: teoria molto plausibile

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    1. Aggiungo che l’invisibilità riflette i desideri dei mortali per nn essere scoperti per commettere i loro porci comodi, invece Sauron o un essere superiore dell’ invisibilità nn ne ha bisogno e nn mi ricordo se è stato detto in questa sede , ma nella Compagnia dell’Anello mi sembra che venga detto che l’Anello si adatta al suo possessore, quindi da un mio punto di vista se è di carne mortale allora conferisce l’invisibilità, invece se appartiene ad un immortale conferisce poteri immensi.

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      1. Direi che la teoria è abbastanza convincente, anche se l’idea di Sauron che può diventare invisibile a piacimento avrebbe forse bisogno di maggori basi su cui fondarsi… Sì, è ne “La Compagnia dell’Anello” che si dice che l’Unico conferisce un potere proporzionato a chi lo porta. Comunque, io credo che, oltre all’invisibilità, un mortale potrebbe benissimo esercitare un certo “potere”, inteso come dominio, come lo intende Sauron stesso, insomma. Solo che Sauron è un Maia e poi è il creatore dell’Anello, come abbiamo già detto tante volte, quindi è ovvio che sia più potente di quanto possa esserlo un mortale. Personalmente, ho sempre creduto che, se Isildur avesse tenuto l’Anello, sarebbe diventato più simile a Sauron che a Gollum (in questo senso, vedo Sauron e Gollum come opposti, perché il primo è un dominatore, mentre il secondo è un dominato…)

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      2. Interessante il riferimento a Isildur…effettivamente non si può escludere che il figlio di Elendil sarebbe potuto diventare più simile a Sauron, anche se, personalmente, in assenza di ulteriori sviluppi della sua storia, ho immaginato che alla fine egli avrebbe potuto suicidarsi, conscio dell’impossibilità di resistere al potere dell’Unico e desideroso, allo stesso tempo, di non cadere vittima della sua malvagità. Si tratta naturalmente di una mia personale convinzione, sia pure, speculativamente parlando, piuttosto interessante.

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      3. infatti Tolkien nn ha lasciato sufficienti info sul reale potere di Sauron, magari se avesse aspettato con l’Unico avrebbe distrutto Gil Galad ed Elendil facilmente e come ho detto sono solo supposizioni

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    2. Oltre alle ipotesi da lei suggerite, ci sarebbe da approfondire la questione dell’autorità esercitata da Sauron come dagli elfi che provengono da Aman sul mondo dei mortali e su quello degli immortali e delle ombre. Forse l’Anello riflette un’invisibilità che potrebbe servire a un eventuale portatore diverso da Sauron stesso per entrare nella sfera propria dei Maiar e dei loro avversari. Ricordate cosa accadde a Frodo al Guado di Bruinen? Egli vide una figura che non si oscurava come le altre, ossia Glorfindel; e quando citò l’episodio a Gandalf, questi gli spiegò che l’aveva visto come era realmente, un principe tra i priminati.

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