Unico Anello: Istruzioni per l’uso (parte III)

In questa terza e ultima parte dedicata ai poteri dell’Unico Anello mi soffermerò su uno dei personaggi la cui esistenza fu più tragicamente segnata dal possesso dell’artificio di Sauron: Isildur, figlio di Elendil. L’immagine di questo personaggio, diffusa dalla versione cinematografica del Signore degli Anelli, pur ritraendo abbastanza fedelmente i momenti fondamentali della sua esistenza dopo la caduta di Numenor, non è particolarmente approfondita: in questo caso, non per una cattiva volontà da parte degli sceneggiatori, ma perché ritengo che l’abbiano considerato (a giusta ragione) un personaggio secondario all’interno della trama del romanzo, il cui nome è legato fondamentalmente all’Unico e alla sua decisione di non distruggerlo. C’è un’unica pecca, secondo me, che appare nella versione cinematografica della «Compagnia dell’Anello», relativa cioè alla scena in cui, nonostante il suggerimento di Elrond, pur arrivando sino al cuore del Monte Fato, Isildur rifiuta di distruggerlo, mostrando di essere già sotto l’influsso dell’Unico.

Quale fu il rapporto tra Isildur e l’Anello e come si concluse?

Per cercare di offrire una risposta a queste domande, dobbiamo leggere uno scritto di Tolkien intitolato «Il disastro dei Campi Iridati», pubblicato in Italia nel volume dei «Racconti Incompiuti» (d’ora in avanti RI). Nelle sue pagine, scopriamo abbastanza presto che, dopo aver sistemato l’ordine all’interno del regno di Gondor (e presumibilmente portato a termine l’educazione di Meneldil, suo nipote e designato al trono del regno meridionale), Isildur decise di recarsi immediatamente a Imladris, non solo per ragioni affettive (vi aveva lasciato la moglie e l’ultimogenito prima di partire per la guerra dell’Ultima Alleanza), ma anche perchè «aveva bisogno impellente del consiglio di Elrond» (RI, p. 365). Di quale consiglio si trattasse, lo riveleremo più tardi: prima ancora di scoprirlo, infatti, il testo di Tolkien prosegue raccontando come la piccola scorta di Isildur (200 uomini) fu attaccata da almeno duemila Orchi nascosti nella foresta che si trovava lungo le coste orientali dell’Anduin. Quali sono le ragioni di questa imboscata? Il discepolo di Morgoth era stato sconfitto solo due anni prima, è vero, tuttavia – e questo è un dettaglio molto illuminante circa i poteri dell’Unico – scopriamo che esso «era ancora carico della perfidia di Sauron e capace di chiamare in aiuto tutti i suoi servi» (RI, p. 368). Ancora una volta, dunque, Tolkien ribadisce una peculiarità dell’Unico, ossia la sua capacità di agire autonamente, quasi come fosse un essere senziente: forse, a mio parere, si tratta della sua caratteristica più inquietante. Gli Orchi, dopo un primo scontro inconcludente, decisero di ritentare l’attacco, impiegando questa volta la totalità delle loro forze: mentre avanzavano, Elendur, figlio di Isildur, scambiò con il padre poche battute, tuttavia di fondamentale importanza non solo per comprendere il carattere e la personalità di Isildur, ma soprattutto per capire come la sua immagine trasmessa da Jackson, dell’uomo che orgogliosamente avanza la sua pretesa sul gingillo di Sauron, fotografi solo un’istantanea – per quanto foriera di sventura per lui e per la Terra di Mezzo nel suo insieme – della sua vita, molto più sfaccettata di quello che potrebbe apparire.

«Elendur si accostò al padre che se ne stava cupo e solo, come perduto nei suoi pensieri. “Atarinya” gli domandò “che ne è del potere capace di piegare questi luridi esseri e imporre loro di obbedirti? non serve, forse?” “Ahimé, no, senya. Non posso valermene. Temo il dolore che mi verrebbe dal suo contatto. E ancora non ho trovato la forza per piegarlo alla mia volontà. Occorre uno più grande di quanto io so di essere. Il mio orgoglio è crollato. Avrei dovuto andare dai Custodi dei Tre”. (RI, p. 369).

Scopriamo così che il consiglio che Isildur avrebbe voluto da Elrond riguardava, con ogni probabilità, il destino ultimo da riservare all’Unico: e possiamo spingerci anche oltre, nelle nostre congetture, immaginando che il figlio di Elendil si fosse reso conto dell’impossibilità di dominare l’Anello, piegandolo alla sua volontà. Non costituisce eccessivo sforzo di speculazione ritenere che, se fosse sopravvissuto all’imboscata degli Orchi, Isildur avrebbe ripensato alla sua decisione presa sulle pendici del Monte Fato, di avocare a sé il controllo dell’Anello, una scelta che, per quanto terribile e sciocca possa essere stata, non dobbiamo dimenticare che fu presa in un momento emotivo molto forte (suo padre era morto da pochi minuti, l’assedio a Barad-Dur era durato ben sette anni, provocando, fra le altre vittime, anche suo fratello Anarion, ecc. ecc.) Isildur, inorgoglito dall’aver strappato l’Unico dalle mani di Sauron stesso, potrebbe aver pensato di aver sufficiente forza per dominare la creazione più potente dell’Oscuro Signore, la stessa che aveva dimostrato nello sconfiggere il suo artefice. Le ultime parole scambiate con Elendur sono commoventi: il figlio prega il padre di abbandonarli tutti pur di non lasciare che l’Unico cada nelle mani dei servi di Sauron e Isildur, seppure a malincuore, accetta in nome della «ragion di Stato» se così si può dire, non prima, però, di avergli chiesto perdono per il suo orgoglio che l’aveva condotto «a questa mala sorte» (RI, p. 370). Il resto della vicenda è piuttosto noto: nel tentativo di fuggire agli Orchi, Isildur cercò di attraversare l’Anduin, non riuscendovi a causa della forte corrente che lo spinse più a sud rispetto a luogo in cui era avvenuta l’imboscata. In quel frangente egli perse l’Anello: «per caso, o meglio, per un caso opportunatamente sfruttato, gli era scivolato dalla mano finendo là dove mai avrebbe potuto sperare di ritrovarlo. Dapprima restò a tal punto preso dal sentimento della perdita, che cessò di lottare, e per poco non fu travolto annegando. Ma, con altrettanta rapidità con cui lo aveva colto, quello stato d’animo passò. Il doloro se n’era andato; un grosso fardello gli era stato tolto di dosso» (RI, p. 371). Il destino, tuttavia, volle beffarsi di lui: alcuni Orchi di guardia sulle sponde dell’Anduin, infatti, lo videro emergere dalle acque del fiume con ancora addosso l’Elendilmir, il diadema dell’Ovest, la cui luce era talmente potente che neppure il potere dell’Unico poteva renderla invisibile (un raffronto interessante, a questo proposito, si potrebbe fare con la luce della fiala che Galadriel donò a Frodo) e spaventati dalla forte luminosità che il gioiello emanava, lo colpirono con le frecce dei loro archi, svanendo poi nelle tenebre: così morì Isildur, «prima vittima della malizia dell’Anello senza padrone» (RI, p. 371).

Un quadro molto differente da quello offerto nel prologo della versione cinematografica della «Compagnia dell’Anello», nel quale assistiamo alla decisione di Isildur di fuggire dal campo di battaglia, abbandonando i suoi uomini (e presumibilmente anche i suoi figli, sebbene nel film non si faccia cenno a nessuno di loro) al loro triste destino. Ribadisco il concetto: non si tratta di una critica agli sceneggiatori, perché, come ho già scritto in precedenza e qui ribadisco, Isildur non è un personaggio principale del Signore degli Anelli, tutt’altro. Non era necessario, perciò, dedicare troppi fotogrammi alla sua figura: la sua biografia, dunque, resta nelle sue linee essenziali abbastanza fedele agli scritti tolkieniani. Lo spettatore apprende che Isildur sconfigge Sauron, si impadronisce dell’Unico, muore in un’imboscata tesagli dagli Orchi e perde l’Anello nel fiume Anduin: fondamentalmente si tratta di una serie di affermazioni veritiere, che servono poi a introdurre gli eventi accaduti secoli dopo la sua morte. Ho ritenuto doveroso, tuttavia, in questo mio articolo, non solo concludere il discorso sull’Unico, ma anche restituire alla sua complessità, alla sua umanità, un personaggio che avrebbe meritato certamente una fine migliore di quella che subì.

31 pensieri riguardo “Unico Anello: Istruzioni per l’uso (parte III)

  1. peccato che sia finita, era molto interessante, comunque la parte che l’Anello richiama gli orchi pure ha dato un enorme contributo nella formulazione della mia teoria sul suo ritorno a Sauron. Poi nei RI gli orchi nn se lo sanno spiegare il motivo, ma erano spinti ad attaccare in continuazione la compagnia e se gli orchi si trovavano in quel punto quando hanno ucciso Isildur penso perché seguivano l’Anello che poi ne abbiano perse le tracce dato l’antagonismo che hanno con l’acqua i servi di Morgoth, penso che l’acqua abbia silenziato il potere dell’Anello in quel momento

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    1. Grazie, sono contento sia piaciuto questo ciclo di articoli. Gli Orchi che seguivano Isildur, stando alla nota 20 del racconto citato, erano stati inviati da Sauron a Nord «con l’incarico di fare tutto quanto potevano per ostacolare qualsiasi formazione che volesse abbreviare la strada superando i monti» (RI, p. 379). Tra l’altro è curioso leggere come gli Orchi ignorassero che Sauron fosse stato sconfitto: erano convinti, infatti, che Isildur e la sua scorta fossero i superstiti delle Armate dell’Ovest, ormai annientate, e desideravano prendere parte alla vittoria, sconfiggendo quel piccolo distaccamento di Dunedain. Come giustamente fa notare, tuttavia, gli Orchi erano anche spronati ad attaccare da una ragione che non conoscevano con esattezza, perché, come Tolkien scrive, nessuno, a parte Sauron stesso e i Nazgul, era informato dell’esistenza dell’Unico, che invece costituiva proprio quel richiamo al quale gli Orchi non sapevano resistere.

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      1. si ora che me lo ricorda, lo sapevo, forse a queste distanze (Mordor-Montagne Nebbiose) le info nn viaggiano facili o magari data la non distruzione dell’Anello gli orchi sentono oppure percepiscono Sauron ancora vivo data anche il fatto che volontà e spirito di Sauron perdurano con l’Anello (preferisco la seconda)

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      2. Concordo con la sua seconda ipotesi; credo che l’essenza dell’Anello fosse simile a quella di Sauron, quindi gli Orchi erano pronti a obbedire all’uno come all’altro senza problemi.

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  2. Come, è già finito? Mannaggia 😦
    Ti sono molto grata per aver parlato di Isildur, effettivamente è una figura poco approfondita ne “Il Signore degli Anelli” – e questo vale sia per il film che per il libro: in fondo ci viene detto di lui quanto è necessario per comprendere la storia dell’Unico. “Racconti incompiuti”, invece, permette una migliore comprensione del personaggio (caspita, appena finisco “Il Silmarillion” mi fiondo a leggerli… Dai, non mi manca tanto, ho già letto il capitolo dedicato a Beren e Luthien!). Ammetto che il suo rimorso mi colpisce particolarmente – mi ricorda un po’ Boromir, che si pente subito dopo l’aggressione a Frodo.

    A questo punto, credo di poter affermare una volta di più che le esperienze dei Portatori dell’Anello – e, più in generale, dei personaggi che hanno avuto a che fare con Esso – sono davvero molto diverse tra loro, perciò un vero confronto non si può fare. Isildur è forse assimilabile a Boromir, ma credo che Boromir, se avesse avuto l’Anello tra le mani, avrebbe avuto più difficoltà a riconoscere il proprio peccato d’orgoglio, se così si può dire. Smeagol ha in sé una propensione alla meschinità e compie un atto malvagio (uccidendo Deagol), ma nei fatti risulta più una vittima. Sicuramente commette molti errori, ma non si può negare che venga letteralmente consumato dal male – è colui che porta l’Anello più a lungo e ne subisce le conseguenze. Io credo che, se personaggi come Boromir o Isildur avessero tentato di utilizzare l’Anello, ci sarebbero state serie conseguenze per i Popoli Liberi della Terra di Mezzo, essendo entrambi Uomini potenti, d’azione; mentre Gollum, da questo punto di vista, era più “innocuo”, poiché non propenso alla dominazione. In effetti, considerando che ha tenuto l’Anello per secoli, le cose sarebbero potute andare molto peggio e l’Unico sarebbe potuto tornare nelle mani di Sauron… Dico tutto questo non per giustificare o “assolvere” Gollum, bensì per sottolineare come la sua esperienza con l’Anello non sia paragonabile a quella di altri personaggi.
    Saruman è ancora diverso. Lui l’Anello neppure lo vede, eppure la sola idea di poterlo possedere finisce per corromperlo. La sua “caduta” è più grave di quella di Boromir o Isildur (ma anche dello stesso Gollum). Certo, più potente sei, più l’Anello ti tenta – e un Maia è più potente di qualsiasi Uomo; ma Boromir e Isildur si sono trovati vicini all’Anello in situazioni drammatiche, quindi i loro cedimenti sono decisamente più comprensibili, secondo me.
    Anche le esperienze di Bilbo e Frodo sono assai differenti (per quanto si possano rintracciare delle similitudini): Bilbo custodisce l’Anello molto più a lungo, ma lo fa in tutta tranquillità nella Contea (e nella beata ignoranza di cosa sia l’Anello); inoltre, riesce a separarsi dal malefico oggetto, seppure con difficoltà. Frodo, pur trascorrendo diciassette anni in maniera simile a Bilbo, poi si ritrova nel “mondo esterno”, sapendo che Sauron rivuole l’Anello a tutti i costi e assumendosi l’enorme responsabilità di arrivare fino al Monte Fato. Infine abbiamo Sam, che porta sì l’Anello mentre si trova a Mordor, ma lo fa per un lasso di tempo brevissimo, se paragonato agli altri Hobbit.
    Insomma, il quadro è variegato. Ovviamente l’Unico influenza tutti, nessuno può sfuggire, però le circostanze e l’indole dei soggetti sono ben diverse, perciò i paragoni si possono fare fino a un certo punto. Che Boromir sia meno resistente di Bilbo è chiaro (tanto per fare un esempio); ma che Bilbo sia il più resistente di tutti mi pare opinabile (è sempre un esempio).

    In conclusione, non posso che rinnovare i miei ringraziamenti per questo articolo. L’Anello offre così tanti spunti di riflessione!

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    1. Tra le influenze posso permettermi e azzardarmi di aggiungere l’Osservatore dato che Gandalf stesso si chiede perchè di tutti i membri della compagnia ha preso proprio e solo Frodo e mi azzardo pure il Balrog, forse anche il motivo del sacrificio di Gandalf per impedire che esso li insegua ma pure per impedire che l’Anello finisca nelle sue mani? E’ una mia ipotesi

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      1. La questione del Balrog è effettivamente interessante, soprattutto se si pone attenzione a un particolare di grande importanza: Gandalf, come Aragorn, aveva già attraversato le Miniere di Moria, senza tuttavia incontrare il Flagello di Durin. La stessa pietra lasciata cadere da Pipino, a mio parere, non è particolamente convincente come causa in grado di spiegare l’intervento del Balrog: avete idea di quanti smottamenti possano esserci in una miniera, per di più abbandonata? Resta la possibilità che il Balrog sia intervenuto perché in qualche modo aveva avvertito la potenza dell’Unico, così come l’Osservatore aveva colpito solamente Frodo fra tutti i membri della Compagnia per la stessa ragione.

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    2. Sono contento che questi miei articoli ti siano piaciuti! Ti sono molto grato per aver riassunto nel tuo commento i diversi approcci che i possessori dell’Unico hanno nei suoi confronti e sostanzialmente concordo con le tue riflessioni. Lascio qui un ultimo spunto di riflessione per ulteriori discussioni: dalla pergamena di Isildur citata nel Signore degli Anelli abbiamo compreso come l’Unico Anello, al dito di Sauron, fosse avvolto da una fiamma oscura; dai «Racconti Incompiuti» abbiamo appreso che due anni dopo la caduta di Sauron la malvagità dell’Anello era ancora in grado di attirare tutti i suoi servi (anche coloro che non erano a conoscenza della sua esistenza, come gli Orchi dei campi iridati). Circa 3000 anni più tardi l’Unico riesce a richiamare soprattutto i Nazgul, mentre gli Orchi non sembrano più particolarmente attratti dal suo potere (altrimenti Frodo e Sam non avrebbero avuto successo nella loro missione). La mia domanda, che è insieme una provocazione intellettuale, è dunque la seguente: secondo voi, se fossero trascorsi altri millenni ed Ere, l’Anello avrebbe perso ancora più potere rispetto all’epoca di Bilbo e Frodo, per così dire «raffreddandosi ulterioremente»? Gandalf non ne sembra convinto: nel corso del Consiglio di Elrond, infatti, boccia severamente l’idea di portare l’Anello al largo del Grande Mare, limitandosi a dire che i mari e le terre avrebbero potuto assumere forma diversa con il passare del tempo. Voi cosa ne pensate?

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      1. Oddio, non so, credo che la questione del “raffreddamento” sia relativa… Alla fine, gli Orchi che hanno aggredito Isildur erano agli ordini del Sauron che possedeva – e in qualche modo usava – l’Unico, quindi è abbastanza logico che fossero più suscettibili a quel potere, pur non avendo le giuste conoscenze riguardo all’Anello e alla sua esistenza. Gli Orchi della Terza Era, invece, sono agli ordini del Sauron sprovvisto dell’Unico, che comunque riesce a comandarli molto facilmente… Infatti quando la volontà di Sauron vacilla, durante la battaglia al Cancello Nero, gli Orchi se ne accorgono subito e vengono colti dalla paura e dallo sgomento. È vero, la volontà di Sauron viene meno proprio perché l’Anello viene distrutto, ma per l’appunto gli Orchi non lo sanno, notano semplicemente che il loro Padrone non riesce più a esercitare un forte controllo sulla loro volontà. Non so se ho reso l’idea 🙂
        Comunque, io penso che l’Anello avrebbe continuato a esercitare il suo “richiamo” almeno sui Nazgul, anche col trascorrere delle Ere… e poi Sauron non avrebbe mai rinunciato al proposito di riprenderselo, a meno che non ricevesse prove certe che era scomparso. Gettarlo nel Mare non avrebbe avuto molto senso, secondo me, perché non credo che i Valar potessero assumersi l’incarico di distruggerlo… Neanche loro sono infallibili, forse avrebbero potuto subire (anche minimamente) l’influenza dell’Anello e poi dubito che a Valinor esistesse un equivalente del Monte Fato XD
        Inoltre, mi viene in mente una frase che Gandalf dice a Frodo: “Questi sono Anelli che si fanno ritrovare”. È vero che il Mare è molto più vasto del Grande Fiume, che lì il potere di Ulmo è molto forte… ma chi ci garantisce che l’Anello non tornasse sulle sponde della Terra di Mezzo, seppure gettato precedentemente nelle acque?

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      2. Certamente Sauron continuava a comandare sugli Orchi anche in assenza dell’Unico, come accadde durante la fine della Terza Era; resta però da considerare che la strage dei Dunedain ai Campi Iridati fu causata, sia pure indirettamente, dall’Anello che richiamò gli Orchi, mentre Sauron era fuggito all’Est ed era in stato per così dire «letargico» (anzi, se ci pensi bene, in quel momento il potere di Sauron era proprio ridotto al lumicino). Senza dubbio Sauron non avrebbe mai smesso di dare la caccia all’Anello: il senso della mia domanda stava però nell’ipotesi che l’Anello, separato per migliaia e migliaia di anni dal suo Padrone, avrebbe potuto raffreddare i suoi poteri, in modo lento, certamente, ma costante. Qualcosa del genere, in effetti, era capitata ai Dunedain: dopo la caduta di Numenor la durata della loro vita si era ridotta e questo declino, ci spiega Tolkien, non era legato ai matrimoni con altre etnie umane, quanto alla scomparsa del continente dal quale, evidentemente, traevano la loro longevità.

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  3. “Il Silmarillion” mi sta piacendo molto… Vado un po’ a rilento perché spesso non ho la giusta tranquillità per mettermi a leggerlo, però sto procedendo. Riguardo agli ultimi capitoli che ho letto, sono rimasta particolarmente colpita dalla morte di Fingolfin e dalla figura di Dama Haleth. E mi ha fatto molto piacere vedere le Aquile in azione 🙂 Poi, vabbè, la storia di Beren e Luthien è bellissima, i due personaggi restano impressi molto facilmente…

    Tornando all’Anello, appoggio in pieno l’ipotesi dell’Osservatore e del Balrog che riescono a percepirlo; per questo vengono fuori.

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  4. Il Silmarillion per me è il meglio del meglio per varietà e nonostante sia ritenuto incompleto per me è molto completo dato che ci sono tutte le situazioni possibili

    Sono felice che approviate la mia ipotesi e Domenico dato la mia passione per la geologia mi piace la questione degli smottamenti, come dice lei è troppo poco che un cadavere risvegli il Balrog poi se consideriamo anche la faccenda di Balin, perché nn è stato il Balrog a ucciderli dato il casino che avranno fatto durante gli scontri avuti e il maggior numero di individui coinvolti rispetto alla compagnia? O il Balrog nn ci sente oppure se ne frega ed è pigro, ma l’Anello avrà esercitato un richiamo difficile a cui resistere

    Nel film l’Anello al dito di Sauron ha un colore diverso tipo appunto fiamma nera e penso che l’Anello avrebbe esercitato lo stesso potere anzi magari maggiore dato il crescere della potenza di Sauron e nn credo che si depotenzia, l’unico depotenziamento che ha è nei momenti in cui Sauron è neutralizzato tipo nel periodo della sua sconfitta contro l’Ultima Alleanza, ma quando torna l’Anello si sveglia è torna ad avere la stessa terribile potenza in relazione a Sauron

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    1. Sicuramente l’Anello continuò a esercitare un grande influsso su Sauron e sui Nazgul (senza considerare le tentazioni alle quali erano sottoposti altri personaggi che in qualche modo avevano a che fare con l’Anello, come ad esempio Boromir). La mia riflessione nasceva dalla considerazione che, durante la loro marcia attraverso Mordor, che immagino rigurgitante di orchi di ogni specie e dimensioni, nessuno di essi osò levarsi contro Frodo e Sam, mentre il povero Isildur era stato attaccato da orchi resi ancora più rabbiosi dal potere dell’Anello.

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  5. Devo dire alcune cose: nel libro Pipino nn fa cadere nulla nel pozzo, loro sentono i tamburi e gli orchi cominciano ad arrivare mentre loro discutono sul da farsi e dove andare e un orco capitano ignorando gli altri membri anzi spostandoli violentemente si dirige direttamente verso Frodo infilzandolo (poi Frodo ha la maglia di mithril, ma questo è un altro discorso), quindi l’Anello avrà esercitato il sui influsso sugli orchi in particolare sul capitano (come con Isildur) e nello stesso momento sul Balrog.
    Ho riletto questo pezzo ieri per sicurezza dato che nn ne ero sicuro, quindi avrò effetto anche sugli archi aguzzandone l’ingegno e infondendo coraggio (sappiamo che gli orchi di Tolkien sono una razza codarda se nn hanno nessuno che li comandi) senza che loro sapessero di che si tratti come detto nei RI

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    1. Nel libro Pipino fa cadere un sasso nel pozzo: «Pipino […] spinto da impulso improvviso, cercò testoni un sasso e lo lasciò cadere nel pozzo. […] Non si udì più nulla per alcuni minuti, ma poi sorsero dalle profondità dei deboli colpi […] parevano inquietanti come fossero segnali di qualche genere; ma dopo un po’ i colpi morirono in lontananza e non furono più uditi. “Se quello non era il rumore di un martello, io non ho mai udito martellare” disse Gimli. “Sì”, disse Gandalf, “e non mi piace. Potrebbe non aver alcun nesson con la sciocca pietra di Peregrino; ma è probabile che abbiamo disturbato qualcosa che sarebbe stato meglio lasciare in pace”». Gandalf nutre dunque il sospetto che possa essere scattato un allarme, ma non è sicuro e d’altra parte è difficile dargli torto. Quanto al capitano Orchetto, è vero, come lei fa notare, che attacca Frodo senza badare agli altri componenti della Compagnia; tuttavia, almeno in questo caso, si potrebbe avanzare l’ipotesi che l’Orco abbia scelto, da opportunista qual era, quello che gli sembrava a prima vista l’individuo più debole fra i suoi nemici e non che abbia agito sotto impulso dell’Anello, anche se Tolkien non si soffermò particolarmente su questo episodio, ragion per cui ogni ipotesi resta aperta.

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      1. io ho controllato dalla tomba di Balin, ora ho ricontrollato è ho trovato questo pezzo qualche pagina prima, ha ragione. Ma nn sono d’accordo su Frodo che è il più debole dato la spada che possiede con quell’ alone blu quando gli altri hobbit hanno spade forse di fattura leggermente inferiore e poi l’orco si getta subito su Frodo, fosse stato l’unico hobbit avrei appoggiato la teoria del più debole, ma ce ne sono 4 con armi all’apparenza normali (lo so che vengono dai Tumuli) e come detto questo orchi sono dei gran codardi

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      2. Può essere che la sua teoria sia vera, d’altra parte l’azione dell’attacco alla Compagnia avviene così rapidamente che non è possibile dare una risposta sicura. Bisognerebbe capire dove erano situati gli altri tre hobbit in quel momento per avvalorare con certezza la sua teoria (se, per ipotesi, Sam, Pipino e Merry fossero stati vicino a Legolas oppure a Gimli, magari il capitano Orco sarebbe andato oltre), ma non possediamo queste indicazioni.

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      3. bisogna tener conto del fatto che prima di Frodo l’orco (di dimensioni quasi umane) riesce a respingere Boromir (più volte è stata fatta notare la sua forza e quale grande guerriero fosse) facendolo cadere, schiva Aragorn e si getta su Frodo, da questi indizi sembra come posseduto e potenziato e tutta la situazione sembra svolgersi con rapidità: per me sono prove sufficienti. C’è anche il particolare di “occhi come tizzoni” ma forse è una caratteristica fisica (tipo l’orco ucciso da Pipino quando salva Gandalf a Minas Tirith) e nn sta a indicare un qualche tipo di possessione, anche se si ricordi che Gollum aveva una strana luce negli occhi quando bramava l’Anello. Forse gli occhi diventano rossi quando vengono potenziati da qualche effetto esterno, ma questa cosa dato che nn ci sono particolari spiegazioni può essere sia una caratteristica fisica che un effetto magico, invece, escludendo questi occhi come tizzoni le altre info da me citate possono far sembrare che l’Anello abbia incitato e potenziato l’orco ad attaccare Frodo e una volta ucciso gli orchi sono scappati per poi in un secondo momento riprendere l’attacco infondo anche l’attacco a Isildur fu simile: a differenza del film nn fu facile per gli orchi annientare la compagnia di Isildur nei RI se nn fosse stato per l’Anello si sarebbero ritirati alla prima respinta. Ecco per me quali sono gli indizi: la somiglianza dei 2 attacchi

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  6. Indubbiamente ci sono molti elementi di somiglianza tra i due casi (l’attacco a Isildur e quello a Frodo), l’unica differenza consiste nella mancanza di un’affermazione certa da parte di Tolkien sulle intenzioni di quell’Orco di Moria. Ciò non toglie, naturalmente, che la sua teoria mi sembri molto plausibile. Quanto agli occhi rossi, può essere che fosse una caratteristica fisica di alcuni orchi: poco prima dell’inizio dell’attacco, Gandalf, spiando dalla porta della camera di Balin, osserva che alcuni degli orchi sono i «neri Uruk di Mordor», mentre su altri non si sofferma affatto. Nell’Hobbit, sempre lo stregone grigio afferma che le Montagne Grigie sono rigurgitanti di «orchi, orconi e orcacci della peggior specie»: un modo forse un po’ infantile (ricordiamo la natura e i destinatari di questo romanzo) per ricordare ai lettori quella che potremmo definire, secondo il linguaggio contemporaneo, la variabilità genetica degli Orchi.

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    1. allora assecondiamo Tolkien e usiamo la nostra immaginazione sulla questione orco e Anello: nuovo spunto di riflessione che farò con i miei amici Tolkieniani e mi piacerebbe che lei invitasse altri suoi conoscenti a questo tipo di riflessione

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  7. scusi se riprendo la discussione dopo qualche mese, ma ieri ho riletto la parte dell’aggressione di Boromir a Frodo e li dice che un fuoco infuriava nei suoi occhi, sempre questi occhi che ardono, brillano o come tizzoni, continua ad avvalorare la mia teoria

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    1. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che Boromir aveva un profondo senso dello Stato, sia pure distorto dalla sua paura che Gondor cadesse: la sua sfortuna fu quella di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato. La storia non si costruisce con i «se» o con i «ma»: è probabile, tuttavia, che se fosse stato Faramir e non Boromir a partecipare al Concilio di Elrond gli avvenimenti futuri avrebbero preso una piega differente…

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      1. anche lei lo crede (Se fosse andato Faramir), diciamo che sarebbe caduto molto più difficilmente, ma sarebbe caduto, infondo è stato esposto solo 2 giorni.
        Con i “se” e i “ma” dice la stessa cosa Denethor quando si parla dell’Anello

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      2. Certo, non possiamo essere sicuri della reazione di Faramir nel caso avesse avuto a che fare con l’Anello per un tempo più lungo…non dimentichiamoci, però, che aveva appreso molto da Gandalf e, per certi versi, era più simile ad Aragorn che a suo fratello e l’erede di Isildur si era dimostrato incorruttibile dinanzi al potere dell’Unico.

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      3. Diciamo che ad Aragorn nn si è mai presentata l’occasione, e come dice lei gli insegnamenti di Gandalf oppure la sua vicinanza lo hanno reso acuto a tali inganni e citando Gandalf nel capitolo dove torna bianco “soltanto l’uso dell’Anello ci potrebbe assicurare la vittoria……..di ciò dobbiamo essere contenti: nessuna tentazione di usare l’Anello.” come per dire ora se lo avessimo vicino probabilmente saremo tentati all’uso e pure Gandalf lo afferra e lo getta subito nn dandogli modo di avere presa su di lui, diciamo che Aragorn compie un grande sforzo a nn pensare all’Anello e vi riesce, ma nn lo contempla mai. Ho sempre visto tutta l’opera come uno scontro tra volontà invece che scontri fisici e in testa metterei Frodo per la maggiore esposizione e contemplazione sull’Anello

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      4. Beh senza dubbio la resistenza di Frodo alla malvagità dell’Anello è fortissima, tale da permettergli di arrivare fino al Monte Fato; poi sappiamo cosa succede, alla fine la sua pietà nei confronti di Gollum decide il destino della Terra di Mezzo.

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