I Signori degli Anelli prima di Sauron: un identikit impossibile?

Rileggendo il ciclo di articoli che avevo dedicato nei mesi estivi alle origini degli Anelli del Potere, mi sono reso conto che avevo dimenticato di approfondire un capitolo molto importante della loro storia, ossia la possibile identità di coloro che avrebbero dovuto essere i possessori dei Grandi Anelli.

Si tratta di una questione molto oscura e di grande interesse, sulla quale, tuttavia, a causa della scarsità del materiale documentario lasciotoci in proposito da Tolkien, è difficile andare al di là di ipotesi più o meno convincenti.

Cominciamo dagli elementi certi in nostro possesso. Durante il Consiglio di Elrond, questi raccontò ai presenti la storia dei Grandi Anelli: riporto qui il brano di riferimento, per commentarlo in seguito:

«A quell’epoca Sauron non era ancora d’aspetto malvagio, ed essi accettarono il suo aiuto e diventarono potenti nella loro arte, mentre egli apprese tutti i loro segreti e li tradì, e forgiò di nascosto nella Montagna di Fuoco l’Unico Anello per dominarli. Ma Celebrimbor se ne accorse, e nascose i Tre che aveva fabbricato; allora vi fu la guerra». (SDA, p. 198).

Stando a questa prima descrizione della storia, si ignora come Celebrimbor abbia appreso della forgiatura dell’Unico Anello da parte di Sauron: ciò che appare chiara è la corruzione dei Noldor dell’Eregion da parte di Sauron.

Nel corso del Consiglio di Elrond, tuttavia, apprendiamo altri particolari illuminanti in proposito: quando Gandalf – nel tentativo di convincere un riluttante Galdor che l’Anello portato a Rivendell da Frodo sia l’Unico – pronuncia la celebre frase incisa sull’Anello, conclude ricordando come «dagli Anni Neri escono le parole che i Fabbri di Eregion udirono, scoprendo di essere stati traditi» (SDA, p 207). Questa frase fornisce un importante elemento alla ricostruzione di quanto avvenne nella Seconda Era: le parole pronunciate da Sauron al termine della forgiatura dell’Unico Anello, nel bel mezzo della voragine dell’Orodruin, furono ascoltate a oltre mille leghe di distanze dagli elfi di Eregion. Dobbiamo dunque dedurne che quella celebre frase fosse in realtà un incantesimo, oppure una sorta di monito a tutti i portatori degli altri Anelli perché comprendessero l’identità del loro Signore? Sia la prima che la seconda ipotesi, tuttavia, per essere verificate, dovrebbero premettere un uso degli anelli elfici da parte dei fabbri dell’Eregion. È questo un punto di fondamentale importanza, sul quale intendo soffermarmi, allo scopo di avvalorare la mia tesi: prima dei portatori «storici» dei Tre Anelli degli Elfi (Galadriel, Gil-Galad/Elrond, Gil-Galad/Cirdan/Gandalf), ve ne furono altri, la cui identità, tuttavia, è destinata a restare nell’impossibilità di essere svelata. Esaminando la Cronologia della Seconda Era, posta alla fine del romanzo del Signore degli Anelli, notiamo che trascorrono circa 10 anni dal 1590 – quando vennero forgiati gli Anelli elfici – sino al 1600 quando Sauron creò l’Unico. Anche in questo caso, tuttavia, la descrizione cronachistica si limita a ricordare che Celebrimbor intuì gli intenti di Sauron.

Estendendo la ricerca al Silmarillion, in particolare al capitolo intitolato «Gli Anelli di Potere e la Terza Età», si apprende un elemento importante, in grado di avvalorare la mia ipotesi sulla presenza di possessori dei Grandi Anelli prima di quelli sopra citati:

«Ma non era facile mettere gli Elfi nel sacco. Non appena Sauron si infilò al dito l’Unico Anello, essi ne furono consapevoli; d’altro canto, lo conoscevano e si rendevano conto che voleva essere il loro padrone e il dominatore di tutto quanto forgiassero. Sicché, irati e impauriti, si sfilarono gli anelli. Sauron però, accortosi che il suo tentativo era stato smascherato e che gli Elfi non si lasciavano ingannare, montò in collera; e mosse loro guerra aperta, esigendo che tutti gli Anelli gli fossero consegnati, dal momento che gli Elfi fabbri non avrebbero potuto giungere a costruirli senza la sua sapienza e il suo consiglio. Ma gli Elfi gli sfuggirono e salvarono tre dei loro anelli, che andarono a nascondere» (Silm., p. 363).

Dalla lettura di questo brano è possibile apprendere un dettaglio fondamentale, che spesso viene ignorato, sia a causa delle vicende successive, sia a causa del prologo della trilogia cinematografica che mostra una suddivisione netta dei Grandi Anelli per popolo: al contrario, sembra dunque evidente che gli Artigiani elfici non avessero forgiato gli Anelli suddividendoli in base alle diverse razze, quanto in base alla loro potenza; per questa ragione, gli ultimi tre, quelli ai quali Celebrimbor in persona si era dedicato, furono da lui messi in salvo e Sauron non potè prenderli. La suddivisione classica – Tre Anelli agli Elfi, Sette ai Nani e Nove agli Uomini – risale dunque a tempi successivi al saccheggio dell’Eregion, quando Sauron, dopo aver torturato a morte Celebrimbor affinché gli rivelasse il nascondiglio degli Anelli, si impadronì di sedici fra questi, provvedendo a distribuirli secondo i suoi piani ai Nani e agli Uomini. In verità, stando poi alla tradizione della casa di Durin, dovremmo correggere la cifra precedente in quindici: sembra, infatti, che in nome della grande amicizia che legava il popolo di Khazad-Dum con quello dell’Eregion, Durin III avesse ricevuto un anello direttamente dalle mani degli ambasciatori dell’Eregion e non già da Sauron o dai suoi agenti. Secondo la tradizione nanica, si tratterebbe dello stesso anello che sarà poi sottratto a Thrain II durante la sua prigionia nelle segrete di Dol-Guldur. Un altro elemento importante che si apprende è la scoperta della reale identità di Sauron, celata sotto la maschera benevola ed accattivante di Annatar: nel momento in cui questi forgia l’Unico Anello, i portatori dei Grandi Anelli si rendono conto della sua reale identità e trovano la forza per sfilarseli dalle dita. Questo punto della narrazione, secondo me, è di straordinaria importanza: gli Elfi, infatti, avevano la forza di opporsi all’Oscuro Signore, perfino quando questi era all’apice della sua forza. Certamente, resta tuttavia una domanda senza risposta: perché Sauron decise di «dichiararsi» agli altri portatori degli Anelli in modo così palese? Non avrebbe potuto insuinarsi nei loro pensieri in modo più subdolo, cercando di influenzare le loro volontà perché soddisfacessero i loro voleri? Non è semplice cercare di offrire una risposta a questo interrogativo. Si può ipotizzare che Sauron volesse alimentare il suo ego a dismisura (un po’ come certi cattivi dei film che non resistono all’idea di rivelare i loro piano ai buoni credendo ormai di avere vinto la partita), pensando che con l’ausilio dell’Unico nessuno sarebbe stato in grado di opporgli resistenza. Resta al di là di ogni ipotesi, poi, immaginare come abbia reagito Durin III, l’unico altro portatore di Grandi Anelli (oltre agli Elfi) in quel momento: sentì anche lui la voce di Sauron pronunciare il suo incantesimo, e ignorò deliberatemente quella minaccia? Non è possibile escludere alcuna ipotesi a priori, in questo caso: sappiamo tuttavia che i Nani si tramandavano i loro Anelli di padre in figlio senza soluzione di continuità e non rivelavano ad altri il possesso di questo oggetto, ragion per cui sembra che nessun Nano avvertisse il peso di portare seco l’Anello. Ma, ripeto, questo dettaglio non può aiutare a dare una risposta alla precedente domanda.

Quanto all’identità dei possessori elfici, possiamo avanzare almeno un nome: Celebrimbor stesso. Chi, più di lui, infatti, avrebbe potuto avere uno dei Grandi Anelli? Avevano costituito la sua più grande creazione, doveva dunque andarne molto fiero. Sugli altri elfi, invece, è praticamente impossibile fare delle ipotesi: l’unico dato certo è che essi dovevano essere i compagni di Celebrimbor, altri fabbri che come lui, avevano contribuito alla forgiatura degli Anelli. Di più, non si può dire.

Ancora più difficile diviene immaginare a quali eventuali sovrani avrebbero dovuto essere destinati gli altri Anelli. Una cosa sola è sicura, e nasconde una grande amarezza: non credo che gli Uomini del Re (ossia i Numenoreani ostili agli Elfi) e i popoli nemici degli Haradrim e degli Esterling sarebbero stati fra questi. Quanto agli anelli dei Nani, è plausibile immaginare che Sauron intendesse distribuire uno ad ogni stirpe dei figli di Durin; ma gli Elfi dell’Eregion conoscevano tutti i popoli nanici, anche quelli che abitavano nelle regioni più remote della Terra di Mezzo? Oppure si sarebbero limitati a distribuirli ai Nani di Khazad-Dum, con i quali avevano stretto un forte rapporto di collaborazione e amicizia? Io credo più realistica questa seconda ipotesi.

5 pensieri riguardo “I Signori degli Anelli prima di Sauron: un identikit impossibile?

  1. Bell’articolo, sorge un quesito che molti danno per scontato e che nn si avrà risposta, magari Celebrimbor e gli altri fabbri consigliarono i precedenti portatori di dare gli anelli ai più potenti e influenti di loro ovvero i 3 che ben conosciamo.
    Per me quando Sauron si rivela è che loro nella loro testa sentono la voce di Sauron che ben conoscono oppure una voce che a loro nn suscita nulla di buono e quindi si tolgono gli anelli, ma nn credo che Sauron rivelasse il suo piano agli elfi, come dice Tolkien gli elfi nn erano facili da mettere nel sacco, per me Sauron gli ha sottovalutati lui poi che era un Maiar. spero di essere stato chiaro in questa riflessione.

    Per gli uomini e i nani penso che all’inizio ci fosse un accordo tra Sauron e Celebrimbor su come distribuirli, ma con il disastro di Eregion Sauron gli ha dati a chi voleva lui. NN lo sapremo mai, ci resta solo da speculare

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    1. Dopo la scoperta dei veri intenti di Sauron, Celebrimbor si recò da Galadriel per chiederle consiglio e le affidò l’Anello di Diamente; altri due anelli, quello del Fuoco e dello Zaffiro furono consegnati a Gil-Galad. Nei fatti Celebrimbor operò bene (almeno in questa scelta): sia Galadriel che Gil-Galad, infatti, si erano mostrati fin dal principio riluttanti a dar credito alle parole di Annatar intuendo che ci fosse qualcosa di sbagliato in lui, pur senza sapere la ragione precisa alla base di questa diffidenza. Prima dell’Ultima Alleanza, forse intuendo che non sarebbe tornato vivo dallo scontro con Sauron, Gil-Galad affidò gli Anelli in sua custodia al suo araldo Elrond e a Cirdan; quest’ultimo lo conservò fino alla venuta di Mithrandir dall’Occidente, al quale lo cedette.

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  2. Questo articolo dimostra pienamente che, nonostante la Terra di Mezzo sia un universo particolareggiato, ci sono sempre questioni “lasciate nell’ombra” su cui noi che leggiamo possiamo congetturare 🙂
    Concordo su Celebrimbor, sicuramente lui aveva un Grande Anello. Riguardo a Sauron, forse la sua era una minaccia, un tentativo di dimostrare che era il più potente di tutti… Un misto di arroganza e cattiveria, insomma. Sul fatto che Durin sentì la voce dell’Oscuro Signore ho i miei dubbi… Gli Elfi l’hanno udito perché portavano gli Anelli al dito, suppongo. Magari il Nano non lo portava, no?

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    1. Concordo con te che per ascoltare la voce di Sauron fosse necessario avere l’Anello al dito. È difficile dire cosa provò Durin III: conoscendo l’innata resistenza alla magia dei nani, può anche aver mostrato indifferenza alla minaccia di Sauron, ritenendola inefficace. Tolkien affermò che i Nani si tramandavano gli Anelli di padre in figlio e che all’origine di ogni grande tesoro nanico vi fosse un Grande Anello: un concetto, questo, abbastanza oscuro (a meno che l’Anello non fosse in grado di indicare dove scavare per trovare i metalli preziosi, ma ne dubito fortemente) Se i Nani avessero avuto a disposizione il nostro sistema azionario, forse l’Anello avrebbe modificato a loro piacimento il valore delle azioni! Battute a parte, il loro attaccamento agli oggetti preziosi mi induce a ritenere che Durin III avesse l’Anello al Dito e che avesse deliberatemente ignorato la minaccia di Sauron, forse credendo che Khazad-Dum non sarebbe mai caduta nelle mani dell’Oscuro Signore.

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