Un erede al trono di Numenor?

Su suggerimento di un mio lettore, il quale, giustamente, mi faceva notare come, nella prima parte del racconto «La Rosa e l’Arpa», da me intitolata «Ritratto di una principessa», si trovi un riferimento a una figura che nel racconto non compare affatto, ossia l’erede al trono di Numenor, mi è sembrato giusto dedicare un articolo alla figura di questo personaggio, la cui genesi, come leggerete nel testo che qui troverete trascritto, è volutamente oscura. L’ispirazione per la genesi di questo personaggio mi è venuta dalla lettura di un passaggio del «Ritorno del Re», nel quale Ioreth, la donna addetta alla Casa della Guarnigione, cerca di spiegare alla cugina chi siano Frodo e Sam:

«No, cugina, non sono bambini», disse Ioreth alla sua parente d’Imloth Melui che era in piedi accanto a lei. «Sono dei Periain, della lontana terra dei Mezzuomini, e dicono che siano principi di grande fama. Io so tutto, perché ne avevo uno da curare nelle Case. Sono piccoli ma valorosi. Pensa, cugina, uno di essi è andato nella Terra Nera solo con il suo scudiero, ed ha combattuto contro l’Oscuro Signore appiccando fuoco alla sua Torre. O almeno queste sono le voci che corrono in Città». Il Ritorno del Re

In questo caso, come si può notare, Ioreth non si mostra in grado di fornire le notizie corrispondenti alla verità alla sua parente: si limita, infatti, a raccogliere le voci che in quei giorni giravano a Minas Tirith peri imbastire una storia plausibile allo scopo di dimostrare a una donna ignara dell’Anello come mai gli Hobbit fossero stati resi tributari di così grandi onori da parte dei reali di Gondor. Oggi la defineremmo una «fake-news»: Ioreth non si preoccupa di verificare se le sue fonti siano o meno attendibili e si limita a fare da cassa di risonanza a una storia che altri hanno elaborato. Naturalmente, in questo caso, la menzogna non intacca il valore di Frodo e Sam, anzi, paradossalmente, ne aumenta i meriti, raffigurandoli come grandi maghi e guerrieri in grado di tenere testa a Sauron in persona, arrivando addirittura a sconfiggerlo!

Il meccanismo di costruzione della menzogna elaborato da Ioreth, dunque, mi ha portato a riflettere sulle implicazioni pericolose di questa forma mentis: mi sono chiesto: «cosa accadrebbe se la diffusione di una fake-news a Numenor portasse con sé pesanti ombre sull’identità del figlio di Miriel e Pharazon?» La risposta la troverete nel seguente brano estratto dal racconto «La Rosa e l’Arpa». Buona lettura!

«Si narra che in quel giorno almeno quindicimila Fedeli, accorsi al porto per ascoltare gli echi dell’arpa del loro principe, abbiano intonato il canto di sfida nei confronti di Ar-Pharazon e del suo mentore Sauron e che costoro abbiano avuto tema non solo di arrestarli, ma anche di uscire fuori dai postriboli lussuriosi nei quali gli unici suoni che si ascoltavano erano i gemiti delle schiave colà percosse per il loro perverso piacere: fra coloro che erano dei Numenoreani Neri, solo un uomo sorrise e, dopo aver abbandonato la sala d’armi nella quale era intento ad accrescere la propria violenza, si diresse, occultato dalle arti oscure che aveva appreso, alla spiaggia di Andunie, ove mirò l’imponente adunata dei Fedeli ivi accorsa.

Il Nero rise in silenzio, infine si allontanò con la stessa velocità con la quale era colà giunto: non vi erano motivazioni per le quali egli dovesse condividere la preoccupazione di suo padre, né egli era sensibile alle emozioni che si erano impossessate del cuore della madre; freddo era il suo spirito ed esso era lungimirante, ché sapeva essere codesto rigurgito di ribellione dei Fedeli l’ultimo cui il regno avrebbe assistito sino alla sua ascesa al trono che sperava giungesse lesta sulle ali del vento dell’est, ché egli aveva nome Vareneli, erede di Ar-Zimraphel e di Ar-Pharazon. Non vi era uomo fra quanti abitavano le contrade di Numenor il quale si fosse rivelato in grado di scorgere letizia o rabbia sul volto del principe e questo accadeva perché egli era abile nell’occultare le sue emozioni, sicché si mormorava che non scorresse solo sangue mortale nelle sue vene e che egli fosse stato concepito dall’Oscuro Signore in persona, donde proveniva il malizioso detto che i suoi seguaci menzionavano di continuo [1]: nessuno, tuttavia, seppe accertare la veridicità di una simile diceria e ciò accadeva a causa della ritrosia che la sovrana mostrava nel discorrere con i suoi ospiti del figlio.

“Si rallegri pure la gente di Amandil, ché essi provino ancora una volta la delusione che accompagna la letizia immotivata e sappiano trarre da essa il medesimo dolore che provò il Morluin allorché si avvide che Ar-Zimraphel, alla quale aveva volto inutilmente il cuore, sarebbe andata in sposa a colui che detestava sopra ogni altro uomo: nessuno di essi sfuggirà al giusto castigo che attenderà i loro animi ed essi arderanno per la gioia del mio Signore”».

[1] “L’autorità di Sauron si estende ovunque domini il sovrano, finanche nel talamo reale”. Varaneli nacque nel 3256 S. E., un anno dopo che Ar-Pharazon si fu impadronito dello scettro di Numenor e si narra che le levatrici che assistettero la regina nel parto fossero state tutte colpite da un misterioso morbo che le aveva condotte alla pazzia ed infine alla morte; sebbene Ar-Pharazon avesse sollevato l’infante dalla culla secondo l’uso e la tradizione dei suoi antenati, assegnandogli il nome, pure erano in molti a dubitare della sua reale paternità, ché il giovane principe era di gran lunga il più bello fra i Numenoreani, sembrando essere più simile ad un Vanya quale Sauron stesso si spacciava, che non ad uno della stirpe dei Secondogeniti: i suoi capelli, infatti, erano chiari come le piume dei gabbiani ed i suoi occhi, scuri come le profondità degli abissi di Ulmo, erano sì luminosi che ben pochi fra gli Uomini erano in grado di reggerne lo sguardo.

Fu dunque la sua inquietante somiglianza con Annatar ad indurre alcuni fra i Saggi di Numenor a ritenere che sotto le sue spoglie mortali si celasse un terribile segreto e che l’Oscuro Sire avesse infine ottenuto l’erede al quale affidare il comando dei suoi eserciti: quale che fosse stata la verità, Varaneli fu tosto iniziato alle Arti Oscure, nelle quali mostrò un’abilità quale neppure il Re degli Stregoni, che era nel loro dominio maestro, seppe mai possedere; non era ancora giunto alla maggiore età che era già divenuto esperto di ogni malefizio ed i Nazgul, molti dei quali si recavano periodicamente dal loro Padrone durante il suo soggiorno a Numenor, presero a chiamarlo “Signore” e a rivolgerli i medesimi tributi che erano soliti recare a Sauron. Non vi era affetto o amore nel cuore di Varaneli nei confronti di sua madre, sebbene egli fosse cauto e mascherasse il suo disprezzo sotto forma di un arido formalismo; altresì, poco o punta stima rivolgeva a colui che chiamava padre, ché ne derideva la lussuria, alla quale non fu mai dedito, considerando le donne come frivoli passatempi con i quali trastullarsi durante le fredde sere di Inverno, e la vanagloria, che stimava essere propria degli uomini deboli.

Temuto dai Neri e dai Fedeli, Varaneli trascorse gli anni della sua pur breve esistenza, se paragonata a quella dei suoi padri, avendo in animo l’intenzione di scovare e di annientare Erfëa, che egli riteneva il massimo tra i suoi avversari: il dolore che gli procurò l’irrealizzabilità di tale desiderio accorciò drasticamente i giorni della sua vita ed egli perì prima ancora della Caduta.