Nessuno tocchi la Bocca di Sauron! L’importanza del fairplay e delle leggi nelle opere tolkieniane

Uno dei personaggi meno amati del Signore degli Anelli è certamente la Bocca di Sauron. Non credo sia necessario soffermarmi sui motivi che spingono i lettori del romanzo di Tolkien a detestarlo, ma per coloro che non conoscano questo personaggio, mi ci soffermerò brevemente: la Bocca di Sauron, come dice lo stesso appellativo, è una sorta di ambasciatore dell’Oscuro Signore, incaricato di comunicare la volontà del suo padrone ai suoi servi e ai suoi avversari. Nessuno conosce il suo vero nome e le storie non ne parlano: si dice che lui stesso l’avesse dimenticato, assorbito com’era dal compito di rappresentare l’autorità di Sauron; sembra, tuttavia, che fosse un discendente dei Numenoreani Neri, coloni che si erano stabiliti sulle coste meridionali della Terra di Mezzo durante la Seconda Era, adorando Sauron perché erano avidi di scienza malefica. Non si hanno altre notizie su questo personaggio, se non che aveva fatto una rapida carriera nelle file dei servi di Sauron, arrivando a godere della piena fiducia del suo padrone, e mostrando una crudeltà superiore a quella di qualunque orco. Emerge qui un particolare molto importante: come forse alcuni ricorderanno, Sauron vietava ai suoi servi di pronunciare il suo nome o di scriverlo, adoperando come emblema l’Occhio rosso circondato dalle fiamme. La scelta della Bocca di Sauron di utilizzare nel proprio appellativo il nome del malvagio Maia, dunque, indica da parte sua una perfetta coesione di mente e di spirito con il suo Signore: questo ci mostra, dunque, quanto questo uomo fosse ormai divenuto un pupillo di Sauron.

La Bocca di Sauron, in qualità di araldo del suo signore, aveva dunque il compito di parlamentare con i rappresentanti delle schiere dell’Ovest: Tolkien, che non usa mai parole a caso, descrive chiaramente quale fosse lo scopo dell’Oscuro Signore in tutto ciò: «Ma Sauron aveva già i suoi piani, e intendeva giocare crudelmente con quei topi prima di ucciderli». Ecco, vorrei sottolineare il verbo giocare: Sauron vuole imbastire una «scenetta teatrale» al fine di mostrare un falso rispetto nei confronti dei suoi nemici. Il gioco, tuttavia, ha delle regole sacre, che neppure Sauron, considerato forse il massimo signore dell’inganno della Terra di Mezzo (chiedere a Celebrimbor per avere conferma) intende trasgredire: a questo proposito mi vengono in mente le riflessioni di Tolkien su un altro gioco, quello degli indovinelli fra Bilbo e Gollum, sul quale scriveva che era un «gioco antico, del quale neppure le creature più malvagie osavano infrangere le regole». Sauron ha ben chiare le regole di quel sottile gioco che è la diplomazia e non sembra volerle trasgredire: naturalmente, alla base del suo comportamento, non c’è una volontà di redenzione, né di riconoscimento reciproco dei suoi nemici come essere dotati di propria dignità. La Bocca di Sauron, infatti, dopo averli scrutati per bene, non perde occasione per deridere i Capitani dell’Ovest: «Vi è qualcuno in mezzo a questa folla che abbia l’autorità di trattare con me?» domandò. «O addirittura il cervello per capirmi? Certo non tu!», disse con tono sarcastico deridendo Aragorn. «Per fare un re ci vuole altro che un pezzo di vetro elfico o delle plebaglia come questa! Come? Qualsiasi brigante delle montagne può disporre di eguali seguaci!» Sauron, dunque, intende condurre il gioco a modo suo: proprio come molti calciatori che non perdono occasione di irridere l’avversario, sperando di non essere ripresi a loro volta dall’arbitro, ma non tralasciando occasione, a loro volta, di attirare l’attenzione del giudice di gara quando ritengono di essere a loro volta vittime di ingiustizie, la Bocca di Sauron richiama allarmato Aragorn al «rispetto» delle regole, nonostante il ramingo non avesse fatto nulla per minacciarlo, se non, forse, mostrargli, attraverso il suo penetrante sguardo, la sua meschinità e malvagità. «Sono un araldo e un ambasciatore, e non posso essere assalito!». A questo punto è Gandalf che dimostra come ci siano in campo delle regole che devono essere rispettate da entrambe le parti, se si vuole continuare a seguire quel clima di fair-play, di rispetto dell’avversario, che nasce nelle università inglesi nel corso del diciannovesimo secolo, e che certamente Tolkien doveva aver ben presente. «Ove vigono simili leggi» disse Gandalf, «vi è anche la consuetudine che gli ambasciatori siano meno insolenti. Ma nessuno ti ha minacciato. Non hai nulla da temere da noi fino a quando non avrai portato a termine il tuo compito. Ma dopo, a meno che il tuo padrone non sia colto da improvvisa saggezza, tanto tu quanto tutti i suoi servitori correrete grave pericolo». Stiamo per entrare nel nocciolo della questione, che spero possa essere d’aiuto nel far comprendere le ragioni del titolo che ho adottato per questo articolo: Gandalf (come gli altri Capitani, s’intende) è perfettamente conscio del ruolo che la Bocca di Sauron incarna e non intende attaccarlo prima che questi abbia completato il suo lavoro di ambasciatore. Secondo me, questo è uno dei punti più alti del Signore degli Anelli, in termini di umanità, e segna un profondo distacco fra Sauron e i suoi nemici: proprio nel momento, infatti, in cui entrambe le forze si confrontano in un dialogo verbale, teso quanto si vuole, pieno di trappole verbali e di menzogne, naturalmente, Gandalf riconosce al suo nemico, alla rappresentazione carnale dello spirito di Sauron (e dunque, per esteso, a Sauron stesso) una dignità che nessun servo del male riesce a ricambiare. Per la Bocca, infatti, è piuttosto chiaro quale deve essere il suo compito: irretire il nemico, mostrargli che ogni speranza è destinata ad essere delusa e che l’Anello è già rientrato (o lo farà presto) nelle mani del suo Padrone. È un grande bluff, in fondo, quello che la Bocca conduce: e lo fa, bisogna ammetterlo per onestà intellettuale, in modo molto convincente. Avendo in mano alcuni oggetti appartenuti a Sam e Frodo, pur ancora ignorando la loro missione nella Terra di Mordor, ha tuttavia compreso che sono cari a Gandalf e ai suoi amici: Sauron intende sfruttare a suo vantaggio quella che, secondo il suo metro di giudizio, è una grave debolezza, ossia l’affetto che lega fra loro persone che si vogliono bene, che non possono certo restare indifferenti rispetto al destino dei due hobbit torturati dagli aguzzini della Torre Oscura. L’araldo di Mordor godette nel vedere i loro volti grigi di paura e l’orrore in fondo ai loro occhi, e rise di nuovo, perché gli parve che il suo gioco procedesse nel migliore dei modi. Ancora una volta, Tolkien sceglie il termine «gioco» per indicare l’attività del Numenoreano Nero: è un gioco diplomatico, certamente, nel quale si chiede molto, evidentemente troppo, come si capisce dalla lettura delle condizioni che questi detta ai suoi avversari e che qui riassumo: cessione delle Terre ad est dell’Anduin a Sauron; conclusione dello stato di guerra contro Mordor; trasformazione dei territori ad ovest dell’Anduin in tributari di Sauron, o, per meglio dire, della Bocca, che sarebbe divenuto il tiranno dei popoli liberi. Dinanzi alla legittima richiesta di Gandalf di esibire prove concrete della prigionia di Frodo e Sam e alle sue critiche in merito alla richiesta di Sauron di ottenere senza combattere ciò che sul campo di battaglia avrebbe dovuto faticare a guadagnarsi (cfr. Battaglia dei Campi del Pelennor), la Bocca esita: come un giocatore di poker al quale si chiede di mostrare le carte troppo presto, egli appare per un attimo incerto su quale ruolo deve ora giocare per ottenere la sottomissione di Gandalf; ma poi si riprende, utilizzando come arma non più una fine, per quanto malvagia, dialettica, (con la quale, evidentemente, ha fallito) ma solo la bruta minaccia, strettamente connessa a un cambio nella voce dell’uomo: «Non sprecare parole, insolente, con la Bocca di Sauron!», gridò. «Pretendi sicurezza! Sauron non ne dà. Se supplichi la sua clemenza devi prima fare ciò che vuole. Sono queste le sue condizioni. Prendere o lasciare!»

A questo punto, con la bravura tipica solamente dei grandi scrittori, Tolkien inserisce un colpo di scena brillante (e non solo in senso metaforico): il manto di Gandalf si apre e una grande luce invade quel luogo oscuro. La Bocca di Sauron, atterrita, capisce che il suo ruolo è terminato: «ha sparato tutte le sue cartucce», come direbbero i fan dei film western. I Capitani dell’Ovest hanno compreso che Sauron ha imbastito un grande bluff e che, in realtà, non ha niente con cui minacciarli che non sia la forza bruta dei suoi eserciti. La Bocca di Sauron viene così bruscamente congedata: nessuna delle sue condizioni, ovviamente, viene accettata e Gandalf, nel rivolgergli le ultime parole, profetizza un destino di morte nei suoi confronti. Nessuno, però, è in grado di verificare se le parole di Gandalf corrispondano a verità: dopo che la Bocca fugge e l’esercito di Sauron si precipita fuori dal Cancello Nero, l’ultimo accenno a questa malvagia figura lo troviamo in un pensiero espresso da Peregrino Tuc, poche righe più in basso: «Se potessi colpire con essa quell’infame Messaggero, riuscirei quasi a eguagliare il vecchio Merry» (il quale, come sappiamo, aveva contributo a uccidere il Re degli Stregoni in persona). Si tratta solamente di un desiderio, di un auspicio che evidentemente non trova modo di concretizzarsi: come apprendiamo proseguendo la lettura, infatti, Pipino ucciderà il capo dei Troll Neri prima di svenire; e questa sarà la sua ultima azione in battaglia, benché egli avrebbe voluto certamente fare di più. Della Bocca di Sauron Tolkien non scriverà più alcunché: siamo dunque liberi di pensare che sia sopravvissuto, portando magari con sè i libri di magia del suo Padrone nell’Estremo Est (mia ipotesi personale), dove potrebbe aver proseguito il culto di Sauron e di Morgoth (e questo destino ben si legherebbe a quanto Gandalf sostiene nell’ultimo consiglio dei Capitani dell’Ovest, prima di partire per il Morannon, in relazione all’idea che altri mali potrebbero giungere dopo la fine di Sauron), oppure credere che sia stato ucciso nel crollo della Barad-Dur, ucciso insieme al suo padrone.

In fondo, comunque, il suo destino poco conta sull’economia della storia del Signore degli Anelli; alzando un po’ il tiro, potremmo anche aggiungere che la stessa figura della Bocca di Sauron non ha in fondo grande importanza per comprendere le linee generali dell’opera tolkieniana. Per questa ragione, ricordo di non essere rimasto particolarmente deluso quando, nel gennaio del 2004, non trovai la Bocca di Sauron nell’ultimo capitolo della trilogia cinematografia di Jackson; che la sceneggiatura contemplasse o meno la sua figura, infatti, non era secondo me rilevante. L’esercito dell’Ovest arriva al Morannon e viene attaccato dalle orde di Sauron. Punto. Sostanzialmente la successione degli eventi è questa e la comparsa della Bocca di Sauron avrebbe avuto solo l’effetto di spezzare il ritmo dell’azione: ragion per cui pensai che, in fondo, sostituire il dialogo Gandalf-Bocca con l’incitamento di Aragorn ai suoi uomini non fosse una cattiva idea.

Qualche mese più tardi, tuttavia, iniziarono a uscire dei rumors che mostravano i primi fotogrammi della Bocca di Sauron: perdonate il gioco di parole, ma non potei esimermi dallo storcere la mia, di bocca! L’araldo, infatti, mi pareva troppo grottesco, una sorta di Jocker trapiantato nella Terra di Mezzo: pensai, comunque, che fosse in linea con un certo gusto trash al quale Jackson non era certo estraneo e quindi, dopo un iniziale senso di sgomento e perplessità, feci spallucce.

Quello che mai mi sarei aspettato di vedere, tuttavia, e che ebbi modo di scoprire solo quando acquistai il DVD della versione estesa de “Il Ritorno del Re” fu che Aragorn avesse decapitato la Bocca di Sauron, con la compiacenza dei suoi amici, Gimli in primis!!!

Scusate, ma è una scena che ancora oggi non posso accettare.

Come ho cercato di spiegare nel corso di questo corposo articolo (i miei lettori mi perdoneranno per la sua lunghezza), non provo certamente simpatia per la Bocca di Sauron, un essere spregevole come pochi nella Terra di Mezzo e ho cercato anche di spiegarne il perché. Dirò di più: sono certo che se Tolkien si fosse dilungato ulteriormente su questo personaggio, magari descrivendone la morte in battaglia, avrei ghignato, pensando che sarebbe stato giusto così. Attenzione, però: non ho scritto «in battaglia» a caso. In guerra valgono altre regole, se così si può dire: Aragorn, Gandalf o Pipino avrebbero avuto tutto il diritto (e l’approvazione di milioni di lettori e lettrici, immagino) se avessero ucciso la Bocca di Sauron, magari in un duello a singolar tenzone; e altrettanta soddisfazione sono certo che avrebbero espresso se un cornicione di Barad-Dur gli fosse caduto in testa, liberando il mondo della sua presenza.

Ma non è andata così. E, soprattutto, non si può lasciare che un ambasciatore venga decapitato perché è un essere infido e malvagio.

No.

Se ci sono delle regole, delle leggi, i primi che dovrebbero applicarle sono i «buoni», tanto per adoperare un termine di immediata comprensione. Gandalf lo sa molto bene e infatti la sua conversazione con la Bocca di Sauron è severa, ma corretta. È un insegnamento, il suo, che può e deve essere applicato in tanti contesti, anche (ovviamente) meno pericolosi di quelli della Terra di Mezzo. Si tratta di un modo per dimostrare che l’istinto di violenza non può prendere il sopravvento sul rispetto delle leggi: quelle stesse norme di convivenza che permettono alla nostra specie e a tutte quelle dei mondi fantasy che mente umana potrà mai concepire, di sopravvivere alle più oscure nefandezze che, in aperto disprezzo di quelle stesse regole, compiono, purtroppo, alcuni dei suoi membri.

Nel prossimo articolo, vedremo come si comporteranno Erfea e i Capitani dell’Ultima Alleanza dinanzi alle minacce e alle ingiurie dei servi di Sauron. Saranno in grado di tenere fede alla loro «umanità»?

19 pensieri riguardo “Nessuno tocchi la Bocca di Sauron! L’importanza del fairplay e delle leggi nelle opere tolkieniane

  1. Bellissima questa peculiarità che hai evidenziato riguardo alla diplomazia, non ci avevo mai fatto caso.
    Adoro il personaggio della Bocca di Sauron, la sua lore, anche se sono contento di avere visto la sua fine nella versione estesa del ritorno del re

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    1. Ti ringrazio per il tuo commento, le figure dei Numenoreani – sia quelli buoni che cattivi – mi attraggono particolarmente. Credo che Jackson avrebbe fatto meglio a non inserire la Bocca di Sauron, oppure a rispettare la scelta di Tolkien: come ho scritto nell’articolo, anche io mi auguro che il personaggio, narrativamente parlando, abbia trovato una brutta fine, ma in un contesto diverso da quello di un’ambasciata. Pensa, del resto, cosa sarebbe accaduto se Achille avesse ucciso Priamo quando questi si presentò alla sua tenda per riavere il corpo di Ettore: avrebbe certamente inflitto un grave colpo al morale dei Troiani, ma sarebbe stato considerato, dagli stessi Greci, un violatore delle sacre leggi dell’ospitalità, che esistevano per gli antichi Greci al di là dei contrasti fra amici/nemici.

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      1. Condivido pienamente, effettivamente Aragorn non è stato un grande diplomatico, ma capisco il suo attaccamento a Frodo e a Sam.
        Poi io sono di parte, è il mio personaggio preferito e Viggo Mortensen è il mio attore preferito

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      2. Beh, allora siamo in due;)…Aragorn credo sia il personaggio più eroico (nel senso classico del termine) che agisce nel Signore degli Anelli. Viggo Mortensen è un bravissimo attore e si può apprezzare con quanta passione si è calato nei panni di Aragorn: ho alcune riserve su come il personaggio letterario sia stato trattato nella sceneggiatura dei tre film, ma di questo ci sarà tempo e spazio per parlarne in un prossimo articolo;)

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  2. le leggi di ospitalità sono sacre come pure i messaggeri, penso che Jackson abbia voluto dare voce hai fan che volevano morta la Bocca di Sauron, anche se ci sarebbero stati altri modi, tipo cadere nel fosso che si apre quando Barad Dur crolla oppure quello da lei detto, sono d’accordo con lei e l’evento cinematografico della sua morte mi ha ricordato quando Genghis Khan inviò messaggeri alla corte di un imperatore arabo e questi li uccise, e così facendo scatenò la peggiore delle rappresaglie del Khan (uno dei miei personaggi storici preferiti), nn si toccano i messaggeri quando si parlamenta con loro anche se sono i più infami di tutti.
    Penso che i 2 finali della Bocca di Sauron (libro/film) derivino dalle diverse epoche di produzione delle opere, forse Jackson ha voluto dire che nn si è disposti a parlare con il male ed è meglio ucciderlo invece di lasciare che compia altre nefandezze e loro per quanto ne hanno subite quella fu la goccia che fece traboccare il vaso, giustificabile poco dato che i messaggeri nn si toccano. NN lo sappiamo, bisogna chiederlo a lui perché mise la sua morte, invece Tolkien era disposto al dialogo tra bene e male e rispetto di leggi sacre sia per i popoli pagani che cristiani, ricordiamo che Gesù passa 40 giorni col demonio, nn lo caccia subito via dialogando con lui.
    Questo articolo ora mi ha ricordato che nel film nn c’è il perdono dei popoli del Sud e dell’Est, per me molto importante dato che sono stati i nemici più terribili di Gondor e il loro perdono è in linea con il messaggio di Tolkien (cristiano del perdono dei nemici).

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      1. Non c’è dubbio che Beren incarni meglio di Turin il ruolo di eroe «classico» per le sue grandi qualità morali e caratteriali in genere. Il mio riferimento a Turin, invece, nasceva dalla constatazione che, nonostante una parte non indifferente delle sue gesta abbia arrecato morte e sofferenza a sé stesso e agli altri, non gli si può negare una certa aurea di eroe «tragico» se così vogliamo definirlo, dotato di una morale distorta, con grande probabilità, e tuttavia acerrimo nemico dei servi di Morgoth. Mi piace pensare che Tolkien, nell’immaginare la Dagor Dagorath, abbia deciso di attribuire a Turin un ruolo fondamentale, quello di dare il colpo di grazia a Morgoth, vendicando così tutti gli uomini ingannati e corrotti dal Nero Nemico del Mondo e dai suoi servi (tra i quali, in fondo, si potrebbe annoverare lo stesso Turin)

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      2. Questa è una domanda complessa. Sappiamo solo che anche Feanor avrà un ruolo fondamentale dopo la Dagor Dagorath: si riapproprierà dei Silmaril ma solo per riconsegnarli ai Valar che se ne serviranno per ridare vita agli Alberi. Quello che Tolkien non spiega è come sia riuscito Feanor a maturare questo cambiamento: si tratta di un effetto di un suo pentimento oppure di qualcos’altro? Difficile dare una risposta, considerato il carattere dell’elfo: propendo personalmente per la prima ipotesi.

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      3. Anch’io protendo per il pentimento: sarebbe stato lo stolto degli stolti se dopo millenni nn avesse capito che per rimettere tutto apposto doveva seppellire l’orgoglio e cedere la sua creazione a chi li ha permesso di crearla

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    1. Giustissimo, ha fatto bene a ricordare un altro importante messaggio di Tolkien: Aragorn concede il perdono a molti degli schiavi di Mordor che invocavano pietà, così come, d’altra parte, riconosce che una pur esigua schiera dei soldati di Sauron erano uomini d’onore che avrebbero voluto combattere un’ultima battaglia prima di darsi per vinta. Spiace dirlo (e nei film non se ne parla), ma Gondor praticò l’imperialismo come tante nazioni umane (reali o meno) hanno fatto nel corso dei secoli: dal punto di vista di un Haradrim o di un Esterling, l’espansionismo di Gondor durante i prime mille anni della Terza Era (e ancora prima, quello numenoreano) non erano giustificabili. Sauron sapeva molto bene che gli esseri umani tendono a combattersi fra di loro per aumentare il proprio potere e la propria influenza: scelse di schierarsi dalla parte di alcuni per capovolgere gli altri. Come afferma Erfea in un dialogo che ho citato in un articolo precedente (e che credo ricorderà bene), se sono da biasimare i popoli dell’Est e del Sud per avere ceduto alle lusinghe di Sauron (il quale, è bene sottolinerare, perseguiva sempre il suo volere, sfruttando gli altri solo per i suoi scopi di dominio), allora dovevano essere oggetto di rimprovero anche i Numenoreani per aver spinto Esterling e Sudroni a trovarsi un alleato più potente (e più pericoloso per tutti, alla lunga) in grado di contrastarli.

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  3. Approvo in pieno questo articolo!
    Io ho visto il film prima di leggere il libro e, quando sono approdata alla versione estesa, ho trovato la scena con la Bocca di Sauron abbastanza inutile. Riflettendoci, mi sono resa conto che probabilmente spiega perché i membri della Compagnia dell’Anello, prima e dopo la battaglia, mostrino con chiarezza il loro attaccamento verso Frodo: temono più che mai la sua morte, poiché nel film la Bocca di Sauron mostra solo la maglia di mithril e parla al passato (“Il Mezzuomo era caro a voi”). Comunque non mi convinceva granché la reazione improvvisa di Aragorn… infatti, quando ho letto il libro è stata un’altra cosa 🙂
    Personalmente ritengo che uno sguardo penetrante possa essere più efficace di un atto violento… ma chi lo sa, forse Peter Jackson temeva di non fare presa sul pubblico, oppure ha sottovalutato troppo l’importanza di quei temi che tu fai emergere così chiaramente nel tuo articolo.
    Ho apprezzato molto che ti sia soffermato sull’utilizzo del termine “gioco” (al quale effettivamente non avevo fatto caso), nonché sul fatto che la Bocca di Sauron fa palesemente uso del nome del suo Padrone. E amo tutta la tua riflessione riguardo al rispetto delle regole, alla dignità e alla diplomazia… al “gioco leale”, potremmo forse dire, ben esemplificato dalle parole di Gandalf.
    Spero di riprendere presto la lettura dei tuoi racconti, intanto complimenti per questo articolo!

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    1. Grazie mille, mi fa davvero piacere che questo articolo ti sia piaciuto:) Credo che Peter Jackson abbia voluto «accontentare» – come faceva notare giustamente saurongorthauron in un suo precedente commento – tutti quei fan e lettori che odiano la Bocca di Sauron per quello che rappresenta, mostrando la sua morte in modo abbastanza truculento. Dopo aver scritto questo articolo mi è venuta in mente la celebre osservazione di Gandalf rivolta a Frodo sui quanti meritano la morte – eppure sopravvivono – e quanti la vita, eppure muoiono: lo stregone invitava Frodo, e per esteso, ciascun lettore, a considerare che nessuno può essere così lungimirante da decidere se una persona merita o meno la morte. Ecco, forse questo concetto Tolkien lo ha applicato anche alla Bocca di Sauron: qualcuno, forse, non ne avrebbe desiderato la morte? No, naturalmente, ma a nessuno spetta il compito di spezzare i fili della vita: è anche possibile, per quanto difficile da credere, che la Bocca di Sauron abbia potuto redimersi, col tempo; oppure, più probabilmente, che abbia avuto il ruolo di portare avanti il Male nella Terra di Mezzo, perché altri Fati e altri Destini si intrecciassero con il suo, per compiere la volontà finale di Iluvatar, a lui soltanto nota.
      Sono contento che tu ti sia soffermata sulla questione del gioco leale: non ricordo se Tolkien abbia praticato o meno attivamente qualche sport, ma avendo frequentato prima da studente e poi da docente Oxford non può non essere rimasto indifferente alle tradizioni sportive che ancora oggi sono molto vive in questa famosa università inglese. La diplomazia, fondamentalmente, è una competizione che prevede una serie di regole che, se non rispettate, lasciano il campo ad altre soluzioni, come, purtroppo, la guerra. (ci sono anche delle Olimpiadi della Diplomazione per gli studenti delle Scuole superiori in Italia). Quanto all’importanza che la Bocca sia libera di pronunciare il nome del suo Padrone, addirittura associandolo al suo appellativo, ho immaginato che Sauron avesse voluto arrogarsi una caratteristica che è invece propria del dio biblico, distorcendola, come suo solito, a suo vantaggio: anche Dio non vuole che sia pronunciato il suo nome, e Sauron si crede una divinità, soprattutto presso i popoli umani degli Esterling e degli Haradrim.
      Aspetto i tuoi prossimi commenti sui miei racconti, sono sempre molto piacevoli e stimolanti!

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      1. Ti ringrazio!
        È interessante quello che dici sul destino della Bocca di Sauron. Personalmente non credo che avrebbe potuto redimersi, ma forse, come tu dici, avrebbe recitato la sua parte – per il Male – e il Fato di altri si sarebbe intrecciato al suo, sino ad arrivare, infine, a una “risoluzione”.
        E ovviamente concordo sul fatto che Sauron si credesse una divinità; nei film questa cosa non si capisce, ma nel libro ci sono delle allusioni che possono far intendere la cosa.

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      2. Hai ragione, purtroppo nel film questo aspetto di Sauron non si coglie molto, mentre nelle opere tolkieniane è maggiormente affrontato. In modo particolare nella Seconda Era, infatti, Sauron volle farsi adorare come una divinità dagli uomini, probabilmente sulla scorta di quello che aveva fatto il suo mentore Morgoth nella Prima Era.

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      3. La ringrazio, non lo sapevo! Benissimo, dunque, questo conferma l’importanza che Tolkien attribuiva allo sport e al fairplay. Le auguro un buon anno!

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