L’oscura ambasciata di Sauron

Il dialogo fra Gandalf e la Bocca di Sauron – come avrà compreso chi ha letto il mio ultimo contributo (Nessuno tocchi la Bocca di Sauron! L’importanza del fairplay e delle leggi nelle opere tolkieniane) – è uno dei passaggi che più ho apprezzato del «Signore degli Anelli», non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche da quello stilistico, per il continuo «batti e ribatti» che si instaura tra i due contendenti verbali. Come avevo anticipato in quella sede, vi presento un brano tratto dal racconto del «Marinaio e della Grande Battaglia» nel quale ho voluto riprendere lo scontro verbale e diplomatico avvenuto sulle soglie del Nero Cancello, alla fine della Terza Era, ambientandolo invece ai tempi dell’Ultima Alleanza, quando Elfi, Uomini e Nani si unirono per contrastare i piani di conquista dell’Oscuro Signore. Questa scena è ambientata poco dopo il massacro degli Elfi Sindar e Silvani guidati da Oropher e Amdir, ragion per cui consiglio di leggere (o di rileggere) l’articolo Oropher o del cattivo Fato degli Elfi

Il brano, inoltre, contiene un importante indizio per comprendere quale sarà l’argomento del mio prossimo articolo…

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Inquieti erano gli animi dei comandanti dell’Alleanza, ché essi non avevano ricevuto alcun messaggio proveniente da Oropher, né avrebbero potuto ignorare i motivi per i quali le missive tardavano a giungere; cinque giorni erano trascorsi dacché Oropher e le sue schiere avevano abbandonato gli accampamenti invernali, allorché le vedette avvistarono un corteo di cavalieri giungere dinanzi alle porte delle loro dimore; speranzosi in volto, i condottieri dell’Alleanza si fecero loro incontro, ma tosto i loro visi furono distorti dallo disgusto e dall’odio.

Un cavaliere avanzava verso i Signori dell’Occidente, attorniato da mostruosi cani da combattimento e orchi dallo sguardo bieco; lesti, i capitani delle libere genti posero mani alle loro armi, tuttavia i loro intenti furono frustati allorché fu innalzata una bandiera bianca, segno che codesta era un’ambasciata dell’Oscuro Signore; baldanzosa avanzava la sinistra figura sul suo nero destriero ed essa sembrava farsi beffa dei suoi nemici; sconosciuto era il suo sembiante a Gil-Galad e ad Elendil, eppure Erfea non aveva obliato quanto aveva appreso allorché, molti anni addietro, era riuscito a penetrare nella fortezza dei Nazgul, occultata nelle remote piane dell’Harad; lesto allora si approssimò al suo signore Anarion e pronunziò simili parole: “Questi è Dwar di Waw, Terzo in Possanza fra gli Ulairi; Signore dei Cani lo chiamano i suoi accoliti ed i segugi che lo circondano ringhiando sommessamente sono la sua laida prole”. Annuì lentamente il figlio minore di Elendil, ché mai aveva mirato uno degli spettri dell’anello ed invero possente era quel giorno la figura del Comandante dell’armata di Udun, sicché egli incuteva timore in quanti lo miravano.

A lungo l’unico suono che si udì fu il sommesso latrare dei segugi del Nazgul, infine, costui, rivelando apertamente il suo disprezzo per i suoi interlocutori, posò uno sguardo terribile a sostenersi su ognuno di loro e parlò:

“Costoro sarebbero dunque gli sfidanti del mio glorioso signore? Chiunque, osservando i loro cenciosi stracci elfici e i loro miserevoli usberghi di maglia potrebbe credere che essi non siano altro che dei ladri appropriatisi delle ricchezze lasciate incustodite da qualche ricco e sciocco signore!

Ben m’avvedo come nei vostri sguardi si celi la volontà di trucidare me e quanti compongono il mio seguito, sicché la vostra codardia possa sembrare inferiore e la gente possa dire, stupefatta, che essi hanno sconfitto uno fra i capitani di Sauron il Dominatore della Terra di Mezzo; ebbene, io non mi opporrò certo, se codesta sarà la vostra volontà! Trucidateci pure, ché non rechiamo armi con noi, ma solo parole sagge; eppure, sopravverrebbe in voi terribile vergogna, se tale desiderio dei vostri animi fosse realizzato, ché conosco bene le vostre leggi ed esse vietano di levare le armi verso coloro che, disarmati, giungono innanzi alle dimore dei Signori dell’Occidente”.

Rise, ed orribile fu ad udirsi tale suono, sicché molti, all’interno degli accampamenti, si coprirono le orecchie con le mani, desiderando che gli stranieri tosto si allontanassero; pure, i cuori dei comandanti dell’Alleanza non vennero meno ed essi non tremarono dinanzi al servo di Mordor; Erfea prese dunque la parola e tale fu la sua risposta al crudele spettro:

“Alcuni fra noi, Dwar di Waw, potrebbero affermare che la parola sia di per sé un’arma temibile, ché essa scuote gli animi di coloro che le prestano ascolto; nulla hai tuttavia da temere dalle nostre persone, sin quando la bandiera bianca del tuo schiavo resterà ritta, ché nessuno dei tuoi falsi pensieri ha corrotto il nostro cuore, né la parola di uno degli schiavi di Sauron è temuta in tale luogo! Parla, dunque, se tale desio soddisfa la tua sconcia volontà; sappi tuttavia che non vi sarà alcun tuo gesto o affermazione che possa costringere i voleri di quanti ti contrastano a venire meno al giuramento stretto due anni or sono!”

Lesto si posò lo sguardo del Nazgul sul Sovrintendente di Gondor e parve a tutti che sul suo volto si leggesse incredulità e timore; infine egli rise nuovamente e ostentò il suo disprezzo per colui che aveva parlato:

“Sei dunque tu il portavoce di questi folli, Morluin? Non credere che io sia sorpreso, ché l’eco delle tue stolte azioni è giunto sino a Barad-Dur ed esse non costituiscono per me motivo di meraviglia”.

“Se tale è il tuo parere, servo di Sauron, per quale motivo hai abbandonato la fortezza del tuo padrone? Non dubito che sia giunto in tale luogo per compiere qualche azione abietta, eppure non vedo cosa tu possa domandare a coloro che hanno giurato di sterminare tutte le armate di Mordor”.

Rise ancora una volta il Signore dei Cani, e sul suo volto era visibile soddisfazione, quasi che avesse desiderato ardentemente che gli fosse rivolto un tale quesito; infine rispose e lo stridio della sua lugubre voce fu udito per molte miglia intorno:

“Domandare? Molta pazienza il mio glorioso signore ha dimostrato, accogliendovi, armati, nella sua dimora, eppure vi sono stati alcuni fra voi che hanno insudiciato la sua contrada, osando condurre la guerra sino alle sue porte; egli, tuttavia, è invero uno spirito lungimirante e magnanimo, né gradirebbe che le cenciose schiere di coloro che chiamano sé stessi Signori dell’Occidente possano trovare una indegna morte per mano di coloro che non furono saggi a sufficienza da comprenderne gli scopi. No, figlio di Gilnar, il Re del mondo non ha nulla da domandare a coloro che impunemente lo contrastano; sì grande è stata tuttavia l’offesa che egli ha subito, ché io sono stato inviato presso di voi per mostrare cosa accade a chi commette azioni malvagie”.

Attoniti, i condottieri dell’alleanza lo videro scagliare un triste fardello nella cupa notte e ascoltarono parole di odio e sarcasmo intrise: “Se l’ospite incauto oblia cortesia e onore, riceverà un trattamento adeguato alla sua scelleratezza”.

Lesto gli rispose tuttavia Erfea:  “Se il tuo signore spoglia l’ospite di ogni suo bene, sappia allora che la sua ingordigia si dimostra maggiore della sventura che colpisce chi, per sorte o per follia, calpesta le sue oscure contrade”.

“Non sprecare parole con il Nazgul, numenoreano! Sauron non mi ha condotto innanzi a voi per mostrarvi quanto sia grande il suo potere, ché qualunque brigante proveniente dalle vostre contrade potrebbe consegnare la testa del proprio nemico vinto a coloro che ne compiangerebbero il triste fato! Il Signore di Endor desidera che i vostri occhi possano, invece, scorgere quanto grande sia la sua pietà, ché se non siete stati ancora trucidati lo dovete solo alla sua infinita pazienza; ritirate dunque i vostri eserciti e non una freccia, né una lancia si leveranno contro le vostre carni; rifiutate e nessuno fra voi scorgerà la luna sorgere nel prossimo plenilunio!”

Crudele fu il riso di Dwar e cupi i latrati delle sue fiere; tosto, allora, egli si allontanò, avendo soddisfatto la missione che il suo signore gli aveva comandato; non aveva, però, percorso che pochi passi, allorché una lancia vibrò alle sue spalle, andando a conficcarsi nell’asta che il suo bieco accolito reggeva nella grinfia; stupefatto, egli si voltò e ascoltò la chiara voce di Aldor Roch-Thalion librarsi nell’aria: “Riferisci al tuo padrone, schiavo di Mordor, ché gli eserciti dell’Alleanza si ritireranno solo quando la sua oscura torre sarà rasa al suolo ed egli avrà trovato un destino di morte; sei ancora un ambasciatore e non posso trafiggerti con la mia lama: valga perciò come monito per coloro che sostengono la tua bieca causa quanto il mio poderoso braccio ha compiuto innanzi a te. Allontanati dunque, e non darti pena di estrarre il mio giavellotto dall’asta del tuo servo, ché sarà mia premura recuperarlo di persona!”

Furente, Dwar si voltò e pronunziò tali parole di commiato: “E sia! Se i vostri voleri guerrafondai desiderano la pugna, allora soddisferemo i vostri insani desideri!” e lanciata una maledizione nella lingua degli schiavi di Mordor, si lanciò alla carica, seguito dai suoi accoliti».

2 pensieri riguardo “L’oscura ambasciata di Sauron

  1. In anzitutto, buon anno, spero di leggere altri suoi articoli durante l’anno insieme ai racconti di Erfea.
    Come mai ha scelto un Nazgul come messaggero? Nel videogioco Ombra di Mordor viene mandata la Bocca di Sauron a parlamentare con l’Alleanza. Forse perché nn la reputa così antica? Oppure era solo per istillare il terrore e basta fingendo di parlamentare. Un Nazgul nn ce lo vedo come messaggero

    Prossimo racconto immagino sia: o Erfea nel Harad oppure la fondazione dell’Ultima Alleanza (sia chiaro che spero in entrambe per il futuro)

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    1. La ringrazio per gli auguri che contraccambio: nel 2019 avrà modo di leggere nuovi articoli su Erfea e sul legendarium tolkienano, spero che possano trovare il suo apprezzamento, come quelli pubblicati nell’anno appena trascorso. La Bocca di Sauron avrei voluto inserirla, ma non ho potuto farlo, perché Tolkien, nel presentarla, sostiene che era entrata al servizio di Sauron da poco, da quando, cioè, questi era tornato a Mordor (quindi intorno all’anno 2951 della Terza Era). A quel punto ho pensato di usare come ambasciatore uno dei Nazgul, non solo per il timore che questo era in grado di incutere, ma anche perché Dwar era il capitano del Cancello Nero. Tra gli altri articoli che ho intenzione di pubblicare nel corso di quest’anno, uno riguarda proprio l’organizzazione militare delle armate di Mordor nella Seconda Era, dove avrà modo di osservare la suddivisione dei vari incarichi militari fra i Nazgul.
      Per quanto riguarda il prossimo articolo, direi che entrambe le sue ipotesi sono corrette, come avrà modo lei stesso di verificare tra breve.

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