Ritorno a Rivendell: l’incontro con Celebrian

Abbiamo lasciato Erfea deluso ed amareggiato per non essere riuscito a ricongiungersi con Elwen alla fine del racconto narrato in Il nemico del mio nemico…è mio nemico. Dopo lungo peregrinare, Erfea prende la decisione di far ritorno alla casa di Elrond, a Imladris; è stato già ospite del più sapiente mezzelfo della Terra di Mezzo quando, da ragazzo, prese la decisione di far rotta verso le sponde del Lindon, per conoscere meglio gli efi e la loro cultura. Nella bella valle di Gran Burrone Erfea è alla ricerca di un consiglio che possa mettere pace nel suo animo tormentato…e lo troverà stringendo amicizia con uno dei personaggi meno noti del Signore degli Anelli: Celebrian, moglie di Elrond e madre dei gemelli Elladan ed Elrohir e di dama Arwen.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Tenebrosi divennero i giorni di Numenor, l’isola del dono, al termine della Seconda Era della Terra di Mezzo, ché sedeva sul trono marmoreo Ar-Pharazon il Dorato, mentre i Fedeli fuggivano da Andunie, timorosi della follia e della crudeltà del sovrano.

Anni amari erano trascorsi, tra cupi silenzi e dolorosi rimpianti, ché gli uomini di Endor stentavano ad opporre resistenza agli eserciti che gli Ulairi, gli schiavi dell’Anello, comandavano in battaglia. Molte genti fuggivano ad occidente, ché ivi correva voce si compiessero splendide geste per opera di coloro che si opponevano al nero nemico di Mordor, ora sbaragliandone le sue schiere in battaglia, ora sventandone le subdole azioni che costui perpetuava a danno dei Popoli Liberi.

Negli Ered-Luin, aveva dimora Gil-Galad, l’ultimo degli Alti re elfici ad est del Grande Mare: saggio e lungimirante era il suo pensiero e molte genti lo temevano e lo onoravano, ed egli era il massimo avversario di Sauron di Mordor; finanche il Re-Stregone avrebbe avuto tema di affrontare il figlio di Fingon, ché numerosi erano i suoi poteri e forte il suo spirito, temprato dalle innumerevoli avversità che egli aveva affrontato e vinto nel corso della sua lunga esistenza. Numerosi uomini d’arme si riunirono sotto il suo vessillo, ed il suo regno non conobbe mai le pene dell’occupazione e la schiavitù per mano degli schiavi dell’Oscuro Signore.

L’araldo di Gil-Galad era Elrond il Pheredil[1], figlio di Earendil, il custode del Silmaril e sentinella dei cieli di Endor: grande era la sua saggezza e bello il portamento, ché in lui brillava la luce della stirpe materna, giunta da Valinor in epoche remote di cui pochi adesso si rammentano, ché l’antica stirpe è svanita quasi del tutto e i litorali più non echeggiano del lamentoso canto del gabbiano.

Nei giorni in cui si svolse tale storia, Elrond dimorava nel Rivendell; ivi aveva edificato un palazzo, chiamato Imladris nella lingua elfica, bastione a guardia degli orrori di Mordor: numerosi Eldar erano all’opera in quella valle, nascosti alla nequizia di Sauron e dei suoi schiavi, ed essi sovente accorrevano in aiuto di coloro che sfuggivano la morte o la schiavitù, fossero questi consanguinei o di altre stirpi.

In breve tempo, il nome e la sapienza di Elrond si diffusero in tutta Endor, destando, ovunque gli insegnamenti dei Valar non fossero stati obliati letizia e speranza; eppure il potere del nemico era invero possente e lungo il suo braccio, ché molte vite furono spezzate in quei giorni ormai obliati e il destino del mondo si apprestava a mutare nuovamente, nel lento declino di un’era ormai giunta al termine. Fu in quegli anni che Imladris divenne un rifugio per coloro che fuggivano l’Ombra dell’Est, ed Elrond applicò la sua arte di guarigione innumerevoli volte, ché i veleni diffusi da Sauron avvizzivano il fragile cuore degli uomini, così come la neve in Sùlimo[2] soffoca i virgulti benedetti da Yavanna[3]; tuttavia, mai il Pheredil disperò, in preda a confusione e timore, ché la sua mente non era stata deturpata dalla favella del Nemico e la sua arte lo preservò dalle fatiche e dagli affanni, finché la sua opera non fu compiuta ed egli abbandonò le sponde mortali per recarsi al di là del mare, sancendo in tal modo l’inizio dell’era del dominio degli uomini.

Nell’epoca precedente, tuttavia, forti brillavano i raggi del sole e della luna e negli Eldar l’amore per Endor non era ancora svanito: grandi opere essi compivano ed i Dunedain di Numenor in quei giorni tristi furono sempre al loro fianco. Grande fama aveva tra essi Erfea Morluin, della casata degli Hyarrostar, ed il suo nome era noto sia al Nemico, sia a quanti lo contrastavano. Un durevole legame d’amicizia aveva stretto Elrond con questi, fin da quando Erfea era stato condotto nella Terra di Mezzo dal padre Gilnar, affinché conoscesse ed amasse i Priminati; tosto il giovane Dunadan era stato affascinato dalle arti degli Eldar, ed Elrond aveva compreso quale sarebbe stato l’avvenire di Erfea, ché questi avrebbe acquisito grande fama presso i Popoli Liberi, qualora Sauron si fosse levato nuovamente. Numerose giornate il signore di Gran Burrone trascorse con il giovane Numenoreano, e molto apprese costui delle possenti arti e della scienza degli elfi, sicché in breve tempo si dimostrò esperto di tradizione.

Numerosi anni erano trascorsi dal loro ultimo incontro, tuttavia Elrond presagiva che il capitano di Numenor sarebbe nuovamente giunto alla propria soglia, ché nel mondo la Tenebra si infittiva e dolore e tormento laceravano l’animo di Erfea Morluin; accadde dunque che una notte di Viresse[4], un uomo stanco chiamasse al cancello il sire di Imladris, domandando ospitalità per la notte.

“Mio signore – tali furono le parole che il ramingo pronunziò dinanzi al figlio di Earendil – concedimi di trascorrere qualche ora di riposo nella tua sala, ché il mio corpo vacilla e sulle mie spalle grave pesa la stanchezza.”

“Viandante proveniente da remote regioni, deponi il tuo fardello nella mia dimora, ché l’oscurità rapida cala, e i sentieri si smarriscono nella bruna menzognera. Può un uomo o un elfo percorrere il suo cammino in simili condizioni?”

“Chiedo perdono, grazioso signore, eppure sovente la mente è infida quanto la nebbia vespertina. Pesante è il mio cuore, ché domande attendono risposte smarrite molto tempo addietro.”

“Non turbarti, Ramingo! Lieto sia il tuo cuore, ché questa notte nulla lo turberà. Dormi, e che sia il tuo un sonno benedetto da Elbereth.”.

Inchinatosi profondamente, il viandante fu condotto nella sua dimora, ove tosto cadde preda di un sonno profondo.

La mattina seguente, destatosi al primo sorgere del sole, quando la rosea alba indora le cime lontane di freddi colori, l’uomo si recò nel grande parco che circondava la sala ove aveva trascorso la notte: ivi, egli udì parole frammiste a risa; inquieto, si incamminò allora lungo il sentiero, lasciandosi guidare dall’eco, che ora distinto, ora remoto, gli giungeva.

Il ramingo attraversò graziosi ponti sospesi tra le cristalline e ridenti acque di ignoti torrenti, costeggiò alte siepi e ammirò statue imponenti i cui artisti dimorano ora nelle lontane Terre Imperiture; giunto infine nei pressi di un laghetto egli arrestò i propri passi ché il sole era ormai sorto per reclamare il suo dominio sulla terra mentre le cerulee acque erano increspate da una brezza marina recante con sé la dolce essenza della lontana Elenna. Commosso, il viandante lasciò scivolare via la sua profonda cappa, rivelando una capigliatura corvina e un viso logorato dalla rabbia e dal dolore, figli di quei tempi ormai obliati: a lungo ispirò profondamente, quasi volesse assaporare l’Oceano che, lungi da Imladris, lo invocava alla sua dimora.

“Cosa cercate mortale? Mai vi avevo veduto prima d’ora in tale luogo.” Ratto si voltò Erfea, ed il suo sorriso si deformò in una smorfia incredula, ché davanti a sé aveva una dama elfica avvolta in uno scuro manto, nel cui volto, occultato da un pesante velo, sfavillanti occhi adamantini lo osservavano severi, eppure curiosi. A lungo il ramingo ne sostenne lo sguardo, infine turbato le rivolse la parola: “Credevo di aver ascoltato parole frammiste a canti, ma la mia mente vacilla, ché invero mi era parso di ascoltare il dolce canto di una dama a voi affine.”

“Offuscata è forse la vostra vista, tuttavia, le vostre parole hanno destato in me grande curiosità. Il sole è sorto da poco, e immagino che voi non abbiate ancora desinato. Suvvia! Concedete a Celebrian di Imladris, figlia di sire Celeborn e dama Galadriel, di porre ammenda all’offesa che vi ho recato poc’anzi.” Rise allora e parve che l’intera vallata echeggiasse della letizia che tale suono esprimeva. Tosto lo straniero le si inginocchiò e presale dolcemente la mano la baciò, pronunciando tali parole: “Sono io, mia cortese dama, a domandarvi perdono, ché da lungo tempo conosco i signori degli Eldar, e benedetti sono i loro nomi presso la mia stirpe. Ben m’avvedo adesso quanto simile ai loro visi sia il vostro, tuttavia sovente il desiderio confonde presente con passato, realtà con finzione.”.

A lungo lo osservò Celebrian, infine volto lo sguardo ad occidente, sospirò: “Chi può dire quali siano i destini degli Edain e degli Eldar? Remoti sono ormai i tempi dei due Alberi di Valinor, pure il mio cuore mi dice che non è lontano il giorno in cui le due stirpi si incontreranno nuovamente e allora questa era della Terra di Mezzo giungerà al termine.”

Sospirando nuovamente, si rivolse ancora al suo interlocutore scuotendo il capo: “Mio signore, il vostro arrivo mi era noto da molti giorni, eppure i miei occhi non sono stati pronti nel riconoscervi, Erfea, della casata degli Hyarrostar, colui che chiamano il Morluin nelle contrade di Endor. Non siete forse voi il pellegrino che è giunto questa notte, chiedendo ospitalità a sire Elrond? La vostra vicenda mi è nota, paladino di Numenor, ché possente è la lungimiranza degli Eldar ed amore nutre ancora il loro cuore per la dimora che scelsero in tempi remoti.”

“Ebbene, Celebrian di Imladris, sappiate che numerosi soli e lune ho scorto vagando in terre straniere, ché dubbi e timori oscuravano il mio animo, e molte risposte questo attende. A lungo ho cercato la bella dimora di Elrond, ma il mio cammino è stato ostacolato dagli inganni del nemico, vigile all’interno della sua oscura torre.” Lentamente annuì Celebrian, infine si mosse leggiadra, come una brezza primaverile proveniente dalle Terre Imperiture al di là dell’Oceano; Erfea la seguì ed ella lo condusse attraverso acque e luce, foglie e vento, finche non prese posto su di un altro scranno, invitando con grazia il Dunedan a sederle accanto: questi non tardò a chiederle per quale motivo lo avesse condotto in quel luogo ameno. Lieta in volto così gli rispose l’erede di Celeborn: “Sii paziente, Erfea figlio di Gilnar, ché l’ora da te sì desiderata è infine giunta.”

Breve fu l’attesa, ché d’un tratto due alte figure percorsero il sentiero che conduceva agli alti scranni di pietra: con interesse le esaminò Erfea, eppure le loro fattezze erano celate da un manto grigio e da una cappa di seta bianca che copriva i loro volti. Ignote erano al Dunadan le loro identità, e queste sulle prime non pronunciarono alcuna battuta; tuttavia una grande maestà splendeva come aura sui loro corpi, sì che Erfea a lungo tacque meravigliato.

Infine, Celebrian si levò dallo scranno, e fatto un piccolo ma grazioso inchino rivolto alle due figure, così parlò: “Ecco il capitano di Numenor, Erfea figlio di Gilnar della casata degli Hyarrostar, colui che chiamano il Morluin; egli è qui, ché grande è il suo disio di discorrere con i signori dei Noldor.”.

Lentamente risposero i due esseri: “Grande è invero il dolore che affligge questo uomo, tuttavia gli Eldar sono giunti al crepuscolo e più non si occupano di quanto accade in queste contrade.”

Lesta fu la risposta di Erfea: “Eppure, vi è tra gli Elfi colui che discende da stirpe immortale e mortale. Non è egli forse Elrond di Imladris, signore di questa dimora ove noi ora discorriamo? Se fosse qui, si ricorderebbe di me, ché quanto afferma dama Celebrian corrisponde al vero: il figlio di Earendil mi conobbe tempo addietro, tuttavia non dubito che saprebbe riconoscermi anche adesso.”

Facendo scivolare via la cappa, la figura più alta sorrise mentre tali parole pronunziava: “Non sbagli, figlio di Numenor, che Elrond non ha obliato l’antica alleanza con gli Edain, stretta all’epoca delle guerre contro Morgoth, né il ricordo di Erfea è stato cancellato; le fatiche non gravavano ancora sul tuo capo, quando giovane giungesti a me anni addietro: sappi però che le tue fatiche sono lungi dall’essere terminate, ché l’Oscurità si infittisce e la Terra di Mezzo si consuma nel suo inesorabile logorio. Eppure, finanche in questa ora buia, la speme non è ancora svanita, ché i signori degli Eldar non sono inattivi, e le loro mani leniscono le sofferenze che Sauron, l’Oscuro Signore di Mordor arreca a coloro che gli oppongono resistenza”.

“Ahimè, questi giorni oscuri inaridiranno la speme nel cuore di molti uomini – interloquì l’altra figura – già odo il clangore delle armi e le urla dei guerrieri turbare la pace di Endor; simile ad una pestilenza, così l’ombra di Sauron prospera e si diffonde. Tuttavia, vedo innanzi a me un Dunadan della stirpe di Elenna, capitano dei Fedeli, e il mio cuore si rallegra, ché fin quando la tua stirpe prospererà, allora Galadriel di Eregion canterà lieta nei giardini di Lorien. Suvvia Erfea! L’antica stirpe non è del tutto svanita; sebbene essa viva il suo crepuscolo, è ancora lontano il dì della dipartita dell’ultimo vascello per Valinor. Fino a quel momento, possa regnare la concordia fra le nostre stirpi, ché essa possa essere tramandata a quanti verranno dopo di noi.”

Erfea, inchinatosi profondamente dinanzi ai signori degli Eldar, così parlò: “Mai ho disperato di perdere la speme, ché essa anima il cuore di quanti vagano, raminghi obliati e senza nome, cacciando ovunque i servi di Sauron; eppure il mio spirito è tormentato ché esso anela tornare alla sua terra natia. Quale sarà la mia scelta? Io chiedo ai signori degli Eldar qui presenti, di dissipare i miei dubbi.”

A lungo tacquero i tre elfi, infine Celebrian prese la parola: “Ignoro quale ragione ti spinga a ritornare a Numenor, eppure ben m’avvedo che è tuo desiderio far vela verso la dimora dei tuoi padri. Gli Eldar non sono soliti dare consigli, perché questi sovente si rivelano infidi e oscuri da comprendere; tuttavia, poiché sei stato tu a domandarlo, dirò quanto ho in serbo nel mio animo.” Tacque qualche minuto, infine parlò nuovamente: “Il tempo di Numenor è prossimo a terminare; non vi è alcun ragione che ti costringa a recarti nell’isola del Dono. Sii cauto, Erfea Morluin, ché un grande male è all’opera nella tua patria e io temo per la tua vita: al di là del Belagaer vi è solo morte; piuttosto fa vela ove al tuo animo è stata inflitta offesa, ché il mio cuore mi dice che rivedrai ancora di Elwen di Edhellond prima che questa era finisca.” Tali furono le parole che Celebrian adoperò; eppure mentre parlava, il suo sguardo cadeva sovente sul volto di Elrond e ad Erfea parve che una lieta luce brillasse nei suoi occhi.

Il sire di Imladris attese qualche istante, infine si pronunciò: “Quanto Celebrian sostiene, corrisponde a verità; io, tuttavia, non dirò se il suo consiglio sia buono o meno. Se il tuo cuore anela le bianche spiagge di Elenna, è forse destino che tu debba compiere un’altra impresa in tale contrada, prima che il suo tempo giunga a conclusione. Oscuri sono i disegni dei Valar, e tra i Primogeniti, finanche i Noldor vi possono leggere ben poco.” Così parlò il figlio di Earendil, tuttavia cos’altro il suo cuore presagisse non è stato tramandato.

Per ultima, infine, dama Galadriel prese la parola, ed invero il suo consiglio si dimostrò prezioso: “Udito hai dunque i pareri di due tra i signori dei Noldor. Ascolta adesso quello che ti dirò, ché molto temo Sauron e la sua perfidia. Ad Elenna il tuo sentiero ti conduce, che tu lo voglia o meno. Non ignorare gli avvertimenti di Elrond e Celebrian, ché grande è loro saggezza e lungimiranza; tuttavia, ivi, un ultimo compito ti attende. Non è solo la sopravvivenza dei lidi che ami ad essere in pericolo, Erfea figlio di Gilnar, ma anche la stirpe a te consanguinea. Affrettati, dunque, ché i tempi sono ormai maturi e la guerra è prossima: doloroso sarà il tuo peregrinare e molto soffrirai, eppure il mio cuore mi dice che ivi troverai la risposta ai dubbi che affliggono il tuo spirito.”

Dopo aver meditato per qualche istante, così Erfea rispose: “Se tali sono i vostri pareri in questa faccenda, la mia decisione è tosto presa; mi recherò ad Elenna, ché molta nostalgia il mo cuore nutre per Minas Laure[4] e Armenelos la bella.” Tali furono le sue parole, ed egli quel giorno non volle aggiungere altro.

Il mattino seguente, mentre Erfea affilava la sua lama, Sulring[5] di Gondolin, Celebrian gli rivolse la parola: “Mio signore, oscuro è il tuo volto e silente la tua voce. So cosa temi, tuttavia non è in mio potere alleviare il tuo dolore; eppure, non desidero che tu abbandoni la dimora di Elrond, senza che io ti abbia fatto dono di quanto desideri.”

Inchinatosi profondamente, così le rispose Erfea: “Mia signora, nessun dono o ricompensa potrebbe lenire il mio dolore; tuttavia, è stata per me gioia senza pari aver mirato il volto di dama Celebrian, prima che i giorni si ottenebrino nuovamente.”

Graziosamente rise la figlia di Celeborn: “Ben m’avvedo quanto la tua gentile favella non sia inferiore a nessun’altra tra quelle possedute dai figli di Eru, fossero finanche gli eredi di Feanor! Tuttavia il mio dono, sebbene non possa renderti quanto il tuo cuore brama di possedere, ti sarà di conforto allorché grande sarà il suo rimpianto.”

Così dicendo, Celebrian estrasse dal suo manto un piccolo specchio, incastonato in una cornice di mithril e laen azzurro, e lo consegnò al capitano di Numenor: “Tale è il suo potere, per cui la tua malinconia sarà sanata; tale artefatto mi fu donato da Celembrimbor, prima che l’Eregion fosse devastato e io l’ho custodito fino ad oggi; temo tuttavia che a me non sia più utile, ché quanto desidero è a me prossimo, pur essendo il suo destino ancora disgiunto dal mio.”

Commosso, Erfea le baciò la mano, infine prese la parola: “Gentile e graziosa dama, il tuo dono sarà per me simbolo dell’amicizia che lega le nostre stirpi. Possa questa alleanza perdurare anche quando i tempi saranno mutati.”

“Va’ adesso, figlio di Numenor! Lunga e impervia è la tua strada, eppure ti dico che ci vedremo ancora una volta.”

Ammutolito dalla grazia e dalla bellezza che splendevano in Celebrian, Erfea non trovò altre parole per ringraziarla e breve fu il suo commiato: “Che i Valar abbiano cura di te e che realizzino il tuo disio. Ardua è l’attesa, tuttavia la Primavera di Arda non è terminata e nuovi virgulti fioriranno prima che giunga l’Estate.”

Triste fu il commiato da Imladris, ché ad Erfea parvero che fossero trascorsi numerosi inverni da quando aveva varcato l’ingresso della dimora di Elrond ed ora era restio ad abbandonarla, sebbene la volontà di recarsi a Numenor non venisse meno.

Note

[1] Pheredil (Mezzelfo, in Quenya) indicava chiunque avesse avuto genitori appartenenti ad entrambe le stirpi figlie di Eru: al termine della Prima Era, i Valar imposero ai mezzelfi un’ardua scelta, che obbligava loro a privilegiare la vita immortale degli elfi oppure il dono che Eru aveva offerto agli uomini, la morte. Elrond scelse di appartenere alla stirpe della madre, mentre suo fratello Elros scelse la mortalità e divenne il primo sovrano di Numenor.

[2] “Marzo” in Sindarin.

[2] Valar e signora della Terra, chiamata sovente Kementari (“apportatrice di frutti” in Quenya)

[3] “Aprile” in Sindarin

[4] Minas Laure era la capitale della contrada dell’Hyarrostar e città natale di Erfea Morluin.

[5] Sulring , (“Vento di ghiaccio” nella lingua Sindarin), fu consegnata ad Erfea dalle mani di Gil-Galad, l’Alto Re dei Noldor in esilio, allorché il Dunedan ebbe compiuto ventuno anni: essa era stata forgiata a Gondolin da Galdor, fabbro del re e custode della porte; come molte lame elfiche della Prima Era, il suo filo riluceva allorché vi erano degli orchi od altri servitori di Morgoth nelle vicinanze.

33 pensieri riguardo “Ritorno a Rivendell: l’incontro con Celebrian

  1. Non sapevo che la madre di Elrond si chiamasse Celebriand e ti chiedo come è morta, visto che non lo so.
    Per quanto riguarda la storia di Elrond e di suo fratello ne ero al corrente e ogni volta che la rileggo penso che Elrond sia furbo e suo fratello un po’ meno!
    Se non sbaglio, Elrond è l’unico elfo in vita ad appartenere a tutte le razze elfiche, l’unico sopravvissuto alla caduta di Beleriand. Ti chiedo conferma anche di questo!
    Per quanto riguarda Erfea, calza a pennello con il contesto

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    1. La domanda nn è riferita a me quindi nn le dirò il destino della moglie di Elrond, le consiglio vivamente la lettura delle appendici del Signore Degli Anelli e lettura del Silmarillion (dalla sua domanda si capisce che nn ha letto le prime).

      Vorrei dire la mia su Elrond dato che ha posto la questione.
      Elrond si è sentito più affine agli Elfi nella sua gioventù così come Elros si è sentito più affine agli Uomini (nel nostro mondo è come un figlio che sceglie tra padre e madre a mio parere, con chi va più d’accordo), quindi nn è stato più furbo, poi Elros scegliendo gli Uomini nn vedrà decadere il mondo, Elrond sì e gli Elfi sono molto legati alle loro creazioni e al mondo che tanto amano e lo vedranno cadere e gli farà male, Elros tutto questo nn lo vedrà, vedrà Numenor nella gloria e se ne andrà in pace (era in cui gli uomini soprattutto Numenor nn era ambiziosa come fu dopo). Gli Elfi ci tengono a rallentare il tempo ed è per questo che cascarono alle lusinghe di Sauron (infatti Gran Burrone e Lorien, nn risentono dell’azione del tempo grazie ai loro Anelli e alle loro abilità), Galadriel stessa dice che il loro grande nemico è l’avanzare del tempo e lo sanno che il mondo finirà e vedranno questa fine e pure i Valar la vedranno, gli Uomini no tranne quelli che nasceranno in quell’epoca e sempre nel discorso di Galadriel nel Signore degli Anelli dice che devono scegliere tra lasciare le loro opere distrutto l’Unico perché i poteri dei loro Anelli dipendono dall’esistenza dell’Unico, oppure sottomettersi a lui se Sauron continua a esistere perché più il tempo passa più egli è forte, e scelgono la prima rinunciando a ciò per cui hanno combattuto e si sono ribellati ai tempi di Feanor e tornare a Valinor perché inizia il regno degli Uomini, invece il loro dominio è finito e tornano sotto la protezione dei Valar, sempre però aspettando la fine del mondo che verrà. E’ una questione di scelta e affinità (tutto Tolkien si basa sulle scelte). Nessuno è stato più furbo.
      Spero di nn essere sembrato saccente e antipatico e di nn averla tediata e chiedo venia a Domenico se mi sono preso questa libertà, spero che anche lui dica la sua.

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      1. Nessun problema, il commento è stato molto gradito ed esaustivo, per questo la ringrazio.
        Per quanto riguarda la lettura delle appendici del Signore degli Anelli le ho lette anni fa e sto rileggendo il libro in questo momento. Ovviamente non ci sono ancora arrivato, mentre il Silmarillon l’ho abbandonato anni fa perché non riuscivo a leggerlo. Mi sono documentato sul web su podcast anglofoni, ma la mia conoscenza rimane parziale e qualsiasi informazione in più è sempre ben accetta.
        Per quanto riguarda l’essere più furbo di Elrond era una battuta, in riferimento alla nostra vita mortale. Il suo discorso in merito all’immortalità degli elfi è verissimo, sono costretti a vedere la fine del mondo, mentre i mortali no.
        Da quello che ho capito, in realtà, tutti gli esseri viventi pensanti, essendo dotati di un’anima, vedranno la fine del mondo

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      2. Sembra di sì; secondo Tolkien, infatti, alla fine del Mondo ci sarà una battaglia finale (stile Apocalisse, per intenderci) alla quale prenderanno parte tutti gli esseri viventi, schierati o dalla parte di Morgoth o da quella dei Valar, che infine otterranno la vittoria.

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      3. Mah…dei nani non si sa molto, a dire il vero. Sembra che essi fossero in grado di reincarnarsi secondo le modalità tipiche delle religioni orientali, tuttavia sul loro destino finale Tolkien non mi sembra si sia mai pronunciato con chiarezza. L’incertezza su tale questione, infatti, nasce dalla tesi che vuole i Nani esclusi dai figli di Eru, che sarebbero invece Elfi (Primogeniti) e Uomini (Secondogeniti); tuttavia, è anche vero che Eru accettò i figli di Aule come fossero suoi, dunque si potrebbe pensare che al termine dei giorni Eru abbia pensato ad un ruolo anche per loro…

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      4. Le sono molto grato per il suo esaustivo commento: effettivamente, se da un lato, essendo noi mortali, non possiamo evitare di guardare alla scelta di Elrond con un misto di invidia e ammirazione, è anche vero, tuttavia, che Tolkien riteneva la condizione degli Elfi, nel lungo periodo, peggiore per certi versi rispetto a quella degli Uomini. Questi ultimi infatti possono liberarsi dal peso degli eventi e del tempo; gli Eldar, al contrario, sono legati fortemente al tempo della Terra di Mezzo.
        Pensa a quanta amarezza si nasconde nelle parole di Elrond quando, nel capitolo dedicato al suo consiglio, ricorda tutte le battaglie combattute contro Sauron e conclude che alla fine si sono trattate sempre di vittorie incomplete. Per gli Uomini il discorso è diverso: essi vivono nel loro tempo e, forse anche per questa ragione, sono portati a viverlo più intensamente: naturalmente questo può nascondere delle insidie – vale a dire l’incapacità di guardare oltre l’arco temporale della propria vita nel compiere determinate scelte – però può rivelarsi anche un vantaggio nel godere pienamente di quello che viene loro attribuito, senza sentire il «peso del mondo» sulle loro spalle.

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      5. Si può dire che i più furbi sono i Mezzelfi, possono vivere molto a lungo (immortali) e se si stufano possono scegliere la mortalità dell’uomo

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      6. Concordo, come spiegavo in un precedente commento basti pensare alla scelta che Arwen compì dopo ben 2700 anni…

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    2. Ti ringrazio per il tuo commento! In realtà non si tratta della madre di Elrond, bensì della moglie; purtroppo la sua vita fu funestata da un tragico evento, quando, nel corso della Terza Era, un gruppo di orchi la rapì mentre attraversava le Montagne Nebbiose e le fece violenza. Fu solo grazie all’intervento dei figli Elladan ed Elrohir che Celebrian fu tratta in salvo, ma dopo quella terribile esperienza, comprensibilmente non volle saperne più della Terra di Mezzo e per questa ragione salpò verso Valinor.

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      1. Credo che non l’abbia seguita perché si sentiva ancora legato alla Terra di Mezzo e alla sua missione di tentare di fermare l’ascesa di Sauron. Ricordiamo, inoltre, che Elrond era uno dei custodi degli Anelli Elfici e, per questa ragione, possiamo supporre che più di altri sentisse fortemente il suo ruolo di avversario dell’Oscuro Signore. Un’altra ragione potrebbe essere di carattere privato: Elrond e Celebrian avevano generato tre figli (Elladan, Elrohir ed Arwen) che avrebbero dovuto scegliere, come tutti i Mezzelfi, se diventare Umani o Elfi: evidentemente, però, al momento della dipartita di Celebrian dalla Terra di Mezzo, i suoi figli non si sentivano ancora pronti per scegliere ed Elrond non volle abbandonarli, almeno finché non avessero preso una decisione in tal senso.

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      2. Figurati, è un piacere! Ecco, se forse c’è una cosa che si può invidiare ai Mezzelfi è proprio questa: la loro scelta tra immortalità e mortalità poteva essere compiuta in qualunque momento, però non poteva essere modificata in alcun modo. Pensa che Arwen aveva oltre 2700 anni quando scelse di stare con Aragorn…

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  2. questa storia è ambientata prima o dopo l’esilio di Erfea? Prima o dopo che lui smaschera il Nazgul a Numenor? in futuro sarebbe necessario una cronologia di tutto. Oppure mi dica tra quali racconti è situata.

    Anche per me è stato bello vedere la moglie di Elrond (disegno fatto da lei o dall’amico artista o trovato su Google?), molto bella e me ne dispiaccio del suo destino anche se è stata fortunata rispetto a tante altre catturate dagli Orchi, e ci credo perché i figli odino gli orchi a quei livelli, avrei fatto lo stesso.

    Quindi rivedrà Elwen: bisogna vedere se considera l’apparizione durante lo scontro col Re Stregone oppure la vedrà ancora come persona. NN mi risponda a questa se ha racconti per il futuro sulla storia Erfea e

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    1. Ha ragione, credo proprio che in questi giorni inserirò la cronologia della biografia di Erfea…fino a questo punto ho esitato a farlo perché inevitabilmente la sua pubblicazione svelerà altri dettagli ancora ignoti sulla sua vita…però credo che a questo punto sia necessaria. Ad ogni modo, questo racconto si situa dopo l’esilio da Numenor: tra le righe, infatti, si coglie che Erfea è preoccupato di far ritorno alla sua isola natia perché teme la condanna a morte che è stata ordinata da Ar-Pharazon…ma non può fare a meno di ritornare a Numenor, un’ultima volta. Per quanto riguarda il suo ultimo dubbio, posso risponderle perché Erfea, in realtà, rivedrà Elwen solo un’ultima volta durante lo scontro col Re Stregone.
      Quanto all’immagine di Celebrian l’ho trovata su internet: sono contento che anche lei abbia apprezzato questo personaggio, io l’ho sempre trovato affascinante perché credo fosse un’elfa molto dolce e posata, il carattere ideale per essere la Signora di Imladris.

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      1. Se le posso dare un consiglio, la cronologia della storia fin qui la faccia quando ha trattati tutti gli eventi in mezzo che mancano oppure di quelli che ormai nn hanno più niente nel mezzo. Tanto il Silmarillion è pieno di spoiler futuri del tipo la morte di Gothmog detta molte pagine prima del suo evento. A me gli spoiler nn danno fastidio, leggo lo stesso, ma so che ci sono altri che danno fastidio, faccia come crede, quando avrò dubbi sull’evento glielo chiederò, poi un giorno mi piacerebbe leggere tutto in ordine.

        Grazie della risposta ed è un vero peccato che nn abbiamo info sufficienti sulla Dagor Dagorath e su come tutti parteciperanno, sappiamo solo che comincerà con Morgoth che evade dalle porte della Notte, ci saranno tante legnate e Morgoth perirà per mano di Turin in uno scontro a cui parteciperanno pure Tulkas e Finwe.

        Quando ho scritto i nani no, mi riferivo a chi ci arriva a vederla nn a chi vi parteciperà e solo gli elfi e i Valar vedranno il decadimento che porterà a essa, e dopo il destino di Elfi Nani e Ainur è ignoto sappiamo solo della seconda musica a cui partecipano gli Uomini.

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      2. Credo che alla fine seguirò i suoi suggerimenti: salvo qualche piccolo spoiler credo che ormai sia pubblicabile, e potrebbe inoltre essere utile per chi si appresta a leggere i racconti dal principio.
        Sui nani non sappiamo se parteciperanno alla Dagor Dagorath: io però penso di sì perché anche loro in fondo sono stati nemici di Morgoth

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      3. Anch’io credo di sì, come ho detto era riferito al prima nn al durante Dagor Dagorath.

        Ha visto? la serie del Signore degli Anelli sembra sia ambientata nella Seconda Era, vedremo Numenor.

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      4. Con grande curiosità e interesse. Potrebbe uscirne qualcosa di molto diverso da quello che la gente comunemente ritiene sia il mondo fantastico di Tolkien…e ciò potrebbe essere anche un bene, in fondo.

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    1. Concordo, Celebrian è molto affascinante, così come è triste il suo commiato da Elrond a causa del tedio del mondo procuratole dalla violenza subita dagli Orchi delle Montagne Nebbiose. Imladris non comparirà più, tuttavia Celebrian sì: la ritroverai all’inizio del racconto del Marinaio e dell’Infame Giuramento e…beh, per l’altra sua comparsa dovrai ancora attendere un po’;)

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