Ritorno a Numenor

Continuo in questo articolo la narrazione delle avventure che Erfea visse nella Terra di Mezzo durante la sua giovinezza, fino al suo ritorno a Numenor per essere insignito del titolo di cavaliere.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Lesti trascorsero i mesi, e gli anni, né alcuna notizia giungeva da occidente; pure, sebbene nel suo cuore Erfëa fosse lieto e nulla gli fosse venuto meno, egli avvertì crescere nel suo animo una profonda nostalgia della sua gente e della sua dimora. Esitava, tuttavia, ad abbandonare il regno del Lindon, ché egli era convinto di non aver mostrato ai suoi ospiti sufficiente gratitudine per quanto aveva ricevuto ed avrebbe voluto compiere per il suo anfitrione gesta valorose.
Yavië[1] era giunto e ancora nessun’occasione per mostrare il suo valore gli si presentava, allorché Gil-Gilad gli parlò: “Giovane figlio di Gilnar, il tuo animo è insoddisfatto, perché inebriato dai racconti che ha udito in queste sale. Ambisci ottenere la gloria imperitura che i bardi riservano a quanti compiuto grandi gesta; pure, non aver fretta di voler dimostrare il tuo valore, ché questi sono ancora giorni di pace e se essi verranno meno, il tuo spirito sarà lesto a dolersi”.
“Mio signore, poiché tu mi hai esposto il tuo pensiero, lascia che io possa essere sincero con te: ho appreso quanto desideravo conoscere ed ho duellato con maestri d’arme quali non ci sono nella mia patria; pure, sebbene io ti sia profondamente grato per quanto hai permesso che io imparassi, il mio animo è invero insoddisfatto, ché esso brama la gloria dei miei avi”.
Un’ombra apparve allora sul volto di Gil-Galad ed egli sospirò a lungo; infine, avvedendosi che l’erede di Gilnar era impaziente di misurare la sua abilità, così gli parlò, tentando di dissuaderlo:
“Erfëa, se anche tu potessi affrontare in singolar tenzone Sauron, l’Oscuro Sire di Mordor in persona, credi che il tuo animo recupererebbe quella pace che invano cerchi? Non è in tal modo che si ottiene la vera gloria, ché essa risiede nella nostra capacità di servire la potenza di Ilúvatar. In tempi di pace, Uomini ed Elfi dovrebbero godere della vita così come era prefigurata prima che Melkor intonasse un canto nuovo e diverso, orribile ad udirsi”.
L’ira avvampò nel cuore del Númenóreano ed egli a stento la dominò: “Mio sire, se Morgoth ha reso irrequieti i cuori degli Uomini, non è ignorando le sue azioni che potremo conoscere pace e letizia! Concedimi, dunque, di stanare le sue creature che ancora dimorano nel vasto mondo, affinché io sia degno delle potenze di Arda”.
Secca fu la replica di Gil-Galad: “Non ho alcun potere su di te, Erfëa, figlio di Gilnar, e se ti ho aperto il cuore è per evitare che tu cadessi vittima delle tue stesse debolezze. Va’ pure, se lo desideri, non sarò io a contrastarti: possano i tuoi passi non tradirti”.
Erfëa si inchinò dinanzi al sovrano, e lasciò la sua dimora, sebbene il suo cuore fosse dubbioso ed egli temesse le parole che il Sovrano dei Noldor aveva pronunciato; pure, non avrebbe rinunciato a portare a termine la sua missione, per paura che la sua codardia risultasse maggiore della sua vergogna. [continuare la lettura del racconto con l’articolo Il Messere di Endore]
[…] Erfëa non rispose e, voltatosi, si incamminò ove ricordava di aver subito l’assalto del servo di Morgoth; trovata l’immonda bestia, si appropriò della sua nera pelle. Dopo alcuni giorni di cammino giunse finalmente alla dimora di Gil-Galad. Lieti furono i Priminati allorché lo scorsero; timoroso in volto, il principe di Númenor si inchinò dinanzi al sovrano degli Eldar e gli donò quanto la sua caccia aveva procurato. Sorrise, allora, Gil-Galad, ché il cuore del suo ospite aveva allontanato l’ombra che ne incupiva l’animo, mostrandosi pentito.
A lungo il figlio di Gilnar parlò dinanzi al suo sovrano di quanto i suoi occhi avevano scorto nelle remote selve che si estendevano nelle contrade al di là delle montagne. Nel suo sguardo vi erano ancora meraviglia e stupore, ché mai avrebbe obliato l’anziano e gaio Messere della foresta e la sua graziosa dama del fiume. Al termine del racconto, Gil-Galad si levò dal suo scranno ed estratta una pesante chiave dalla sua veste, si diresse verso un antico forziere che giaceva in fondo alla sala: apertolo, ne estrasse una lama quale gli uomini di Númenor più non ricordavano, essendo le loro menti molto più rapide ad obliare di quanto non lo siano quelle dei Primogeniti. Stupito, Erfëa la osservò con fanciullesca curiosità: non gli sembrava possibile che una simile lama fosse stata forgiata, finanche dai fabbri dei Noldor, i quali avevano appreso l’arte da Fëanor il Grande, l’artefice dei Silmaril[2] e delle Palantíri.
Un’elegante elsa stringeva nel suo forte pugno l’Alto Sovrano dei Noldor ed essa era arricchita da delicati intarsi in ithildin[3], i quali rappresentavano le sette porte che un tempo custodivano Gondolin la Segreta dalla malizia dell’Oscuro Nemico. Il forte pomo in acciaio era attraversato da sottili fili di mithril: pareva risplendere di luce propria allorché un raggio di sole o di luna si posava sulla sua chiara superficie. Quale arte fosse stata in grado di concepire una simile meraviglia, Erfëa non avrebbe saputo dire: perfino le orgogliose lame dei suoi padri gli parevano poca cosa, se paragonata all’arma che Gil-Galad impugnava.
La guardia, solitamente realizzata in bronzo, era invece fabbricata in acciaio cavo, risultando leggera nell’impugnarla. La lama, la cui luminosità, perfino in una giornata soleggiata, era tale da abbagliare coloro che l’avessero mirata troppo a lungo, si estendeva per cinquanta pollici: sulla sua lucida superficie, rune di grande potere rilucevano splendenti.
Sorrise il Sovrano dei Noldor: “Sappi, Dúnadan, che questa lama fu forgiata da Curufin, figlio di Fëanor, celebre fabbro, agli albori della Prima Era, quando il mondo era giovane e gli Edain ancora dormivano. Donata al sovrano di Gondolin[3] Turgon la spada servì i Signori della sua casata, finché non essi non perirono durante la sua caduta. Idril, figlia del re, la trasse in salvo dal disastro e la condusse con sé allorché fuggì da Gondolin; attraverso gli anni giunse agli eredi di Eärendil e giacque a lungo nei forzieri di Imladris la Nascosta, che un giorno, forse, visiterai tu stesso. Elrond mi ha chiesto di consegnarla nelle tue mani, come dono degli Elfi a colui che si accinge a divenire cavaliere di Númenor. Io la rimetto al fianco di Erfëa, figlio di Gilnar e principe di Númenor, con profonda commozione: possa essere per te un valido sostegno, come il nodoso bastone lo è per il viandante”.
Grande fu la gioia che si dipinse allora sul volto di Erfëa, ché non credeva possibile che un simile dono fosse destinato ad un mortale: “Mio grazioso signore, se l’artefice della lama stessa reclamasse quanto la sua arte ha forgiato, pure mi mostrerei riluttante nel concedergliela, ché essa sembra non già la creazione di uno dei Figli di Ilúvatar, quanto quella del Signore dei Fabbri, Aulë il Vala. Per tale motivo, il mio braccio è troppo debole per impugnare una simile lama; pure, se tale è la volontà del Sovrano degli Eldar, io la accetterò, ché possa essere mia fedele compagna negli anni a venire”. Con prudenza, il Dúnadan accettò la spada eppure, nelle sue esitanti mani, essa parve prendere vita. Erfëa non avvertì più alcun timore, e gli sembrò che la lama fosse fiera del suo padrone. Raggiante in volto, il principe di Númenor la lanciò in aria e ripresala al volo, lesse ad alta voce le rune che vi erano impresse, chiamandola con il nome che l’artefice aveva scelto per lei:
“Sulring di Gondolin, avversaria dell’Oscuro Nemico del Mondo e dei suoi immondi servi”. Inspirò profondamente: “Possa la sua lama incutere terrore agli eserciti di Sauron, il crudele signore di Mordor”.
Congedatosi dal sovrano dei Noldor e da quanti erano nella sua corte, Erfëa si accinse a fare ritorno alla terra natia: erano ormai trascorsi sedici anni dalla sua dipartita e molto era cresciuta nel suo cuore la nostalgia per coloro che aveva abbandonato allorché, ancora giovinetto, si era imbarcato alla volta della Terra di Mezzo. Nel viaggio di ritorno lo seguì Arthol: grande amicizia era stata stretta fra i due principi ed essi, sovente, aprivano l’un l’altro i reconditi segreti che i loro cuori custodivano.
Al termine di una lunga traversata, il marinaio di vedetta sulla coffa, annunciò essere prossime le spiagge di Rómenna, il porto orientale di Númenor. Alte grida di giubilo si levarono dall’equipaggio: lesti, i marinai si accinsero ad ammainare le vele, ché il vento era caduto ed essi avrebbero dovuto proseguire a remi, né questo parve lavoro troppo grave a chi era imbarcato; la vicinanza della propria dimora, infatti, aveva accresciuto in tutti la forza e le notti insonni parevano un ricordo del passato.
Spronata da una simile forza, la nave giunse dunque al porto di Elenna, ove fu accolta da una folle festante. Da alcuni giorni, infatti, si era sparsa la voce che avrebbero fatto ritorno alla terra natia i giovani principi. Ritto sulla fiancata della nave, Erfëa scorse Gilnar e Nimrilien attenderlo e il suo cuore fu colmo di gioia; sbarcato sul pontile, il giovane principe dell’Hyarrostar fu accolto dal suo popolo ed essi lo mirarono stupiti, ché Erfëa era divenuto invero un uomo quale pochi fra loro erano, ed alto e bello a vedersi era il suo sembiante. Parve a molti, abbigliato come era nelle vesti che gli Eldar della Terra di Mezzo gli avevano donato, che Erfëa fosse divenuto simile ai Primogeniti.
Lungo il tragitto che lo condusse a Minas Laurë, sua città natale, molte domande gli posero i suoi genitori, pregandolo di soddisfare la loro curiosità; eppure, ora che il figlio di Gilnar aveva mirato i volti cari, nel suo cuore era delusione ed essa trapelò nel suo volto. Questa non sfuggì, tuttavia, a Nimrilien ed ella così gli parlò:
“Nobile figlio, devi essere davvero molto stanco, dal momento che la tua lingua è muta e non presti attenzione alle domande che ti sono poste. Il tuo spirito è affranto ed il tuo sguardo spento”.
Silente e scuro in volto, così Erfëa le rispose: “Veneranda madre, ogni tua parola corrisponde a verità; io però non intendo rivelare quale sia l’origine del mio male, per paura che il mio dolore possa sembrarmi maggiore, se fosse rivelato qui innanzi a voi”.
Scuro in volto divenne allora Gilnar: egli non gli pose più alcuna domanda, né alcun suono si levò dalla sua bocca, ché oscure gli parevano le parole del figlio ed egli non ne comprendeva il significato.
Nei giorni successivi, crebbe l’inquietudine nel cuore di Erfëa ed egli prese a vagabondare da solo, sicché a molti parve che non avrebbe potuto scegliere nome migliore. Si recava sovente nei giardini di Armenelos, ove, qualunque fosse l’intento che lo conducesse in tale luogo, pure non sembrava appagato. L’umore di Erfëa mutò solo quando si sparse la voce che Numendil avrebbe invitato tutti i pari del Regno nella sua dimora: egli manifestò allora grande impazienza, sebbene nessuno riuscisse a comprenderne il motivo».

Note

[1] L’Autunno.

[2] Le “pietre veggenti” affidate, secondo la tradizione, dagli Eldar ai Númenóreani; si veda anche “Il Racconto del Marinaio e delle Palantíri”.

[3] Una lega metallica composta da alluminio e mithril, riflettente i raggi della Luna.

[4] Gondolin, dimora del re elfico Turgon, fu costruita nei recessi di una remota valle occultata dai monti del Dorthonion, nel Beleriand settentrionale. Per secoli la sua ubicazione fu nota solo a pochi tra gli Eldar: tuttavia, al termine della Prima Era, Maeglin, il traditore, desideroso di vendicarsi di Idril, principessa di tale città e da lui a lungo amata invano, rivelò tale segreto all’orecchio di Morgoth che ordinò alle sue armate di raderla al suolo.

14 pensieri riguardo “Ritorno a Numenor

  1. Uno dei pezzi che mi é piaciuto di più. Ci sono molti elementi che adoro, da Numenor a Gil-Galad, a Sauron, a Gondolin.
    Inoltre sono evidenti i sentimenti di Erfea, sono proprio palpabili. Bravo!
    Mi piacciono molto anche gli articoli di approfondimento che scrivi sulla Terra di Mezzo.
    Il consiglio che ti do, se ovviamente ti interessa farlo, é quello di raccontare in modo semplice a chi non ha mai letto molto delle opere di Tolkien le opere stesse.
    Parlo di una serie di Podcast scritti, dove descrivi il mondo di Tolkien dalla A alla Z.
    Cerca il canale YouTube di Arachir Galudirithon, la playlist Lore of Middle-earth per capire cosa intendo.
    É seguitissima e non ha nemmeno il 10% della tua conoscenza ed é già molto bravo.
    Secondo me sarebbe magnifico!

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    1. Ti ringrazio per i tuoi complimenti, mi fanno davvero piacere! Sono contento soprattutto di essere riuscito a rendere palesi i sentimenti di Erfea, perché la caratterizzazione psicologica dei personaggi è per me fondamentale.
      L’idea che mi proponi è molto suggestiva e mi piacerebbe poterla tramutare in realtà…vedremo se riuscirò a organizzarmi di conseguenza;)

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      1. Figurati, sei il degno erede italiano di Tolkien e te lo dice uno che detesta chi cerca di emulare i grandi autori. Tu hai arricchito il suo universo completando in modo assai poco banale la parte su Numenor. Sei riuscito a collegare tantissimi elementi senza farli cozzare, mantendo una coerenza invidiabile.
        Proprio per questi motivi ti consiglio articoli divulgativi che aumentino la visibilità del tuo blog perché te lo meriti.
        Io che sono un appassionato dei retroscena trovo poco e niente in italiano su internet.
        Non dico che avresti il monopolio se facessi un percorso di questo tipo, ma quasi.
        Lo farei io, ma non ne sono degno 😄

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      2. Beh questo è un commento che ricorderò sempre con molto piacere, ti ringrazio di cuore per le tue belle parole 😃 non so se sono l’erede italiano di Tolkien, posso solo dire di avere amato così tanto la sua opera da averla in qualche modo interiorizzata e fatta mia. Spero di avere tempo per scrivere più articoli sulla Terra di Mezzo e che ci possano essere altri lettori in grado di seguire con interesse il mio blog😉

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  2. ho atteso da molto la consegna della spada e nn mi ha deluso per niente.

    la prima parte mi ha ricordato un po’ l’incontro tra Finrod e Andreth solo che qui io vedo un elfo che dice di godersi la vita e un uomo che vuole la gloria, quindi la percezione diversa della vita. Sbaglio?

    Quindi fu il futuro incontro con Tom Bombadil a permettere ad Erfea di maturare?

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    1. La ringrazio, sono felice di non aver deluso le sue aspettative. Il dialogo tra Gil-Galad ed Erfea si basa proprio su questa contrapposizione: da un lato la vanagloria degli Uomini, che da sempre desiderano essere ricordati per non svanire nel ricordo di chi sopravvive, e dall’altro la saggezza di un grande sovrano elfico, che ha compreso come il grado di soddisfazione della propria vita si raggiunga soprattutto grazie ai gesti quotidiani. In conclusione credo che il periodo trascorso da Erfea nella Terra di Mezzo durante la sua adolescenza sia stato fondamentale per permettergli di maturare: in particolare l’incontro con Tom Bombadil gli fece capire che inseguire la gloria a tutti i costi può alla fine rivelarsi fatale…

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      1. Turinfece ben capire come l’inseguimento della gloria sia fatale e pure Feanor e in generale tutti gli elfi all’epoca dell’abbandono di Valinor. Qui Gil Galad sembra riscattarli tutti gli elfi che lasciarono Valinor, probabilmente era bambino all’epoca e ha visto tutti i loro errori in prima persona.

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      2. Sì, credo che Gil Galad all’epoca della migrazione di Valinor fosse davvero piccolo di età e questo gli ha permesso di crescere osservando tutti gli errori della sua stirpe.

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  3. Ho letto il primo incontro con Gil-Galad e anche quest’altro racconto. Quello con Tom Bombadil e Baccador l’avevo già letto tempo fa e mi era piaciuto. Ora penso che tornerò su Miriel, perché le ultime righe mi hanno fatto pensare a lei ^^
    Bella la consegna della spada, ma soprattutto il discorso di Gil-Galad, in particolare quando dice che la vera gloria si ottiene servendo Iluvatar. Penso che Tolkien sarebbe stato d’accordo con questo 🙂 Naturalmente Erfea non può avere questa prospettiva, visto che è ancora molto giovane…

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    1. Ti ringrazio per il tuo commento, mi ha fatto davvero piacere! Come hai giustamente sottolineato, Erfea è troppo giovane per comprendere la complessità del mondo…per sua fortuna ha avuto degli ottimi insegnanti, come Gil-Galad ed Elrond, che l’hanno aiutato a maturare…Su Miriel potrai leggere diverse cose interessanti;)

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