Storia di Miriel – L’inganno

Come ho scritto nel mio ultimo articolo (I giardini di Armenelos – bozzetto), fino a questo momento ho trascurato di raccontare un episodio cruciale della storia di Miriel, che si interseca strettamente con quella di Erfea: il loro primo incontro. Posso qui anticiparvi che potrà sembrarvi quantomeno un po’ insolito…e in effetti lo è, così come sembra esserlo il titolo di questo articolo. Non voglio rivelarvi di più – a ben pensarci, ho già fatto un grosso spoiler (chi leggerà, capirà)! – e non intendo, in questo cappello introduttivo, dare alcun giudizio in merito alla scelta di questo titolo «anomalo»: sarò tuttavia ben felice di rispondere alle vostre domande e commentare insieme questa parte del racconto de «Il Marinaio e il Messere di Endore». Ricordo ai lettori e alle lettrici che in questa fase della sua vita (cioè a 20 anni) Erfea adottava ancora il nome paterno «Earél», mentre Miriel aveva allora 15 anni e…beh, ho già scritto troppo, non mi resta che augurarvi buona lettura!

«Molto tempo trascorreva Eärél negli archivi di Armenelos, allontanandosene solo quando percorreva i vasti parchi che si estendevano tra il mare ed il Meneltarma[1]: ivi, allorché aveva vent’anni, gli si fece incontro una giovane fanciulla sconosciuta. Una coroncina in perle ornava il suo candido volto ed essa era intrecciata con i biondi capelli che le scendevano lungo la schiena; una cintura d’argento le stringeva una lunga veste azzurra e sulle minute spalle era posato un manto dello stesso colore.
A lungo Eärél la mirò, incapace di pronunziare parola; infine, resosi conto di non essersi ancora inchinato dinanzi ad una simile dama, egli si prostrò e le chiese chi fosse.
Argentina squillò la voce della fanciulla ed ella rise graziosamente: “Il mio nome è Eärien, giovane signore; non meravigliatevi di non avermi mai scorto prima in tale contrada, ché non sono solito percorrerla, essendo la mia dimora situata nella regione dell’Andustar, dalla quale mi allontano raramente”.
“Forse che i vostri avi discendono dalla schiatta di Finwë? – sorrise Eärél, eseguendo un breve inchino – Perdonate le mie parole: non sono molte le dame di queste contrade che possono vantare una tale capigliatura!” Sicuro appariva il volto del principe, eppure, mentre pronunciava codeste parole, il suo cuore tremò: poco avvezzo a discorrere con le dame di corte, non aveva mai visto una simile dama di tale grazia e bellezza adorna.
Rise Eärien e nei suoi occhi potevano leggersi sorpresa e piacere: “Giovane signore, non sono l’erede di Fëanor, né i miei avi vantano simile ascendenza; essi sono, infatti, umili pescatori della costa prigionieri dei capricci della sorte, ché non sempre il mare si mostra generoso nei loro confronti”.
Rispose allora Eärél: “Sappi che il mio cuore non è rivolto al mare: un oscuro presentimento legato ad esso turba infatti i miei pensieri. Eppure, fanciulla dell’Andustar, volentieri ti seguirò alla tua dimora, se tale sarà il tuo desiderio”.
Lesta, allora, Eärien si inchinò dinanzi all’erede degli Hyarrostar e adoperò tali parole: “Non è saggio, giovane signore, che un principe calpesti lo spoglio pavimento della dimora di un umile pescatore. Le nobili dame riderebbero di lui ed egli proverebbe giusta vergogna”.
“Mia signora, non desidero arrecarvi danno in nessun modo: nessun timore, tuttavia, potrebbe impedirmi di visitare la vostra dimora, ché fosse essa oscura e minuta, pure la luce dei vostri occhi la renderebbe più nobile delle dimore di molti principi di Númenor”.
Parve, per un istante, che il volto di Eärien si rabbuiasse, come se una rapida nube ne avesse coperto la calda luce che emanava; pure, in breve il suo viso si ricompose, assumendo nuovamente un’espressione divertita: “Siete stato scortese mio signore! Non vi siete ancora presentato, eppure conosco già il vostro nome: non siete forse Eärél, principe dell’Hyarrostar?”
Stupefatto e confuso, l’erede di Gilnar non seppe replicare a tale osservazione, e il suo sguardo espresse tale stato d’animo; lesta, tuttavia, la dama gli si inchinò cortesemente e domandò perdono: “Mio signore, vi domando scusa se ho turbato i vostri pensieri; perdonate le mie parole. Mio padre conobbe il vostro quando servì sotto le armi: il principe Gilnar era il suo comandante ed egli lo reputava un uomo giusto, privo dell’arroganza mostrata dagli altri ammiragli. Ho veduto in voi, quest’oggi, la stessa nobiltà d’animo di vostro padre”. Lesta, dopo aver pronunciato questo discorso, fece per andare via, ma Eärél le rivolse parole intrise di cortesia e saggezza, sicché ella rimase e percorse con lui gli ampi viali che attraversavano il parco della reggia.

Non vi era alcun sentore della presenza di altri Uomini, eppure Eärél avvertì o credette di avvertire l’eco di un pesante passo; sulle prime, insospettito da tale suono, si fermò esitante, infine, non vi prestò più attenzione, ché la sua mente ed il suo cuore erano altrove. Al termine della giornata Eärél si separò dalla giovane dama ed ella gli porse l’affusolata mano: presala e baciatala dolcemente, i due giovani si congedarono in silenzio.
Trascorsa una settimana, ecco che i due si incontrarono nuovamente nel medesimo luogo ove si erano conosciuti e la mattina trascorse lieta; al termine di essa, poiché Eärél aveva necessità di far ritorno alle aule dei precettori, così si congedò dalla fanciulla del mare: “Mia signora, la scorsa volta ho confidato nella buona sorte per rivedervi; poiché non potrò godere dello stessa fortuna per due volte di seguito, vi do appuntamento per l’indomani, all’ora del pomeriggio che più vi aggraderà”.
Eärien si inchinò e non pronunziò alcuna parola; pure, ella si presentò all’incontro con il giovane principe il giorno dopo e quelli successivi. Insieme, i due giovani percorrevano i viali dei parchi di Armenelos, chiacchierando amabilmente: nessun altro era presente a tali incontri, né Eärél sembrava farvi caso, intento com’era ad ascoltare solo la bassa voce della fanciulla. A volte capitava che Eärél condividesse con la fanciulla il suo pranzo ed ella lo accettava con gioia, trovando il suo gesto spontaneo e gioioso al tempo stesso. Una mattina, tuttavia, la il comportamento di Eärien parve mutare: non prese alcun discorso, limitandosi a rispondere brevemente alle domande che le porgeva il suo compagno. Eärél, infine, reso inquieto da tale comportamento, così la interrogò:
“Mia dolce amica, cosa ti ha turbato? Il mese di Lótessë[2] è prossimo e con quello le grandi feste della Primavera; perché dunque siete pallida e infelice?”
A lungo Eärien ristette in silenzio, infine pronunciò parole amare: “Prossimo è il momento in cui i nostri percorsi si divideranno. Tra breve rientrerò alla mia terra natia, ove aiuterò mio padre e mia madre nelle loro attività quotidiane. In questa stagione, infatti, il mare è ben disposto verso i naviganti ed essi lo solcano volentieri”.
Eärél l’ascoltò attentamente, infine parlò a sua volta: “Eärien, se le tue attività ti renderanno distante da Armenelos, sappi che ti raggiungerò, se avrai il piacere di rivedermi. Hai riempito di gioia il mio animo in questi giorni di primavera, rendendo meno solitari i miei pensieri”.
Eärien proruppe in una risata, un suono amaro ad udirsi: “Mio principe, credete forse che i vostri nobili genitori approverebbero il vostro comportamento? Voi siete giovane ed i vostri sentimenti ignari delle leggi del mondo: non potrei tollerare che il vostro onore possa venir meno. I principi degli orgogliosi Númenóreani non sono avvezzi a simili incontri, sicché sarebbe opportuno che voi conservaste solo il ricordo della mia compagnia”.
A nulla valsero le parole che il giovane Dúnadan adoperò per convincerla a recedere dal suo proposito, ché egli non avrebbe rinunciato alla sua compagnia, né avrebbe permesso che si allontanasse da Armenelos. Nessuna preghiera, tuttavia, né alcuna parola furono sufficienti dal farla desistere dal suo intento e la giovane si allontanò. Eärél ignorava per quali motivi aveva rifiutato di accoglierlo nella sua dimora; pure, era destinato ad incontrarla nuovamente, sebbene sarebbero trascorsi molti anni e numerose vicende avrebbe vissuto fino a quel momento».

Note

[1] Monte di Númenor, sulla quale sommità era stato eretto un tempio dedicato ad Eru Ilúvatar.

[2] Maggio.

15 pensieri riguardo “Storia di Miriel – L’inganno

    1. Da quella storia ho ripreso il motivo dell’incontro in cui l’uomo (in questo caso Erfea) ritiene che la donna (cioè Miriel) sia una persona diversa da quella che è realmente. Mi sono però divertito a giocare su questo «equivoco» rendendolo reale: Miriel, infatti, mente sulla propria identità (da qui la scelta del titolo), affermando di essere la figlia di un pescatore, anziché la principessa di Numenor.

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      1. Verissimo, tuttavia possiamo fare una riflessione più approfondita: non è una «normale» quindicenne, bensì la figlia del re di Numenor…la quale mente, tra l’altro, a un rampollo di una delle cinque famiglie più potenti dell’isola. È evidente, dunque, che Miriel abbia una motivazione precisa per comportarsi in questo modo…che però finirà con il pagare (almeno in parte), facendo perdere la fiducia che Erfea nutriva nei suoi confronti…Se poi l’idea di mentire sia stata sua o no…questo costituisce un altro capitolo della sua storia…

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    1. Mi fa piacere leggerti, ben ritrovata:) Hai colto molto bene nel segno: non possiamo certamente trascurare il fatto che sia una giovane ragazza, ma il suo ruolo, purtroppo per lei, le impone di essere più matura della sua età. Certo, possiamo anche chiederci se questo inganno l’abbia maturato spontaneamente o sia stata indotta ad agire in questo modo da altri, ma su questo, al momento, non possiamo avere certezza…

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