Storia di Miriel – Una festa a lungo attesa…

Quando scrissi «Il Racconto del Marinaio e della Principessa» non avevo ancora immaginato quale ruolo avrebbe assunto il personaggio di Miriel all’interno del «Ciclo del Marinaio»: il ruolo della protagonista femminile, infatti, fino a quel momento era ricoperto dalla mezzelfa Elwen, come ho raccontato nell’articolo che illustra la genesi dei miei racconti: In principio era…Othello, ovvero come nacque il Ciclo del Marinaio.
Per questa ragione, mi concentrai essenzialmente su alcuni aspetti della sua relazione con Erfea, in particolare su quello che – fino a quel momento – doveva essere il loro primo incontro «narrato»; per essere più precisi, cioè, si dava per scontato che Erfea e Miriel si fossero già frequentati in passato, ma senza entrare nel merito. Successivamente riorganizzai «Il Ciclo del Marinaio», facendo della principessa di Numenor il principale protagonista femminile e approfondendo perciò il suo carattere e, naturalmente, la sua interazione con gli altri personaggi del volume, a partire proprio da Erfea.
Ciononostante, il brano che mi appresto a presentarvi non ha perso nulla della sua capacità evocativa: al suo interno, come potrete leggere, i protagonisti si confronteranno sul concetto di Bellezza, dopo essere rimasti ammaliati dal fascino di quella che – mi piace ricordarlo – era considerata la più bella donna della sua epoca.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Da lungo tempo nel palazzo reale di Armenolos non veniva organizzato un simile banchetto; già fervevano i preparativi e alti risuonavano gli splendidi suoni dei corni e dei violini, delle viole e degli archetti. Un’immensa processione di luce venne posta ad entrambi i lati della strada, simile ad un immenso serpente di fuoco, che dal mare saliva in alto, verso il Menalterma.
Carrozze di ospiti illustri giungevano da tutto il paese per rendere omaggio alla principessa, ansiosi di apprendere quali sarebbero state le parole che il sovrano avrebbe pronunciato, ché nonostante il clima allegro e festoso, ben pochi riuscivano ad assaporare fino in fondo il sapore di una gioia improvvisa quanto violenta, circondata come era da nubi cariche di sventura e paura.
Finalmente tutto fu pronto e la festa ebbe inizio: per primi entrarono i principi di Numenor, coloro che sedevano al Consiglio dello Scettro. Il primo a far il suo ingresso fu Numendil, della casa di Andunie[1], seguito dal figlio Amandil, e dal nipote, che, ancora giovane, avrebbe in seguito assunto una notevole fama: Elendil era il suo nome, e la gente stupefatta lo osservava, perché in lui splendeva immensa la luce di Aman e il suo viso non erano ancora toccato dal crepuscolo, ma fiero brillava alla luce della sala. Stupito, ma lieto, il giovane principe, replicava con gesti cortesi al pubblico, che lo scrutava con timore, rapito dalla sua maestà sublime. Erano, gli eredi di Amandil, i parenti più prossimi del sovrano e grande era l’influenza che esercitavano all’interno del Consiglio; onorati dai Fedeli, mai essi avevano mancato alla parola data e infiniti atti di valore i loro animi avevano compiuto, spinti dalla necessità di quei giorni oscuri.

Dopo aver atteso alcuni istanti, ecco che fecero seguito Gilnar, sua moglie Nimrilien ed Erfea della casata degli Hyarrostar: alla loro vista, molti dei presenti inchinarono il capo, ché erano del gruppo di coloro che onoravano gli dei, e ben conoscevano il valore del figlio di Gilnar, e ne ammiravano l’orgoglio e la fermezza del carattere. Non tutti, però mostrarono un simile atteggiamento, e anzi alcuni tra i più arroganti esponenti dei Numenoreani neri mostrarono odio e disprezzo per coloro che consideravano ospiti fastidiosi, quanto mai sgraditi alla loro vista, sebbene non osassero manifestare apertamente il loro dissenso con parole o atti crudeli, ché ancora non erano giunti i loro signori e i loro sottoposti avevano ricevuto disposizioni ben precise a tal proposito.
A stento, perciò, i nemici del re trattennero le lingue biforcute, senza mai distogliere i loro eloquenti sguardi dalla famiglia Hyarrostar, ma, levando al contrario alte grida di giubilo, quando fecero il loro ingresso, seguiti dai loro servi e guerrieri, i principi di Numenoreani a capo della fazione ribelle. I principi del Forastar, seguiti dai loro pari grado di Onostar e di Huarnustar[2], erano gli oppositori di Tar-Palantir: grandi ricchezze detenevano e la loro ingordigia di preziosi era pari solo alla lussuria che essi dimostravano; indossavano ornamenti preziosi e le dame ostentavano gioielli macchiati del sangue delle numerose guerre che i loro uomini avevano combattuto per impossessarsene. Lentamente, i principi dei Numenoreani Neri attraversarono la sala, rivolgendo cenni di saluto solo ai propri pari, mentre uno stuolo di cortigiani cospargeva il suolo di petali di rose e aspergevano nell’aria essenze profumate ed oli orientali; giunti che furono innanzi a Tar-Palantir, essi non proferirono saluto, né accennarono ad un inchino, limitandosi a passargli accanto, in aperta sfida alla sua autorità, atto questo che parve molto irriverente agli occhi dei Dunedain, sebbene non fosse l’unico e il più grave perpetuato a danno del sovrano, tra quelli che avevano compiuto, fin da quando la guerra civile era scoppiata a Numenor alcune centinaia di anni prima.

Nell’ordine, giunsero poi i sacerdoti di Eru Iluvatar e delle altre divinità, gli ammiragli della flotta, della fanteria e della cavalleria, gli ambasciatori dei reami alleati, e infine i rappresentanti del popolo di Armenelos e dell’intera nazione. Grande fu la curiosità, quando entrarono nella sala del trono gli araldi di Durin IV e di Gil-Galad, ché da molti anni gli uomini di Numenor non posavano i loro occhi sui figli di Aule e sui Primogeniti: tuttavia, perfino in tale circostanza, solo i principi dell’Andunie e dell’Hyarrostar si alzarono dai loro scranni e si inchinarono innanzi agli ambasciatori; e furono sempre i principi dei Dunedain a invitare nani ed elfi ad accomodarsi vicini a loro, come si soleva fare in quelle occasioni, fin dalla nascita dell’isola.

Finalmente, non appena gli ospiti si furono sistemati alle proprie tavole, gli araldi suonarono nelle loro trombe e i visi dei presenti si voltarono nel medesimo istante, come per obbedire ad un ordine silenzioso: parola più non si udì in tutta la sala e mentre la Luna si levava in tutta la sua bellezza argentata, una musica, triste e lieto si levò da un’invisibile orchestra, isolando il pubblico in un’estasi indescrivibile.
Una figura apparve in cima allo scalone e qualche istante dopo Miriel, l’erede al trono di Numenor fece il suo ingresso tra i presenti. Molti furono coloro che si chiesero se Lorien[3] non avesse confuso le loro menti mortali, mostrando la bellezza di Varda, sposa di Manwe e regina dei Vala, ché mai si era visto in quel luogo un simile chiarore, simile a quello emanato dalle più nobili stelle del creato. Assorti, ciascuno nel proprio silenzio, i presenti non riuscivano a distogliere il proprio sguardo dal viso della principessa, mentre i loro pensieri vagavano confusi e commossi da tanta bellezza.1

Finanche i nani di Khazad-Dum, rimasero affascinati da tale visione: “ Se mai durante la mia esistenza ho lavorato laen e adamante[4], ebbene polvere e ruggine mi paiono questa sera, ché mai prima d’ora avevo ammirato l’essenza stessa della fiamma imperitura. Invero – sussurrò uno di essi ad Erfea che sedeva accanto a sé – l’isola di Numenor custodisce tesori che saranno sempre di là dalle ambizioni dei mortali, fossero anche i loro cuori e le loro menti mille e ancora mille volte ricolmi d’amore”. “Quanto affermi è giusto – gli rispose Erfea Morluin – perché i nostri animi sono come viandanti sfiniti che giungano alla fonte di montagna dopo lungo viaggio; per quanto la loro arsura sia grande, ecco che essa sarà spenta dall’acqua sorgiva, ché mai nel berne il dolce nettare, si esaurirà tuttavia il dolce diletto che essa procura. Allo stesso modo i nostri animi sempre aneleranno all’essenza della bellezza, senza che questa venga meno, anche quando, svanita la forma, essa non sarà più percepibile ai sensi dei mortali”.

“Sagge sono le tue parole, nobile Numenoreano – interloquì un alto uomo che sedeva di fronte a lui – Imracar Folcwine è il mio nome, cavaliere di una terra a nord di Boscoverde il Grande; mai avevo creduto che un simile piacere si potesse ricavare dalla contemplazione. Il nostro è un popolo rude, guerriero, fiero avversario di colui che non nominiamo. Non temiamo né la morte, né il dolore, e nessun avversario è in grado di abbatterci, ad eccezione del disonore e della codardia che massimamente temiamo: fiere e coraggiose sono le nostre donne, eppure mai ho ritenuto che fossero così remote e distanti da quella che chiamiamo la vita degli uomini. Le Eothraim[5] cacciano, scendono in guerra, partecipano ai nostri consigli al fianco dei loro padri, fratelli sposi e figli, gareggiando nelle medesime competizioni di noi uomini, sovente ottenendo la vittoria. Tuttavia, ritengo di aver assistito questa sera ad una competizione nella quale difficilmente un uomo avrebbe vinto”.

“Erfea Morluin, principe dell’Hyarrostar sono e a te dico che mai il mio cuore ha provato un’emozione così dolce, tale che al confronto la primavera dei Mortali sembra di gran lunga inferiore. Sii felice e non turbarti, nobile cavaliere! Il passato sarà lieto come il presente se sarai in grado di preservare intatto quanto i tuoi occhi hanno visto”.
“Così farò – rispose Imracar chinando il capo – e possa il ricordo della luce illuminarmi quando la tenebra sarà intorno a me”.
Simili commenti stupiti si levarono dagli uomini e dalle dame sedute ai loro tavoli, sussurri che si interruppero quando Miriel ebbe alzato la candida mano:
“Miei graditi ospiti, signori di Numenor, e voi, ambasciatori i cui paesi sostengono la nostra causa, siate benvenuti nella reggia di Elenna. A voi rivolgo il mio più cordiale saluto, augurandomi che la letizia che si respira questa sera possa nuovamente echeggiare anche in altre dimore dei Popoli Liberi”. Tacque per qualche istante, poi afferrato il calice, lo levò in alto, pronunciando parole di buon auspicio, indi si sedette e i festeggiamenti per il raggiungimento della maggior età della principessa Miriel ebbero inizio.
Molti idiomi furono in quella sera uditi ad Armenolos, frammisti a risa e canti: argomenti lieti e meno lieti furono trattati, mentre le stelle sbocciavano ad occidente, diamanti su una tela oscura. Al culmine della notte, infine, si diedero inizio alle danze, dopo che i bardi ebbero a lungo cantato le gesta della casa dei sovrani di Numenor, fin da quando Elros Tar-Minyatur[6] fece il suo ingresso nell’isola del dono; i signori invitarono le dame a danzare nel grande parco che si estendeva dal colle fino al mare, mentre abili musicisti e menestrelli deliziavano i presenti con ballate d’occasione.

Erfea Morluin osservava quanto accadeva, con lo sguardo perso nel ricordo di eventi passati; tuttavia ratto si voltò, quando un lieve tocco lo distrasse dalla sua meditazione. Miriel lo guardava, silenziosa, senza proferire parola alcuna; fattogli poi un rapido cenno lo invitò a seguirlo in una radura poco distante dal luogo in cui si svolgevano le danze. A lungo la principessa osservò Erfea, poi lentamente prese la parola:
“Salute a te, principe della casa degli Hyarrostar! Fresca è la notte e ancor lungi dal terminare sono i festeggiamenti! Tale è la ricorrenza, per cui ogni ospite mi deve un dono, un dono che sia a me gradito. Non ho forse ragione nel ritenere che voi abbiate obliato questo dovere?”
“Mia signora – così le si rivolse Erfea – veritiere sono le vostre parole e non sarò io a negarle. Tuttavia, verrei meno alla mia dignità, se non vi facessi notare che è facoltà degli ospiti ritenere se esista gioiello tale che la sua luce possa adombrare il vostro sembiante”.
Cristallino risuonò nella notte il riso della principessa, mentre rispondeva al suo interlocutore: “Ben mi avvengo di quanto la vostra lingua non sia meno pronta della vostra spada! Devo forse interpretare il vostro gesto come un complimento? E se così fosse, davvero vi aspettate che io lo gradisca?” Sorridendo, Erfea le si inchinò: “Una domanda pericolosa, la vostra, mia signora, alla quale non offrirò riposta. Tuttavia, per porre ammenda alla mia dimenticanza, vi porgerò la possibilità di rivolgermi una seconda domanda, alla quale non esiterò a rispondere”.

A lungo dovette attendere Erfea, ché molto Miriel meditò; infine, quando fu certa di quello che le premeva sapere, così formulò il quesito: “Conoscete forse le parole che pronunzierà mio padre dinanzi al Consiglio dello Scettro?”
Tosto il viso di Erfea si rabbuiò, sebbene la su voce non mostrasse esitazione alcuna: “La vostra domanda è legittima, ma superflua. Questo io posso rivelarvi: è destino che le nostre strade si incontrino nuovamente, tuttavia quando questo accadrà, avremo assunto ruoli diversi, sebbene i nostri animi non saranno mutati”.
Miriel lo ascoltò attentamente, infine parlò a voce bassa, quasi temendo di essere ascoltata da altri che non fosse il suo interlocutore: “Quanto amarezza nel constatare che il mio destino altri hanno forgiato! Come lo schiavo legato ai ceppi, così io ho atteso questo giorno, con timore, ché ben sapevo quali catene avrebbero soffocato, lentamente, la mia esistenza. Voi – gemette – voi davvero credete che io ignori quale decisione Tar-Palantir prenderà quando sarà giunta l’ora? Se io non sapessi – concluse infine – almeno potrei vivere nell’illusione della speranza, ma anche tale privilegio mi è stato privato molti anni or sono”. Tacque qualche istante finché Erfea non le ebbe baciato la mano: allora alzò lo sguardo e scorse tra le lacrime il viso del principe degli Hyarrostar. “Non confondete la speranza con l’illusione, la realtà con la finzione! A voi dico che quest’oggi dovete temere massimamente la paura degli uomini. Altro non mi è permesso dire”.

Tali furono le parole che pronunciò Erfea Morluin, ed esse furono le ultime quella sera, ché egli mai più fu visto dai commensali».

Note

[1] Contrada situata all’interno del grande golfo che i promontori dell’Onostar e dell’Huarnostar creavano nelle acque del Balegaer, il Grande Mare Occidentale, che prende il nome dall’ononima città: feudo degli eredi di Silmariel, primogenita di Tar-Elendil, quarto sovrano di Numenor, essa fu la dimora di molte genti fedeli agli Eldar e ai Vala.

[2] Forostar, Onostar e Huarnustar erano i nomi di alcune contrade di Numenor: la prima si trovava nel nord, la seconda nel nord-ovest e la terza nel sud-ovest del paese.

[3] Vala dei sogni e delle visioni, chiamato dagli Eldar  Irmo.

[4] Il Laen era una roccia di origine magmatica, la cui peculiarità fisica consisteva nel conservare il proprio stato solido alle temperature più alte, mutandolo invece allorché  era immerso in azoto liquido: prodotto durante la cosiddetta “lavorazione a freddo”, il cui segreto non fu mai divulgato né dai nani di Durin, né dagli elfi di Eregion, il Laen si rivelò di grande utilità durante la costruzione delle mura di Osgiliath, in seguito alla Caduta di Numenor; esso si presentava di colore bianco allo stato naturale, ma attraverso i diversi procedimenti attuati nelle aule dei fabbri elfici e nani, poteva mutare aspetto e assumere tonalità più scure. L’adamante, anch’essa una roccia di tipo vulcanica, era reperibile solo in remote contrade di Endor; simile di aspetto al diamante, si caratterizzava per una notevole resistenza agli urti: fu utilizzata durante la realizzazione delle fondamenta di Barad-Dur.

[5] Un popolo di uomini del Nord, imparentati con quanti della stirpe di Hador chiomadoro non attraversarono gli Ered Luin (I Monti Azzurri) e si stanziarono presso le rive dell’Anduin e nelle steppe del Rhovanion.

[6] Figlio di Earendil ed Elwing, fratello gemello di Elrond; scelse una vita mortale e divenne il primo sovrano di Numenor.

36 pensieri riguardo “Storia di Miriel – Una festa a lungo attesa…

  1. Immagino che questa è stata la prima apparizione di Elendil in ordine cronologico.

    Per curiosità: è più vecchio Erfea o Elendil?

    Mi sento di fare un paragone con Luthien, ovvero che Miriel è il suo esatto contrario ovvero è bionda, principessa umano, sposa l’uomo che nn ama, e il suo destino è nefasto e finisce pure preda dell’Oscuro Signore del suo tempo,per la storiella del figlio di Pharazon, contro Morgoth, il quale ebbe desideri perversi per Luthien, ma per quest’ultimo punto necessito della prima volta in cui Sauron vede Miriel.

    Miriel mi sembra che sia la più bella bionda apparsa ad Arda così come Luthien fu la più bella mora apparsa ad Arda.

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    1. La ringrazio per il commento, sono contento di aver reso bene la bellezza di Miriel. Interessante il suo paragone con Luthien, effettivamente si può dire che il loro destino sia stato diametralmente opposto; d’altronde Luthien era la figlia di una creatura divina e quindi possiamo immaginare che fosse anche più saggia di Miriel. Quanto alla sua domanda su Elendil, questi era più piccolo di Erfea, che era coetaneo di suo padre Amandil.

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      1. Grazie della risposta, nn me lo immaginavo così vecchio Erfea, pensavo fosse coetaneo di Elendil, nn del padre, quindi quando difende Osgiliath è già in età avanzata.

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      2. Sì, Erfea era molto anziano quando difese Osgiliath…d’altra parte la veggente Manea aveva annunciato che egli avrebbe goduto di una vita molto lunga, seconda in durata solo a quella di Elros. Nel precedente intervento ho dimenticato di scriverle che la sua supposizione su Elendil era corretta: questo brano inaugura la comparsa del futuro sovrano dei regni in esilio sulla scena politica numenoreana.

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  2. Bellissimo racconto, la parte con i Numenoreani neri è quella che preferisco.
    Avevo anche io i dubbi di saurongorthaur, ma li hai già chiariti.
    Rispetto a questa parte della storia, visto che mi sembra che siamo quasi giunti alla partenza per la Terra di Mezzo, compare Sauron?
    Sicuramente sarebbe grandioso, il modo in cui lui inganna Numenor e scatena prima la guerra civile e poi l’odio dei Valar

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    1. Ti ringrazio per i tuoi apprezzamenti, mi fanno davvero piacere! Per vedere Sauron all’opera bisognerà attendere ancora: in questa fase che si sta preparando (ossia quella della guerra civile), a fare le sue veci saranno i Nazgul, soprattutto Adunaphel e Akhorahil (che erano entrambi di origine numenoreana). I racconti che tratteranno della guerra civile saranno ricchi di colpi di scena;)

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      1. Tolkien purtroppo nn ci ha dato informazioni su quello di cui erano capaci i Nazgul pre-distruzione di Numenor, quindi potenzialmente avrebbero potuto anche cambiare forma come il loro Padrone e dopo che Sauron ne perse la capacità forse anche loro hanno perso quella capacità potendo solo assumere la forma di spettri a base di terrore puro.

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      2. Questa è esattamente la tesi che ho provato a portare avanti nei miei racconti: per questa ragione trovo che fossero i servi più temibili di Sauron, a causa della loro capacità di cambiare forma, risultando abili a stringere alleanze e rapporti di convenienza, onde legare i loro sottoposti al volere stesso di Sauron.

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      3. Poi questa tesi darebbe una spiegazione abbastanza sensata del motivo per cui nn compaiono tanto nella Seconda Era, poi dopo il cambiamento forse Sauron (purtroppo per lui) si rassegno ad usarli solo in guerra, ma prima forse avevano più utilizzi, forse in passato potevano nascondere meglio oppure usarlo più a loro piacimento il loro Alito Nero e il loro terrore che emanavano.

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      4. Lo credo anche io…secondo me il loro ruolo in guerra, per quanto importante, non era l’unico al quale si prestavano. Al contrario, Sauron aveva bisogno di loro soprattutto come agenti del suo «spionaggio» per usare un termine moderno, allo scopo di preparare le sue mosse nel miglior modo possibile…

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      5. Ci sta molto che dietro la rovina di Numenor ci siano i Nazgul dato che i più importanti dei Nazgul erano proprio Numenoreani di alto lignaggio quindi dentro ai loro disegni, poi penso che Sauron abbia appreso molto di Numenor proprio grazie ai Nazgul dato che la loro volontà e pensieri erano in suo potere

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      6. Esattamente: Sauron si servì di Numenoreani di alto lignaggio proprio perché erano quelli più addentro alla gestione del potere a Numenor, e quindi maggiormente in grado di influire sui destini di quella nazione…

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    2. Federico, se ci sono i Nazgul è come se agisse Sauron.
      Questa è una libertà che Domenico si è preso che mi è piaciuta moltissimo dato che nel libro sappiamo solo di un’ Ombra calata su Numenor e da quel che trapela quest’Ombra dipende dalla volontà di Morgoth per i dubbi che mise negli uomini riguardo la morte nella Prima Era, Tolkien per quanto riguarda questa volontà ci lascia molto spazio all’immaginazione. Per saperne di più su come Morgoth ingannò gli uomini riguardo la morte la invito a cercare su internet la traduzione del racconto di Finrod ed Andreth (tranquillo si trovano).

      Mi fa molto piacere che chiede di Sauron, il miglior antagonista di sempre.

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      1. La ringrazio, sono contento che le piaccia il ruolo che ho assegnato ai Nazgul…purtroppo nelle opere tolkieniane hanno un peso abbastanza ridotto, se si eccettua la caccia all’Anello e la battaglia di Minas Tirith…però è anche vero che il loro potere, come quello di Sauron, nella Terza Era doveva essere inferiore rispetto a quello che dovevano avere nella Seconda, quando Sauron era il dominatore della Terra di Mezzo, anche grazie all’uso dell’Unico.

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      2. Adoro davvero Sauron, un personaggio geniale e geniale come personaggio (mi perdoni il gioco di parole), che nel Signore degli Anelli cinematografico é stato reso ingiustamente un semplice cattivo ossessionato dall’Anello.
        Sauron é invece molto di più, é un genio del male.
        Grazie per i preziosi consigli sulle letture, non mancherò di coglierli!

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      3. Concordo pienamente…Sauron è uno stratega, oltre che essere un fine politico…speriamo che questi elementi emergano nella serie di Amazon!

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      4. Federico: il Sauron del film è abbastanza fedele al libro dato che come persona nn c’è mai poi bisogna dire che qualcuno si teme di più quando nn lo si conosce.
        Le faccio un esempio facile: Thanos film (mi sorprenderebbe se nn l’ha visto), alla prima apparizione dicevo che all’apparenza pare imbattibile, invece quando appare e combatte pare abbastanza gestibile da una buona strategia e loro nn lo sconfiggono perché sono dei coglioni i buoni (Domenico mi perdoni le parolacce, se le danno fastidio me lo dica perché altrimenti le uso ogni tanto dato che nella vita le dico spesso, così nn le scrivo più) e nn perché è invincibile lui, a me faceva più timore prima, poi quando l’ho visto combattere ho detto che sì è molto forte ma niente di eccezionale (tra l’altro film sopravvalutati).
        Sauron ha questo alone di potenza e mistero perché nel Signore degli Anelli tutti temono lui che ha l’Anello e nn sappiamo bene ancora cosa è capace di fare al 100% delle sue capacità, poi nel Silmarillion lo vediamo che preferisce l’inganno e la persuasione alla forza bruta e sembra che venga sconfitto nell’Assedio a Barad Dur perché ancora nn aveva ripreso i suoi poteri al massimo e nelle lettere viene detto che quando rigenera il corpo, perde almeno una parte della sua potenza e l’abilità di Sauron nn sta tanto nella forza bruta quanto nella corruzione (e che corruzioni, tutti ci rimangono sconvolti quando sono in sua vicinanza. Poi qualcosina delle sue capacità le sappiamo dal Silmarillion: un esempio rimane illeso da un fulmine lanciato da Manwe e nn si brucia nel fuoco, ora per interesse mio le posso garantire che un fulmine normale è più caldo degli strati esterni del Sole figurati quello lanciato da un Valar, quindi questo la dice sulla sua tempra.

        Le sue sconfitte sono sempre derivate da un tutti contro di lui: contro Huan perché Luthien lo ha stordito in precedenza (ti dice che all’inizio Huan retrocede e Luthien sviene, colei che riesce ad addormentare Morgoth) contro Ar Pharazon perché preferisce l’inganno e poi era un intero popolo quasi divino contro di lui solo, contro Isildur, stanco per lo scontro prima contro Gil Galad ed Elendil, contro il Bianco Consiglio, lui era molto più debole, nella Guerra dell’Anello agisce la divina provvidenza per gli atti di cortesia fatti in precedenza dagli eroi.

        Si potrebbe dire che Sauron nel Signore degli Anelli è in tutti i suoi servi in Mordor (se Mordor è così è per causa sua) e soprattutto nell’Anello e il fatto che lui di persona manchi aumenta la sua aura di terrore (un po’ come i saggi temono il potere dell’Anello, ma noi nn sappiamo realmente cosa sia capace di fare l’Anello in mano loro e questo aumenta il timore verso il suo utilizzo, nelle lettere possiamo apprendere che Numenor la corrompe grazie all’uso dell’Unico). In verità noi temiamo di più ciò che non vediamo che ciò che vediamo e Tolkien era di questo avviso.
        Per Sauron di persona esiste il Silmarillion e i Racconti Incompiuti come ben saprai.

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      5. Mi piace la sua conclusione: «noi temiamo ciò che non vediamo», perché fu condivisa, oltre che da Tolkien stesso, anche da Lovecraft, le cui creature terrorizzanti spesso sono solo «intraviste» dai suoi personaggi, in modo da non svelare apertamente l’alone di mistero che le circonda. Per quanto riguarda la rappresentazione di Sauron nel film sono d’accordo «a metà»: è vero, cioè che nella Terza Era di Sauron si sa davvero pochissimo e che, a memoria, mi vengono in mente solo quattro persone che sono state in grado di interagire con lui (Gandalf quando lo incontra sotto forma di Negromante; Aragorn e Pipino scrutando nel Palantir di Isengard; e il povero Gollum che lo riconobbe perché aveva 9 dita); allo stesso modo, tuttavia, la figura di Sauron nella Seconda Era, che troneggia all’interno del Monte Fato, con tanto di armatura, dopo aver forgiato l’Unico, mi è sembrata un tantino forzata, perché a quell’epoca egli aveva ancora l’aspetto di un Maia (Annatar il Magnifico). Lo stesso intervento di Sauron in campo, alla fine della Battaglia dell’Ultima Alleanza è, secondo me, poco credibile: se fosse stato così potente, che bisogno aveva di aspettare sette anni assediato nella sua Torre prima di scendere in campo? È vero che nel film l’assedio a Barad-Dur non è presente, tuttavia, anche in questo modo, la sua potenza militare appare spropositata…

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      6. Annatar il Magnifico l’ha inventato lei, ok ci sta.
        A me Sauron in armatura piace tantissimo poi è stato preso dai disegni di John Howe, lui sì che ha fatto disegni eccellenti di Tolkien (lo so che è un riadattamento dei disegni di Morgoth)

        Io del film critico la mancanza dello scontro con Gil Galad ed Elendil dato che fanno sembrare la sua sconfitta facile, invece no aveva combattuto. Il Libro ci viene in sostegno dicendo che ancora nn aveva recuperato a pieno il suo potere quindi possiamo immaginare che in quei 7 anni lui si stava riprendendo, però il film questo nn lo fa vedere ed è un peccato e per questo la gente profana che nn ha letto i libri si permette di dire che Sauron nn è così forte come appare e viene sconfitto come un imbecille, e io mi ci arrabbio moltissimo riguardo questa ignoranza.

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      7. Nonostante avrei avuto piacere a inventare un simile appellativo per Annatar, devo smentirmi…se riesco, le darò la citazione precisa dalla quale l’ho ricavato.
        Non contesto Sauron in armatura, anzi sono sicuro che in tale guisa si fosse presentato dinanzi ai comandanti dell’Ultima Alleanza per affrontarli a duello…ciò che contesto agli sceneggiatori del film, invece, è la mancanza di qualunque riferimento alla presenza di Annatar, che faceva della sua bellezza fisica uno dei suoi punti di forza e che non può essere assimilato al Sauron in armatura.

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      8. Per me va bene, nn si dimentichi che se avessero visto Sauron in forma Annatar e poi gigante in armatura, avrebbe disturbato le fragili menti di chi ha visto il film senza leggere i libri chiedendosi chi era uno oppure l’altro cos’ hanno risolto il problema considerando che sarebbe stato somigliante agli elfi creando ulteriore confusione, forse era per una facile distinzione, le voglio ricordare che nel film d’animazione cambiarono Saruman in Aruman per nn confonderlo con Sauron dato che il suono del nome assomiglia.

        Io nn mi ricordo Annnatar il magnifico ma solo Signore dei Doni, quindi se lo trova mi dica la frase e libro dove sta scritto.

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      9. Certamente la possibilità che il pubblico non a conoscenza degli eventi narrati nei libri potesse equivocare era una possibilità piuttosto concreta…ciò non toglie che mi sarebbe piaciuto vedere Annatar…chissà, forse nella serie di Amazon riceverà la giusta attenzione

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  3. Mi sto affezionando al personaggio di Miriel, infatti ho deciso di passare a questo racconto subito dopo aver letto “L’inganno”.
    Doveva essere davvero una donna bellissima, e il modo in cui parli di lei lo conferma. Però non posso fare a meno di notare la sua amarezza nella conversazione finale con Erfea… Vorrei chiederti una cosa: hai mai pensato a cosa sarebbe successo se i due fossero riusciti a stare insieme? Mi sembra che un rimpianto sia sempre rimasto con loro, dopo che si sono allontanati…

    P.S. Sono stata contenta di vedere Elendil 🙂

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    1. Sono felice che il personaggio di Miriel ti stia piacendo…le sono particolarmente affezionato. Questo pezzo in cui ho scritto della sua bellezza è uno di quelli che mi sono più rimasti impressi, perché mi ha dato soddisfazione mentre lo scrivevo: per questa ragione sono sempre contento quando un lettore riesce a cogliere la grande bellezza, mista a profonda amarezza, che caratterizza Miriel. Ti ringrazio per avermi posto il tuo quesito, perché, inevitabilmente, rispecchia una domanda che mi sono spesso posto anche io. In attesa di conoscere ulteriormente Miriel e la sua relazione con Erfea, posso per il momento risponderti in questo modo: per stare bene insieme, avrebbero dovuto entrambi rinunciare a qualcosa. Erfea avrebbe dovuto abbandonare l’idea di sentirsi svincolato da qualsiasi legame che potesse ostacolare la sua missione, ossia dare la caccia ai servi di Sauron e ai fedeli di Ar-Pharazon; Miriel, dal canto suo, avrebbe dovuto rifiutare il trono, che disdegnava con tutte le sue forze, per scegliere un destino incerto, probabilmente difficile. Sarebbe stato Erfea il nuovo re di Numenor, regnando con Miriel al suo fianco? Si tratta, senza dubbio, di una possibilità concreta: tuttavia, come leggerai nei prossimi articoli, è possibile che in Erfea fosse venuta meno la fiducia nei confronti della stirpe dei Re, che negli ultimi secoli aveva prodotto soltanto sovrani ignobili e perfidi (fatta eccezione, naturalmente, per Palantir e sua figlia). Rivedrai anche Elendil…mi sono molto divertito nel presentarlo «al suo debutto in società»;)

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      1. Grazie per la risposta esaustiva!
        La questione della rinuncia mi fa pensare un po’ alla storia di Aragorn e Arwen. Entrambi hanno dovuto compiere dei sacrifici per stare insieme: lui ha dovuto affrontare delle prove per dimostrarsi “degno” del ruolo di re e di meritare l’amore di una dama così nobile, senza mai legarsi a nessun’altra; lei ha rinunciato all’immortalità.
        Posso capire che per Erfea e Miriel non sia stato facile seguire un sentiero difficile quanto quello di Aragorn e Arwen… e comprendo anche la diffidenza di lui verso i re di una Numenor ormai avviata verso la decadenza.

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      2. Mi piace molto questo tuo paragone tra le due coppie: in un caso le «rispettive rinunce» hanno funzionato, nell’altro caso i personaggi coinvolti non sono riusciti o non hanno voluto impegnarsi così profondamente per far funzionare il loro rapporto…

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  4. Pingback: Miriel – Numenor

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