Numenor: Game of Thrones (III). Trame sinistre…

Bentrovati, care lettrici e cari lettori. Continuo in questo articolo la narrazione del racconto de «L’Ombra e la Spada»: le prime puntate dedicate a questo articolo potrete leggerle alle seguenti pagine Numenor: Game of Thrones (I) e Numenor: Game of Thrones (parte II). L’arrivo di Pharazon e dei Nazgul. In questa terza parte, dopo l’entrata in scena dei Nazgul di origine numenoreana e di Pharazon, si iniziano a delineare le sinistre trame che condurranno al colpo di Stato che porterà alla fine del regno di Tar-Miriel. Riusciranno Erfea e gli altri Paladini a fronteggiare la minaccia di Pharazon e dei suoi crudeli consiglieri? Quale sarà il ruolo che assumerà Tar-Miriel all’interno del conflitto ormai prossimo? Le risposte non tarderanno ad arrivare; in attesa di poter essere più preciso, vi auguro buona lettura e resto in attesa dei vostri commenti e suggerimenti!

«Pharazôn attese che il silenzio e la quiete tornassero a regnare sovrani fra l’uditorio, infine alzò una mano e parlò: “Vi ho convocato in questo luogo per discutere delle infinite minacce che in questi ultimi anni sono sorte ai nostri danni; tuttavia, prima che le discussioni abbiano inizio, non vorrei mai venire meno alla deferenza che la presenza di sì tanti signori e dame – e qui parve che il suo sorriso si tramutasse in un ghigno sarcastico – suscita in me, sicché non mancherò di presentarvi i miei fidati mentori. Il nome di Akhôrahil è già noto alle vostre orecchie, ed io, pertanto, non lo presenterò nuovamente innanzi a voi; eccovi, invece, coloro che mi hanno scortato in questo lungo e periglioso viaggio dall’Oriente all’Occidente.” Si interruppe per un istante, infine, con un gesto teatrale della mano destra, indicò coloro che gli erano al fianco: “Questi è Er-Murazôr, Principe di una remota contrada posta nell’Harad; ella, invece, è Adûnaphel, Maga e Sapiente proveniente dalle Terre dell’Aurora[1].” I due Úlairi si inchinarono al pubblico, che ricambiò, sebbene con maggior timore; eppure, nessuno si avvide dell’inganno, ad eccezione dell’anziano Khôrazid, il quale venne preso dall’angoscioso sospetto che tali nomi celassero, in realtà, altre identità, troppo spaventose per essere introdotte come tali; sin dai tempi del primo sbarco a Numenor da parte di Akhôrahil, infatti, egli non aveva nutrito alcuna fiducia nei confronti del Nazgûl, sebbene non fosse riuscito a comprendere la sua reale identità e questo avveniva perché, pur essendo egli fiero sostenitore del Partito degli Uomini del Re e avverso ai Valar e alla loro autorità, pure disprezzava l’eccesso di violenza che l’ala più oltranzista dello schieramento propugnava e temeva che essa avrebbe condotto ove non ci sarebbe stato più ritorno, né egli era l’unico a nutrire simili pareri, ché altri erano ispirati da simili idee e non mancavano di manifestarle.

Un tempo, l’anziano principe, giunto ormai alla soglia del duecento cinquantesimo anno di vita, era stato un Paladino di Numenor e, sebbene avesse abiurato a tale incarico molte primavere or sono, pure non aveva obliato del tutto l’antica arte della lungimiranza ed essa era ancora forte nel suo animo: concentrò allora la sua attenzione sui mentori di Pharazôn e si avvide, con sua grande paura, che essi avevano intessuto intorno a loro un’aura di potere, onde i loro reale pensieri non potessero essere disturbati o carpiti da altre volontà; era, codesta arte, una prerogativa dei Paladini e di coloro che servivano nell’Ordine, sebbene tutti i Numenoreani, se posti alle strette, si rivelassero abili ad occultare la propria mente agli avversari. Contrariamente a quanto ci si sarebbe dovuto dunque attendere, una tale premessa non sopì affatto i dubbi e le perplessità che erano cresciute nell’animo di Khôrazid, ed egli avvertì con forza come tale aura non avesse origine dalle loro menti, bensì da un artifizio, fonte di potere: intensificò allora i suoi sforzi per comprendere donde provenisse quell’incantesimo e grande fu la sua sorpresa allorché, superando la vista dei mortali, si avvide che attorno all’anulare di ciascuno di loro vi era un sottile cerchietto di metallo dorato, forse un anello o un monile simile, del quale, inizialmente aveva ignorato l’esistenza. Stremato dallo sforzo che ben pochi, finanche tra i Fedeli, avrebbero osato condurre, Khôrazid ebbe la mente sconvolta da terrificanti immagini e, dopo essersi appoggiato ad una parete dell’oscura caverna, fu costretto a chinare il capo e a premersi una mano contro il petto, tanto forte era divenuto in lui il dolore. Echi remoti di leggende ascoltate avidamente durante la sua infanzia affiorarono nella memoria del principe ed egli, come lo era stato prima di lui l’ammiraglio Ëargon, ebbe l’impressione che tali fantasmi del subconscio si agitassero ora dinanzi ai suoi febbricitanti occhi; Khôrazid, tuttavia, era più erudito del suo giovane compagno e, a dispetto dell’età, aveva ancora un forte ricordo di ciò che era avvenuto nella sua giovinezza, sicché rifletté freneticamente, finché la sua attenzione non fu attirata dal ricordo di una storia che sua nonna, duchessa di Armenelos, era solita raccontare nelle gelide e cupe notti di Inverno per indurlo a più miti consigli allorché l’ira giovanile si impadroniva del suo animo. La leggenda – o quella che sino a quel momento aveva creduto fosse solo tale – narrava di tre grandi Signori Numenoreani, i quali erano stati corrotti dalla nequizia di Sauron ed erano divenuti legati al suo fato mediante gli Anelli che Celebrimbor ed Annatar avevano forgiato molti secoli prima. Naturalmente, Khôrazid non era l’unico ad essere venuto a conoscenza di una simile diceria, ché, se fossero stati interrogati, molti dei Signori e delle Dame presenti nella sala avrebbero assentito con il capo, mostrando di possedere conoscenza di tale storia: eppure, egli fu l’unico, in quel frangente, a riflettervi, ché, sebbene gli pareva impossibile che Pharazôn avesse osato intraprendere simili rapporti di alleanza con i Signori di Mordor, pure vi erano diversi indizi che lo inducevano a credere vera questa terribili ipotesi. L’anziano ammiraglio di Numenor non avrebbe mai accettato che l’ombra di Sauron si estendesse sulla sua isola, né tollerava che i suoi servi si interessassero a questioni dinanzi alle quali avrebbero dovuto rimanere del tutto estranei: al contrario, egli ambiva annientare il reame oscuro che si estendeva al di là degli Ephel Duath, affinché la Terra di Mezzo fosse conquistata alle armate dei Numenoreani e costoro fossero proclamati i Signori di Endor; il solo pensiero che i suoi guerrieri avrebbero dovuto dividere l’alloggio e il rancio con gli orchi e gli altri spaventosi abomini che l’Oscuro Sire aveva creato durante gli anni del suo dominio gli raggelava il sangue nelle vene.

Er-Murazôr, il Signore dei Nazgûl, aveva assistito imperterrito alla presentazione che l’aspirante sovrano di Numenor aveva fatto della sua persona, né, apparentemente, aveva mostrato attenzione a quanto accadeva intorno a sé: in realtà, tuttavia, non vi erano parole o pensieri che gli risultassero sconosciuti in quella sala ed egli era pur sempre vigile sulle emozioni degli uomini: tosto, infatti, aveva appreso la brama di Ëargon nei confronti di Adûnaphel, né gli era sconosciuta la lussuria che nell’animo del suo Nazgûl si era fatta strada e che gli avrebbe procurato un ignaro alleato, dal momento che, similmente a Khôrazid, Ëargon mai avrebbe accettato consapevolmente un’alleanza con Mordor, se questa gli si fosse stata offerta per vie diverse da quelle delle morbide lenzuola e delle fragranti resine dell’Oriente che aleggiavano nel talamo della Spadaccina. Gioì nel profondo del suo nero cuore il Signore degli Spettri allorché fu conscio di quanto accadeva nella sala, né tenne in gran conto gli inutili e, a suo dire patetici, tentativi da parte del giovane Ammiraglio di sondare la sua mente. “Sciocco! – la voce calma e glaciale di Er-Murazôr risuonò bassa – Crede davvero di avere forza a sufficienza per indagare nei miei affari? Tra codesti gretti uomini non ve n’è uno che temerei, fossero anche essi in numero maggiore e armati delle lame che gli Eldar forgiarono nei giorni remoti”; eppure, il Principe Nero aveva parlato con imprudenza e troppo presto aveva emesso il suo sprezzante verdetto: dapprima lieve, infine sempre più forte, avvertì, infatti, la presenza di un incantesimo che nelle profondità delle tenebre qualcuno aveva osato scagliare contro la sua persona. Er-Murazôr sorrise compiaciuto, ché tosto ebbe individuato colui che si era macchiato di un crimine così grave: Khamûl, lo Scudiero di Sauron, avrebbe forse condannato l’impudente ad essere decapitato all’istante; Dwar, il Terzo, avrebbe, invece, preferito gettarlo in pasto ai suoi cani, perennemente affamati; Indûr l’avrebbe condotto nell’arena del suo palazzo, ove lo sfortunato sarebbe stato costretto a lottare a mani nude contro le feroci bestie dell’estremo Harad; Akhôrahil, al contrario, l’avrebbe attaccato a sua volta con un incantesimo e con ogni probabilità, avrebbe finito con il distruggerlo, ché il Re Stregone conosceva bene l’abilità magica del suo sottoposto; Hoarmurath l’avrebbe trucidato con le stesse mani, né abbisognava di altro strumento per portare a termine l’esecuzione; Adûnaphel, vittima di quella che il suo Signore giudicava senza dubbio essere una perversa forma di cavalleria, l’avrebbe sfidato a duello, finendo con l’abbatterlo senza alcuna esitazione; Ren, folle quanto visionario, non avrebbe escogitato soluzione migliore se non quella di condurlo sulla sommità della Voragine Infuocata a Barad-Dûr, lasciando che la vittima bruciasse al suo interno; mai nessuno tra gli Úlairi, tuttavia, sarebbe stato crudele quanto Ûvatha, né il Capitano Nero lo ignorava, ché sapeva bene essere il Re del Khand esperto nell’arte della tortura e della mutilazione. Quanto a lui, non avrebbe fatto nulla: indagasse pure, il piccolo uomo, ché scoprisse le loro reali identità e fosse atterrito, terrorizzato o semplicemente disgustato da quanto aveva appreso! Er-Murazôr era il Signore dei Nazgûl per un motivo ben preciso: aveva la conoscenza più profonda tra tutti i servi di Mordor della magia nera e questa l’aveva di gran lunga favorito nel corso della sua carriera fra i Numenoreani che servivano Sauron; era, altresì, il più prossimo all’Oscuro Maia in persona e, in qualità di suo allievo, conosceva più di ogni altro, finanche dei demoni che erano stati creati al principio del mondo, gli inganni ed i sortilegi che avevano reso Sauron il Principe dell’Oscurità dopo la sconfitta di Morgoth; queste e molte altre conoscenze egli aveva appreso, eppure non erano state queste qualità, indubbiamente molto utili, ad aver decretato la sua nomina a Signore delle Armate di Mordor, secondo per possanza solo al Maia decaduto. Invero, il Principe Nero era dotato di una freddezza che nessuno fra i suoi sottoposti poteva vantare di possedere: questa, unita alla sua malvagità, l’aveva reso esperto nel trattare i suoi servi e gli avversari, schiacciando ogni loro pretesa, inganno o adulazione alcuna. Khôrazid poteva anche ottenere una piccola vittoria, scoprendo quali poteri si celassero sotto le sue spoglie mortali e quelle dei suoi sottoposti; mai, tuttavia, il suo parere sarebbe stato accolto o preso in considerazione dagli altri camerati del suo partito[2], ché la rete di spie al servizio del servo di Mordor, gli aveva riferito quanto il vecchio ammiraglio ed il suo seguito fossero stati relegati in una posizione di marginalità, e che se i suoi alleati continuavano ad annoverarlo fra loro avveniva solo a causa delle enormi ricchezze che aveva accumulato nel corso della sua lunga esistenza e che, essendo egli stato privato del suo erede quando era ancora in tenera età, nessuno sapeva a chi sarebbero state lasciate in eredità.

Ântenora, resasi conto che il respiro del marito le giungeva affaticato e pesante, così lo rimproverò, ignorando quale fosse il reale motivo del suo disagio: “Cosa’hai ancora, dunque? Fremi a tal punto per la carne di quella giovane donna da non saper arrestare il tuo sconcio desiderio? Hai avuto numerosi amanti, molte delle quali potrebbero essere considerate tue figlie o nipoti, così come io ho trovato spesso fra i giovani guerrieri del tuo seguito il soddisfacimento alla mia lussuria; tuttavia, mai ho tollerato che simili atti venissero compiuti dinanzi al mio sguardo, ché dimostreresti possedere mancanza di stima nei confronti di colei la quale ora ti rivolge questo appunto.”
Pallido in volto, Khôrazid la ignorò, né ella ebbe la possibilità di insistere nell’attacco nei suoi confronti, ché Pharazôn levò nuovamente in alto il suo braccio destro e parlò: “Camerati, vi ho qui convocati perché una grave minaccia allunga oggi la sua ombra su di noi. Per secoli, il dominio di queste contrade è stato prerogative di uomini e di donne valorosi che hanno sempre ritenuto essere l’arte del governo propria di coloro che detengono titolo nobiliari, gli unici che permangono dopo la morte di un individuo e che, perciò, assicurano al suo animo gloria eterna.” Si interruppe un attimo, quasi pregustando l’effetto di sorpresa e sgomento che la sua prossima rivelazione avrebbe provocato nel suo uditorio: “Fino ad oggi, dunque, tutti i Numenoreani hanno accettato questa legge di natura, la quale, proprio perché ha nella Terra, nel Mare e nel Cielo i suoi padri fondatori, è stata rispettata come giusta e necessaria: accadde, infatti, che i nostri padri accettassero su di loro, in virtù di quanto ho testé ricordato, l’onere che proviene agli uomini d’onore allorché si trovano a giudicare i loro simili; inizialmente, forse, tale onore parve troppo grande perché coloro che erano del sangue di Elros Tar-Minyatur lo accettassero, eppure fu proprio in nome di tale diritto inalienabile che il nostro regno poté reggersi per tremila anni. Ho appreso di recente, tuttavia, che il Consiglio dello Scettro ha deliberato diversamente.”
Udendo queste parole, Dôkhôr, che era stato fra i più atterriti dall’apparizione dei due Nazgûl, si levò dallo scranno e sostenuto dalle grida di approvazione dei suoi, così parlò: “Camerati, attendevate forse un segnale che fosse abbastanza forte prima di decidervi a rispondere alle ingiurie che in questi anni abbiamo dovuto sopportare con sempre maggior insofferenza? Bene, ora esso è stato lanciato. Cosa rispondono, adesso, coloro che invitavano alla prudenza, perché temevano di non avere un sufficiente numero di guerrieri per sconfiggere in campo aperto i nostri avversari?”
Era ovvio che il bersaglio delle pesanti critiche del campione dell’ala più oltranzista del partito, fosse il principe Khôrazid, il quale, tuttavia, nonostante lo sforzo precedente l’avesse molto indebolito, non esitò a rispondere alle accuse che gli venivano mosse: “Dôkhôr, sei un vile ed un traditore del Regno. Quando ti accusarono dei crimini di cui tu stesso hai dichiarato essere il responsabile, fuggisti e per molti anni lasciasti che le sorti del Partito fossero rette da uomini ben più valorosi di te, al punto tale da rischiare tutto – e qui il suo viso si contrasse in una smorfia dolorosa, al ricordo del figlio morto in battaglia contro i Fedeli – pur di non arretrare. Ci accusi, forse, di avere atteso troppo? Quale ironia, se chi pronuncia queste parole ha preferito per ben cinquant’anni – e qui il mormorio di disappunto dei seguaci dell’anziano Ammiraglio crebbe – errare lontano nei deserti e nelle steppe della Terra di Mezzo”.
“Ho una sentenza di morte sul mio capo, vecchio – lo aggredì Dôkhôr – Avresti forse preferito che avessi fatto ritorno a Numenor tempo fa, per gongolare come corvo feroce sul mio cadavere decollato, non è vero? Ebbene, sono profondamente lieto di sapere che ogni tua aspettativa in tal senso sia andata delusa.”
“Tu hai già ottenuto la tua sentenza di morte. Noi ne attendiamo una ogni giorno che passa” rispose Khôrazid, cercando inutilmente di portare dalla sua, in questo modo, l’uditorio; false e retoriche, infatti, risuonarono alle orecchie dei più giovani le parole che l’Ammiraglio aveva pronunziato, sia pur con fermo orgoglio e dignità, ché essi erano in quella età in cui l’attesa è spesso vista come una sconfitta, sicché presero ad urlare con veemenza il nome del suo avversario: “Vogliamo Dôkhôr come nostro Signore! Avanti, principe, conducici alla vittoria!”

Inaspettatamente, corse in aiuto della fazione moderata, la quale era in palese difficoltà, Akhôrahil, il quale, dopo aver soffiato nel suo corno per riportare l’uditorio alla calma, così parlò: “Voi, spergiuri e traditori, voi che invocate sì impunemente il nome di Dôkhôr, siete a conoscenza di quanto quest’uomo sia stato in grado di fare durante il suo forzato esilio nelle terre orientali?”
Ëargon, che pure non era fra i più accesi sostenitori del Numenoreano oltranzista, così replicò: “Quali che siano le sue colpe ed i suoi tradimenti, sempre meglio essere comandati da uno spirito che arde al solo pensiero di contrarre battaglia, che essere costretti ad attendere, supini ed ignari, che la Sorte finalmente ci arrida.”
“Ho forse detto che dovremmo attendere senza provocare danno alcuno ai nostri nemici?” rispose irato in volto Akhôrahil. “No – riprese a parlare dopo una breve pausa – ché se così ci comportassimo, una grave sventura cadrebbe su tutti noi e non avremmo più alcuna possibilità per trionfare sull’indegna regina e su i suoi Paladini. Al contrario, ciò di cui abbisogniamo in un momento così grave è una guida forte ed esperta, che non abbia tema di accollare su di sé ogni responsabilità legata a questa impresa.”
“A quale impresa ti riferisci? – lo interruppe Ëargon, il quale iniziava a comprendere cosa sarebbe accaduto – Ti riferisci forse alla sconfitta della regina e dei suoi servi?”
“È possibile – replicò Akhôrahil, fingendo per il momento un certo distacco per una simile soluzione, ché gli premeva ancora avere l’appoggio della fazione più moderata per i suoi fini, che presto sarebbero stati resi palesi – per il momento, tuttavia, lasciamo che sire Pharazôn completi il suo racconto.”
Con un magnanimo gesto, il figlio di Gimilkhâd ringraziò il suo mentore per aver sedato gli animi in un momento piuttosto critico e proseguì nella sua narrazione: “Non più tardi di quattro giorni fa, il Consiglio dello Scettro ha deliberato su una proposta che, se fosse avvalorata dal Senato, ove mi auguro che la vostra reazione sia ben più forte di quanto non lo sia stata ultimamente – e qui il sui sguardo cadde ironico sui suoi camerati più anziani, i quali avevano rifiutato di partecipare alle ultime riunioni di tale organo, adducendo sovente scuse poco plausibili – muterebbe i drasticamente i destini di ciascuno di noi.” Attese ancora per qualche istante, rallegrandosi in cuor suo per l’effetto devastante che avrebbe avuto la sua rivelazione, infine la sua voce, che sino a quel momento era stata rapida ed appassionata, divenne improvvisamente calma e fredda: “Il Consiglio dello Scettro, su proposta di Ërfea e di Brethil, ha espresso parere favorevole sull’eliminazione delle immunità nobiliari, estendendo le condanne verso i membri dell’aristocrazia anche per crimini commessi in tempi di pace, ovvero ove non sia stato proclamato lo stato di guerra ed il potere non sia stato assunto dai Tre Grandi Ammiragli di Numenor.”
Dinanzi a questa rivelazione, un pesante silenzio scese fra l’uditorio, rotto solo dalla voce, ormai ridotta ad un isterico grido, di Dôkhôr: “È inaudito! È inaudito!”
Pharazôn proseguì: “Purtroppo, le cattive novelle non si arrestano qui. Una seconda proposta frutto del perverso e rivoluzionario ingegno di due fra i Grandi Ammiragli del nostro Regno, chiede l’abolizione dei tribunali separati e, al loro posto, la creazione di un unico ente giudiziario che possa esaminare tutti i sudditi del Regno a prescindere dal lignaggio cui appartengano.”
Il panico, che sino a quel momento era stato trattenuto dalla cappa del greve silenzio scesa dal momento in cui si era venuti a conoscenza della prima parte del discorso di Pharazôn, non fu più possibile trattenerlo ed esplose: si videro così numerosi Signori levarsi improvvisamente dagli scranni all’unisono, quasi che avessero obbedito ad un ordine sussurrato alle loro orecchie da un essere invisibile, e rimproverarsi l’un l’altro di non aver saputo fermare la follia dei Fedeli; alcuni, i più sospettosi, crederono che Pharazôn fosse stato corrotto dai Fedeli con l’oro del quale era stato sempre avido per recare fra di loro false notizie al solo scopo di indebolirne la resistenza; altri, i più forti e allo stesso tempo i più disperati, cercarono di guadagnare l’accesso all’uscita dalla grotta, ove erano stati costretti ad abbandonare le proprie armi, con la speranza di difendere per mezzo di esse la propria vita e guadagnare così l’accesso alle navi che conducevano alla Terra di Mezzo, dove credevano di poter continuare a svolgere, indisturbati, i propri affari. Non tutti, però, tentavano di riappropriarsi delle proprie lame per ottenere la salvezza, ché vi furono alcuni i quali pensarono bene di risolvere nel sangue quante, fra le contese che erano sorte fra di loro negli ultimi tempi, non avevano ancora trovato soluzione: sarebbero stati uccisi per mano dei Dunedain, tuttavia, prima di lasciare il mondo, avrebbero almeno ottenuto la soddisfazione di eliminare i propri nemici! Accadde così che Dôkhôr cercasse inutilmente di venire a contatto con Khôrazid e che questi tentasse di fare lo stesso con lui. Una grande folla di uomini e donne, dunque, si riversò dinanzi alle porte della sala e avrebbe senza alcun dubbio guadagnato la salvezza se in quel momento non fossero accaduti due eventi che turbarono i loro animi più di quanto non erano riusciti a fare le perigliose notizie poc’anzi apprese: Er-Murazôr, il quale sino a quel momento aveva atteso nell’ombra, si destò dalla profonda meditazione nella quale era immerso e con una prodigiosa rapidità fu accanto all’ingresso, ove si erse in tutta la sua impressionante altezza. L’oscurità crebbe: esitanti, molti dei Numenoreani arretrarono, ché avvertivano una mortifera collera montare nella greve aria della sala e non osavano avanzare di un solo passo; Dôkhôr, allora, il quale si era avveduto con insospettabile prontezza che quello non era l’unico uscio per guadagnare il Mare e quindi la salvezza, corse rapido verso una seconda porta, seguito in questo da molti dei suoi guerrieri: ad attenderlo, tuttavia, era Ëargon, il quale così l’ammonì: “Non abbandonerai questa sala! Già una volta tradisti per interesse i tuoi camerati ed essi esigono giustizia! Non avrei remora alcuna a trafiggerti e a portare la tua testa alla Regina, ché ella mi ricompenserebbe come era solita fare con mio padre, né io avrei alcunché da temere dalle nuove leggi, ché esse puniscono solo i criminali ed io non lo sono.”
Dôkhôr rise fragorosamente e gli si scagliò addosso furente, mentre il suo riso era distorto in una smorfia orribile da vedersi: “Fatti da parte, fanciullino! Hai da poco compiuto la maggiore età e pensi di avere più criterio di quanti ti sono superiori non solo per esperienza, ma anche per forza? Torna ai tuoi studi, nei quali sembra tu abbia raggiunto discreti risultati e lascia che gli Uomini si occupino delle attività che loro competono.” Urlato il suo grido da battaglia, egli si avventò allora sul giovane Ammiraglio, impugnando un pesante candelabro d’ottone a mo’ di mazza e l’avrebbe senza alcun dubbio ucciso se, lesta come lo era stato il suo Signore qualche istante prima, non apparve al fianco del figlio di Morlok Adûnaphel, denudando la propria lama dal nero fodero nel quale dormiva rimembrando i massacri trascorsi ed agognando quelli futuri. Dôkhôr, infastidito dalla sua intromissione, apostrofò il Nazgûl con beffarde parole: “Bella Signora, perché non fai ritorno al talamo dorato nel quale sei solita trascorrere mollemente le giornate, ascoltando le note di un’antica arpa? Vorresti forse sfidare il nerbo degli Uomini di Numenor senza pagarne l’amara conseguenza che ti deriverebbe dall’avere un sì insano coraggio? Oppure, dimmi, hai così a cuore le sorti di questo infante da osare sacrificarti in sua vece?” Rise fragorosamente, ma la sua espressione divertita si mutò ben presto in sorpresa ed in perplessità allorché si avvide che la fanciulla, con uno semplice sguardo e senza pronunziare parola alcuna, aveva convinto Ëargon ad offrirgli la lama; ignaro di quale sarebbe stato il suo fato, accettò il mortale dono che gli veniva presentato, non senza chiedersi il perché di un tale gesto: soli fra tutti, Er-Murazôr ed Akhôrahil compresero quanto era in procinto di accadere e sorrisero crudelmente, ché Adûnaphel si apprestava a duellare contro un nuovo avversario. Rapida, simile ad un fulmine che saetta lungi all’orizzonte tempestoso, la donna sguainò la sua lama, che brillò di un’intensa luce rossa, e coloro che gli furono attorno ne furono atterriti, ché non scorgevano alcunché nei suoi occhi e finanche la luce che prima emanava il suo sembiante sembrava essere scomparsa per lasciare posto ad una oscurità minacciosa: Dôkhôr, resosi infine conto di quanto era accaduto, si mise anch’egli in guardia, non prima di aver rivolto uno sguardo carico di tensione nei confronti di colei che aveva avuta l’ardire di sfidarlo; eppure, nel mentre faceva appello alla sua concentrazione per abbatterla con un solo colpo secco, la sua mente fu distratta da pensieri oscuri di dominio e di lussuria, sicché fu con gran fatica che ne allontanò i minacciosi echi, parendogli ormai difficile distinguere fra i fantasmi che danzavano attorno a lui ed i pensieri reali che sembravano essere tenuti soffocati nella sua mente. La più esperta Spadaccina della sua epoca e di molte di quelle che furono, Adûnaphel combatteva con la stessa grazia con la quale un’allodola canta all’alba per lodare il sole nascente; eppure, non era la luce che ella onorava con le sue movenze aggraziate, quanto le oscure tenebre di Mordor, delle quali era Schiava: nessun uomo era in grado di contrastarne i rapidi affondi ed essi non le avevano mai opposto una seria resistenza, fallendo miseramente nel tentativo di opporvisi. Abile a destreggiarsi sia con una sola lama, sia con due, il Settimo fra gli Spettri al servizio del Maia Corrotto, era solito intonare oscuri canti di potere mentre duellava, e la sua bassa voce, così in contrasto con il suo leggiadro sembiante, annichiliva le membra degli uomini e confondeva loro le menti: cantò, mentre Dôkhôr, mostrando un inconscio coraggio quale pochi fra i suoi camerati avrebbero avuto, tentava vanamente di attaccarla: intrecciò parole arcane, quali mai gli Uomini dovrebbero ascoltare e il feroce camerata, sebbene non fosse stato privato né dell’udito, né della vista, non riuscì più a distinguere alcunché e gli parve che la sua mente vagasse per ciechi corridoi, ove nessun suono poteva udirsi se non quello che il suo cuore emetteva, spronato dalla tensione e dalla paura. Resisté a lungo il Numenoreano, finché Adûnaphel, la quale aveva perso ogni interesse per quel duello e non voleva prolungarlo oltre, con un micidiale fendente, il più letale fra quanti le erano propri, tranciò di netto il torace e la spada del suo sfortunato avversario, il quale cadde morto senza neppure accorgersi che Mandos aveva reclamato la sua anima; cadde ed Adûnaphel aveva già riposto la sua spada nel fodero, suscitando l’ammirazione di quanti la circondavano, in particolar modo di Ëargon: non sapeva, l’ignaro, che un dì anch’egli sarebbe stato condannato a subire la medesima morte per mano di colei che ora l’aveva salvato dall’ira del suo avversario.
Per nulla affaticata dal duello, Adûnaphel voltò le spalle ai miseri moncherini del corpo di Dôkhôr e, dopo essersi leggermente inchinata ad Ëargon, ritornò a fianco di Pharazôn, il quale aveva assistito con grande partecipazione al duello, ché la morte del principale sostenitore della fazione oltranzista del suo partito lo privava di un nemico formidabile ed egli avvertiva più vicina la realizzazione del suo piano.

Note

[1] Le Terre dell’Aurora si estendevano al di là del Rhûn, in luoghi ove di rado i Numenoreani erano soliti recarvisi: in tale contesto, pertanto, il richiamo a tali contrade assume i contorni di una realtà mitica della quale nessuno dei presenti avrebbe saputo dare una definizione precisa e che aveva, al contrario, il compito di confondere le menti dell’uditorio.

[2] La scarsa influenza che l’Ammiraglio Khôrazid deteneva all’interno del Consiglio del Partito degli Uomini del Re e la fredda determinazione con la quale Er-Murazôr considerò la sua temeraria azione, non sono sufficienti, da sole, a spiegare le ragioni che sconsigliarono al Principe Nero di intervenire; al contrario, egli sarebbe incorso in un’ira feroce ed implacabile, se l’ammiraglio fosse venuto a conoscenza del suo vero nome e di quello dei suoi compagni. Presso i popoli della Terra di Mezzo, infatti, perché un incantesimo agisse correttamente su un individuo, era necessario che l’artefice fosse stato a conoscenza del nome segreto della sua vittima e venirne in possesso richiedeva giorni, a volte mesi, di profonda meditazione, non potendosi esaurire nel corso di pochi istanti fugaci. Khôrazid, perciò, non aveva le possibilità materiali di compiere una simile magia, sia perché lo sforzo l’avrebbe senza alcun dubbio ucciso, sia perché non era nelle condizioni ottimali per poter conservare una meditazione così profonda per lungo tempo, la quale sarebbe stata percepita dai Nazgûl ed impedita con la forza. Il timore di poter essere assoggettati da chiunque fosse entrato in possesso del nome segreto, faceva in modo che pochi osassero servirsene apertamente e ancor meno confidarlo agli amici: l’odio che gli Spettri dell’Anello provavano nei confronti di Ërfea derivava proprio dal fatto che egli era riuscito ad appropriarsi di tali nomi e che potesse con questi, se non assoggettare i loro spiriti (perché per fare ciò avrebbe dovuto in primo luogo assoggettare Sauron in persona, del quale nessuno, neppure Mithrandir, fu mai in grado di apprendere il vero nome), quanto meno limitarne l’azione in battaglia; timore che, come dimostrarono gli eventi successivi all’esilio del Principe dello Hyarrostar da Numenor, si rivelò fondato.

32 pensieri riguardo “Numenor: Game of Thrones (III). Trame sinistre…

  1. L’introduzione sembra il finale di un episodio di Dragon Ball

    Delucidazione: Quando Eargon porge la lama ad Adunaphel, ma scusi, nn avevano tutti dato le loro armi all’ingresso? Ho tralasciato qualcosa? Oppure Eargon è riuscito a recuperare la sua arma durante i caos?

    Khòrazid, mi ricorda Denethor e la sua capacità di leggere la mente. Molto bella questa parte.

    Storco il naso nel sentire chiamare Sauron Principe dell’Oscurità, mi ricorda la demologia dove la carica più alta è proprio Principe, nonostante l’opera di Tolkien sia un’opera cattolica per sua ammissione lui nn ha mai usato i termini della demologia cristiana nella sua creazione, preferisco il termine Signore come fa Tolkien, ma su questa cosa ci posso passare sopra, poi il termine principe nn mi piace tanto, ma per Er Murazor come principe Nero ci sta bene considerando chi è.

    Devo storcere il naso maggiormente nella questione della sottomissione mediante la conoscenza del nome, altro riferimento alla demologia e all’ esoterismo come Salomone che sottomette i demoni mediante la conoscenza dei nomi. NN penso che Sauron venga assoggettato da qualcuno che conosce il suo vero nome ovvero Mairon (ma penso che questo nome Tolkien l’abbia pensato molto dopo l’invenzione del personaggio e l’invenzione del nome Sauron).
    Nel mondo di Tolkien la sottomissione e la resistenza mentale avviene mediante forza di volontà e caratura del personaggio, solo Morgoth potrebbe sottomettere Sauron attraverso incantesimi perché superiore a lui in tutto e nel mondo di Tolkien nn ce lo vedo bene l’esoterismo giudaico cattolico cristiano.
    A meno che lei nelle lettere (io le ho lette 2 anni fa) oppure mediante History of Middle Earth nn ha avuto questa informazione, ma nei libri Silmarillion e Signore degli Anelli questo nn traspare (l’assoggettamento mediante il nome), traspare la forza di volontà, caratura del personaggio e lignaggio (Denethor e il palantir, è più degno lui di Saruman a maneggiarlo e per questo Sauron fa più fatica ad assoggettarlo).
    Però con i Nazgul che vengono indeboliti se si conosce il loro nome ci può stare, anche se nn so come dato che dipende da Sauron il loro potere, penso che per indebolirli ci voglia la luce o spade incantate, insomma arte degli elfi o di origine Valinoriana. Licenza artistica vero questa della conoscenza del nome? Cmq racconto superbo.

    Il Re Stregone rimane uno dei personaggi più affascinanti del racconto e bellissima la sua freddezza, pretendo per il futuro un mini racconto del giorno in cui Akhorahil approda a Numenor e la sua ascesa alle cariche alte del governo.

    Piace a 1 persona

    1. Sono felice che abbia trovato il racconto di suo gradimento, la ringrazio per i suoi apprezzamenti. Riconosco che l’introduzione possa assomigliare un po’ all’epilogo di un episodio di Dragon Ball…d’altro canto non è semplice spezzare un racconto che è stato concepito come «unitario» in più parti e qualche volta le introduzioni servono solo da collante tra un articolo e l’altro.
      Eargon è l’unico che riesce a portare in sala le sue armi (se rilegge la prima parte del racconto troverà questo dettaglio).
      Quanto alla definizione di Sauron come principe dell’oscurità, ad essere sincero non vi ho prestato molto caso; a volte, infatti, certi appellativi nascono dall’esigenza di trovare sinonimi alle definizioni, per così dire, più note; così, al posto di Oscuro Signore (che è la definizione di Sauron che trovo più appropriata) mi capita di doverne escogitare altre simili, come quella di Principe dell’oscurità.
      Quanto alla questione della sottomissione dei nomi, in realtà non mi sono ispirato alla tradizione ebraico-cristiana: molti anni fa, infatti, avevo letto con estremo interesse «Il Mago» di Ursula Le Guin, una delle più famose scrittrici fantasy, recentemente scomparsa. In questo romanzo il giovane protagonista, cioè il mago da cui prende il titolo l’opera, riesce a sconfiggere un drago scoprendo il suo nome segreto e costringendolo così ad assoggettarsi al suo potere. Ho voluto quindi omaggiare quel romanzo. Comunque concordo con lei che si tratta di un elemento che nel Signore degli Anelli o in altre opere di Tolkien (perlomeno in quelle tradotte in italiano) non compare affatto. Può dunque considerarla una sorta di mia «licenza artistica».
      La figura del Re Stregone è molto affascinante, mi ha sempre colpito fin dalla prima lettura del Signore degli Anelli e non potevo non trattarla nei miei racconti. Sulla sua proposta di un racconto su Akhorahil ci penserò su, mi sembra un’idea molto suggestiva…al momento sono al lavoro su un racconto che spiega i motivi delle menzogne pronunciate da Miriel durante il suo primo incontro con Erfea e delle reali ragioni che la spinsero a comportarsi in quel modo…

      Piace a 1 persona

      1. Ok è stata una mia svista su Eargon
        Per i titoli di Sauron qualche consiglio è, discepolo di Morgoth, l’ingannatore, e Signore degli Anelli, penso che siano sufficienti

        Di sicuro questa autrice si sarà ispirata all’esoterismo, (molto clavicola di Salomone altrimenti ad Alister Crowly) dato che molto spesso i draghi sono associati a demoni, se Sauron fosse stato evocato da qualche stregone la cosa ci poteva anche stare, ma dato che lui ci sia venuto mediante Morgoth seguendolo di sua volontà allora no e lo stesso vale per i Nazgul (tranne per l’indebolimento, quello può andar benino), invece riguardo a esseri evocati come i demoni da lei inventati va benissimo anche se molti demoni traggono forza se gli si dice il nome e Sauron fa parte di questa categoria considerando che nel mondo di Tolkien nominarlo significa attirarlo (anche per Voldemort è lo stesso, ma in modo diverso e Sauron è di gran lunga superiore a Voldemort), infatti temono nel nominarlo. Su Sauron e i Nazgul continuo a storcere il naso. Su altri demoni va bene (eccetto il Balrog, sappiamo che è forte in tutto anche nella magia).

        Piace a 1 persona

      2. Non so quali siano state le fonti di Ursula Le Guin, è possibile che abbia attinto all’esoterismo…certo è che la tradizione dei nomi segreti ha origini antichissime. Pensi al nome segreto di Roma che non doveva essere conosciuto dai suoi nemici, onde evitare che avessero dominio sulla città, e che, secondo Pascoli, pare fosse Amor, cioè il nome di Roma pronunciato al contrario. Dal suo commento non capisco se Sauron faccia parte della schiera dei demoni che traggono forza se il loro nome viene pronunciato o meno, dal momento che afferma «temono nel nominarlo».

        "Mi piace"

      3. Per 9 anni ho militato nel Black Metal (quello estremo e violento) scrivendo canzoni al riguardo, quindi l’argomento lo conosco e le fonti sono simili, e ho letto tanto al riguardo.
        Sauron è uguale al demonio Cristiano (il nome diavolo significa colui che divide e Sauron divide tutti gli avversari con cui ha a che fare) di cui i essi temono nel nominarlo perché nominarlo significa evocarlo e allora devono subito nominare o la Madonna o Gesù per esorcizzarlo un po’ come fa Frodo dicendo Elbereth indebolisce il Re Stregone aumentandogli il danno subito dal colpo (lo dice esplicitamente Aragorn). Quindi per i Nazgul e Sauron era meglio una cosa del genere per indebolirli, infastidirli o cacciarli (ma per altri di sua invenzione può andar bene come ho detto sopra).

        Sono stato cresciuto da una mamma e nonna molto cattoliche che mi dicevano da bambino di nn menzionare il nome del diavolo perché cos’ facendo era come chiamarlo (ma mi hanno insegnato anche la libertà e sono a tutte è 2 molto grato). Io invece mi definisco spirituale, credo in Dio, ma in modo abbastanza liberale senza dogmi e la mia partecipazione al Black Metal mi ha aiutato a sviluppare una mia filosofia basata sull’equilibrio.

        Riguardo ai nomi segreti l’esempio è Aragorn che però se lo si conosce accade che gli sgherri di Sauron gli darebbero la caccia quindi ne hanno nascosto il nome ma per proteggerlo (Ok Aragorn nn è un essere soprannaturale, ma penso che sia un buon esempio in Tolkien riguardo i nomi segreti), anche Turin ha qualcosa di simile che nasconde il suo vero nome.

        Piace a 1 persona

      4. Sì ma a Gandalf nn fa nessun effetto rivelare il suo vero nome, e magari nn lo rivela per nn far sapere la sua natura a Sauron, quella di Maiar

        Piace a 1 persona

      5. Cosa intendi per assoggettare (intendi sottomissione?) e limitarne l’azione in battaglia?
        Intendi che durante uno scontro lo indebolisci se sai il suo nome, oppure lo destabilizzi permettendoti di colpirlo? Magari ho frainteso quello che intendevi.

        Piace a 1 persona

      6. Intendo un’azione di indebolimento, oppure, in un duello «verbale», l’impossibilità di giurare il falso da parte di quell’individuo il cui nome segreto viene scoperto (e questa è una prospettiva che, personalmente, trovo molto suggestiva).

        Piace a 1 persona

      7. Gandalf: a me la questione di Olorin sembra di più quella dei 2 nomi che tutti abbiamo, io ho un altro nome che per la verità è quello principale, ma mi presento col mio secondo nome perché mi piace di più ovvero Mario, l’altro nome che ho nn mi piace per mie questioni, ma nn è segreto dato che a lavoro uso questo. Purtroppo Tolkien nn ha mai detto nulla a riguardo quindi per me Gandalf rimane il nome che Olorin preferisce usare o per nn rivelare la sua reale identità (per questo caso allora sì è segreto)

        Nazgul e nomi: ok già è più chiaro, purtroppo in queste cose sono un pignolo, per me assoggettamento significa rendere schiavo e nn indebolire.
        Il fatto del nn giurare il falso è un po’ strano, perché uno può dire la verità, ma nn tutta e questo nn significa giurare il falso, ma ammetto che ora nn mi urta come mi urtava in questi 3 giorni (e mi urtava molto), se poi si aggiunge la frase storica di Elbereth Gilthoniel sarebbe perfetto e accettabile come indebolimento del Nazgul e spingerlo a nn giurare il falso insieme alla pronuncia del nome. Se accetti questo mio consiglio e se posso permettermi, aggiungi Elbereth Gilthoniel quando viene pronunciato il loro nome dato che è un nome sacro che da fastidio ai Nazgul come le acque dell’Anduin. Sarebbe perfetto. (poi sei liberissimo di fare come ti pare, ovviamente).

        Piace a 1 persona

      8. Sono contento di essere passati a darci del tu, mi fa piacere. E sono anche soddisfatto che la mia spiegazione abbia, almeno in parte, sciolto alcuni dubbi: mi piace l’idea di inserire l’invocazione ad Elbereth, credo proprio che la inserirò nei vari racconti. Il lato bello del blog è quello di avere suggerimenti ai quali non avresti mai pensato prima e che, invece, ti sono di grande utilità.

        Piace a 1 persona

      9. E nn ti dimenticare la forza di volontà.

        Ps. “Presso i popoli della Terra di Mezzo, infatti, perché un incantesimo agisse correttamente su un individuo, era necessario che l’artefice fosse stato a conoscenza del nome segreto della sua vittima e venirne in possesso richiedeva giorni, a volte mesi, di profonda meditazione, non potendosi esaurire nel corso di pochi istanti fugaci.” Questa cosa che hai scritto, dillo che l’hai inventato tu come nota dell’autore (tu), perché nn sta scritto da nessuna parte nelle opere di Tolkien. (perdona la pignolaggine)

        Piace a 1 persona

      10. Non ho difficoltà ad ammetterlo…d’altra parte non si tratta dell’unica cosa che ho «inventato», altrimenti neppure Erfea sarebbe mai nato, per così dire. Come ho scritto in passato, ho sempre cercato di avere il massimo rispetto sia per le opere che per lo stile di Tolkien…ciò non toglie che, laddove ho ritenuto ci fossero delle possibilità di aggiungere altri elementi da me inventati che non stonassero con la trama delle opere di Tolkien, abbia aggiunto qualcosa di mio.

        Piace a 1 persona

      11. Ok, l’ho detto perché se nn avessimo avuto questa discussione, la faccenda dell’assoggettamento attraverso il nome mi avrebbe infastidito di parecchio per molto tempo e tutte le volte che lo avrei letto, ma ora lo accetto grazie all’aggiunta di Elbereth Gilthoniel e considerando che Erfea è un numenoreano che ha imparato dagli elfi (e ha una spada di Gondolin) quindi di caratura e lignaggio superiori a quelli di Frodo, penso che la frase (più nome) possa avere maggiori effetti sui Nazgul (ma nn su Sauron), poi dato che i 3 Nazgul coinvolti sono numenoreani allora può andar bene. Chissà magari i Nazgul dopo un po’ troveranno il modo di controbattere, magari sarà la stessa presenza di Sauron a Numenor a permetterglielo.

        Piace a 1 persona

      12. Beh, in effetti i Nazgul proveranno a sfruttare a loro vantaggio questo aspetto…lo leggerà nel prossimo articolo tratto dal racconto «L’Ombra e la Spada».

        Piace a 1 persona

      13. Immagino che lo sforzo di volontà sarà enorme da parte de Erfea da lasciarlo sfinito, ma ti voglio chiedere, questa cosa dell’indebolimento e nn giurare il falso,, è qualcosa di temporaneo e il Nazgul prova a opporre resistenza oppure dura per tutto il tempo che l’utilizzatore vuole?

        Piace a 1 persona

      14. No, si tratta di qualcosa di momentaneo…sarebbe troppo facile per Erfea (o per altri) arrivare a soggiogare i Nazgul grazie ai loro veri nomi…è qualcosa che li spaventa, li indebolisce…ma ha una durata temporanea. D’altra parte anche la pronuncia dei nomi segreti richiedeva un certo sforzo da parte del loro utilizzatore, soprattutto se questi non era stato messo a conoscenza dei nomi volontariamente. Per questa ragione i nomi segreti erano noti soli a parenti stretti e, a volte, neppure a loro. Ti suggerisco di rileggerti il racconto «La Rosa e l’Arpa», dove si accenna al nome segreto di Erfea…

        Piace a 1 persona

      15. Spero di vedere Erfea provato (è di parecchio) quando farà una cosa del genere (come Aragorn e Denethor con il Palantir).
        Quando ho detto temporaneo intendo, che nel momento in cui Erfea riesce ad indebolire un Nazgul egli deve fare in fretta per trarne più informazioni possibili altrimenti questi dopo un po’ si riprende e rischia di fare ad Erfea cose terribili. Insomma deve spingere Erfea a sbrigarsi, con un Nazgul, con tutti è 3 la vedo molto difficile.
        “D’altra parte anche la pronuncia dei nomi segreti richiedeva un certo sforzo da parte del loro utilizzatore, soprattutto se questi non era stato messo a conoscenza dei nomi volontariamente.” Questa tua frase mi convince sempre di più a utilizzare il nome di Elbereth, data la sua santità in avversione alle tenebre.

        Piace a 1 persona

      16. In realtà sarà Erfea ad essere «oggetto» di un tentativo, da parte dei Nazgul, di scoprire il suo nome segreto…avrai modo di leggere questa parte della storia del prossimo articolo.

        Piace a 1 persona

  2. Stavolta ho notato uno stile identico a Tolkien per tutta la prima parte del racconto, mentre quando sono iniziato i dialoghi ho notato di più il tuo.
    Forse questo é il giusto equilibrio, perché Tolkien non andava d’accordissimo con i dialoghi in veloce sequenza. Amava lasciare i personaggi conversare anche in modo corale, ma in questo modo perdeva la velocità necessaria in certe situazioni.
    Detto ciò, ammetto che continuo a perdermi con nomi e titoli, specialmente rispetto ai Nazgul.
    I loro nomi sono tutti originali o li hai inventati?
    Bellissima la parte su Rhun, una terra affascinante poco trattata negli scritti di Tolkien.
    Secondo me, considerando la vastità e la popolosità di quella contrada, nella Terza Era avrebbe potuto gestire meglio il loro ruolo.
    Infatti, se avessero attaccato le limitrofe terre libere avrebbero probabilmente conquistato Dale, Erebor e i Colli Ferrosi,
    Correggimi se sbaglio 😊

    Piace a 1 persona

    1. Giustissima osservazione quella sullo stile. D’altro canto questo cambiamento è profondamente legato ad esigenze narrative interne; Tolkien non apprezzava particolarmente le discussioni a carattere politico e non se ne riscontra particolare traccia nei suoi racconti (salvo, forse, la parte del Silmarillion nella quale Feanor si ribella ai Valar, laddove le battute assumono tratti drammatici e veloci). Dovendo privilegiare una trattazione «politica», al contrario, serviva uno stile diverso da quello di Tolkien. Mi fa molto piacere che tu abbia colto questa differenza.
      Per quanto riguarda i nomi, ho riflettuto molto sulla tua proposta di elaborare un dizionario e ci sto lavorando in questi giorni, perché credo sarebbe utile per tutti i lettori. Nell’attesa di poter pubblicare questo Dizionario, ti suggerisco, almeno per quanto riguarda i Nazgul, di leggerti le loro storie nella sezione del blog intitolata «Storie dei Nazgul» Sempre in riferimento agli Spettri dell’Anello, i loro nomi e alcuni tratti biografici li ho tratti dal gioco di ruolo GIRSA che era molto popolare negli anni 80-90.
      Sono contento che ti sia piaciuta la parte su Rhun, concordo che Tolkien avrebbe potuto dedicarsi ad approfondire maggiormente questa zona della Terra di Mezzo…se gli Esterling avessero attaccato in massa Dale, Erebor e i Colli Ferrosi avrebbero probabilmente vinto…per fortuna dei Nani e degli Uomini di Esgaroth, Sauron decise di destinare la maggior parte delle sue truppe a Sud, nell’assedio a Gondor.

      "Mi piace"

      1. Per il dizionario stai tranquillo!
        Ti ringrazio per il suggerimento, appena posso vado a vedere gli articoli che hai citato.
        La tua riflessione sullo stile di Tolkien é assai interessante, non sapevo di questo rapporto con la politica.
        L’analisi su Rhun é quella che avrei dato anche io, quindi Sauron ha commesso un errore strategico in fin dei conti

        Piace a 1 persona

      2. A Tolkien non piaceva portare la politica nei propri scritti; e non mi riferisco solo alla politica del XX secolo, ma all’intera sfera della gestione della «cosa pubblica» secondo l’accezione greca-romana del termine. Alcuni episodi che avrebbero potuto avere una trattazione molto più approfondita, come la Guerra delle Stirpi a Gondor, e che hanno indubbiamente radici politiche, sono descritti in poche righe nelle appendici del Signore degli Anelli…
        Per quanto riguarda l’analisi su Rhun, certamente Sauron commise un errore: fu indotto a questo sbaglio di valutazione da Aragorn stesso, che si svelò a lui, tramite il Palantir, come erede di Isildur e gli mise paura, costringendolo così ad anticipare l’attacco a Gondor e, più in generale, tutte le operazione belliche su un fronte vastissimo, che andava dalla Montagna Solitaria a nord fino a Umbar a sud.

        Piace a 1 persona

      3. Mi aggiungo, nn è stato un errore strategico quanto un colpo di sfortuna (bisogna ringraziare la lungimiranza di Gandalf e Aragorn), Sauron odia Gondor più di chiunque altro per la sua discendenza a Numenor e sono sempre stati una spina nel fianco, ha solo indirizzato la maggior parte del suo esercito a Gondor (il suo nemico giurato) e poi Sauron colpisce in anticipo a causa di Aragorn perché convinto che l’Anello si trovi a Gondor altrimenti avrebbe attaccato in un secondo momento (Sauron nn sospetta minimamente che loro lo vogliono distruggere, allora attacca Gondor nn dandoli modo di apprendere i segreti dell’Anello e se nn era per Gandalf e Aragorn la città sarebbe caduta nel giro di poche ore a causa dei Nazgul), però trova il modo di tenere impegnati gli alleati di Gondor. E poi quella sui campi del Pelennor è una vittoria temporanea, se nn fossero partiti per il Cancello col secondo attacco Sauron li avrebbe annientati, e poi tutto quello era solo una piccola parte del suo esercito.

        Piace a 2 people

      4. Sono d’accordo con il suo commento, infatti, è la stessa risposta che ho scritto a Federico (ho letto il suo commento solo dopo avergli risposto). Certamente la vittoria sui Campi di Pelennor fu solo una «piccola sconfitta» da parte di Sauron, il quale aveva centinaia di migliaia di guerrieri nelle sue riserve che avrebbe presto condotto in guerra.

        Piace a 2 people

      5. Infatti ho scritto il commento, l’ho pubblicato e sono corso a lavoro, poi avevo problemi di connessione, ma abbiamo pensato alla stessa cosa.

        Piace a 1 persona

  3. Mi è piaciuto molto il fatto che tu abbia dato spazio al punto di vista di Khorazid, perché così si può capire che, a suo modo, anche lui ama Numenor. Purtroppo l’Isola del Dono finirà comunque sotto il giogo di Sauron…
    Per quanto riguarda il resto, non mi aspettavo per niente la morte di Dokhor! Adunaphel è molto spietata.

    Piace a 1 persona

    1. Vero, infatti il mio intento era proprio quello di evidenziare che c’erano diverse posizioni politiche in merito al futuro di Numenor…e che non tutti i «nazionalisti» erano alleati di Sauron, come dimostra il caso di Khorazid. Su Adunaphel non posso che essere d’accordo con te…è uno dei Nazgul più spietati, in possesso di un carattere che contrasta in modo evidente con un aspetto fisico leggiadro e per nulla brutale…

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...