Numenor: Game of Thrones (parte V ed ultima). La giustizia di Pharazon

Care lettrici, cari lettori, bentrovati. Concludo in questo articolo la narrazione del racconto «L’Ombra e la Spada», approfondendo la personalità di Pharazon, il pretendente al trono di Numenor. Fino a questo punto del racconto, infatti, la sua figura è apparsa in secondo piano, oscurata non solo da quella dei Nazgul, ma anche dagli altri numenoreani ribelli più anziani. Mi è sembrato importante, dunque, cogliere un aspetto importante del suo carattere, ossia la sua intrinseca crudeltà; cresciuto senza alcuna regola e, per converso, alimentato da una gelosia crescente verso la cugina Miriel, Pharazon era diventato un giovane sadico e spietato; non abbastanza lungimirante, tuttavia, per evitare di finire schiacciato da esseri molto più crudeli e furbi di lui. In questo articolo, inoltre, giungono a maturazione anche i piani finali dei Nazgul e dei loro complici per impadronirsi del potere…e si vedrà che, alle volte, anche una piccola svista, un errore a prima vista trascurabile, può rivelarsi determinante per decretare il fallimento del migliore progetto…

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

P.S. Presto avrete l’occasione di ammirare nuove illustrazioni!

Nell’immagine in alto potete ammirare la città di Armenelos, capitale del regno di Numenor.

«Akhôrahil ed Adûnaphel, l’uno alla destra, l’altra alla sinistra del loro oscuro Capitano, presero a mormorare un basso canto, le cui parole evocavano nelle menti degli sprovveduti mortali che avessero udito i loro echi, nient’altro che follia e panico; Er-Murazôr, al contrario, concentrò ogni sua attenzione sull’anziano Khôrazid, ché questi, oramai, non era più di alcuna utilità al suo Padrone e, senza pronunciare parola alcuna, evocò con un rapido gesto della sua sottile mano, dalle profonde tenebre che il canto dei suoi sottoposti avevano ispessito, una creatura quale gli uomini non dovrebbero mai scorgere, finanche nei loro più angoscianti incubi, allorché ogni ragione sembra essersi smarrita e l’eco di ancestrali paure sembra concretizzarsi dinanzi ai loro occhi. Il demone avanzò e invisibile agli occhi dei Numenoreani, balzò ratto sull’Ammiraglio, e per un solo istante, gli si rivelò nella sua terrificante forma, svelandogli il suo vero nome; Khôrazid si portò entrambe le mani al collo e stramazzò al suolo, mentre un’espressione di terrore indicibile a narrarsi gli si dipingeva sul volto sfigurato. Fra coloro che erano in quella sala, solo Pharazôn e i Nazgûl conoscevano quanto realmente si era verificato e a lungo tacquero su questo; gli altri, al contrario, videro un’inspiegabile follia impossessarsi di Ântenora e spingerla a trucidare con inusitata violenza il suo coniuge: inorriditi, essi gridarono angosciati e domandarono a gran voce che fosse fatta giustizia: Pharazôn, allora, chiamò a sé le sue guardie, delle quali nessuno sino a quel momento aveva sospettato l’esistenza, e diede loro ordini affinché la donna fosse catturata. I soldati eseguirono con spietatezza il compito che era stato loro assegnato, infine si voltarono al loro principe e chiesero con quale pena fosse colpita la Numenoreana: Pharazôn, allora, quasi obbedendo ad un ordine che altri aveva sussurrato al suo orecchio molti anni prima, afferrò brutalmente la donna per i capelli, nonostante quella gemesse e si proclamasse innocente, e domandò a gran voce: “Quale verdetto volete che io pronunci dinanzi a questo crimine? Rispondete, o Numenoreani!” Essi, in tutta risposta, levarono a gran voce un solo grido: “La punizione che gli Antenati erano soliti pronunciare in casi come questi!” Il cugino della regina, allora, afferrò la lama che il capitano delle sue guardie gli porgeva e con un rapido colpo decollò la vittima, lasciando cadere a terra subito dopo le sue tristi spoglie. Esultarono i principi allorché la condanna fu eseguita dinanzi ai loro occhi ed essi presero a sorridere ferocemente, ché, ora lo comprendevano bene, un simile fato avrebbe colpito tutti i loro nemici, i quali, ancora ignari di quanto sarebbe da lì a breve accaduto, riposavano nelle loro avite dimore: inebriati dal sangue versato in quella oscura sala, avrebbero a lungo perseverato nelle loro espressioni di feroce gioia, se non avessero udito una gelida voce risuonare alta fra quante commentavano i fatti di recente accaduti: “Principi di Numenor, rallegratevi, ché una solida guida avete scelto sulla strada per il potere ed essa non vi tradirà mai; esultate, ma siate più cauti nelle esternazioni della vostra gioia, almeno sino a quando tutti i vostri nemici non saranno stati abbattuti ed il Nuovo Ordine non regni sovrano su queste contrade. Credete, infatti, che sia semplice sconfiggere i Paladini? Alcuni, non ne dubito, saranno uomini di infima qualità e di scarso coraggio; non è, tuttavia, da simili nemici che dovreste guardarvi le spalle, ma da coloro i quali, chiusi nelle loro ricche dimore, tramano ancora e sempre contro il vostro successo”.

Ëargon, il quale era fra tutti il più inebriato per quanto accaduto, rispose sprezzante, per nulla temendo la reazione del Signore degli eserciti di Mordor: “Brethil è anziano, e non è troppo lontano il giorno in cui spirerà; quanto ad Amandil, credo che Khûriel abbia espresso l’opinione di tutti noi, ché sarà sufficiente evitare di minacciare palesemente la regina, pur di ottenere il suo tacito assenso alla nostra impresa. In verità, dunque, l’unico Paladino verso il quale dovremo adoperare la forza delle armi sarà Ërfea ed egli, sebbene sia sufficientemente abile nell’adoperare la spada, è pur sempre un mortale e nulla potrà contro le nostre gloriose armate”.

“Non sottovalutare la stirpe dei principi dell’Hyarrostar – tale fu la gelida risposta che Er-Murazôr pronunziò – ché essi sono Paladini di un valore superiore a quello che le tue sciocche parole hanno con imprudenza assegnato loro. Gilnar, sebbene sia giunto al termine dei suoi giorni, è un veterano sopravvissuto a molte battaglie ed il suo nome è ancora riverito tra gli eserciti di Numenor; quanto ad Ërfea, oserò dire, in questa ora incerta per i fati di molti fra voi, che è destinato a superare in possanza il padre, Brethil e finanche Amandil, che pure è il più esperto fra i Paladini dell’Accademia e detiene il titolo di Maestro Supremo: tuttavia, l’ora della gloria per il giovane principe numenoreano non è ancora giunta ed egli è un guerriero poco esperto, se paragonato ad alcuni dei suoi avversari – e qui parve a tutti che il consigliere di Pharazôn alludesse a sé stesso e ai suoi compagni – sicché non dovremmo preoccuparcene oltre misura”.

“Tuttavia – parlò irato Ëargon, il quale non tollerava che alcuno osasse contraddirlo – egli resta pur sempre l’amante di Miriel; non credi che tenterà di scendere a patti con i suoi antichi nemici, allorché avrà sentore che la sopravvivenza della regina sia in pericolo?”

“Non hai compreso i nostri piani, dunque? – lo rimproverò il Re degli Stregoni, palesemente irritato dai dubbi che le parole del giovane ammiraglio tradivano – La sovrana non dovrà essere minacciata in alcun modo, sicché ella non debba ritenere di ricorrere alla protezione dei suoi Paladini; quanto ad Ërfea – e qui il suo sguardo cadde minaccioso su quanti erano intorno alla sua ombra – dovrà essere tratto in catene per essere condotto ove non sarà più in grado di nuocere, né dovremmo preoccuparci che possa arrecare in alcun modo danno al nuovo sovrano” concluse, volgendo un cortese cenno del capo a Pharazôn, il quale, per tutta risposta e con grande sorpresa dei presenti, si levò dallo scranno e gli si inchinò profondamente.

Khûriel, la quale, in verità, aveva intuito cosa celassero le parole pronunciate da Er-Murazôr, annuì: “Figlio di Morlok, davvero conosci poco del nemico verso il quale nutri, per invidia o per paura non saprei dire, un odio sì profondo: egli, infatti, non rinuncerà a sacrificare la sua vita per la salvezza dello Stato e dei suoi compagni, ma non accetterà che i suoi sentimenti lo inducano a mostrar maggior clemenza verso quanti attenteranno nei confronti dell’Ordine e del Popolo; non esiterebbe, qualora il corso degli evento dovesse porlo dinanzi a questa scelta – senza alcun dubbio per lui molto gravosa – a condannare la stessa Tar-Miriel all’esilio, se ella dovesse mostrarsi troppo tollerante verso i suoi nemici. In verità, miei cari camerati – aggiunse la donna dopo aver riflettuto – Ërfea è un uomo quale pochi fra i suoi compagni o i suoi avversari possono ammettere di conoscere bene e il fine ultimo di molte sue azioni è destinato a rimanere celato per molto tempo ancora: oso credere, infatti, che finanche la stessa Tar-Miriel non abbia compreso il suo cuore e sia innamorata di un’ombra, quale il figlio di Gilnar non è, né mai sarà”.

“Simili elucubrazioni sfuggono alla mia lungimiranza – commentò pensoso il Re degli Stregoni – tuttavia il fato di Ërfea si compirà al di là di questa isola ed egli, a prescindere dall’esito della lotta che tosto avrà inizio, avrà l’animo infranto dal dolore della perdita o della sconfitta: qualora, infatti, dovesse ottenere il successo sulle nostre armate, pure dovrebbe punire la regina per non aver sostenuto i suoi Paladini e l’ingresso al suo dolce talamo gli sarebbe per sempre negato. Persa la battaglia, invece, il Terzo Ammiraglio di Numenor dovrà, ad ogni modo, conoscere l’onta della sconfitta, alla quale, inevitabile, si aggiungerà il disprezzo di colei che un tempo aveva amato sì profondamente, ché, dica pure Khûriel quanto il suo cuore avverte, pure il sentimento che lo lega alla bionda fanciulla è veritiero e profondo”. Così parlò il Re Stregone e nessuno osò contraddirlo; egli, tuttavia, non espresse a voce alta i suoi reconditi pensieri, ché, in verità, aveva compreso quanto la stessa figlia di Tar-Palantir, contrariamente alle parole pronunciate con veemenza da Khûriel,  contraccambiasse con forza il sentimento che lo legava al principe e se, talvolta, accadeva che esitasse nel mostrarlo apertamente, ciò avveniva solo per timore di dover ottenere una risposta che l’avrebbe intristita e condotta verso un grande dolore, incapace come era di leggere nelle reali intenzioni di Ërfea.

Adûnaphel, la quale aveva prestato molta attenzione alle parole pronunciate dal suo Capitano, allora interloquì e la sua voce si levò alta: “Nessuno di noi oserà levare la mano contro il Morluin ed egli sarà ignorato almeno finché non avremo vinto la guerra: che la morte ed il disonore si abbattano su quanti ignoreranno l’avvertimento dei consiglieri di Pharazôn.”

Ëargon, il quale era in verità propenso ad ignorare quanto il Re degli Spettri aveva ordinato, a malincuore mutò parere, allorché si avvide che la principessa al suo fianco lo sosteneva e si convinse ad abbandonare, almeno per i primi tempi, ogni disio di vendetta sul Morluin, verso il quale, come Khûriel aveva compreso, egli nutriva un sentimento misto di invidia ed ammirazione; quanto al giuramento stretto nelle mani del suo nuovo signore, il giovane ammiraglio lo considerava nient’altro che una vacua formula, la quale l’avrebbe tutelato da ogni vendetta dei suoi guerrieri, almeno finché fosse rimasto in vita. L’orgoglio si accrebbe nel cuore di Ëargon e nella sua mente scorsero, vivide, le immagini di un futuro non troppo lontano, nel quale egli avrebbe impugnato lo scettro di Numenor ed Adûnaphel sarebbe stata regina al suo fianco, mentre Tar-Miriel la schiava con la quale trastullarsi a suo piacimento; nessuno, fra questi desideri, era però sconosciuto ai Nazgûl e diffidenza nacque nel loro cuore nei confronti dei figlio di Morlok, ché si avvidero quanto la sua ambizione fosse smisurata; non ignorarono, tuttavia, che egli avrebbe potuto svolgere un ruolo di primaria importanza, figurando dinanzi agli occhi dei Paladini come il nemico più pericoloso da combattere: se fosse caduto in battaglia, la sua perdita non sarebbe stata considerata irreparabile; se, al contrario, fosse sopravvissuto, la stessa Adûnaphel si sarebbe incaricata di ucciderlo, dopo che i suoi sensi avessero goduto della sua giovinezza e del suo ardore. Er-Murazôr, il quale aveva compreso quali malvagi pensieri nutrisse il nero spirito della Spadaccina, sorrise e assentì leggermente con il capo, mentre colei che era stata presentata come la Principessa delle Terre dell’Aurora, si inchinava con femminile grazia, avendo intuito la sua volontà, la quale, in verità, derivava da quella di Sauron in persona.

Akhôrahil, lieto che fosse stato finalmente raggiunto un accordo, parlò: “Non è sufficiente, o camerati, che abbiate prestato giuramento al nostro signore, ché i nostri nemici non saranno sconfitti solo dalla nostra ritrovata unità di intenti: è necessario, dunque, che si trovi un pretesto per scatenare un conflitto che vedrà i loro destini incontrare un fato di morte: se i vostri pareri saranno favorevoli, mi appellerò alla vostra saggezza e lungimiranza perché un solco, ancor più profondo di quanti fino ad oggi il destino ha voluto che esistessero fra la regina ed il suo amante, separi definitivamente i due giovani.”

I Numenoreani, molti dei quali nutrivano un forte rancore nei confronti del principe dell’Hyarrostar, lanciarono grida di giubilo allorché il Quinto fra i Nazgûl si ebbe rivolto loro e domandarono a gran voce quale fosse il suo piano: “O sommo fra i principi del fato, rivelaci dunque quali sono i tuoi intenti!”

“Camerati, non vi è volontà che non possa essere piegata, non vi è spirito che non possa essere dominato, non vi è mente che non possa conoscere il giogo della schiavitù, se di essa è noto il nome segreto: nessuno fra noi conosce, tuttavia, quale sia quello del Morluin ed egli si è dimostrato negli anni invero prudente ed accorto nel pronunciarlo ad alta voce”.

“Credi che quanto hai testé affermato costituisca per noi motivo di sorpresa? – interloquì sprezzante Azâran, il quale, sino a quel momento, non aveva preso parte ad alcuna discussione – Erfëa è un paladino: vuoi forse che si comporti diversamente da quanto il codice del suo Ordine dispone? Un paladino è solito non rivelare ad alcuno il proprio nome, a meno che questi non abbia contratto con quello un giuramento che l’obblighi al silenzio su tale rivelazione: solitamente, solo il consorte viene a conoscenza del reale nome del paladino suo sposo; non potremmo mai, perciò, ottenere questa informazione, né adoperando la forza, né l’astuzia, ché Erfëa non è vincolato a nessuno e questo dovresti saperlo bene”.

Akhôrahil rivolse un ironico inchino all’anziano principe, infine pronunciò parole sarcastiche: “Ti ringrazio per l’approfondita lezione sull’Ordine dei Paladini; se la tua presenza fosse venuta a mancare quest’oggi, dubito che altri avrebbero saputo parlare con tanta arguzia ed erudizione. Non capisci? – mentre pronunciava tali parole, il suo tono si indurì – il figlio di Gilnar è legato alla regina ed essi si frequentavano ancor prima che questi abbandonasse il nome paterno: ella conoscerà, dunque, il suo vero nome[1]”.

Molti signori annuirono e presero a congratularsi con il Nazgul per la sua astuzia; inaspettatamente, tuttavia, e per buona sorte di Erfëa e di Tar-Miriel, la glaciale voce di Er-Murazor si levò fra lo stupore ed il terrore dei presenti: “Quanto affermi, Akhôrahil, sarebbe stato vero qualora il nostro principe si fosse dimostrato uomo colmo di quei sentimenti che gli abitanti di queste contrade coltivano con grande passione e che sono soliti essere espressi nelle ballate e nelle romanze suonate durante le feste di primavera; tuttavia, il Morluin non è incline a queste emozioni e considera la salvezza del regno un bene più grande di quello che un’emozione rubata tra il tramonto e l’alba potrebbe procurargli. Lo spirito del Paladino della casa degli Hyarrostar è freddo e razionale ed egli mai si sarà arrischiato a rivelare il proprio nome ad una donna: non è capace di simili confessioni”. Le convinzioni dell’uditorio vacillarono e furono sostituite da dubbi ed inquietudini: solo, ché egli altri erano troppo atterriti per parlare, il Quinto fra i Nazgûl osò esprimere il suo dissenso: “Eppure, concorderai su questo, il figlio di Gilnar ama teneramente la sua regina ed ella era un tempo la sua più fedele confidente”.

“Questo lo credi tu – gli rispose il Capitano Nero – I miei sensi scorgono sì un sentimento amoroso dibattersi nel petto di Erfëa, eppure esso è così nascosto che dubito profondamente possa spingerlo a sussurrare all’orecchio della sua amata una parola così imprudente da pronunciare”.

Azâran, avvedutosi che il suo pensiero era simile a quello del Capitano Nero, si pronunciò in favore di questi, né egli aveva alcuna simpatia per Akhôrahil, del quale, come altri, diffidava profondamente: “Perfino nell’esprimere i propri sentimenti il Morluin dimostra profonda conoscenza del Codice: in esso, infatti, è scritto che il Cuore parla attraverso la voce del Silenzio; se egli si fosse invaghito di una Paladino, ecco che quella, forse, avrebbe saputo comprendere il suo silenzio; eppure, non fu forse Miriel stessa, allorché era ancora re suo padre, ad abbandonare l’Accademia per dedicarsi all’incarico che sapeva esserle presto destinato?”

“È vero – concordò Khûriel – sembra che Miriel non tollerasse il duro addestramento al quale era stata sottoposta e che la sua fuga dall’Accademia avesse infuriato profondamente Ërfea”.

“Ho conosciuto un’altra versione del medesimo evento – interloquì Ëargon – secondo la quale fu lo stesso Ërfea a rifiutarsi di prendere come sua allieva colei che sarebbe stata un domani regina, perché i sentimenti che provava per lei gli impedivano di attenere ai suoi doveri.”

“Sia come sia – lo interruppe con forza il Capitano Nero – la regina di Numenor non conosce il reale nome del nostro più pericoloso avversario e se provassimo a sottoporla a tortura per ottenere dalla sua bocca informazioni che mai potrebbe darci, non otterremmo altro che un rifiuto ed un pericoloso irrigidimento delle sue posizioni nei nostri confronti.”

Akhôrahil, scaltro eppure timoroso nei confronti dell’autorità del suo Signore, chinò il capo in segno di resa e sospirò: “Cosa proponi, dunque?”

“È necessario, ancor prima di contrarre battaglia contro i nostri nemici, che uno di noi sieda al Consiglio dello Scettro, ché in tal modo ci sarà più semplice influenzare la debole mente della regina ed allontanarla dai suoi Paladini”.

Ëargon, il quale aveva un animo sì ambizioso da non temere alcuna conseguenza delle sue azioni, finanche delle più crudeli ed infami, si fece avanti e propose la propria candidatura ad un tale ruolo: dichiaratisi che furono gli altri principi a favore di tale soluzione, Er-Murazôr, il quale, in verità, auspicava che il figlio di Morlok si offrisse per un simile incarico, si rallegrò e gli affidò un compito tanto abietto quanto periglioso: “Giovane Ammiraglio, il tuo animo è forte e nutre grande bramosia di potere; solo, fra coloro che hanno autorità nel Consiglio dello Scettro, tuo padre potrebbe ostacolare ogni tuo progresso, avendo a tema che il tuo giudizio possa essere troppo immaturo rispetto a quello degli altri consiglieri: per tale ragione, liberati della sua influenza perniciosa e reclama a te quanto il Fato ha decretato che fosse tuo diritto ottenere”.

Sulle prime, Ëargon dubitò, non perché provasse alcun sentimento di pietà nei confronti dell’anziano padre, essendo la sua mente ed il suo cuore già corrotti, ma a causa della difficoltà che tale missione comportava: egli, infatti, si avvedeva di essere nient’altro che una semplice pedina nelle mani di forze ben più grandi di lui, eppure, fu tanto arrogante quanto sciocco da credere che le stesse potenze che oggi lo obbligavano a percorrere un sentiero periglioso, un domani egli potesse ambire a dominare. L’ammiraglio prestò allora giuramento nelle mani di Adûnaphel e si avvide che esse erano calde al tatto e profumate all’olfatto, sicché forte crebbe nel suo spirito la lussuria e l’ambizione di farla sua; questa, alla quale non erano sfuggite le reali intenzioni del figlio di Morlok, si decise ad assecondare ogni suo disio, finché Pharazôn non fosse stato proclamato Sovrano di Numenor ed i piani del suo Padrone non fossero stati realizzati.

I Principi di Elenna, allorché si avvidero che ogni cosa era compiuta, si inginocchiarono ancora una volta ai piedi del futuro re e lo acclamarono per tre volte; infine, ad un suo cenno, abbandonarono l’oscura sala e si dispersero come foglie nella gelida nebbia dell’alba,  custodendo ciascuno nel proprio cuore il ricordo di quanto era accaduto quella notte colma di terrore e di meraviglia e della quale, in verità, non recarono che una pallida reminiscenza, che divenne sempre più sbiadita man mano che il sole reclamava il suo dominio: le notti future, tuttavia, afflissero i loro spiriti con incubi di ogni sorta ed essi non ebbero più alcun riposo sin quando il loro fato non si fu compiuto ed esso, se le storie che si narrano dinanzi al fuoco sono vere[2], fu invero terribile ed atroce, ché furono divorati dall’oscuro potere che avevano contribuito, per arroganza e per vanagloria, ad accrescere».

Fine

Note

[1] Cfr.  «Il racconto della Rosa e dell’Arpa».

[2] Segue una nota, scritta da Erfëa, a proposito del destino ultimo dei principi che avevano preso parte al consesso degli Uomini del Re: Azâran perì nell’incendio che consumò la sua dimora e che alcuni affermano essere stato appiccato dai servi di Akhôrahil, essendo questi desideroso di appropriarsi delle sue ricchezze; Ëargon fu trucidato da Adûnaphel (si veda anche il racconto de «Il marinaio e l’infame giuramento»); Khûriel, infine, morì a causa di un misterioso morbo che contrasse allorché, resasi conto che era ormai nel novero dei nemici del nuovo sovrano, fuggì nel regno dei Chey e trovò ospitalità presso il signore di quella contrada, il quale era in realtà Ren il Folle, Ottavo tra i Nazgûl. Sulla sorte di Pharazôn, al contrario, non vi sono notizie certe: secondo i Saggi fra i Noldor, egli, intrappolato dalla volontà di Iluvatar nelle Caverne dell’Oblio, attende ancora l’ultima alba, giunta la quale prenderà parte alla battaglia finale contro Morgoth ed i suoi servi; secondo i Fedeli, invece, il suo corpo, distrutto dall’ira dei Valar, non sarebbe mai stato più ritrovato.
È noto, tuttavia, che all’indomani della Caduta, sulla spiaggia dinanzi alle mura di Pelargir, fu rinvenuto un cimelio la cui presenza lasciò stupefatti tutti gli Uomini che lo esaminarono: era, infatti, la corona di Ar-Pharazôn ed essa risultava integra, non avendo perduto alcunché del suo splendore; i Fedeli la raccolsero e la condussero ad Osgiliath, ove, in quei giorni, si trattenevano Elendil l’Alto ed i suoi figli. I consiglieri del figlio di Amandil, allora, pregarono il sovrano di distruggere il cimelio, ancorché fosse di mirabile fattura e piacevole a vedersi, ché esso era stato forgiato a Mordor e recava seco incisi incantesimi esiziali per i seguaci dei Valar: Elendil, scagliata con forza la corona nelle fornaci della città, decretò che nessuno, pena la morte, avrebbe dovuto impossessarsi dell’oro ormai informe e delle gemme ancora splendenti: egli stesso, accompagnato da Erfëa, si recò poi sul promontorio del Belfalas, lì ove, secoli dopo, sarebbe sorta la città di Dol-Amroth, e restituì l’oro maledetto al mare dal quale era giunto, mentre le gemme, che provenivano dal tesoro di Miriel, su suggerimento del Sovrintendente dei Reami in esilio, furono incastonate nei diademi che, da allora, indossarono le donne della famiglia reale nelle occasioni solenni.

28 pensieri riguardo “Numenor: Game of Thrones (parte V ed ultima). La giustizia di Pharazon

    1. In realtà la questione del nome segreto è descritta proprio in questa parte del racconto: la fortuna di Erfea risiede nell’errore di giudizio, se così si può dire, di Er-Murazor (cioè del Re Stregone) che si convince che Miriel non sappia nulla a proposito, mentre, come giustamente tu hai notato, lei era a conoscenza del nome segreto di Erfea.

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      1. Aspetta, quindi nn c’è nessun confronto tra Erfea e i Nazgul dove una delle 2 parti usa il nome segreto dell’avversario per avere il sopravvento?
        Se nn c’è, allora avevo capito male.

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      2. No, non c’è. Si trattava del piano originario dei Nazgul: catturare Miriel, torturarla e costringerla a rivelare il nome segreto di Erfea. Sia Akhorahil che Adunaphel erano convinti della fattibilità di questo piano; al contrario, invece, Il Re Stregone riteneva che non avesse senso e che mai Erfea avrebbe rivelato il suo nome ad altri (compresa Miriel). La sua linea prevalse (in fondo era il più alto in grado nella gerarchia di Mordor, secondo solo a Sauron stesso) e così, senza volerlo, salvò il suo peggior nemico, ossia Erfea stesso.

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      3. Grave errore, come fece il suo Signore millenni dopo che nn uccise Thrain.

        Quindi ora il piano è provare a dividere Miriel ed Erfea.

        é così facile per Eargon entrare a far parte del Senato di Numenor? Solo perchè è figlio di un senatore?

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      4. Molto bene, vedo che hai perfettamente compreso a quale evento mi sono ispirato. L’errore commesso da Sauron nei confronti di Thrain, in effetti, fu determinante al fine di comprendere il fallimento generale della sua missione di tornare in possesso dell’Unico. Il piano dei Nazgul e di Pharazon era di mettere contro Erfea e Miriel, usando a questo scopo la figura di Eargon. Questi non era solo un figlio di senatore; suo padre, il duca Morlok, era infatti una sorta di Ministro delle Finanze del regno di Numenor e godeva di molta fiducia da parte di Miriel.

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  1. Il parallelismo che é più evidente, secondo me, in questo racconto riguarda la somiglianza fra la situazione di Numenor e quella della Germania nazista. Sono giunto a questa conclusione specialmente dopo aver notato l’utilizzo del termine “camerati” per indicare i confratelli.
    I Nazgul mi ricordano molto i bracci destri di Hitler, che possiamo paragonare a Sauron.
    Mentre il poco avveduto Re di Numenor potrebbe raffigurare uno dei tanti sovrani fantoccio imposti dal Cancelliere e tiranno tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.
    Ora, sono certo che Tolkien abbia creato all’interno della lunghissima storia della Terra di Mezzo dei parallelismi con i due conflitti mondiali che ha vissuto.
    Tu hai cercato di fare lo stesso o é casuale?

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    1. Apprezzo moltissimo questo tuo parallelismo: per scrivere del complotto escogitato dai Nazgul e da Pharazon mi sono ispirato, oltre che alle vicende delle dittature degli anni Trenta del Novecento, anche alle vicende «più recenti», come i vari colpi di Stato avallati più o meno tacitamente dalla Cia nel corso della Guerra Fredda. Ognuno dei cospiratori, naturalmente, ha un doppio fine che non intende rivelare agli altri (almeno non del tutto): i Nazgul vogliono porre Numenor sotto il loro controllo; Pharazon vuole realizzare il piano di suo padre, senza aver capito che i suoi consiglieri siano in realtà i Nazgul; Eargon, il giovane ammiraglio, invece, è convinto di riuscire a ingannare tutti gli altri, appoggiandosi all’aiuto di Adunaphel, della quale diventa l’amante (senza sospettare chi sia realmente). Naturalmente, come tu stesso hai intuito, Pharazon era poco più di un burattino nelle mani dei Nazgul, che avevano compreso di potersi servire di questo giovanotto ambizioso, ma anche sciocco, per imporre il loro dominio (e quindi quello di Sauron) sull’isola di Numenor.
      Quanto alle scelte di Tolkien, nelle sue lettere rifiutò decisamente l’accostamento con vicende reali dei suoi tempi: l’unico elemento al quale riconobbe una certa rassomiglianza con quanto narrato nelle sue opere fu l’energia atomica, che paragonava all’Unico Anello. Se ti va di approfondire questo aspetto, ti consiglio di leggere questi due miei articoli: «Scrivere degli Uomini. Un limite di Tolkien?» e la sua continuazione «Scrivere degli Uomini (II parte) Tolkien vs Dante, ovvero l’impossibilità dell’allegoria».

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      1. Sono contento di avere azzeccato il parallelismo rispetto a Numenor, mentre ti ringrazio ancora una volta per la tua precisazione su Tolkien.
        Non mi fiderò mai più dei documentari in tv, perché dicono sempre l’opposto di ciò che è in realtà, forse perché fa più notizia dire che Tolkien si è ispirato alle due guerra mondiali.
        Recupererò gli articoli!

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      2. Sì, devo amettere che, purtroppo, in Tv si approfondisce molto il legame che Tolkien ebbe con le due guerre mondiali, senza tenere conto delle sue Lettere: d’altro canto, non solo Tollkien prese parte alla prima, ma, durante la seconda, uno dei suoi figli si arruolò nella RAF, la forza aerea inglese. Certamente queste sono esperienze che non possono non lasciare un segno nella tua coscienza e, per riflesso, anche nella scrittura: durante l’assedio a Minas Tirith, per esempio, gli Orchi costruiscono trincee, come fecero i soldati che combatterono nella Prima Guerra Mondiale. Tuttavia, Tolkien cercò di staccarsi per quanto gli fu possibile da questi eventi, collegandosi soprattutto ai miti celtici e anglosassoni nel costruire la sua Terra di Mezzo.

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    2. Federico, oltre agli articoli consigliati da Domenico (giustamente), leggiti le Lettere e capirai molto di Tolkien e così potrai illustrarlo bene ai tuoi amici. Su Rai 5 fecero dei buoni documentari su Tolkien.
      Pensa che lui si innervosì molto quando paragonarono l’Unico Anello all’anello dei Nibelunghi dicendo che l’unica somiglianza era nel fatto che erano tondi e dorati (nelle lettere è una delle poche volte in cui si innervosisce).

      Leggiti le Lettere.

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      1. Vero, ricordo molto bene l’accostamento con l’Anello dei Nibelunghi, che lo infastidì molto…d’altro canto, sono effettivamente due oggetti magici profondamente diversi.

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      2. in quelle lettere ho visto Tolkien girato 3 volte: accostamento Sauron-Hitler, Unico Anello e Anello Nibelunghi (se c’è una comunanza oltre nella fisicità è nelle fonti di mitologia norrena che interessavano sia Tolkien che Wagner) e la prima stesura che un regista americano fece del Signore degli Anelli, si sente che è proprio incazzato nero

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      3. Concordo…tra l’altro il terzo punto che hai elencato costituirà il tema di un mio prossimo articolo perché, inevitabilmente, riguarderà anche la pellicola di Jackson…

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  2. Eargon è un povero sciocco; ormai Adunaphel lo ha in pugno! Certo che però l’idea che fosse disposto addirittura a togliere di mezzo il padre… be’, fa rabbrividire!
    Comunque, i Nazgul sono tremendi. È chiaro che sono loro a tenere le redini del gioco; persino Pharazon, destinato a salire al trono, e Khuriel, con la sua intelligenza, finiranno per essere solo delle pedine nelle mani degli Spettri dell’Anello…
    A proposito di Khuriel, una curiosità: perché sembra convinta che Miriel non ami davvero Erfea, ma solo l’ “ombra” di lui?

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    1. Eargon è uno sciocco pericoloso: l’attrazione – ricambiata – che prova nei confronti di Adunaphel non è solo di natura fisica; al contrario, Eargon giocherà un ruolo fondamentale nell’ascesa di Pharazon, come potrai leggere ne «Il Racconto del Marinaio e dell’Infame Giuramento». Hai perfettamente descritto la situazione: tutti i Numenoreani ribelli, infatti, non sono altro che pedine nelle mani dei Nazgul, i quali finiranno per imporre il loro disegno di dominio su Numenor. Un piano dalla natura temporale lunghissima, destinato a concludersi con la distruzione fisica dell’isola. Posso rispondere in due modi alla tua domanda su Khuriel: 1) si tratta di un omaggio alla frase che Aragorn rivolge ad Eowyn quando questa gli confessa di amarlo; 2) Khuriel accusa Miriel di essere una persona superficiale, affascinata da Erfea perché si tratta di un valoroso paladino. Personalmente non credo che l’ipotesi di Khuriel sia veritiera; probabilmente aveva messo insieme una serie di pettegolezzi che circolavano a Corte per elaborare una sua congettura per nulla realistica. Non so se leggendo questo racconto ti sia soffermata su un aspetto che resta sullo sfondo e sul quale nessuno dei protagonisti è in grado di dare una versione univoca: Erfea e Miriel continuano a frequentarsi? Confesso che la questione è interessante…

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      1. Concordo pienamente con quello che hai detto su Eargon; del resto, l’ambizione può essere molto pericolosa, se spinta oltre certi limiti. Riguardo all’affermazione di Khuriel, avevo notato la somiglianza con quello che Aragorn dice a Eowyn… La differenza, a quanto pare, è che Aragorn aveva ragione, mentre Khuriel no 🙂 Sinceramente, penso che la storia tra Erfea e Miriel lasci aperti degli interrogativi perché è stata portata avanti il più possibile in segreto… Forse solo i diretti interessati conoscono i particolari! Quanto ai pettegolezzi, be’, è normale che nell’ambiente di corte ne girassero parecchi, magari falsi o “gonfiati”.

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      2. Sottoscrivo in pieno la tua affermazione: hai giustamente notato che la storia di Erfea e Miriel rimane molto «privata» ed entrambi i protagonisti tendono ad essere molto restii a dare indicazione sulla natura del loro rapporto.

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