L’Infame Giuramento_Parte II (A chi va la mia lealtà?)

Bentrovati. In questa seconda parte de «Il racconto dell’infame giuramento», Erfea, sollecitato dai suoi compagni a raccontare gli eventi che condussero alla fine del regno di Tar-Miriel (cfr. L’Infame Giuramento_Parte I (Il ritorno di Celebrian) ricorda il profondo dissidio che ebbe con la regina in merito alla lealtà che i Paladini di Numenor avrebbero dovuto tenere, se per la massima autorità del regno (ossia Tar-Miriel stessa), oppure per lo Stato, inteso come insieme di leggi e cittadini. Erfea, mostrando una sensibilità tipica di un uomo moderno, sceglie la lealtà verso lo Stato: nessun uomo o donna, neppure una regina, può essere ritenuto superiore alle leggi. Inutile aggiungere che un simile contrasto avrà inevitabili ripercussioni sulla vita privata del nostro Paladino…

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

Nell’immagine in alto potete ammirare Tar-Miriel nei panni della moglie di Pharazon.

«Erfea tacque per qualche istante, ché la sua mente andava a quei giorni remoti, di cui pochi oggi serbano memoria, ché l’incuria degli Uomini è cresciuta ed essi non si curano più di quanto accadde nei Tempi Remoti; infine parlò e parve a tutti che la sua voce provenisse da quei lontani anni, allorché egli era principe di una contrada oggi feudo della maestà di Ulmo.
“In quei giorni, come alcuni di voi ricorderanno – e quivi il suo sguardo cadde su Celebrian ed Elrond, sicché essi parvero annuire – io ero il comandante della cavalleria di Numenor e conducevo, assieme a uomini minori nel numero rispetto ai nostri avversari, ma il cui valore era proporzionato alle gesta che compirono, una lunga ed estenuante guerra contro coloro che noi chiamammo Numenoreani Neri, ché essi erano invero crudeli nell’animo ed ambivano possedere ogni sorta di ricchezza e di privilegio: per anni, il mare e la terra furono oltreggiati dal sangue dei caduti e l’aria fu offesa dalle alte grida di agonia che si levavano dai campi di battaglia. Atti di valore furono compiuti da entrambi gli schieramenti, eppure quanti sostenevano la causa di Pharazon parevano crescere di numero, mentre sempre meno soldati seguivano il vessillo di Numenor, prestando ascolta, per paura o ambizione non saprei dire, alle seducenti menzogne che il nemico sussurrava agli orecchi degli stolti e di cui Pharazon si prestava volentieri ad essere araldo; egli ambiva ottenere il trono e la maestà dei Numenoreani e poco o punto si curava di quanti militavano nelle sue fila, fossero essi mercenari privi di scrupolo o rinnegati provenienti da remote contrade: mai vennero meno l’oro e l’argento nei suoi forzieri ed egli indossava suntuose armature e si baloccava con preziosi quali mai i miei occhi hanno mirato presso altre genti. Degli oscuri sortilegi che accompagnarono e guidarono l’ascesa al trono del cugino della sovrana preferisco non farne parola, ché essi arrecarono infiniti lutti alla mia gente ed erano spaventosi ad udirsi; pure, Phararzon non mostrava timore di adoperare le arcane parole che mai avrebbero dovuto essere pronunciate, né si dimandò donde provenissero. Fra noi, vi era chi sosteneva essere al fianco del principe un uomo esperto delle Arti Oscure che si praticano a Mordor, senza tuttavia conoscerne il nome; io, tuttavia, per quanto sospettassi l’identità di un simile signore di inganni e sortilegio esperto, pure non potetti confermare o smentire i miei sospetti fin quando Pharazon non fu incoronato ed io riconobbi il suo oscuro mentore; ma questo accadde in seguito ed io non avrei mai creduto che la follia sarebbe dilagata a Numenor in tale misura da divenire tosto inarrestabile”.
Tacque un attimo, indi riprese a parlare: “Durante il primo anno di guerra, avevo ottenuto un’importante vittoria sugli eserciti di Numenoreani Neri presso la città fluviale di Tharbad, molte leghe a nord dal luogo presso il quale discorriamo: quella sera, mentre i soldati festeggiavano ed intonavano canti di vittoria, tenni un consiglio di guerra nella mia tenda ed erano con me i Signori di Elenna che sostenevano la causa di Tar-Miriel; cupi ed angosciati erano i loro volti, malgrado la vittoria ottenuta ed essi, ancorché fossero possenti guerrieri, erano riluttanti a parlare. Infine, allorché sembrò che il silenzio fosse divenuto sì grave da non poter essere più ignorato, Amandil, figlio di Numendil, si levò dallo scranno e pronunziò questo discorso: “Capitani di Numenor, godiamo di questa vittoria, eppure sappiate che essa non potrà rallegrare a lungo i nostri animi; molte, infatti, sono le notizie di cattivo auspicio pervenute dalla nostra dimora a questo accampamento, foriere di ventura per coloro che contrastano il volere di Pharazon”. Inquieti, attendemmo che egli srotolasse sotto i nostri febbricitanti occhi un rotolo imponente; sospirai, allorché lo scorsi, ché mi era noto il sigillo appostovi ed esso era caro al mio cuore; crebbe allora il disagio nel mio animo ed io ascoltai la voce del Sovrintendente di Numenor narrarci il contenuto della missiva: con orrore, mi accorsi che essa ordinava ai Comandanti del Regno di deporre le armi, ché non vi era più guerra fra i Numenoreani ed i rancori che in quei mesi avevano animato entrambi gli schieramenti dovevano essere obliati in nome della comune concordia.
Allorché Amandil ebbe terminato la lettura della pergamena, gli sguardi dei presenti si volsero, quasi all’unisono, verso il mio volto, sicché mi parve che essi attendessero una risposta che io solo avrei potuto offrire ai loro animi, tormentati dal dubbio; chi fra noi, infatti, avrebbe ceduto le armi, sapendo che, infine, il Nord era stato liberato dalla lordura dei servi di Pharazon e che ci dirigevamo trionfanti verso il Sud, lì ove il cugino della sovrana attendeva l’impeto delle nostre armate?
Pesante fu il mio cuore e grande fu lo sforzo che posi nel leggere quella pergamena, nutrendo la speranza che essa fosse stata vergata non già dalla regina di Numenor, nel cui nome combattevamo, ma da un’astuta spia; infine, emisi lentamente il mio verdetto su tale questione, ché ero, fra loro, colui che meglio conosceva la Signora di Armenelos e vi erano non pochi eventi che la riguardavano, ignoti a tutti gli altri, il cui ricordo custodivo nel mio cuore: “Questa pergamena è stata scritta dalla medesima mano che inviò i nostri eserciti, non più di trenta giorni fa, a Tharbad”.
Non ebbi bisogno di aggiungere alcuna parola, ché ogni cosa sembrava essere divenuta chiara a tutti e i miei compagni chinarono, prostati, il capo; infine, sforzandosi di parlare, Elendil si levò dal suo scranno e mi rivolse queste parole: “Principe dello Hyarrostar, non credo di ingannarmi sostenendo che molto hai appreso sulla sovrana di Numenor ed ella ha sempre rivolto benevolmente, in passato, il suo volere nei tuoi confronti; se quanto dico corrisponde al vero, allora ti chiedo di fare vela alla nostra patria, onde possa domandare alla regina in persona quale sia la sua volontà riguardo tale faccenda. Credo – e quivi parve che il suo sguardo si posassse su ognuno di noi – che altrimenti sarebbe molto penoso prendere una decisione inerente quanto abbiamo udito oggidì, ma che, in fondo, paventavamo all’interno dei nostri cuori dacché la guerra ebbe inizio alcuni mesi or sono”.
Mi levai dunque dallo scranno e abbandonai l’accampamento, dirigendomi verso la città di Tharbad; ivi, salpai a bordo di una piccola imbarcazione e mi diressi alla costa, ove sapevo era stato approntato un vascello per il lungo viaggio che mi avrebbe condotto a Numenor. Trascorse alcune settimane, approdai alle spiagge della mia patria e osservai con sgomento misto a sorpresa quanto i suoi abitanti fossero stati corrotti dalle bieche parole di Pharazon e dei suoi servi, sicché di rado mi rivolsero la parola e parvero aver obliato finanche il mio nome; chiesi udienza alla regina ed alla acconsentì a ricevermi: colmo di gioia fu il mio cuore nel rivederla, eppure il suo sembiante fu oscurato, come un fiore i cui petali fossero stati spezzati dal gelido Inverno.
A lungo le parlai e mi parve che ella non prestasse ascolto alle mie parole; infine, allorchè la mia pazienza sembrò esaurirsi, l’apostofrai con simili parole: “Mia Signora, giorno fa inviasti una missiva ai tuoi comandanti affinché deponessero le armi e si riconciliassero con i seguaci di Pharazon; eppure, ben m’avvedo come, perfino nella nostra patria, le cicatrici della guerra siano ancora visibili e fresche, sicché io ti domando per quale ragione volesti obbligare i nostri animi a compiere una simile volontà”.
Ella mi guardò, senza pronunciare parola alcuna; eppure, i suoi chiari occhi parvero domandarmi perdono e mi risposte con un antico detto, quali i Numenoreani adoperano in situazioni invero molto gravi: “Una speranza ho dato ai Duneadain, ma non ne ho conservato una per me”. Tacque per qualche istante, infine sospirò e presami la mano così mi parlò: “Vorreste, dunque, venire meno agli ordini della vostra sovrana? Non mentirmi, Erfea, ché io scorgo nel tuo sguardo il dubbio ed il timore che le mie parole hanno suscitato in te; eppure, se la lealtà dei miei comandanti dovesse venire meno, io perirei e altri avrebbero da patire sofferenze immani”.
Io la osservai, freddo, ché, sebbene il mio cuore sanguinasse copiosamente, pure non potevo ignorare quanto le sue parole avessero, inutilmente, tentato di occultare: “Vaneggi, Miriel, se credi che la nostra lealtà nei confronti di Numenor sia venuta meno; sappi, tuttavia, che ad essa solo risponderemo, quando sarà giunta l’ora, e a nessun’altra”. Ella, allora, lasciò cadere la mia mano ed il suo animo diventò gelido: “Va’, figlio di Gilnar e possa la tua lealtà non venire meno quando giungerà l’ora”.
Mi inchinai, senza risponderle alcunché, perché avevo compreso cosa celassero le sue parole ed ella era ormai perduta; pesante fu il mio cuore quella sera ed io abbandonai Romenna al calar della notte, dopo aver inviato messaggi a mio padre affinché radunasse quanti più uomini possibili e si preparasse a reggere un lungo assedio; vi erano pochi o punti dubbi, infatti, che Pharazon, qualora avesse sconfitto le nostre armate sul suolo della Terra di Mezzo, avrebbe concentrato le sue attenzioni su Numenor, invadendola con i suoi eserciti. Foschi furono i miei pensieri durante il viaggio di ritorno e, allorché giunsi a Tharbad un mese dopo, ebbi conferma dei miei peggiori timori: una grande schiera di Numenoreani Neri, infatti, aveva sconfitto i nostri eserciti del Sud ed ora giungeva nell’Eriador come lupo in cerca della preda ferita”.»

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Nell’immagine in alto, raffigurazione dell’incontro tra Erfea e Miriel narrato all’interno di questo articolo. Artista: Anna Francesca Schiraldi.

19 pensieri riguardo “L’Infame Giuramento_Parte II (A chi va la mia lealtà?)

  1. Ho apprezzato tanto sia i temi del racconto, che la scelta della prima persona. Dà un tocco personale alla storia e ti avvicina di più ai protagonisti.
    Non so se conosci Cornwell, ma mi hai ricordato il suo stile, anche se il suo é più esuberante

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    1. Ti ringrazio, effettivamente si tratta di una scelta abbastanza insolita per il Ciclo del Marinaio e sono contento che abbia sortito effetti soddisfacenti:) Non ho ancora letto i romanzi arturiani di Cornwell, ma il tuo riferimento mi ha incuriosito, cercherò di procurarmeli!

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  2. Lo farai un racconto dove si spiega nel dettaglio cosa avvenne tra Ar Pharazon e Miriel, il dialogo che la spinse alla scelta nefasta che attuò? Con quali subdole minacce egli la minacciò?

    Immagino che la vittoria al Sud dipende anche dalle interferenze di Esterling e Haradrim come hai spiegato in Storia di Miriel una promessa mancata

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    1. Come sempre dimentico qualcosa, per caso l’armatura di Pharazon è stata forgiata dall’elfo che faceva parte della setta di fabbri che passò dalla parte di Sauron ai tempi di Celebrimbor? Ora nn ricordo il nome di quell’elfo

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      1. Ti riferisci a Celedhring? Effettivamente non ci avevo mai pensato, però potrebbe essere plausibile…Intendiamoci, Pharazon, in questa fase almeno, non avrebbe mai accettato un’alleanza con Sauron, che considerava un ostacolo ai suoi progetti di espansione nella Terra di Mezzo. Poteva certamente accettare che i suoi consiglieri, Er-Murazor, Akhorahil ed Adunaphel, praticassero la magia nera, ma solo perché la considerava utile al raggiungimento dei suoi scopi e perché credeva, in qualche modo, di avere controllo su di loro…ovviamente questa si sarebbe dimostrata una stolta illusione. Non possiamo escludere, tuttavia, che Sauron, attraverso i suoi Nazgul, ricolmasse Pharazon di doni (come l’armatura) per alimentare la sua vanità…

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    2. Esatto, al sud Haradrim ed Esterling ricevettero l’ordine da parte di Sauron e degli altri Nazgul di non intralciare gli eserciti di Pharazon e di concentrarsi, invece, nell’attaccare le armate lealiste di Numenor. In questo modo si otteneva un duplice vantaggio: da un lato si evitava un’alleanza diretta con Sauron, che avrebbe disgustato molti Numenoreani del partito di Pharazon, e dell’altro si evitava il coinvolgimento diretto, almeno in questa fase, dell’Oscuro Signore in persona. Mi hai dato un ottimo spunto per un prossimo racconto, grazie! Effettivamente i rapporti tra Miriel e Pharazon, per il momento, sono rimasti abbastanza in secondo piano…

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      1. Sarebbe bello sapere cosa successe nel dettaglio tra Miriel e Pharazon e quali inganni si attuarono da spingere Miriel ha spingere la firma della “pace” tra Numenoreani Neri e Lealisti e a tutto ciò che comportò in seguito approfittando anche del fatto che Miriel è privata da Erfea a causa della guerra, un evento che se Erfea ci fosse stato e la guerra nn fosse scoppiata avrebbe potuto impedire. Una cosa che Erfea nn avrebbe potuto fermare oppure che nn poteva capire. Poi tutto ciò rientrerebbe perfettamente nel piano pensato durante l’assemblea avvenuta negli scorsi racconti, usare la guerra per dividere Erfea da Miriel e facendo in modo che essa fosse sola e più vulnerabile alle arti di Pharazon e dei Nazgul, magari anche Eargon avrà spinto Miriel a trattare con Pharazon dato che siede nel consiglio ed è schiavo dei Nazgul. Può venire una cosa molto interessante e tragica in linea con gli anni oscuri in cui è ambientata la storia. Ho fiducia in te.
        Anche Tolkien lo fece quando narrò la storia di Shelob del perché si trovava lì oppure quando parlò dei campi coltivati di Nurnen per sfamare i suoi eserciti.

        Grazie delle risposte.

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      2. Ti ringrazio per la tua fiducia. Posso già anticiparti che Eargon avrà una parte importante nel minare la fiducia di Miriel nei confronti di Erfea e degli altri Paladini del Regno. Sono d’accordo con te che la lontananza da Erfea non aiutò certo Miriel a prendere decisioni serene in merito alla conduzione della guerra civile; d’altro canto non dobbiamo dimenticare che Miriel era cresciuta in una famiglia «difficile» nella quale suo padre e suo zio si odiavano profondamente e così, molto probabilmente, anche altri membri della famiglia. Sua madre, per esempio, inizialmente era molto ostile nei confronti di Erfea, che non considerava adatto a sposare sua figlia. Erfea, ahimé, non conosceva probabilmente tutti i retroscena della famiglia di Miriel e forse non riuscì a comprendere fino in fondo i motivi che la spingevano a cercare a tutti i costi la pace fra Lealisti e Neri. Questo non la giustifica, naturalmente, però ci aiuta a comprendere meglio la psicologia di Miriel…

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      3. E tornando a Celedhring intendevo proprio quello che hai detto, i Nazgul avranno rifornito Pharazon delle opere del fabbro e sappiamo i Noldor quanto sono abili nella metallurgia.

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    1. Vero, questo è un passaggio molto triste, nel quale si confrontano due diverse concezioni della politica, l’una più antica, per così dire e l’altra più moderna: per Miriel, l’autorità di Numenor è rappresentata dalla sua dinastia, le cui origini affondano negli Eldar, negli Edain e nei Maiar ed è per questa ragione «legittimata» a governare; per Erfea, al contrario, la sovranità di Numenor risiede nella sua gente, nel suo popolo. È un passaggio molto serrato, nel quale il piano personale (vale a dire i sentimenti dei due protagonisti) e il piano pubblico si intrecciano indissolubilmente…comunque Miriel ama ancora Erfea e, tanto per citare Gandalf, «se ne ricorderà prima della fine». Ti ringrazio per i complimenti, spero di leggere i tuoi commenti nei prossimi giorni;)

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