L’Infame Giuramento_VI Parte (La scelta di Erfea)

Bentrovati. Continuo in questo articolo la narrazione del «Racconto del Marinaio e dell’Infame Giuramento», giunto ad un punto cruciale e drammatico: Armenelos, la capitale di Numenor, è caduta nelle mani dei seguaci di Pharazon, e ad Amandil e agli altri paladini si prospetta una difficile scelta, alla quale non potranno sottrarsi…
Buona lettura! Al termine del racconto troverete una spiegazione alla base degli eventi presentati in questo brano.

«Erfea tacque per un istante, rimembrando gli eventi di quegli anni perigliosi; allora Elrond parlò e gli pose un simile quesito: “Amico mio, tale fu il processo che la regina parve appagata dal suo esito; nel tuo sguardo, tuttavia, vi è solo silenzio. Ho forse torto a ritenere che non fosse tale il tuo parere in quell’occasione e che ritenesti, ancora una volta, ingiusta la sua sentenza?”
Il principe di Numenor osservò il Signore di Imladris e sorrise: “Nessun pensiero può essere tenuto nascosta dinanzi al figlio di Earendil, ché, ancora una volta, lungimirante si è mostrata la sua mente; mai ho ritenuto che un semplice ladro avrebbe avuto interesse a macchiarsi di un crimine tanto orrendo quanto quello che fu commesso: la sovrana, tuttavia, fu insensibile alle mie esortazioni alla cautela e alla prudenza ed io non potetti fornirle nessun nome che potesse placare la sua sete di vendetta; solo al termine di numerose vicissitudini scoprii chi avesse ucciso Morlok, ma la verità era stata compresa troppo tardi per arrestare il corso degli eventi così come si era configurato.
Al termine dell’estate, giunse a Tharbad un’armata proveniente da Sud e recante le insegne nere e dorate di Pharazon; lo scontro fu crudele, ma breve, ed essa fu tosto messa in rotta e fuggì ad oriente; ai comandanti che esultavano per la vittoria raggiunta, così però ribattei: “Questa vittoria esigerà un tributo di sangue superiore a quello di molte battaglie perdute nell’antichità”.
Amandil, che mai si era spinto così lontano nel Meridione e conosceva poco o punto i popoli chi ivi avevano preso dimora, così ribatté: “Perché affermi questo? Checché codesti guerrieri non appartengano alla nostra stirpe, sono pur seguaci di Pharazon”.
Brethil, tuttavia, avendo compreso il mio pensiero, parlò a sua volta: “Dove è dunque Pharazon? Si nasconde forse ove le nostre spie non riescono a scorgerlo? Egli è informato sul movimento delle nostre truppe; perché non è giunto qui, dunque, onde spezzare il nerbo dei Paladini di Elenna?”
Allora Amandil comprese quali timori si celassero dietro i nostri interrogativi senza risposta e riunì un nuovo consiglio nella sua tenda; gli altri comandanti, che nulla avevano sentito dei nostri colloqui, attendevano novelle di buono auspicio, ma le loro aspettative, come dimostrarono gli eventi successivi, andarono presto deluse.
Si parlò a lungo della vittoria e molti crederono che il Capitano dei Numenoreani Neri attendesse a sud delle sorgenti dell’Isen, nel medesimo luogo ove discorriamo adesso, forse credendo in tal modo di celarsi ai nostri sguardi indagatori; altri, invece, temettero che egli fosse in cammino e che sarebbe giunto presto ai nostri accampamenti: “È noto, infatti – sostenevano costoro – che i governanti di Umbar sono soliti mandare avanti le loro avanguardie prima di contrarre battaglia ed esse sono sovente costituite da Haradrim ed altri mercenari arruolati nell’estremo sud”.
Qualunque fosse il pensiero di Amandil in quell’ora, egli non lo volle rivelare ad altri che non fosse il figlio; lo sguardo di costui, tuttavia, mostrava infinita pena, come se temesse di ascoltare una condanna pronunciata da lungi ma non ancora udita; quanto a me, credevo che Pharazon, lungi dal percorrere la strada che conduceva a nord, attendesse nella sua fortezza di Umbar, lì ove il suo potere era maggiore, nell’attesa che fosse pronto per l’assalto finale.

Lungi dall’aver raggiunto un accordo su tale questione, giunse trafelato un messaggero recante il vessillo di Numenor; stremato, si inchinò ai piedi di Amandil e pronunciò parole che mai più oblierò nel corso della mia vita: “Sire, Armenelos è caduta; i seguaci di Pharazon hanno levato il loro stendardo sul palazzo reale e si stanno abbandonando a vendette e a soprusi sulle donne; la regina è tenuta prigioniera nella sua dimora e nulla sappiamo della sorte di coloro che sono con lei”.
Mille voci si levarono nel medesimo istante e presero a parlare in maniera confusa; a fatica Elendil raggiunse l’araldo, domandando chi gli avesse dato l’ordine di raggiungere Endor e questa fu la risposta che ricevette: “Mio signore, l’ordine giunge direttamente dalla sovrana; ella desidera che la guerra cessi e che i suoi comandanti facciano appello alla lealtà verso la casa reale, di cui anche Pharazon è discendente, per imporre la loro volontà sui soldati e condurli a Numenor disarmati”.
Il viso di Elendil esprimeva un’angoscia indicibile a narrarsi: «Cos’è accaduto ai miei figli? Quali notizie hai su di loro?”; tuttavia il messaggero, affranto, così rispose: “Nessuna nuova ho di loro dacché ho abbandonato i lidi di Numenor.”
“Deve essere stato invero un momento di grande sconforto per tutti voi – interloquì allora Groin – ché il nemico era giunto ove mai avrebbe potuto dirigersi se la fiducia di Tar-Miriel fosse stata maggiore nei confronti di quanti tutelavano il suo reame.”
Invero, Groin, nessun racconto potrebbe testimoniare lo sgomento che si impadronì del Consiglio dello Scettro in quel momento; fu allora, tuttavia, che Amandil mostrò grande saggezza e si guadagnò molta stima presso i principi del Regno: egli, infatti, pose all’araldo la medesima scelta che avrebbe domandato a ciascuno di noi. “Araldo di Numenor, non è più tempo di indugi; quale lealtà osserverai? Quella dei nuovi signori assurti dalle Tenebre e dall’inganno o quella dei Paladini di Elenna? Scegli dunque!”
L’araldo osservò il volto del Sovrintendente di Numenor e sul suo viso si lesse coraggio e determinazione; egli allora si inginocchiò e, sguainata la sua lama, ne offrì l’elsa al figlio di Numendil, giurando di servire la causa di Elenna. Commossi da tale gesto, molti fra noi pronunciarono le medesime parole ed il suono di molte spade sguainate riecheggiò nella fresca ora del vespro; Amandil, tuttavia, mostrando grande umiltà, si schernì innanzi a loro e dichiarò che se vi era un uomo che meritava tali omaggi, quello era il figlio di Gilnar. Stupefatto, lo osservai mentre si genufletteva innanzi a me e chiedeva perdono per non aver accolto in precedenza i miei pareri presso di sé e aver ignorato a lungo la minaccia di Pharazon e la follia di Tar-Miriel, senza opporre ad esse valida resistenza; io però non avrei gradito che la designazione giungesse per altro mezzo che non fosse la scelta del popolo; e, poiché i soldati del regno attendevano trepidanti un verdetto, dichiarai che avrei accettato tale investitura solo se essi si fossero dichiarati in tal senso.
“Una strana scelta, la tua, Dunadan – osservò Glorfindel mirando il sembiante di Erfea rischiarato dalla pallida luna – ché, se avessi invero trionfato, avresti riportato l’ordine a Numenor ed il destino del Mondo sarebbe stato forse mutato”.
Erfea ristette per lunghi attimi in silenzio, infine gli rispose in questi termini: “Vi erano diversi motivi per i quali caldeggiavo una simile soluzione; da un lato, infatti, la mia stirpe era prossima alla scomparsa ed io ero privo di discendenti, sicché, se anche avessi ottenuto il trono di Numenor, pure sarebbero sorte altre contestazioni alla mia morte e non desideravo che la mia patria piombasse nel disordine di un’altra guerra civile; dall’altro, era forte in me l’amore per la casa di Andunie ed essi erano i parenti più prossimi al sovrano; se vi era dunque una che avrebbe meritato un simile onore quella era senza dubbio la casata di Amandil e dei suoi discendenti. Mi appellai al popolo perché conoscevo quanto fosse forte la sua stima e la sua lealtà nei confronti della stirpe di Numendil ed esso avrebbe condiviso la mia scelta; inoltre, se anche quanto avevo sperato non si fosse realizzato, avrei desiderato che coloro i quali avevano sostenuto la lealtà a Numenor a costo della loro vita potessero scegliere un sovrano che paresse loro il migliore.
“Eppure, figlio di Gilnar, riconoscerai tu stesso che superiori ad Amandil erano la tua esperienza ed il tuo coraggio e la tua sapienza non era inferiore alla tua forza – interloquì allora Aldor Roc-Thalion – Perché, quando giunse l’ora, rifiutasti dunque tale incarico?”
Principe degli Eothraim, il tuo giudizio è lungi dall’essere nel vero, ché Amandil era un Uomo quale la nostra gente abbisognava in quel momento di grave sconforto; quanto a me – concluse ridendo – ho sempre privilegiato il ruolo del consigliere rispetto a quello del sovrano!”
“Erfea, hai dunque narrato della volontà di Amandil di conferire a te la maestà dei Sovrani di Elenna e di quanto la tua scelta fosse stata di appellarti al popolo; quali erano, tuttavia, i pareri degli altri nobili del regno su tale designazione?” domandò allora Bòr.

Il principe di Numenor rifletté per qualche istante, quasi che la sua mente stesse andando a quei giorni ormai lontani nello spazio e nel tempo; infine così rispose: “Brethil condivideva la medesima scelta di Amandil e mi esortava ad accettare un simile incarico; i suoi soldati, grati per i servigi che avevo reso alla casata del loro capitano, sostenevano la volontà del Principe del Mittalmar ed intonavano canti allorché mi scorgevano; quanti erano, invece, della casa di Morlok e non erano venuti meno alla lealtà nei confronti di Elenna, scelsero la stirpe di Andunie; nulla di certo potevo affermare riguardo i vassalli di Tar-Miriel, ed anzi temevo che essi sarebbero venuti meno alla parola data, preferendo non levare le armi contro i commilitoni che avrebbero scelto di difendere la regina, a costo di essere considerati traditori.
Allorché, dunque, si delegò al popolo la scelta su chi avrebbe ottenuto la maestà sui Numenoreani, un grave problema si pose dinanzi ai nostri occhi; vi erano più di cinquantamila soldati che attendevano ed essi, pur mostrandosi entusiasti di prendere parte ad una simile scelta, levarono al cielo un gran numero di opinioni discordanti, sicché nessuno parve comprendere alcunché di quanto accadeva; fu allora che Elkano, che un tempo era stato mio scudiero ed in seguito era assurto alla carica di capitano della cavalleria di Numenor, elaborò un’idea che consentì ai soldati di esprimere la propria volontà in tempi minori a quelli che avevamo previsto, impedendo che la confusione regnasse sovrana.

Vi erano, all’epoca, numerosi orci vuoti, che i servi accumulavano dinanzi alle porte dell’accampamento, non essendoci di alcuna utilità; Elkano ordinò che essi fossero trasportati all’interno del grande piazzale e frantumati; infine, pregò di distribuire ai soldati, incuriositi da tali gesti, i cocci costì ricavati e mostrò loro come usarli. Estratto il lungo pugnale dal fodero, Elkano tracciò sul coccio che aveva disteso sul palmo della mano sinistra due rune Anghertas, una “A” ed una “E”: i soldati avrebbero dovuto incidere la creta con l’iniziale del comandante che avevano scelto; in questo modo, dunque, nel volgere di poche ore, tutti i soldati espressero la loro volontà.
Non solo i figli di Numenor, ma anche i nostri alleati del Nord e del Sud si prodigarono per esprimere la loro preferenza, ché essi avevano a cuore le sorti dei loro signori e, pur non reputando Elenna la loro patria, soffrivano molto per la stato di guerra continua che affliggeva le loro contrade e desideravano che la maestà dei Signori degli Edain andasse ad un capitano di alto valore e provato coraggio; al termine della notte, infine, risultò essere vincitore Amandil e tutti i comandanti fedeli a Numenor giurarono che l’avrebbero seguito ovunque egli si fosse diretto».

P.S. Questo racconto nasce da un episodio storico che mi impressionò particolarmente e del quale, tra pochi giorni, ricorre l’anniversario: il giorno 13 settembre 1943, a Cefalonia, un’isola greca allora occupata dall’esercito regio italiano, si sarebbe svolto, secondo alcune fonti, una sorta di referendum tra le truppe italiane per sondare la loro disponibilità o meno a combattere l’esercito tedesco che richiedeva la loro resa. All’ispirazione fornitami da questo episodio, inoltre, ho unito il ricordo di una pratica adottata nell’Atene democratica, vale a dire l’ostracismo: essa veniva adoperata per sancire l’esilio di uomini politici ritenuti pericolosi per la sopravvivenza dell’istituzione democratica. Ciascun cittadino ateniese poteva esprimere il proprio voto, incidendo il nome del cittadino da ostracizzare su un coccio di vaso di terracotta, chiamato in greco, per l’appunto, ostrakon.

27 pensieri riguardo “L’Infame Giuramento_VI Parte (La scelta di Erfea)

  1. Wow! Siamo giunti nella Terra di Mezzo! Ora continuerai la storia sino alla Terza Era, dal punto di vista di Erfea?
    Sarebbe alquanto interessante. Non so se conosci i personaggi inventati di Berethor, Idrial, Elegost, Hadlod…
    Sono stati introdotti nel videogioco”Il Signore degli Anelli La Terza Era” e la loro storia é davvero particolare, perché rivivono le avventure della Compagnia da un altro punto di vista.
    Bellissima la parte con Erlond

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    1. Anche se nn è rivolta a me, voglio risponderti, a me quella storia è piaciuta tantissimo (soprattutto i nomi nelle mosse e lo scontro finale, davvero inaspettato il Boss) come il videogioco Guerra del Nord e Ombra di Mordor e Ombra della guerra (questi 2 sono i migliori). Adesso so che uscirà un gioco su Gollum nel 2021, spero che tratti del periodo che va dalla perdita dell’Anello all’incontro con Frodo

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      1. News interessantissima su Gollum! La trilogia uscita in questi anni sulle varie console non l’ho giocata, perché si discosta davvero troppo dagli scritti di Tolkien.
        La Terza Era invece é fedelissima e ti permette di vivere un’avventura stupenda. Il mio personaggio preferito era Berethor (quando entrava in azione con la Furia di Gondor era pure libidine).
        Il tuo invece?

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      2. Guarda sono molto meglio loro (guerra del Nord e i 2 Ombra di Mordor) delle stronzate presenti nei film dello Hobbit (salvo solo Smaug e Thranduil)), solo i secondi si discostano, ma sono fedeli allo spirito Tolkieniano (riguardo al potere che corrompe) e io sono riuscito a immetterli nel canone Tolkieniano, basta sforzarsi un po’, il primo è un’altra compagnia (di 3) che combatte a Nord, tenendo il nemico di quelle parti impegnato e almeno le aquile parlano come nei libri (nessuna trasposizione cinematografica lo ha fatto), la Guerra del Nord assomiglia abbastanza alla Terza Era e dimenticavo ci sono anche i Figli di Elrond e nel primo livello visiteremo Fornost proprio per impedire al nemico di attaccare Frodo da Nord e che si aggiunga alla caccia dei Nazgul, nn li discostare solo perché si sono presi queste libertà, sono libertà sensate e tollerabili, a dispetto degli orrori che ho visto nella trilogia Hobbit.

        Discorso Terza Era: nn ho un personaggio preferito ho una tiade che usavo spesso: ovvero Berethor Idial ed Elegost, spesso sostituivo il Nano con uno dei 3 (Idrial per i poteri Potenza dei Valar e Aura dei Valar la tenevo sempre in campo, quindi la sostituivo di meno), gli altri 2: Morwen e il cavaliere di Rohan li ho usati poco dato che appaiono a metà avventura (Morwen moriva dopo 2 colpi era logorante e anche l’altro nn scherzava col morire subito) e gli altri 4 diventavano molto forti.
        Beh mi è piaciuto tantissimo usare Sauron nella modalità malvagia, è micidiale con Terrore Profondo e furia di Sauron.
        Ho bei ricordi di quel gioco e avendo ancora la PS2 lo rigioco ogni tanto, quanto era logorante lo scontro con Gothmog in particolare il secondo quando ha i capitani orchetti (i nemici più infami di sempre) con il loro Specchi di Morgul che ogni danno che facevi a loro si ritorceva contro di te (le incazzature) e avevano un’altra mossa che nn ricordo, la quale ti annullava i benefici che ti mettevi con la magia, erano molto insidiosi.
        Tu hai uno scontro che ti ha logorato tanto? Io aggiungo anche quello finale al Fosso di Helm (molto lungo).

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    2. No, perché Erfea muore nei primi anni della Terza Era, poco dopo l’uccisione di Isildur ai Campi Iridati. Confesso di non conoscere i videogiochi ispirati al Signore degli Anelli…al contrario, sono stato un grande appassionato di Girsa, il gioco di ruolo ispirato alle opere di Tolkien, lo conosci?

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      1. Eheh…purtroppo Erfea non ebbe eredi! Più seriamente, credo che la Terza Era sia quella più intrinsecamente tolkieniana e non vorrei, in un certo qual senso, sovrappormi ai suoi racconti.

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  2. Bello vedere come Erfea abbia evitato la Lotta delle stirpi, purtroppo evento rimandato di qualche millennio (2 credo), e se fosse avvenuta credo che Sauron ne avrebbe approfittato.
    Perché Erfea si preoccupa di nn avere figli, essendo uomo sarebbe capace di fare figli fino alla fine dei suoi giorni, poi in quel momento è ancora nel fiore degli anni (durante la guerra civile), si vede che nn gli alletta il farsi una famiglia.
    Mi diverte il fatto che Amaldil è il sovrintendente di Numenor, bello anche questo, pensare che i Re di Gondor e Arnor discendono dal sovrintendente di Numenor.

    Quindi la strategia è stata svuotare Numenor dei sostenitori della regina, tenerli impegnati con la guerra e approfittando del momento, i Numenoreani Neri hanno preso il potere assoluto occupando Numenor invadendola con un fiorente esercito (ancora nn si capisce se con la violenza fisica o il ricatto), questo io ho capito.
    Si saprà chi è questo assassino?
    Io pretendo, esigo, ordino un racconto dove è narrato cos’è successo nel frattempo tra Ar Pharazon e Miriel.

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    1. È difficile riconoscere, per un autore, quello che avrebbero voluto fare i suoi personaggi se posti in altre condizioni: possiamo però ipotizzare che Erfea non desiderasse crescere un figlio in un clima così violento come quello della guerra civile che era in corso in quel momento a Numenor…oppure, ancora, potremmo ipotizzare che non volesse avere figli, dal momento che non avrebbe avuto tempo per occuparsene, considerato il suo impegno nella lotta contro Sauron…
      Sono contento che tu abbia apprezzato l’idea che Amandil sia il Sovrintendente di Numenor…in questo modo è più semplice, secondo me, capire come mai la sua casata sia diventata poi quella regnante nei Regni in Esilio. La strategia che hai immaginato è sostanzialmente corretta: probabilmente, con il grosso delle truppe impegnate sul fronte della Terra di Mezzo, ai Numenoreani fedeli a Pharazon è stato sufficiente impegnare poche truppe per arrivare a conquistare Armenelos. Il nome dell’assassino di Morlok si sarà, lo prometto…mentre dovrai ancora aspettare per avere un resconto di quello che accadde tra Pharazon e Miriel, anche se ti posso assicurare che nei prossimi brani qualcosa di interessante verrà fuori…

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      1. Allora ci sta che Erfea nn vuole figli, anch’io attualmente nn li voglio considerando il momento pieno di incertezze che viviamo.
        Peccato che nn avrà figli Erfea, mi sarebbe piaciuto considerarlo e che fosse l’antenato di Hurin di Emyn Arnen, a meno che nn sia discendente di un parente stretto di Erfea, un cugino di primo grado di Erfea a cui Erfea era affezionato (oppure un suo allievo a cui ha insegnato l’amore verso il Re e il popolo) che prima di morire avrà detto di stare vicino al Re di Gondor. La questione può essere possibile dato che People of Middle Earth dice che Hurin era pronipote della figlia di Eldacar, magari un discendente di questo ipotetico cugino di Erfea si sarà sposato con questa figlia di Eldacar ed ecco la linea dei sovrintendenti.

        A me importa che ci sarà il racconto nel dettaglio tra Miriel e Pharazon (sarebbe molto interessante da leggere e vedere), ogni tanto ti ci tormenterò (ti prego fallo).

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      2. Posso anticiparti che, probabilmente, il sangue di Erfea è in qualche modo sopravvissuto: nel racconto dedicato all’assedio di Gondor (del quale, fino a questo momento, ho riportato solo una parte nel blog), si accenna alla presenza della moglie di Isildur, lady Luiniell, che potrebbe essere una nipote di Erfea. D’altro canto, sebbene sembri apparentemente che Erfea sia figlio unico, non possiamo esserne certi al 100%, perché Erfea, in nessuna circostanza, afferma perentoriamente di esserlo: potrebbe avere avuto eventualmente una sorella, per esempio, della quale le storie non parlano. Non sapevo della parentela tra Eldacar e Hurin, effettivamente questo legame rendeva significativa la posizione dei Sovrintendenti nella politica di Gondor. Prendo nota del tuo desiderio di un racconto tra Miriel e Pharazon (piacerebbe molto anche a me) e spero di poterlo tramutare in realtà…

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      3. Io l’ho saputo qualche mese fa della parentela tra Hurin ed Eldacar, ribadisco sarebbe bello far discendere i Sovrintendenti da Erfea, dato che anche lui è stato Sovrintendente di Gondor, anche perché c’è scritto che i sovrintendenti erano senza dubbio di alto lignaggio.
        Isildur sposato con la sorella di Erfea? io l’ho sempre immaginato con la figlia di un Uomo del Re, ma quest’ultima è di larghe vedute con un padre abbastanza contrario desideroso di far fuori i fedeli. Dato che hai messo Erfea affezionato maggiormente ad Anarion, nn sarebbe meglio far mettere la sorella di Erfea con Anarion? Pensando anche al fatto che Anarion sarebbe diventato il Re di Gondor dopo la morte di Elendil. A meno che tu nn consideri Isildur dai bollenti spiriti (io lo immagino così) e la sorella di Erfea lo calma abbastanza bene.

        Sarebbe molto interessante vedere cosa è successo tra Pharazon e Miriel, come ho detto spesso in queste settimane nell’area commenti

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      4. Beh, non era la sorella di Erfea (altrimenti sarebbe stata molto più vecchia di Isildur), bensì la nipote, che potrebbe discendere da una sorella del nostro Erfea. Sono d’accordo che Erfea avesse un rapporto migliore con Anarion, tuttavia Isildur era il maggiore dei figli di Elendil e quindi immagino che, anche per ragioni dinastiche, fosse più funzionale far sposare Isildur con un membro della famiglia degli Hyarrostar. L’idea di raccontare ciò che accadde tra Miriel e Pharazon è molto bella ed è per questo che avrò bisogno di un po’ di tempo per svilupparla al meglio…ti terrò aggiornato!

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      5. Oddio, nn credo che tra questi Numenoreani di larghe vedute (famiglia Amaldil e famiglia Erfea) guardino così tanto la questione dinastica (ovviamente la guardano, ma nn solo quello), li vedo molto sposarsi per amore, anche perché Eldacar discende da Anarion e Hurin è pronipote della figlia di Eldacar quindi sarebbe meglio che un discendente di Erfea (di questa sorella) si sposi con un discendente di Anarion, a meno che questa ipotetica sorella nn avesse 2 figlie e una è andata con Isildur e l’altra con Anarion (anche se preferisco la mia versione di Isildur con una donna degli uomini del Re) però se vuoi rendere Erfea antenato dei sovrintendenti (cosa che sarebbe buona, ma vedi tu), qualche discendente di Erfea (di questa sorella) deve andare in sposa a un discendente di Anarion, magari proprio un maschio della linea di Erfea si sposa con la Figlia di Eldacar. Il mio è solo un consiglio se vuoi far discendere i sovrintendenti da Erfea e la possibilità c’è e sarebbe un buon legame col canone Tolkieniano ( a me piacerebbe tantissimo che Erfea sia l’antenato dei sovrintendenti), poi hai già reso Erfea sovrintendente di Gondor quindi quanto ho detto ci starebbe. NN credi?

        Per il racconto di Pharazon e Miriel, aspetterò, ma fallo.

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      6. Sì, credo anch’io che la questione dinastica non fosse l’unico fattore alla base della scelta dei legami matrimoniali…però non può essere trascurata. Il tuo consiglio mi piace, in fondo Erfea potrebbe essere il lontano progenitore dei Sovrintendenti di Gondor, attraverso i suoi legami famigliari.

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      7. NN dico che deve essere trascurata, anche perché dopo avremmo la Lotta delle Stirpi, ma considerando che sono tutti Numenoreani, quindi penso che a Numenor, un Numenoreano vale l’altro, sempre sangue di Numenor c’è.
        Per la questione di Erfea antenato dei sovrintendenti, già te la dissi all’epoca dello splendido Assedio di Osgiliath quando hai chiamato Erfea sovrintendente in assenza di Anarion (magari sarà proprio quell’evento a spingere i Re di formulare qualche editto che in assenza del Re ci sia un sostituto in sua vece e considerando la vicinanza di Erfea alla famiglia reale e il suo essere ligio al dovere può essere stata una scusa per rendere la sovrintendenza ereditaria con i padri e madri che insegnavano ai figli il valore di Erfea il loro grande antenato), sono contento ti sia piaciuta, per me sarebbe una cosa molto bella da collegare al canone e che nn lo altererebbe minimamente Erfea è di alto lignaggio come lo sarà sua sorella e di conseguenza i figli di questa e i sovrintendenti erano vicini ai loro Re quindi sta alla perfezione, il canone nn è intaccato. Per me è una buona occasione per te.

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      8. La carica di sovrintendenza, così come l’ho sviluppata, ha origine proprio nel regno di Numenor: Amandil, infatti, è il sovrintendente di Miriel. Dopo la Caduta, il titolo di sovrintendente passò ad Erfea e da qui si potrebbe benissimo riprendere la tua idea.

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  3. Come si vede che ami la cultura classica ❤
    Davvero difficile scegliere tra Erfea e Amandil, sono entrambi valorosi e hanno sempre avuto a cuore le sorti di Numenor! Riguardo al discorso dei figli, ho la sensazione che Erfea non ne volesse anche perché non aveva ancora superato del tutto il distacco da Miriel… ma forse mi sbaglio. Ad ogni modo, la narrazione sta diventando sempre più coinvolgente, complimenti 🙂

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    1. Ti ringrazio, sono davvero felice che ti sia piacendo questo racconto:) Se ti va, lascia anche un like a questi tre articoli che hai commentato.
      Hai ragione, in questo articolo emerge molto la mia passione per la cultura classica. Ho cercato di dare voce a un’ipotesi che mi affascina molto: e se Numenor avesse potuto diventare qualcosa di diverso rispetto alla monarchia che tutti conosciamo? Molte premesse c’erano già (alto livello di benessere generale, alto livello di istruzione, auto coscienza nazionale diffusa ecc.) e ho provato così, quasi per gioco, a introdurre una pratica democratica, pur senza cambiare la Storia di Numenor così come la conosciamo noi. Quanto al discorso dei figli, credo che Erfea sia rimasto profondamente innamorato di Miriel per tutta la sua vita (a parte la parentesi con Elwen) e non abbia poi voluto immaginare di avere una famiglia con un’altra donna.

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      1. Era riferito alle tue parole
        “P.S. Questo racconto nasce da un episodio storico che mi impressionò particolarmente e del quale, tra pochi giorni, ricorre l’anniversario: il giorno 13 settembre 1943, a Cefalonia, un’isola greca… “,
        sono parecchio stordita ultimamente, ma oggi non è il 13 settembre?

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