L’Infame Giuramento_IX Parte e ultima (Il trionfo di Pharazon)

Cari lettrici e lettori, siamo ormai giunti all’ultima parte del «Racconto dell’Infame Giuramento e del Marinaio». Il finale si annuncia amaro e triste, né, come spiegavo nel precedente articolo, avrebbe potuto essere diverso.
Per comodità di chi leggerà questo epilogo, riassumo brevemente le vicende fin qui intercorse.

Palantir, ormai anziano e reso sconfortato da un popolo che non mostra, nel suo insieme, segni di ravvedimento dalla sua scelta di allontanarsi dagli Elfi e dai Valar, decide di abdicare al trono di Numenor, lasciando la corona e lo scettro alla sua unica figlia, la bellissima principessa Miriel, e chiedendo ad Erfea, uno dei principi numenoreani a lui fedeli, di aiutarla nella sua missione governativa. Pharazon, cugino della nuova sovrana, sostenuto da un numeroso gruppo di principi e capitani, si ribella alla scelta di Palantir e decide di intraprendere una guerra civile per prendersi il trono. Consapevole che la sua forza militare e le sue ricchezze da sole non saranno sufficienti per impadronirsi dello scettro di Numenor, Pharazon si rivolge ad alcuni potenti alleati della Terra di Mezzo, Er-Murazor, Adunaphel e Akhorail, senza sospettare che in realtà essi, sotto le loro spoglie mortali, sono gli Spettri dell’Anello, i Nazgul, che agiscono per conto di Sauron, intenzionato a distruggere Numenor. Nelle grotte dell’isola, in un luogo deputato al culto di antiche divinità senza nome, ha luogo una drammatica riunione del partito sostenitore di Pharazon che si conclude con la sconfitta e la morte dei capi della fazione più moderata di questo schieramento e la scelta di sostenere Pharazon nell’ascesa al trono di Numenor. Le linee programmatiche sono quindi fissate: Miriel e i Paladini, tra i quali Amandil, suo figlio Elendil e il nipote Isildur, Erfea e Brethil, non dovranno essere toccati, per evitare la reazione del popolo. Pharazon, dunque, dovrà muoversi su un duplice piano: vincere la guerra civile, ma senza uccidere i capi della fazione avversa. Tra i Numenoreani seguaci di Pharazon si segnala un giovane ammiraglio, Eargon, figlio del tesoriere Morlok, che diventa l’amante di Adunaphel, sperando con il suo aiuto in una rapida ascesa nella sua carriera politica e militare. Una volta scoppiata la Guerra Civile, i Paladini di Numenor, impegnati a contrastare le armate di Pharazon nella Terra di Mezzo, scoprono di essere stati traditi dalla loro regina, che li invita ad abbandonare le armi e a riappacificarsi con il loro nemico; dopo aver votato per continuare la guerra agli ordini di Amandil, essi fanno ritorno a Numenor, dove sono invitati a prendere parte a una riunione del Senato che si rivelerà determinante per il futuro dell’Isola del Dono. Nel corso di un drammatico consesso, si scopre che Miriel era stata tenuta in ostaggio dai numenoreani fedeli a Eargon: questi, tramite un sotterfugio, scatena un Colpo di Stato, trovandosi ben presto faccia a faccia con Erfea, ferito da una freccia, con il quale inizia un feroce duello…

Non so quale potrà essere la vostra reazione dinanzi alle righe che vi apprestate a leggere. Può essere che vi piacciano, vi sconfortino o, più semplicemente, non incontrino il vostro gusto. Ci sta, fa parte del «gioco» che si instaura, inevitabilmente, tra autore e lettore. Mi permetto, ad ogni modo, di suggerirvi una chiave di lettura per approcciarvi all’epilogo di questo racconto: il fattore temporale. Nella vita reale così come in quella cartacea, i personaggi devono sempre fare i conti con il tempo dato loro a disposizione. Nella maggior parte dei casi si tratta di un tempo breve, che costringe i personaggi a fare i conti con la propria mortalità, nel tentativo di riuscire a soddisfare i propri obiettivi nel minor tempo possibile. In altri casi (e questo accade principalmente nei racconti fantasy), i personaggi possono disporre di un tempo maggiore e, in alcuni casi, anche di una salute e di una giovinezza che perdurano più a lungo di quanto non accada nel mondo reale. Ragion per cui tenete conto del fattore temporale nel leggere questo epilogo…

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Non so dire quanto tempo trascorse; infine, a causa della spossatezza che la ferita procurava alle mie carni, Eargon riuscì, con un abile colpo a disarmarmi; allora la rabbia si impadronì della sua mente ed egli perse totalmente ogni barlume di ragione, gridando oscure parole, incomprensibili ai più; alta levò la lama e funesto sarebbe stato il mio destino se Tar-Miriel, pallida nel volto, ma ferma nella sua volontà, non gli si fosse parata dinanzi, pronunciando parole di sfida:
“Tocca quest’Uomo e la tua lama dovrà macchiarsi di un doppio crimine!”; sì bella appariva la sovrana di Numenor, nonostante la ferita sul capo ottenebrasse la calda luce dei suoi capelli, che finanche il Numenoreano Nero arrestò la sua lama, colto dal dubbio e dal rimorso; allora, impugnata Sulring – la quale, fortunatemente, giaceva non lungi da me – vibrai con disperazione un unico colpo verso l’alto, mentre con l’arto ferito spingevo Tar-Miriel lontano dal Numenoreano Nero. Eargon arretrò, stupefatto, e si toccò il petto ferito; allora mirò la grande carneficina che era in corso nella sala in basso e il suo sguardo espresse sconforto misto a pentimento.
Levatomi, mi approssimai allora alla sua figura che giaceva non lungi dalla balaustra; egli, respirando a fatica, ché la morte era prossima a sottrargli il soffio vitale, rantolò tali parole: “Hai combattuto valorosamente, figlio di Gilnar; sebbene sia l’artefice delle mia morte, non nutro verso di te alcun sentimento di rancore. A lungo ho errato e forse mai alcuna parola o gesto potrà cancellare le colpe di cui si è macchiato il mio onore; lascia, tuttavia, che io ti sveli chi è l’artefice di questo inganno, ché, se io fui l’esecutore, egli ne fu lo spietato artefice”. Prossimo era a rivelarmi il nome del mandante di quella vile strage, quando il suo volto mutò espressione e fu preda dell’angoscia; con orrore, mi avvidi allora che anche gli altri Numenoreani erano impauriti e molti striscivano via, occultandosi dietro i massicci scranni in quercia: una piccola schiera aveva fatto il suo ingresso nella sala e alla loro testa erano quattro guerrieri imponenti.
Colui che marciava innanzi ai suoi commilitoni era Pharazon, la cui armatura sontuosa recava impressi numerosi ornamenti; non fu però il suo sembiante a riempire di terrore l’animo di tutti, ché erano con lui tre guerrieri il cui volto era occultato da ampie cappe nere; ovunque essi volgessero il capo, i Numenoreani posavano le armi e non osavano rivolgere loro alcuna parola. Giunti che furono dinanzi allo scalone che conduceva alla terrazza ove ero, uno fra essi avanzò e fui finalmente conscio della sua identità, ché egli era uno degli Ulairi, gli immortali schiavi dell’Oscuro Signore; il Nazgul levò in alto il suo lungo braccio pronunciando parole che non mi arrischierò a pronunziare in questi giorni sì tristi e parve ai miei attoniti occhi che i labbri della ferita di Eargon si aprissero sempre più; costui, allora, non potendo tollerare oltre modo un sì grande dolore, raccolte le ultime forze che ancora gli restavano, si scagliò contro il suo aguzzino, pronunciando un’unica parola: “Adunaphel!” Il Nazgul, tuttavia, fu più svelto e la sua lama tranciò il misero corpo del Numenoreano, con una forza tale che i suoi resti si sparsero per tutta la sala. Infine, fu il silenzio a regnare sovrano.

I compagni di Erfea, che avevano ascoltato tutto senza proferire parola alcuna, rabbrividirono allorché udirono della orrenda morte del figlio di Morlok; infine Elrond parlò: “Credi che il Numenoreano avesse così voluto fornirti il nome che era sul punto di rivelarti prima che gli Ulairi facessero il loro ingresso nella sala? E se tale fosse il tuo parere, ritieni che egli conoscesse quali informazioni possedessi sui Nazgul?”
Lenta echeggiò la voce del principe di Elenna, che in tali termini si espresse: “Non vi è risposta certa alle tue domande, Signore dei Noldor; forse, in qualche modo che io ignoro, Eargon era giunto a conoscenza del mio viaggio sino alla fortezza degli Ulairi nell’estremo Harad e sapeva che avrei dunque compreso un nome che risuonava oscuro ai più; o forse, egli voleva solo imprecare contro colei che l’aveva privato di quanto un Uomo non dovrebbe mai perdere”.
Tacque un attimo, indi riprese a parlare: “Allorché il Nazgul ebbe rinfoderato la sua lama, e si fu allontanato dallo scalone, io ne discesi a fatica gli alti gradini, aiutato in questo da Tar-Miriel che si ergeva accanto a me. Triste fu lo spettacolo che si stendeva sotto i nostri occhi: decine di corpi giacevano riversi sul pavimento o chini sugli scranni presso i quali inutilmente avevano tentato di trovare la salvezza; una aria greve sembrava esalare dal basso e i nostri sguardi erano penosi. La schiera di Pharazon, giunta per sedare la ribellione, si era ormai ritirata, lasciando solo alcune guardie nella sala; esse ci rivolsero deferenti inchini, esortandoci a riunirci con quanti ancora dei Fedeli sopravvivevano: mio padre e mia madre, seppure feriti e spossati, erano con i Signori della Casa di Andunie, anch’essi salvi. Brethil comparve alle mie spalle ed io mi avvidi che era incolume; tuttavia, prima che potessi parlargli, apparve Pharazon ed egli chinò il suo capo, rivolgendomi queste parole: “Mi duole, principe dello Hyarrostor, vedervi sì provato da una simile disgrazia; forse ora comprenderete quanto le mie parole fossero nel giusto, allorché esortai il Consiglio dello Scettro a cedere il comando ad un Uomo di maggior ingegno e prudenza dotato”.
“Avete condotto in questo luogo, un tempo sacro, gli schiavi immortali dell’Oscuro Signore! La follia si è impadronita della vostra mente!” Con rabbia aveva pronunziato tali parole, ma la mia voce era ormai ridotta ad un rantolo confuso; Pharazon non mostrò di averla udita, oppure, se intese le mie parole, pure le ignorò: fummo condotti via, ché il cugino della sovrana addusse quale scusa per allontanarci esservi ancora presenti implacabili nemici. Tar-Miriel, tuttavia, fu trattenuta ed io non potetti far nulla, ché molto sangue avevo perso e dei Fedeli erano pochi quelli ancora in grado di impugnare un’arma.

Lacrime di rimorso scivolarono allora via dalle gote di Erfea, e il suo tono si incrinò, tuttavia egli proseguì nella narrazione: “Nei giorni successivi, le ferite che ci erano state inferte furono sapientemente guarite dagli Erboristi della nostra dimora; eppure, la vita pareva aver abbandonato i corpi di mio padre e mia madre ed essi, sebbene riacquistassero coscienza, pure si spensero lentamente e, alla fine dell’anno, io rimasi l’unico Signore dello Hyarrostar e fui anche l’ultimo a onorare un simile titolo.
Nei mesi successivi, Pharazon intensificò il suo potere a corte e condannò a morte gli ultimi sostenitori di Eargon che ancora gli resistevano; infine, una calda sera di luglio, egli inviò messaggeri presso tutti i nobili del Regno, invitandoli a prendere parte ad un evento quale mai prima i loro occhi avevano mirato.
Giunti che fummo ad Armenelos, ci avvedemmo quanto fossero rimasti in pochi ad innalzare gli antichi vessilli di Numenor, ché la maggioranza dei soldati recava le insegne nere e dorate di Pharazon; allorché egli si avvide che i suoi ospiti avevano preso posto, si levò dal suo scranno e due oscure figure avanzarono ai suoi fianchi; infine, giunto dinanzi alla balaustra che si affacciava sul grande piazzale che occupavamo, levò il braccio destro e chiese la parola.
“Numenoreani! Gli eventi di recente accaduti mi hanno dimostrato che solo un Uomo dotato di possente volontà e sorretto da amici valorosi ed equi, può condurre i nostri destini verso un avvenire glorioso; non crediate, tuttavia, che questo sia un incarico al quale mi approssimo inconsapevole: alcuni anni fa, come molti fra voi ricorderanno – e qui il suo sguardo cadde ironico su di noi – certuni sostennero che la regina Tar-Miriel avrebbe agito saggiamente, sconfiggendo i nostri nemici; eppure, una serie di ribellioni sono state provocate, le une causate dalla sua incompetenza nella difficile arte di governare, le altre da ingenui comandanti privi di ogni lungimiranza e prudenza.
Non vi sembra, dunque, che tale corso infausto degli eventi molte sofferenze abbia arrecato al nostro popolo? Mirate, o Numenoreani, le tristi sembianze di coloro che subirono le orribili cicatrici della guerra e le sventure della miseria! Mirate le oscure carceri ove furono racchiusi pericolosi ladri e biechi assassini, le cui azioni l’imbelle sovrana non seppe frenare! Mirate i lussuriosi postriboli, ove giace, oziando, la nostra gioventù! Mirate tutto questo, o Numenoreani, e domandate ai vostri animi chi è il responsabile del degrado che fino ad oggi ha imperato sulla nostra isola!”
“Tar-Miriel, Tar-Miriel!” prese ad urlare la folla, accompagnando il suo nome con osceni epiteti che non riferirò qui dinanzi a voi; allora, Pharazon levò nuovamente il braccio e chiese la parola:
“Se io fossi, Amici, un Uomo quale questi tempi oscuri hanno generato, tosto avrei chiesto la testa della sovrana ed essa sarebbe stata esposta qui, innanzi a voi; tuttavia, poiché la mia stirpe affonda le sue origini nella notte dei tempi, ecco che vengo a voi come salvatore della patria e della sua sventurata regina; dal momento che il risanamento dell’isola passerà attraverso quello dei suoi abitanti, ecco che io prendo, dinanzi a voi tutti, Tar-Miriel come mia sposa ed ella regnerà al mio fianco”.
Un grande mormorio di stupore si levò dal popolo; ma esso fu presto sommerso da frenetici applausi che si levarono da ogni dove; una quarta figura comparve allora sul palco reale ed ella era colei che un tempo avevo amato. Invano tentai di scorgere meglio il sembiante della figlia di Tar-Palantir, ché mi parve il cielo essere oscurato da una fuligginosa caligine; ratto, allora, mi voltai e scorsi Brethil che singhiozzava, versando amare lacrime accanto a me; fu solo allora che, stupito, mi accorsi anche io di piangere: molto morì in me in quel momento.
A lungo piansi, né ero il solo; distante pochi passi da me, il volto contorto da una smorfia di rabbia, era anche Isildur; tuttavia, se le sue lacrime erano dettate dall’impotenza e dall’ardore giovanile represso e tosto sarebbero state sostituite dal cieco desiderio di vendetta, le mie avevano un sapore più amaro, ché sancivano il definitivo addio agli anni della mia verde Primavera.
Infine, la figura più alta posta accanto al sovrano, calò la sua cappa ed io la riconobbi: Er-Murazon, il Signore dei Nazgul, era giunto a Numenor per celebrare la vittoria del suo padrone. L’oscuro servo di Mordor levò in alto la corona forgiata per l’occasione, ché mai prima di allora vi era stato un sovrano che avesse posto sul proprio capo un simile cimelio, e la collocò su quello di Pharazon, pronunciando simile parole: “Egli sarà sovrano con il nome di Ar-Pharazon il Dorato e la sua sposa sarà nota come Ar-Zimraphel. Lunga vita ai sovrani di Elenna!”

Il popolo accolse il nuovo re con gran tripudio ed infinite esclamazioni di giubilo; quanto a me, avevo preferito abbandonare quel triste luogo per fare ritorno alla mia contrada, tosto imitato dagli altri Signori dei Fedeli: giunto dinanzi alla città di Minas Laure, invitai presso la mia dimora Brethil ed egli accettò con gioia e gratitudine, ché le sue genti erano state completamente annientate ed egli era l’ultimo della sua casata.
Alcuni mesi dopo Ar-Pharazon inviò i suoi araldi presso i Signori dei Dunedain, chiedendo loro di sottomettersi alla sua maestà: nessuno fra noi firmò la sua richiesta e grande invero fu la sua ira, sicché fece giuramento sul padre che avrebbe condotto alla rovina coloro che gli si erano ribellati; dei trentatré Signori che erano sopravvissuti alla guerra e che non erano ancora fuggiti alle colonie della Terra di Mezzo, ben ventidue furono accusati di alto tradimento e condannati al patibolo; sette subirono la pena dell’esilio e quattro furono privati di qualunque carica avessero posseduto fino a quel momento; quanto a Brethil, accolse il dono di Iluvatar prima che fosse emanato il decreto di colpevolezza nei suoi confronti ed egli fu sepolto accanto ai corpi dei miei avi.

Lungo era stato il racconto di Erfea ed era ormai giunta l’alba quando la sua voce si spense fra il frinire delle prime cicale; profondamente commossi, i compagni allora gli si inchinarono ed egli condusse i loro passi ad una radura poco distante dal luogo ove avevano udito il resoconto di quei lontani anni: al suo interno, accanto a una gaia fonte, era posta una grande roccia, che mani abili avevano scolpito simile ad una pergamena aperta. Vi erano dei nomi incisi sulla sua superficie ed i compagni vi lessero, fra gli altri, quello di Erfea Morluin, di Amandil, di Elendil e dei suoi due figli, Isildur e Anarion.
Ancora oggi tale pietra è visibile ad Orthanc e si narra che neppure le corrotte arti di Saruman il Bianco, le oscene grinfie degli Orchi o ancora la furia dell’Isen allorché la valle fu allagata, riuscirono a spezzarla o ad insudiciarla: grandi onori le tributò Re Elessar allorché la scorse e ne decifrò le iscrizioni, ché essa era ivi posta a testimonianza imperitura del coraggio e della lealtà dei Numenoreani Fedeli al loro popolo e agli antichi vincoli di alleanza con le altre liberi genti».

Fine del racconto.

38 pensieri riguardo “L’Infame Giuramento_IX Parte e ultima (Il trionfo di Pharazon)

  1. Anche se nn era richiesto, hai fatto bene a fare il riassunto, sintetico e comprensibile.

    L’intro che hai fatto nn era tanto necessaria su eventi sgradevoli che devono accadere, in fondo stai scrivendo una storia parallela alla seconda era e che conosciamo, quindi è normale che le cose sarebbero andate male se si leggono i nomi di Pharazon e Miriel, nn è una storia alternativa dove potresti inventare che sconfissero Pharazon e Miriel visse con Erfea a Numenor felice e contenta.
    Se la storia è scritta bene e sensata ancora meglio, se mi dici che domani Erfea muore sventrato dai Nazgul perché riescono a prenderlo ci sta bene dato che ha l’odio sia di Pharazon sia dei Nazgu (lo so che nn accade, è l’ennesimo esempio mio alla cazzum, se ti offendono, nn li faccio più),l’importante è che deve essere scritto bene e in modo sensato e poi il dispiacere fa parte della vita, anche Tolkien ha scritto storie spiacevoli e se si scrive una storia parallela bisogna rispettarle, ci si può rammaricare e dispiacere, ma fino a un certo punto e rispettarle, accettandole.

    Bella conclusione come ci si aspettava inerente alla storia raccontata e inerente agli eventi realmente accaduti durante l’ascesa di Pharazon, si sente il dispiacere dei protagonisti coinvolti, la disgrazia e il fallimento dei loro progetti avvenuti per forze che nn sapevano essere coinvolti troppo grandi per loro.
    Brethil sarai nel mio cuore.
    Per caso i genitori di Erfea sono morti a causa di ferite inflitte da lame Morgul?
    L’incoronazione di Pharazon ricorda quella di Aragorn, ma in modo nefasto.
    Lo narri come avviene l’esilio di Erfea?
    Oltre a pretendere il racconto di cosa accadde realmente tra Pharazon e Miriel durante la guerra, pretendo dall’amica tua un disegno raffigurante Pharazon circondato dai Nazgul, oppure l’incoronazione di Pharazon.

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    1. Ti ringrazio per i tuoi apprezzamenti, sono contento che ti sia piaciuta la conclusione di questo racconto. Effettivamente il riassunto avrei potuto anche ometterlo, tuttavia, considerato che questo racconto era ormai stato suddiviso in nove parti, mi è sembrato giusto «tirare le fila» del discorso, per aiutare magari qualche nuovo lettore a seguire una trama divenuta piuttosto complessa. Stessa considerazione per le avvertenze in merito alla presa del potere di Pharazon: per chi ha letto il Silmarillion non ci sono dubbi su questo triste epilogo, almeno nelle sue linee generali; per gli altri, invece, mi è sembrato giusto metterli in guardia contro «finali positivi» che non avrebbero mai potuto realizzarsi.
      Quanto alle domande che mi poni: sulla morte dei genitori di Erfea, anche io ho avuto il sospetto che in qualche modo fossero dovuto al contatto con qualche arma morgul; è possibile, parimenti, che essi non accettassero più un mondo governato da Pharazon e non volessero sopravvivere oltre, lasciandosi morire. Molto apprezzabile la tua osservazione sull’incoronazione di Pharazon, che potrebbe benissimo essere letta come una cerimonia speculare e blasfema rispetto a quella di Aragorn, laddove sostituisci Gandalf con il Re-Stregone…
      L’esilio di Erfea l’ho narrato al principio del «Racconto del Marinaio e della Mezzelfa»: lo trovi a questo link https://wordpress.com/post/ciclodelmarinaio.wordpress.com/917
      Mi hai dato una buona idea per una prossima illustrazione! vedrò cosa si potrà fare…

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      1. Ok ho letto adesso il racconto che ho detto sopra, nn mi ricordavo che Erfea nn era presente all’emissione dell’esilio, pensavo di assistere a un breve periodo di Erfea sotto Pharazon.

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      2. L’ascesa di Pharazon al potere avviene in più fasi: la prima è quella di creare una situazione di instabilità, nella quale dar vita a un nemico contro il quale unire il popolo. Questo nemico è stato Eargon. La seconda fase, dopo aver sconfitto Eargon, prevedeva l’unità nazionale in nome della ritrovata concordia: questa fase sarebbe stata suggellata dal matrimonio con Miriel. La terza fase, infine, si basava sull’eliminazione dei nemici rimasti, tra i quali Erfea. Questi era troppo popolare tra i Numenoreani per poter essere eliminato senza problemi; l’ideale era quello di rovinare il suo nome, in modo da toglierli il sostegno della sua gente.

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      3. Tu mi stai dicendo che i Nazgul sapevano di Eargon sin dai tempi della riunione per stilare il piano di ascesa di Pharazon e hanno sfruttato la guerra civile per farlo uscire come nemico in modo che Pharazon appaia come salvatore del popolo?

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      4. Esattamente. Eargon doveva essere il nemico intorno al quale riunire le forze dei Numenoreani: al contrario dei Paladini e dei Fedeli, infatti, si trattava di un personaggio ambizioso, più facile da manovrare e che non godeva di un grande sostegno popolare. I Nazgul sapevano molto bene che a Pharazon sarebbero state utili due circostanze per arrivare al potere: 1) un nemico; 2) un nemico facile da battere. Di nemici, in generale, Pharazon ne aveva tanti: ma Erfea & Co. non erano certamente facili da battere e Tar-Miriel, sebbene più debole, era pur sempre la regina legittima di Numenor. Intendiamoci: se Erfea o Amandil fossero stati uccisi nella Sala del Trono, non è che Pharazon si sarebbe disperato per la loro prematura scomparsa; in quel caso, comunque, la colpa sarebbe stata attribuita agli uomini di Eargon.

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      5. Mmm, bello mi piace, nn avevo capito questa cosa di Eargon se nn la dicevi, pensavo che quella guerra fosse stata fatta per indebolire Miriel, svuotare Numenor per poi prendere il potere con la forza

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      6. Questo dimostra come i Nazgul fossero tremendamente perfidi e avessero in mente un progetto a lungo termine per portare alla caduta finale di Numenor. Ar-Pharazon sarebbe stato un re molto influenzabile e forse furono proprio loro a suggerire a Sauron di architettare il suo piano per sedurre il re e convincerlo a dichiarare guerra ai Valar.

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      7. “forse furono proprio loro a suggerire a Sauron di architettare il suo piano per sedurre il re e convincerlo a dichiarare guerra ai Valar.” Questa cosa nn mi convince

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      8. Perché? Tieni conto che, per quanto grande fosse il suo potere, Sauron non era onniscente: i suoi Nazgul avevano individuato in Pharazon «l’anello debole» da sfruttare per provocare la caduta del regno; ovvio, naturalmente, che questo compito spettasse a Sauron in persona…i Nazgul si limitarono, per così dire, a fargli da apristrada in modo da seminare la corruzione nei cuori dei Numenoreani ben prima dell’arrivo di Sauron alla loro isola.

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      9. Forse c’è un fraintendimento, mi chiarisco, se tu mi dici che Sauron ha inviato i Nazgul (in particolare i 3 Numenoreani) per istallare l’odio verso Elfi e Valar nel cuore dei Numenoreani e di trovare un membro di alto lignaggio debole per corrompere tutto il popolo prendere il potere visto che Numenor sembra inespugnabile militarmente allora ok, come se Sauron dicesse “gli ho ho affrontati sul campo e mi hanno annientato la loro isola è inespugnabile, ma fortunatamente ho voi 3, ho visto i vostri cuori, ora so come siete voi Numenoreani ,già Akhorahil ha spianato la strada nel corso dei secoli quando lo mandai in passato a vedere com’era Numenor e cominciare a corromperla, ma ora è più potente di allora, li distruggerò da dentro, andate e piantate il seme dell’odio, aumentate la loro superbia, spargete la mia volontà, trovatene uno di alto lignaggio e rendetelo il loro signore e vostro schiavo, poi ditegli che io mi faccio chiamare Re degli uomini e mi deve sottomettere se vuole essere il Re dei Re a quel punto ci penso io a lui”.
        Ma se mi dici che a Numenor Sauron durante il suo dominio parla con i Nazgul a consiglio magari lui penda a una bella guerra Numenoreani contro Elfi e invece arrivano i Nazgul che li dicono (sfruttando quel poco di volontà che gli è rimasta se gli è rimasta) “Signore avete già dimostrato la vostra superiorità sugli Elfi, se nn fosse stato per i Numenoreani erano tutti ai suoi piedi, una guerra tra le due razze sarebbe molto lunga che ne dice di un colpo solo? Che ne dice di un attacco ai Valar? La loro superbia gli ha resi ciechi e questo li porterà alla rovina considerando anche che gli odiamo” così titubo un po’ anche se quando l’ho scritto questo ipotetico dialogo mi è piaciuto ma preferisco la prima cosa che ho scritto dato che Sauron è l’architetto di tutti i piani contro Numoner e se ci sono i Nazgul automaticamente c’è la mente di Sauron dietro (magari li può dare libertà di agire basta che si corrompa Numenor) e nn dimentichiamoci che quando Sauron va a Numenor egli usa l’Anello e anche i Nazgul da come l’hai messa gli usano per corrompere.

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  2. Complimenti intanto per la sinossi, perché sei riuscito a riassumere una trama complessa, ricca di nomi, in un modo assolutamente comprensibile. Prenderò esempio da te!
    Ora ricordo: quando ho letto lo scorso racconto ho commentato, tu hai risposto e mi sono immaginato il finale, per questo mi sembrava di averlo letto.
    Infatti non é molto diverso da quello che pensavo, ovviamente drammatico.
    Però é scritto davvero bene, hai dato tutte le informazioni che servivano con un ritmo incalzante, senza allungare il brodo.
    A questo punto ti chiedo: quanto tempo passa da questo avvenimento alla fine di Numenor?
    Quando arriva Sauron a Numenor? (Se ci arriva)

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    1. Ti ringrazio per i tuoi apprezzamenti, mi fanno davvero piacere! Effettivamente un riassunto, arrivati a questo punto della vicenda, era ormai indispensabile. Rispetto alla presa di potere di Pharazon, ci vorranno ancora sette anni; dopo la venuta di Sauron a Numenor, l’isola sprofonderà 57 anni più tardi. Miriel morirà nella catastrofe, Sauron pure (ma il suo spirito, essendo immortale, tornerà alla Terra di Mezzo per ricostruire il proprio corpo), mentre Erfea, a quell’epoca, era già esule nella Terra di Mezzo e così si salverà. Pharazon, infine, verrà intrappolato con il suo esercito nelle Caverne dell’Oblio, a Valinor, dalle quali si desterà solo alla fine del mondo, combattendo (presumibilmente) dalla parte degli Dei dopo aver avuto migliaia di anni per pentirsi delle sue malefatte…

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      1. Tolkien scrisse del regno di Pharazon, dalla sua ascesa alla sua caduta. In realtà la sua narrazione continua ad intrecciarsi con la mia: se leggi gli articoli nelle categorie «Il Racconto della Rosa e dell’Arpa» e «Il Racconto del Marinaio e dell’Albero Bianco» troverai accenni al regno di Pharazon e alla venuta di Sauron a Numenor. Una mia personale descrizione della distruzione dell’isola, invece, puoi leggerla a questo link https://ciclodelmarinaio.wordpress.com/2018/12/12/erfea-dinanzi-alle-porte-di-khazad-dum/

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      2. Ahahahah, bella questa tua interpretazione del pentimento di Pharazon, ma se si è pentito quel borioso superbo di Feanor allora può pentirsi anche Pharazon

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      3. In realtà il testo del Silmarillion è ambiguo, se ben ricordi: si limita ad affermare che Pharazon prenderà parte con il suo esercito alla battaglia finale. La mia interpretazione su un suo coinvolgimento dalla parte dei «buoni» nasce dalla suggestione della sua punizione nelle grotte degli obliati come di un’eco del Purgatorio cristiano.

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  3. Ho riletto l’articolo del Re Stregone invidioso del fratello maggiore, in un certo senso Sauron ha realizzato il suo sogno, è diventato signore di numenor ovviamente fino al momento della venuta del suo padrone

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    1. Verissimo…in effetti Sauron comprese che ciò che stava maggiormente a cuore ad Er-Murazor era prendersi ciò che spettava al fratello più anziano…e non c’è dubbio che, seppure in modo diverso da quanto avrebbe immaginato il giovane Re Stregone, ciò sia avvenuto…

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  4. Conclusione degna di questo racconto.
    Alla fine mi è dispiaciuto per Eargon, nonostante tutto… Insomma, nessuno meriterebbe di morire in quel modo. Miriel che tenta di difendere Erfea mi ha colta alla sprovvista, non mi aspettavo proprio il suo intervento! Però sono molto contenta che l’abbia fatto. L’incoronazione di Pharazon fa un po’ venire i brividi, probabilmente perché dimostra che ormai non si poteva più tornare indietro e il destino dell’isola era segnato. E povero Brethil, sarà morto di crepacuore, immagino. Bella, invece, la parentesi finale su Aragorn che onora il ricordo dei Fedeli. Complimenti 🙂

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    1. Ti sono grato per i tuoi apprezzamenti, sono contento che questo racconto ti sia piaciuto. Eargon non era perfido come i Nazgul, tuttavia, come molti altri Numenoreani della sua epoca, era dominato dall’ambizione ed era pronto a tutto pur di soddisfarla…ovviamente, questo significava porre da parte i propri limiti morali, con il risultato di finire in un vicolo cieco dal quale non c’era via di scampo. Il ruolo di Eargon, purtroppo per lui, era stato già segnato dal momento in cui Adunaphel l’aveva scelto come amante: il suo colpo di stato doveva essere utile a Pharazon per avere un pretesto per dimostrare che Miriel era incapace di governare, perché inabile a contrastare le minacce interne al suo regno (e quindi, implicitamente, anche quelle esterne). Una volta soddisfatto questo scopo, Eargon doveva morire. Miriel amava davvero Erfea e in quel momento drammatico è stata in grado di mettere da parte il formalismo nel quale era cresciuta per lasciare parlare la sua parte più profonda, posta com’era dinanzi alla paura di perdere il suo amato: un momento molto toccante dei miei racconti, che non a caso ho avuto piacere fosse raffigurato all’interno di un’illustrazione. Hai ragione, il suo comportamento ti prende alla sprovvista proprio perché, fino a questo momento, il rapporto fra Erfea e Miriel è rimasto sempre un po’ «bloccato», se mi passi il termine. Brethil, come i genitori di Erfea, non sentiva più di avere parte nel «nuovo mondo» che Pharazon stava costruendo e non è improbabile che abbia scelto di lasciarsi andare alla Morte, piuttosto che sopportare le angherie di un nuovo tiranno. Il richiamo ad Aragorn non è causale: nella finzione letteraria, infatti, i racconti che compongono il Ciclo del Marinaio sono stati tradotti dal Quenya all’Ovestron da uno scrivano di Elessar, il quale aveva trovato, all’interno di una nicchia di Orthanc, il diario di Erfea.

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      1. Non preoccuparti, in realtà non ho ancora pubblicato un articolo che spieghi bene la questione della «scoperta» del Ciclo del Marinaio…magari appena avrò terminato questo racconto dell’assedio a Minas Ithil ci farò un pensiero;) Grazie per aver messo like all’illustrazione!

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