Akhallabeth – Scena III, parte II: Il dialogo tra Ar-Zimpharel ed Elendil

Care lettrici, cari lettori, in questo articolo proseguo la narrazione della tragedia della Caduta, l’Akhallabeth in lingua adunaica: in questa scena, Ar-Zimpharel (o Miriel, se preferite i nomi elfici), ha un lungo colloquio con Elendil nel quale potrete trovare echi di quello avvenuto, nel Ciclo del Marinaio, fra Erfea e Miriel: per effettuare il confronto, vi invito a leggere questo articolo One last time… e ad ascoltare, come sottofondo, l’omonimo brano dei Dream Theater (ve l’ho detto che prima o poi scriverò qualcosa sul legame tra la musica e il Ciclo del Marinaio, ma, come disse qualcuno, «non è questo il giorno»)

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

(Ar-Zimpharel, dopo il suo monologo avvenuto nella camera da letto, rientra nella sala del trono, accompagnata da una sua damigella).

Ar-Zimpharel: Mia buona Finduilas ti consegno tale missiva, affinché giunga nelle mani del mio parente Elendil; una volta che l’abbia letta in tua presenza, pregalo di giungere ad Armenelos quanto prima.

Finduilas: Ogni vostra richiesta è per me un comando, mia signora.

(Finduilas esce dopo essersi inchinata e lascia Ar-Zimpharel da sola: ella estrae allora un pugnale dalla sua cintura e ne accarezza l’affilata lama, mentre un’espressione disperata le si dipinge sul volto)

Finduilas: Mia signora, Elendil ed i suoi figli chiedono udienza.

(Ar-Zimpharel, non vista dalla sua dama di compagnia, nasconde lesta il pugnale tra le pieghe della sua veste e congedata Finduilas, si accinge a ricevere i suoi cugini)

Elendil (dopo aver chinato il capo): Ci hai fatto chiamare, graziosa e nobile cugina? Ben mi avvedo come il tuo viso sia adesso divenuto più pallido della neve che ricopre la vetta del Menalterma: quali dispiaceri ti angustiano, signora di Numenor?

Ar-Zimpharel: Miei nobili cugini, gravi eventi richiedono questo oggi la vostra presenza a corte; Sauron si è impossessato del cuore del sovrano e io temo per la vita di tutti noi.

Isildur (scuro in volto e con la mano sull’elsa della spada): Dov’è egli ora? Troppo a lungo ho tollerato che i suoi passi riecheggiassero nei corridoi della dimora dei miei avi, troppo a lungo mi sono limitato ad ascoltare e tacere, ma è giunta l’ora in cui questa follia cessi.

Elendil (posando una mano sulla spalla del figlio primogenito per tranquillizzarlo): Non possiamo contrastare l’autorità del signore di Mordor in queste sale, perché siamo solo in tre ed egli, mentre il sovrano dormiva, ha condotto a Numenor rinnegati e mercenari privi di scrupolo provenienti dalle contrade della Terra di Mezo. Cosa faresti, figlio, qualora fossi circondato e incapace di difenderti? Periresti senza aver difeso il tuo popolo dall’aggressore.

Anarion: Sagge parole le tue, padre; se gli eredi di Amandil, nostro avo, dovessero oggi cadere, il potere di Sauron calerebbe su tutta l’isola.

Isildur: Quanto dovrò ancora attendere, dunque, prima che sia fatta giustizia? Vieni meco Anarion, ché le spie del Nemico sono ovunque e questi corridoi hanno orecchie per ascoltare e voci per sussurrare.

(dopo aver rivolto un breve inchino alla regina, i due figli di Elendil escono per montare la guardia alla porta, lasciando soli il Signore di Andunie e Ar-Zimpharel)

Elendil: Una parte della verità mi hai rivelato, tuttavia, Miriel, figlia di Tar-Palantir, non dubito che altre preoccupazioni serbi nel tuo cuore, ché di rado mi è parso il tuo sembiante sì pallido come oggi.

Ar-Zimpharel (sorpresa in volto): Avevo obliato questo nome! Molti dolorosi anni sono trascorsi dacché esso fu pronunciato l’ultima volta e non credevo possibile che qualcuno lo rammentasse ancora. Tuttavia, se Elendil di Andunie l’ha adoperato, un preciso movente l’ha spinto a fare ciò.

Elendil (triste in volto): Letale è il veleno che l’Avversario ha sparso in quelli che una volta erano verdi prati e sorgenti cristalline, ed essi ora marciscono, avvizziti ed infettati; tuttavia, con rabbia percepisco quanto dolore alberghi nel tuo cuore, regina di Numenor.

Ar-Zimpharel (ridendo in modo sarcastico): Regina? Su cosa eserciterei il mio dominio, Elendil? La dignità, l’onore, l’amore, tutto quanto avevo di prezioso mi è stato sottratto con l’inganno; persino il più povero pescatore della costa gode di migliore fortuna. Regina? Direi piuttosto prigioniera delle medesime debolezze che un tempo frenarono la mia volontà ed oggi mi impediscono di commettere atti di valore (così dicendo, Ar-Zimpharel estrae un pugnale da una piega della lunga veste e se lo avvicina al petto).

Elendil (pallido in volto): Non confondere viltà con coraggio, mia Signora! Forse vi è ancora speranza, finché i Valar reggeranno le sorti del mondo.

Ar-Zimpharel (con il volto irato): Ciechi sono i tuoi occhi e sterile la tua fede! Chi impugna adesso corona e scettro? Non è forse Ar-Pharazon, che la mia debole mano fermò dall’ottenere giusta condanna? Dov’è dunque la speranza di cui parli, Elendil figlio di Amandil?

Elendil: Mente angosciata può partorire incubi aberranti; nulla però ti obbliga a prendervi parte. Qualunque sia il tuo parere in questa faccenda, Miriel, resti ancora una donna e non già una schiava.

(Elendil e Ar-Zimpharel si abbracciano e l’oscurità cala sulla scena).