Akhallabeth – Scena IV – Le tentazioni di Sauron

Benritrovati, care lettrici e cari lettori. Proseguo la narrazione della Caduta raccontando in questo articolo il tentativo, da parte di Sauron, di corrompere Isildur, il figlio maggiore di Elendil, il quale, per ironia del destino, sarà proprio quello che gli darà il colpo di grazia alla fine della Seconda Era…

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

(Isildur e Anarion sono sull’uscio della sala del trono, scuri in volto; improvvisamente, una figura si avvicina loro: è Sauron)

Sauron: Vi saluto, giovani principi di Numenor! Onore e gloria alla vostra stirpe! La fortuna mi assiste, ché questo oggi nutrivo nel mio cuore un profondo desiderio di discorrere con l’erede maggiore di Elendil.

(Isildur, fatto cenno ad Anarion di lasciarlo solo, osserva per qualche istante la figura di Sauron in silenzio)

Sauron: Ebbene, Isildur, ti chiedi forse perché abbia chiesto un colloquio riservato con te? Non negarlo, ché molto scorgo dei tuoi pensieri e l’eco delle numerose azioni da te compiute è giunto alle mie orecchie.

Isildur: I dubbi e i timori sono compagni dell’uomo fin dalla sua nascita; essi non sono necessariamente nostri nemici, ché solo i folli agiscono senza che il loro pensiero non si soffermi sulle azioni che si accingono a compiere. Quale uomo, può, a priori, conoscere il destino che l’attende? Finanche noi Numenoreani, pur scorgendo molte immagini di quello che ancora deve avvenire, non abbiamo la facoltà di poter risolvere i nostri dubbi, se prima non accettiamo la fallacità delle nostre azioni. Solo dubitando è possibile ricercare la verità.

Sauron: Le tue parole, giovane Numenoreano, sono figlie di questi tempi oscuri, privi ormai di valore e prigionieri della disperazione e della sofferenza. Se tu fossi un uomo da poco, ecco che sarebbe sciocco contestare quanto il tuo cuore ti suggerisce, eppure sappi questo: i grandi signori prendono sempre quello che appartiene loro, adoperando a tal fine strade che ad altri sono precluse.

Isildur (con tono freddo): Eru Iluvatar ha creato i suoi figli perché seguissero ciascuno la strada tracciata dalle loro stesse azioni. Il libero arbitrio rende i nostri spiriti liberi: solo questo dobbiamo temere, l’impossibilità della scelta, non i fantasimi agitati da coloro che vorrebbero privarcene.

Sauron (con tono di voce premuroso e mellifluo): Sei saggio e risoluto, figlio di Elendil, ma il tuo cuore non conosce ancora tutte le paure che i Secondogeniti temono. Quando la morte, il dolore della perdita ti saranno prossimi, credi che il tuo animo rimarrà immune da tali incubi?

Isildur: La morte non è una punizione, bensì un dono. Quale uomo potrebbe, infatti, sopportare a lungo il peso degli anni trascorsi? Come una quercia, logorata dalle fatiche e dal gelo di numerosi inverni, egli infine si abbatterebbe nella più cupa disperazione, desideroso solo della morte. Nessun uomo resisterebbe a lungo privato della propria fine. Sappi dunque questo: l’immortalità è un dono che mai accetterei.

Sauron (parlando con tono beffardo): Ben m’avvedo come la lezione impartita dai servi dei Valar non sia andata smarrita! Dal momento che Isildur sembra esserne cosciente, devo forse ritenere che il più giovane capitano dei Numenoreani teme la gloria e la ricchezza che gli offro?

Isildur: Qualunque ricchezza tu possa offrirmi, solo uno stolto potrebbe accettarla. È alquanto pericoloso ottenere il potere senza capire dove esso sia in grado di condurti. Onore e gloria, dici? Entrambi sono insignificanti, posti di fronte al dono più grande che Eru ha dato ai suoi figli.

Sauron: Sappi, Isildur, della casata di Elendil, che nessun dono è più grande di un’ambizione soddisfatta. Io scorgo innanzi a me tutti i desideri più oscuri che il tuo cuore nutre, pensieri che la tua mente tenta invano di occultare; questi e molti altri segreti io conosco, perché forte è il mio potere.

Isildur (con tono sicuro e alto): Sauron di Mordor, servo di Morgoth, la tua distorta visione dell’Umanità non può intaccare il mio animo. Sei invero uno spirito conoscitori di occulti e infausti poteri; eppure, la tua capacità di giudizio si basa solo sul desiderio di potere e l’arroganza che il tuo dannato spirito nutre. Una schiavitù eterna: questo è il dono che mi hai proposto. Stregone, il dono più grande, che esso solo rende possibile le nostre esistenze, è il dono della scelta. Né tu, né il tuo oscuro mentore potete offrirmi una simile ricompensa!

Sauron (con voce irata e terribile ad udirsi): Sei un pazzo e un folle, Numenoreano. Sappi che il Re del Mondo ti maledice fino alla fine dei tuoi giorni. Terribile sarà la tua morte! In virtù dei poteri concessimi da sua maestà, Ar-Pharazon il Grande, bandisco te e la tua famiglia dal Consiglio dello Scettro. Comando e voglio!

Isildur (afferrando Sauron per le spalle): No! Maledetto!

(alcune guardie armate piombono su Isildur e ne bloccano mani e piedi)

Isildur (con tono di sfida): La tua volontà è tirannica, eppure la conoscenza del futuro è preclusa a me, quanto a te: i tuoi oscuri sortilegi non possono rivelarti nulla sul destino del mondo, ma solamente costringere coloro che ne sono artefici a realizzare il loro avvenire secondo il tuo desiderio; tuttavia, bada, che i miei giorni su questa terra si riveleranno più lunghi dei tuoi!

(Isildur viene condotto fuori dalle guardie e Sauron esce dal palazzo reale. Breve stacco)

Scena IV, Parte II: Il dialogo tra Elendil ed Anarion

(dopo essere uscito dalla stanze private di Ar-Zimpharel, Elendil raggiunge Anarion nel giardino della reggia di Armenelos)

Elendil: Dov’è tuo fratello? Gravi nubi di sventura si addensano sulla nostra patria ed abbisogno del suo consiglio.

Anarion: Salute a te, padre mio! Di Isildur non ho più notizie dacché egli fu avvicinato da Sauron; a lungo ascolai le lori voci provenire dall’interno del palazzo, infine tutto fu silenzio, interrotto solo dall’eco dello sciobardare delle navi nel porto.

Elendil (scuro in volto e con tono grave): Codeste notizie non risultano gradevoli alle mie orecchie, ché Sauron è un corruttore di cuori ed egli non tarderà a reclamare quanto il suo animo ambisce ottenere.

Anarion: Padre mio, non ti nascondo che le tue paure sono anche le mie, ché molte sono le cose da temere in questi giorni oscuri e la mente del sovrano ormai vacilla; tema che egli abbia ceduto al Signore di Mordor e se tale ipotesi fosse vera, allora la nostra gente avrebbe invero molto da temere.

Elendil: I Fedeli devono essere avvertiti di quanto sta accadendo a corte; questa notte, terrò un concilio ad Andunie, lì ove gli occhi di Ar-Pharazon e di Sauron non si volgono da molti anni, e discuteremo sul da farsi.

Anarion: Davvero bizzari paiono i destini dei mortali! Siamo nella nostra dimora, e ivi dobbiamo temere il nemico! Se tale si configura il corso degli eventi, non oso immaginare quali terribili conseguenze dovremo patire nei prossimi anni.

Elendil: No, figlio mio, questa situazione è figlia della follia degli Uomini. Noi siamo come costruttori: possiamo edificare mura e torri elevate, pari a quelle di Valinor, ma non impossiamo impedire che la pazzia prenda il sopravvento sulla ragione, portando il Nemico dove mai sarebbe giunto altrimenti.

(Isildur fa la sua apparazione, scuro in volto e con la spada sguainata)

Isildur: Dobbiamo abbandonare la reggia all’istante. Il nemico è in cerca degli eredi di Amandil e Sauron ha ottenuto l’incarico presso il re che un tempo apparteneva di diritto ai nostri padri.

(Elendil, Isildur e Anarion abbandonano la scena; stacco).