Akhallabeth – Scena V ed ultima. Il discorso di Sauron ai Numenoreani il giorno di Mezza Estate

Con questo articolo concludo la narrazione della Tragedia della Caduta (o Akhallabeth in adunaico, la lingua madre dei Numenoreani). Con i prossimi articoli ricomincerò la trattazione delle gesta di Erfea all’indomani della costituzione dei Regni in Esilio (Arnor e Gondor) nella Terra di Mezzo e avrò occasione di presentare qualche nuovo ritratto.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti.

(È il giorno di Mezza Estate: a Numenor si celebra la consueta festa in onore di Eru Iluvatar, ma l’atmosfera è inquieta; nubi neri si sono posate sul Menalterma. A tratti la terra trema. Alla sesta ora dopo il sorgere del sole, si assiste alla processione di tutti i nobili numenoreani: in testa vi sono Ar-Pharazon e Ar-Zimpharel, seguiti da Elendil, Isildur e Anarion; chiude la fila Sauron, che fa la sua apparizione vestito di un abito nero con intarsi dorati)

Araldo: (con il braccio rivolto all’ingresso dal quale entreranno tutti i nobili numenoreani) Mirate, figli di Numenor, Sua Maestà Ar-Pharazon il Dorato!
(molti applausi dalla folla)

Araldo: Sua Maestà, Principessa Reale di Numenor, Ar-Zimpharel, figlia di Tar-Palantir!
(molti applausi della folla)

Araldo: I Principi di Andunie, Elendil l’Alto ed i suoi giovani figli Isildur ed Anarion!
(pochi applausi da parte della folla)

Araldo: Signori di Numenor, dame e cavalieri, ascoltate adesso le parole del Sovrintendente, Sauron il Magnifico.

(breve stacco, infine Sauron fa scivolare la propria cappa e rivela a tutti la sua identità)

Sauron: Contro la mia volontà fui condotto qui, uomini dell’Ovesturia, eppure mai intesi sfidare le gloriose armate del Re degli Uomini. A voi, uomini di Numenor, sovrani della Terra di Mezzo, dico questo: mai vi fu, fin dagli albori del tempo, stirpe sì gloriosa e degna di essere chiamata Signora fra tutte, come quella che ora solca in lungo e in largo gli oceani sconfinati.

Primo Cittadino: Lode al nome di Sauron e al nome di Numenor!

Secondo Cittadino: Silenzio, lasciate che parli! Ohè, silenzio, dunque!

Sauron: Le Leggi che avete fino ad oggi onorato, i Valar e gli Elfi hanno ordinato che fosero gli uomini a seguire, senza tuttavia mai svelarne la ragione; ebbene, folli si sono rivelati i loro oscuri disegni, ché nulla di quanto complottano mi è ignoto.

Terzo Cittadino: Di quale complotto parla costui? Chi trama alle spalle della potenza di Numenor?

Primo Cittadino: Gli Infidi Valar tramano la rovina di Numenor! Chi sono dunque costoro perché noi dovremmo loro obbedienza?

Sauron: Al principio di questa Era, Eonwe, l’araldo dei Valar, vi proibì l’accesso a Valinor; sempre avete temuto tale ordine, e mai la vostra obbedienza è venuta meno. Qualcuno tra voi potrebbe forse affermare che l’uomo giusto è timoroso degli dei e ne osserva le immortali leggi; tuttavia, se davvero vi sia tra voi chi parli in siffatto modo, sappia che non è degno di appartenere a tale gloriosa stirpe.

Secondo Cittadino: Cosa dice costui? Invero, segreto ed oscuro mi sembra il significato delle sue parole ed io non comprendo cosa celi il suo pensiero.

Terzo Cittadino: A me, invece, ogni cosa sembra chiara: armiamoci e ribelliamoci agli infidi Valar, signori di ogni inganno e sopruso!

Sauron: Non è forse vero che essi vi domandarono ausilio e venerazione quando ne ebbero bisogno? Eppure, uomini di Numenor, con quali ricompense furono riscattate le vostre lacrime e i vostri morti? Doni furono assegnati ed invero di grande valore (rivolge uno sguardo sarcastico a Isildur), eppure nulla che vi permettesse di condividere la più grande ricchezza sì gelosamente custodita dai Valar. Io vi dico che il dono della morte altro non è che un vile inganno per mezzo del quale siete stati privati della vostra volontà e del vostro futuro.

Elendil (a bassa voce): Codesta è pura follia…

Isildur (a bassa voce): Per buona sorte dello Stregone, siamo stati privati delle nostre armi allorché la processione ha avuto inizio.

Anarion (a bassa voce): Mirate Ar-Zimpharel, sembra che la vita sia fuggita dal suo corpo.

Sauron: I Valar disposero i loro precetti per gli stolti, eppure chi fra voi oggi si riterrebbe tale? A voi, Signori della Terra di Mezzo, dico questo: gli uomini gloriosi e potenti afferrano quanto è a loro gradito seguendo percorsi che ai deboli sono preclusi.

Primo Cittadino: Infida è la parola dei Valar, e schiavi di essa sono gli uomini che ne seguono gli intenti.

Secondo Cittadino: Chi sei tu, dunque, perché debba costì parlare? Quale sentiero le nostre esistenze dovrebbero percorrere?

Ar-Pharazon: Non abbiate timore di alcuna mala sorte, Numenoreani! Un tempo prelevammo Sauron, perché egli si prostasse innanzi alla nostra maestà e rendesse omaggio alla stirpe del sovrano, ed ora egli offre a tutti noi un reame degno della potenza delle nostre schiere. Cos’è una vita se non adempiere ad una missione? E non è forse la nostra quella di elevarci al di sopra dei comuni mortali e reclamare quanto è nostro di diritto? Mirate Sauron, non è egli forse prostrato innanzi a me?

(Sauron s’inchina al re: gioia e tripudio dalla folla)

Primo Cittadino: Il Signore di Mordor si inchina al volere di Ar-Pharazon; egli si è redento, ed ora non vi sono più rivali in grado di contrastare il nostro dominio.

Sauron: Numenoreani, invero nessuno popolo oserà sfidare il vostro volere, tuttavia io vi metto in guardia, ché molti dei vostri congiunti tramano all’ombra delle loro fortezze (sguardo di Sauron rivolto a Elendil, Isildur e Anarion).

Terzo Cittadino: Chi sono questi traditori? Bruciamo le loro dimore ed incendiamone le navi!

Sauron (levando con un atto imperioso la mano): Il mio signore, Melkor, con l’inganno fu esiliato nel nulla, il medesimo che i Valar sussurrarono nelle orecchie dei vostri padri; essi lo combatterono e lo sconfissero, tuttavia egli non nutre alcun rancore verso di voi, ché ben comprende come le vostre menti siano state guidate sino ad oggi da sciocchi consigli e insani ammonimenti. A lungo vagai per questa Terra di Mezzo, affinché potessero fiorire i semi di Melkor ed ora mi accorgo quale meraviglioso verziere di delizie e incanti ricolmo sia sorto nella vostra isola.

(Le aquile di Manwe appaiono ad occidente: il terrore si impadronisce della folla)

Secondo Cittadino: I Messaggeri di Manwe sono su di noi!

Primo Cittadino: La collera di Manwe spira da Nord!

(Sauron, colpito da un fulmine, resta integro ed estrae la sua spada)

Sauron: Finanche le Grandi Aquile sono incapaci di procurarmi offesa! D’ora innanzi, la legge che seguirete sarà dettata dal vostro volere, ché i grandi uomini nulla devono temere!

(Tutti i Numenoreani, eccetto i Fedeli, si prostrano ai piedi di Sauron)

Terzo Cittadino: Alle armi! Alle armi! La conquista di Valinor è prossima, Numenoreani!

(Fine della Tragedia)

Leggi anche:

Akhallabeth – Scena IV – Le tentazioni di Sauron

Akhallabeth – Scena III, parte II: Il dialogo tra Ar-Zimpharel ed Elendil

L’Akallabeth: il monologo di Miriel (III Atto)

L’Akallabeth: la corruzione di Pharazon (II Atto)

 

11 pensieri riguardo “Akhallabeth – Scena V ed ultima. Il discorso di Sauron ai Numenoreani il giorno di Mezza Estate

  1. Non Hai messo Sauron in catene, bravo.
    Bella questa tragedia e questa parte: bello immaginarsi Sauron con il vestito nero decorato d’oro, proprio trasmette nobiltà e potenza, ma anche eleganza, mi piace questo vestiario. Bello tutto anche le occhiate alla famiglia di Elendil.

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  2. A proposito dell’oro: tu lo sapevi che l’oro è il metallo usato da Morgoth per spargere ilo male( lo dice in Morgoth ring) quindi le decorazioni d’oro ci stanno tutte.

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  3. Tutto questo per dirti, nonostante la tua scelta dell’oro nell’abito di Sauron sia casuale è perfetta considerando quello che Tolkien aveva in mente per l’oro nel suo universo, ricollegandosi forse a quello che disse Milton nel paradiso perduto dove i demoni costruiscono il palazzo di satana e lo fanno d’oro con Milton che lo chiama “prezioso veleno”.

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