Il discorso di incitamento di Gil-Galad ai soldati dell’Ultima Alleanza

Care lettrici, cari lettori,
in questo articolo scoprirete quali furono i discorsi che i condottieri dell’Ultima Alleanza pronunciarono per esortare le truppe alla battaglia incipiente. So bene che molti di voi avranno presente il discorso tenuto da Aragorn al Cancello Nero, una scena presente nella versione cinematografica di Jackson, ma assente nel romanzo dove l’erede di Isildur ebbe poco tempo per decidere come schierare le truppe e certamente non ebbe modo di pronunciare quelle parole che sono diventate così celebri da essere riprese in centinaia di meme sui social. Spero che troverete epici anche i discorsi di Gil-Galad & C….a me non resta che augurarvi buona lettura e aspettare i vostri commenti!

«Sospirò a lungo, il figlio di Fingon, infine, avvedendosi che il pericolo sarebbe presto piombato su di loro e non essendoci più alcun tempo per mutare quanto era stato deciso, montò a cavallo e issato il suo nobile vessillo sulla candida lancia, il cui nome era Aiglos, così parlò ai guerrieri che erano intorno a lui e la sua voce fu come il suono dell’olifante allorché squilla nel chiaro mattino:

“Soldati! Compagni d’armi! Fratelli! Se c’è qualcuno fra voi che tema la malizia del Nemico, non esiterò a confessargli che, invero, condividiamo la medesima paura; se c’è qualcuno fra voi che lamenti la nostalgia della propria dimora, ebbene, sappia che non sarò io a dichiararmi insensibile al suadente richiamo che essa sussurra ai nostri cuori; se c’è qualcuno tra voi che osi sfidare colui che impedisce agli Eldar di accarezzare le corde del liuto e dell’arpa anziché la lama della lancia e della spada, io lo chiamerò figlio e mai egli sarà solo, ché, ecco, io gli offrirò la mia Aiglos!
Soldati del regno, vi è qualcuno che desideri la mia arma?”

Possenti si levarono allora le voci dei Quendi ed essi presero a scuotere i giavellotti sugli scudi, si ché l’aree echeggiò dell’orgoglioso furore dei Primogeniti di Iluvatar; allorché esso scemò nelle voci, ma non nei cuori e negli animi, parlò Elendil, sovrano degli uomini:

“I nostri padri, le cui vite mortali furono strappate dai loro forti corpi dalle bieche azioni dell’Oscuro Signore, sorriderebbero, se fossero qui, ché mai come in questa ora il nome degli eredi di Numenor è sì temuto: a voi, progenie di Elenna ancora viva nei nostri cuori, dico di mostrarvi fieri del sangue che scorre nelle vostre vene, si ché nessuna infame voce possa asserire che la gloria della stirpe di Elros Tar-Minyatur, nostro avo, sia scomparsa nei flutti del tempestoso mare!

A voi, uomini del Nord e del Sud che avete offerte le vostre spade alla nostra alleanza, dico che siamo fratelli e congiunti nel sangue, ché invero i nostri avi combatterono assieme e assieme trionfarono: siate dunque fedeli ai vostri capitani e possano le vostre lame vendicare quanti non sono più!”

Simili al fragore di una frana che si abbatte con forza sui miseri alberi a valle, simili al poderoso canto che dalle profondità delle dimore di Ulmo sale alla superficie, così eruppero le grida da battaglia degli Uomini e si narra che esse giungessero fino a Barad-Dur, ove l’Oscuro Signore ne ascoltò i remoti echi e fu invaso da grande paura e odio indicibile; lesto, allora, egli diede ordini al suo Capitano affinché i suoi nemici fossero vinti, ché non gli pareva possibile che una simile armata, adornata di valore e splendore, potesse sostare ai confine della sua terra.

Si levò, infine, la roca e profonda voce di Bòr ed egli esortò le sue schiere con tali parole:

“Figli di Aule, ove sono adesso l’ascia e lo scudo adorno d’acciaio? Ove sono l’usbergo in maglia e il lungo manto rosso? Non sono forse essi posseduti da coloro che ne faranno un sapiente uso, si ché le schiere di Mordor fuggiranno in preda al terrore, non appena esse scorgeranno il vessillo di Khazad-Dum, la maestosa reggia dei nostri padri?

E voi, valorosi guerrieri di Belegost, non siete forse gli eredi di Azaghal il possente, colui che ferì il Grande Padre dei Draghi e ne umiliò l’arrogante spirito? Sia dunque imperituro nei vostri animi il ricordo di tale gesta, ché, ecco, vi si presenta oggi l’occasione di eguagliarne il valore, portando a termine imprese che ancor nessun figlio di Mahal ha compiuto. Siano dunque saldi i cuori e valorosi gli animi, Khazad!”

In coro giunse la risposta dei Naugrim, sicché parve che la terra stessa parlasse in loro vece: “O con gli scudi, o sopra gli scudi!”

Nessun discorso pronunciò in quell’ora oscura e gloriosa Erfea, né egli avrebbe desiderato che vi fosse altra voce a parlare in sua vece che quella dei ricordi; lentamente, allora, accarezzò l’elsa della sua lama e il nobile fodero che ne tutelava il duro filo, rimembrando essere stato quello un dono di Miriel allorché egli aveva fatto ritorno a Numenor dopo il suo primo viaggio diretto alle sponde della Terra di Mezzo, una sera di duecento anni prima, allorché i suoi occhi erano giovani e non ancora colmi della triste saggezza che apprendono i Secondogeniti nel corso della loro esistenza.

Si avvide Elrond di quanto rimembrava nel suo animo Erfea e gli posò la forte mano sulla sua spalla; lieto, allora il viso di Erfea si destò dall’oblio del passato in cui era piombato ed i due presero ad esortare le proprie schiere, facendo leva l’uno sull’orgoglio della propria stirpe, l’altro sull’onore che sarebbe stato attribuito loro, qualora fossero riusciti vittoriosi da tale conflitto; infine, coloro che erano degli Eldar, la cui vista è simile a quella di Manwe, scorsero, ancora lontane nella pianura, minuscole figure approssimarsi e lanciarono grida d’allarme, si ché ognuno potesse schierarsi prima che la pugna piombasse su di loro.

Rapidi e silenziosi, preghiere e canti si levarono rivolti ai reggenti di Varda e ai loro congiunti, e molti idiomi diversi fu possibile ascoltare in quell’ora, il khuzdul accanto al quenya, l’adunaico accanto alle favelle degli uomini del Nord e del Sud, il sindarin accanto ai dialetti silvani di Bosco verde il Grande e di Lorien».

Suggerimenti di lettura:

La Battaglia della Dagorlad – Il catalogo delle forze alleate e nemiche

La Battaglia della Dagorlad – L’arrivo degli Ent

I piani di battaglia per la Dagorlad

Dwar a colloquio con i Signori dell’Ovest

Il coraggio di Morwin e la morte di Oropher e Amdir

Il primo attacco ai Cancelli Neri

Un giuramento infranto. La follia di Amdir e Oropher

Un’alleanza difficile

Gil-Galad, l’Alto re degli Elfi

24 pensieri riguardo “Il discorso di incitamento di Gil-Galad ai soldati dell’Ultima Alleanza

  1. IO mi immagino pure che viene ricordato il nome delle vittime di Sauron con la promessa che essi verranno vendicati in un discorso tipo:
    oggi vendicheremo Finrod Felangud, il fedele, amico di Eldar, Edain e Naugrim e fratello di Dama Galadriel (io immagino che lei partecipi al combattimento).
    Vendicheremo Celebrimbor, ultimo discendente di Feanor, colui che cercò di redimere il nome della famiglia e la cui arte e abilità è sparita per sempre.
    Vendicheremo il popolo di Numenor, regno di amici illuminati e salvatori di oppressi, caduto nel baratro della follia.
    Quest’oggi anche loro marceranno con noi alla vittoria sul crudele nemico che tanto ci ha ingannato, oggi il suo regno del terrore cadrà, sotto il colpi delle libere genti.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...