L’introduzione al Ciclo del Marinaio

Care lettrici, cari lettori,
l’altro giorno rileggevo il «Ciclo del Marinaio» e mi sono così reso conto di non aver mai pubblicato l’introduzione al volume, che spiega una serie di caratteristiche di Erfea (e dunque, per esteso, anche dei miei racconti). Partiamo dai dati «storici», vale a dire da quelli che lo stesso Tolkien ha concepito e possono dunque considerarsi canonici: al principio della Quarta Era, dopo la sconfitta di Sauron, Aragorn, divenuto nuovo re di Gondor e Arnor, decise di riappropriarsi di tutte quelle fortezze che, per un motivo o per un altro, erano state sottratte al controllo di Gondor negli ultimi tempi. Nella torre di Isengard – dove aveva vissuto fino a poco tempo prima il malvagio stregone Saruman – Aragorn, aiutato da Gimli, fece una scoperta sconcertante: in una nicchia segreta – che solo l’abilità del nano poté individuare – erano nascosti alcuni cimeli della sua famiglia, fra i quali la catena che un tempo teneva l’Unico Anello al collo del suo progenitore Isildur (quello che tagliò il dito con l’anello a Sauron, avete presente la scena?)
Fin qui i dati «storici», contenuti nell’edizione italiana dei «Racconti Incompiuti» (che vi consiglio caldamente di leggere). E se Aragorn avesse trovato qualcos’altro, oltre a quello che Tolkien aveva sottolineato? Leggete per saperne di più…

Aspetto i vostri commenti, al prossimo articolo!

«Orgilion (1), 19 Narbeleth (2), settimo anno della Quarta Era

Sire Elessar (3),
il manoscritto che avete recuperato dalla grande torre di Orthanc(4) è pressoché intatto, nonostante siano trascorsi più di tremila anni dalla sua compilazione: ignoro se tale longevità della pergamena sia dovuta a una sua qualche intrinseca proprietà a me ignota, oppure sia da attribuire alla cura con la quale Saruman il Bianco l’aveva preservata dal lento, ma incessante, logorio del tempo.
Lunga è stata la sua decifrazione, ché essa è scritta in un linguaggio poco noto agli uomini di Gondor oggidì, sebbene ciò costituisca indubbiamente una grave pecca, ché un tempo erano in molti coloro che conoscevano il Quenya nella sua antica forma; ora, tuttavia, dal momento che l’antica stirpe è svanita ed essa ha abbandonato i lidi di Endórë, più i mortali – fossero anche essi i discendenti di Númenórë svanita nelle acque – lo adoperano, sicché è stata mia premura tradurla nell’Ovestron, ché essa fosse comprensibile a quanti avessero in animo di leggere tali scritti.

In questi scritti è narrata la vicenda di un principe númenóreano, Erfëa, figlio di Gilnar, dacché egli era giovane sino alla sua dipartita da Endórë; nessuna menzione di tale Dúnadan è possibile riscontrare nei Rotoli del Re, e invero, curiosa mi parve in principio tale anomalia, ché egli era un lontano discendente di Atanalcar, quarto figlio di Elros Tar-Minyatur allorché il mondo era giovane; pure, poiché ora molto ho appreso del suo fato, ritengo di aver trovato soddisfacente spiegazione per tale mancanza, ché egli era invitto ad Ar-Pharazôn, a causa del sentimento che lo legava alla sua cugina e sposa, Miriel, ed è probabile che costui abbia distrutto con il fuoco ogni altro documento concernente tale Uomo.

Se parrà opportuno alla vostra graziosa maestà e alla sua nobile consorte leggere quanto la mia mano ha solo vergato sulla chiara pergamena e non scritto di suo pugno – ché troppa, invero, sarebbe stata la fatica e io non sono che un umile scrivano – essi troveranno novelle concernenti quanti vissero nella Seconda Era e molti di coloro che ebbero parte agli eventi dei secoli successivi.

In fede,

Heruo di Gondor, scrivano e contabile del Re».

Note
(1) “Lunedì” nella lingua Sindar degli Elfi
(2) “Ottobre” nella lingua Sindar degli Elfi
(3) “Elessar” (gemma di radianza) era uno dei nomi elfici con cui era conosciuto Aragorn.
(4) “Orthanc” nome elfico di Isengard

Suggerimenti di lettura:
Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio»
Da Numenor alla Terra di Mezzo: benvenuti, lettori de «Il Ciclo del Marinaio»!
Il Ciclo del Marinaio

6 pensieri riguardo “L’introduzione al Ciclo del Marinaio

    1. Sì, questo è l’inizio dei racconti. Si spiegano così alcune scelte per certi versi anomale: l’uso di chiamare i Valar come dei, per esempio, doveva essere comune nella Quarta Era, mentre nella Seconda sappiamo che Numenoreani e Elfi consideravano solo Eru come divinità. Allo stesso modo, si capisce meglio la scelta di chiamare Erfea come marinaio, nonostante abbia avuto poco a che vedere con il mare: per un gondoriano della Quarta Era, infatti, i Numenoreani erano i marinai per antonomasia, anche per effetto della diffusione del racconto di Aldarion ed Erendis.

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