La collera di Morluin

Care lettrici, cari lettori,
l’articolo della scorso settimana, dedicato al grande drago Ando-Anca (potrete leggerlo o rileggerlo qui: Miniature & Co. – Il Drago Ando-Anca), mi ha ricordato che non avevo ancora riportato sul mio blog la parte iniziale del racconto dedicato al primo incontro avuto da Erfea con questi esseri affascinanti quanto crudeli…
Buona lettura, aspetto i vostri pareri!

«All’epoca di Tar-Palantir[1] v’era in Numenor[2], un capitano di grande esperienza, ché molto aveva viaggiato per gli ampi oceani, dimora di Ulmo, e numerose leggende aveva conosciuto, apprendendole dalle genti che aveva frequentato nel corso del suo peregrinare. Erfea venne chiamato dagli Elendili[3], e il suo nome ancor oggi risuona nelle fumose locande di Endor, cantato dai bardi senza tempo, i quali dalle sue avventure traevano ispirazione per comporre saghe e ballate di quella antica era, quando il Sole e la Luna erano giovani e Valinor ancora visibile agli occhi dei tristi mortali.

Si narra che Erfea conoscesse più di ogni altro figlio di Eru Iluvatar[4] le vaste profondità oceaniche, sebbene egli non trovasse godimento nel percorrerle, ché la sua mente era sempre volta alle foreste della Terra di Mezzo, dove molti Priminati in quei giorni avevano dimora.

Questa storia, tuttavia, non narra di quegli eventi, né di quanto accadde dopo, ma della giovinezza di Erfea, prima che scoppiasse per la seconda volta la guerra civile a Numenor.

Numerosi, sebbene agli occhi dei mortali invisibili, eppure temuti, erano i grandi draghi[5] in quei giorni, ché dimoravano in terre remote, distanti da quelle degli uomini, prediligendo le lande montuose e aride che si estendevano a Nord, oltre le montagne Grigie; grande era la perfidia e il potere dei servi di Morgoth, ché sempre desideravano le ricchezze degli uomini e mai ne erano sazi.

Uno tra i grandi Vermi più possenti aveva nome Morluin, e dimorava nelle acque che circondavano il promontorio di Belfalas, dove secoli dopo sarebbe sorta la città di Dol Amroth; tale drago molto aveva sentito parlare delle ricchezze possedute dai Numenoreani e a lungo il suo cuore nero aveva desiderato impadronirsene, senza mai tuttavia mettere in atto i suoi propositi, ben conoscendo il potere e la magnificenza dei Numenoreani all’apice della loro civiltà.

Un giorno, tuttavia, un drago della sua covata, allontanatosi troppo dalla sua tana, fu catturato da alcuni pescatori e trucidato; quando tale notizia pervenne a Morluin, grande fu la sua ira e il suo desiderio di vendetta. Ringhiò, vomitò fuoco e fumo, scosse le profondità dell’oceano con i suoi artigli, senza placare la propria rabbia, finché il suo ruggito echeggiò fino a Numenor; allora paura e terrore presero i cuori degli abitanti dell’isola, al punto che molti si accasciarono per terra invocando l’aiuto degli dei, mentre altri correvano ad armarsi, suonando le campane, che mai avevano echeggiato in quella era, consci che il pericolo era prossimo, proceduto da ira e sangue.

Ed ecco, il mare si sollevò, nascondendo le spire del grande verme, ma non la sua voce, che sembrò echeggiare dalle profondità dell’abisso: “Gente di Numenor! Conducetemi il bieco assassino di mio figlio! Chi tra voi si è macchiato del suo sangue, maledirà tutta la sua terra e la sua famiglia! Sangue sarà ripagato con il sangue! Che egli venga fuori e misuri la sua forza con me!. Avanti, dunque! Giustizia sia fatta!”

Il terrore si mutò in follia, e il popolo si recò da Tar-Palantir per chiedere consiglio ed avere conforto, sebbene essi sapessero che in tutta Elenna[6] non esisteva un mago o un guerriero così potente da poter contrastare il pericoloso drago.


[1] Tar-Palantir, ventiquattresimo sovrano di Numenor e figlio di Ar-Gimilzòr. Per Numenor, vedi nota successiva.

[2] Numenor era la patria degli uomini (Sindarin: Edain), che durante le guerre della Prima Era tra gli eredi di Feanor e il Grande Nemico, sostennero la causa dei primi, subendo gravi sventure e sofferenze: per ricompensare tale coraggio, i Valar sollevarono dalle acque un isola cui fu dato il nome di Numenor, isola del Dono e l’affidarono agli eredi degli Edain; costoro furono chiamati Numenoreani o Dunedain che nella favella degli elfi grigi significa “uomini dell’occidente”.

[3] Le genti numenoreane che si mantennero fedeli all’amicizia con gli Elfi e che continuarono a venerare i Valar anche quando tale devozione fu dichiarata fuori legge.

[4] Il Padre di Arda e delle sue forme di vita.

[5] I Grandi Draghi, chiamati anche Vermi di Morgoth, il Vala rinnegato, furono creati da costui nel corso della Prima Era per fronteggiare gli assalti di Elfi, Uomini e Nani, durante i numerosi scontri che le sue schiere sostenevano contro costoro. Glaurung il Dorato fu il padre dei draghi e corruttore dei cuori dei figli di Iluvatar: egli, tuttavia, incapace di spiccare il volo, fu trucidato da Turin, figlio di Hurin. Durante la Battaglia d’Ira, Morgoth levò contro le schiere di Valinor una nuova razza di draghi, di cui il più possente fu Ancalangon il Nero, colui che per primo si levò nei cieli di Endor per contrastare le aquile di Manwe e che, negli spasmi della sua agonia, rase al suolo i pinnacoli di Thangodrim: molti della sua specie sfuggirono tuttavia alla morte e trovarono rifugio presso le Montagne Grigie e tra i monti di Mordor, mentre altri si rifugiarono nel profondo delle acque, lì ove saccheggiavano e affondavano numerose imbarcazioni.

[6] L’isola di Numenor

Link utili:
Una sfida mortale

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