Erfea, prince of Numenor

A winged helmet, forged in mithril, adorned with two plumes intertwined in the white feathers of seabirds, covered his head, while long black hair fell to his strong shoulders, licking a precious mail of galvorn mail, whose luster was such as to be illuminated even by the dim lights of the inn. Tapered greaves and shiny bracelets adorned his legs and arms, while a long blade hung beside him, the hilt of which was carved in blue laen and inlaid by ithildin; a large cloak of noble workmanship, different from the faded cape with which it had hitherto been covered, hung over his shoulders: a graceful elven-made clasp encircled him at the height of the thin neck.

The tale of the sailor and the dwarf fortress

Versione in italiano:

Storia di una grande amicizia: Erfea e Naug Thalion

Altri link utili: Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio»

L’orgoglio dei paladini di Numenor

Care lettrici, cari lettori,
in questo articolo continuerò a raccontarvi la storia del Drago Morluin e della sua sete di vendetta contro i Numenoreani, colpevoli di aver ucciso i suoi cuccioli (potrete leggere o rileggere questa parte della storia qui: La collera di Morluin). Nessuno dei Numenoreani avrà il coraggio di sfidare il grande rettile…ad eccezione di uno.

[SPOILER] Questo racconto, comunque, ad onor del vero, presto o tardi (attualmente sarei più propenso per la seconda opzione) dovrebbe subire una revisione, almeno parziale: come è possibile, infatti, che non appaia per nulla una figura come quella di Miriel? Quando Erfea si rivolge a suo padre, il re di Numenor, per chiedergli la sua benedizione per affrontare il drago, sembra alquanto improbabile che Miriel non fosse al suo fianco. La risposta che spiega questa anomalia risiede nelle cronologia “esterna” dei capitoli del Ciclo del Marinaio: questo racconto, infatti, fu scritto prima di introdurre il personaggio di Miriel, ma, dal punto di vista della cronologia “interna” della biografia di Erfea, sarebbe successivo all’inizio della tormentata relazione fra Erfea e Miriel (potrete notare questa discrasia temporale qui: Cronologia della vita di Erfea e dei racconti del Ciclo del Marinaio).[FINE SPOILER]

«Il terrore si mutò in follia, e il popolo si recò da Tar-Palantir per chiedere consiglio ed avere conforto, sebbene essi sapessero che in tutta Elenna[1] non esisteva un mago o un guerriero così potente da poter contrastare il pericoloso drago.

Grande fu la sorpresa, quando all’interno del Consiglio dello Scettro una voce squillò forte e decisa: “Mio re e signori di Numenor! Non vi è altra speranza per noi che quella di attendere nelle nostre dimore la morte triste con le braccia e la mente sconvolte dalla paura? Grande invero è il potere dei draghi, ma non si è detto che fu un uomo il primo a sconfiggere il primo tra i Grandi Vermi? Io Erfea, figlio di Gilnar, della casata degli Hyarrostar[2], affronterò la creatura che tormenta la nostra isola, a meno che qualcuno non dissenti dalla mia proposta!” Un lungo silenzio seguì quelle parole, ché grande era lo stupore dell’uditorio, consapevole che mai nessun uomo sarebbe riuscito a portare a termine una simile missione. Tra coloro che formavano il Consiglio dello Scettro, vi erano alcuni che appartenevano ai Numenoreani neri, gente corrotta e malvagia che aveva regnato a lungo sull’isola, prima di essere sconfitti da Tar-Palantir, portandola al disordine e alla crisi; tuttavia, muovendosi nell’ombra, mai essi avevano destato sospetti nel popolo, e pochi erano in grado di contrastarli. Tanta era la loro malizia, che perfino Tar-Palantir non avrebbe sospettato alcunché, dal momento che, negli anni del suo governo, i signori Neri si erano nascosti nell’ombra, nell’attesa che i tempi diventassero loro nuovamente propizi.

Le storie di quei lontani giorni, narrano che tra i nove Nazgul[3], i più potenti servi dell’oscuro signore di Mordor, Sauron l’Aborrito[4], tre fossero stati in vita grandi signori dei Numenoreani neri, e che ebbero parte a molti eventi che avvennero in quell’epoca: Er-Murazor, Adunaphel, Akhorahil erano i loro nomi, ormai obliati; eppure essi vivevano, perché grandi erano i poteri conferiti loro dagli Anelli, ed i Nazgul, accanto a Sauron si ergevano o crollavano.

Poche sono le storie giunte fino a noi dagli anni oscuri, perché la stirpe degli immortali più non è tra noi e i ricordi della seconda stirpe sono ormai obliati; eppure fu detto che, tra gli uomini, coloro che possedevano gli Anelli, sarebbero stati in grado, fin quando il loro padrone avesse stretto nelle sue grinfie l’Unico, di assumere forma umana, nonostante la loro immagine reale fosse ormai sbiadita dai tempi remoti.

Akhorahil, settimo tra i Nove, in virtù degli inganni perpetuati dai suoi servi, sedeva ora tra i membri del Consiglio dello Scettro, senza riuscire a nascondere il proprio odio nei confronti di Erfea: “Prendo la parola sire e signori di Numenor, perché non si dica che vi siano stati sulla terra uomini più coraggiosi di Earendil[5] e Turin Turambar! Onore e gloria alle loro gesta! Tutti i presenti dovrebbero sempre tenere viva nella loro memoria il ricordo di simili avi, affinché i loro nomi non siano obliati e sia splendente l’immagine della gloria degli uomini. Può un simile uomo, che ha da poco compiuto la maggior età, aspirare a conseguire una simile vittoria? Funesta ed effimera è la volontà dei giovani, ed ecco, uno tra loro, ha l’arroganza di affrontare un simile male! Sciagura attende chi macchia di colpa tanto grave quanto la superbia, la propria casata! Onore e gloria riceverà invece l’uomo saggio e cauto. Costui, non afferma forse che vincerà il drago con la saggezza? Ebbene non dimostra certo di possederne la giusta misura se tali sono le sue ambizioni in rapporto alle forze che possiede”.

Soddisfatto della sua orazione, il volto coperto da una maschera dorata, il Nazgul sedette, nell’attesa che il sovrano prendesse la parola. Ed ecco, così rispose il re di Numenor: “Figli della seconda casa, ascoltate le parole del re! Onora il saggio ed educa il giovane; queste sono state le leggi tramandateci dai nostri avi, pervenuteci ancor prima che l’isola del Dono fosse sollevata dalle acque. Da un lato il dubbio, dall’altro il timore: quale sarà la mia scelta? Mi preme rispondere, ché invero il tempo fugge via e l’ora è grave. Tali sono le leggi del nostro popolo, ed io intendo onorarle, col metterle in pratica: sia dunque educato il giovane Erfea, che gli sia concesso, se questo è il suo desiderio, di affrontare il drago. Dimostrerà allora il suo valore e la sua saggezza. Non è forse vero che nei tempi remoti agli uomini erano imposte delle prove per verificare la loro forza e il loro coraggio? Sia questa dunque la prima tra le tante prove che il giovane Erfea dovrà affrontare, perché il mio cuore dice che non sarà l’ultima e il suo destino giace lontano dal mare, pur essendo a lui legato”.

Questo fu il discorso del re; e coloro che gli erano vicini cedettero di vedere un’ombra sostargli accanto  per un attimo, prima di allontanarsi e infine scomparire tra le brume della sera. Uno ad uno i presenti abbandonarono il salone, mentre fuori il brusio della folla cresceva in intensità, man mano che la paura e il panico aumentavano la loro presa sugli animi degli uomini. Ultimo ad alzarsi fu Akhorahil, il quale si avvicinò silenzioso ad Erfea, pronunciando parole beffarde: “Con quali ali[6] andrai incontro alla sorte che ti attende, Erfea Hyarrostar? Saranno spoglie e orribili a vedersi, come gli alberi della Terra di Mezzo durante la stagione invernale. Sappi che un solo potere è in grado di placare l’ira dell’orribile drago, ma non è nella tua stolta mente, né nelle tue impacciate mani. Va dunque e soddisfa pure la tua follia!” Rise allora, un suono sgradevole a sentirsi; tuttavia Erfea ribatté: “Forse è come dici tu: tuttavia preferisco che i freddi denti del drago trafiggano la mia carne, lasciando così questo mondo, piuttosto che terminare i miei giorni tra gli ozi e i piaceri lussuriosi ai quali ti abbandoni quotidianamente, Akhorahil”.

Il Nazgul non rispose, ma si limito ad osservarlo con il suo sguardo velenoso, finché Erfea non si fu allontanato; gioì allora nel profondo del suo cuore avvizzito, certo di aver assolto il suo dovere. Il Numenoreano nero, infatti, era ben conscio del fatto che non esistesse alcun guerriero o mago in grado di vincere Morluin; tale pensiero gli procurava grande soddisfazione ed egli si ritirò nelle sue stanze, seguito dalla moltitudine dei suoi servi e soldati.

Note


[1] L’isola di Numenor

[2] Regione di Numenor, posta a sud est: la sua capitale era Minas Laure, la torre dorata.

[3] I Nazgul (Linguaggio Nero: spettri dell’anello), erano i servi di gran lunga più potenti dell’Oscuro Signore, resi immortali dalla nequizia degli anelli degli uomini che erano stati affidati loro; un’unica volontà seguivano, ché, attraverso tali artefici, l’anello sovrano comandava le loro menti ed essi erano i luogotenenti di Sauron e i suoi generali.

[4] Noto in origine come Gorthauron l’Aborrito, Sauron, in principio il più possente fra i Maia di Aule il Fabbro, fu sedotto da Morgoth durante la Primavera di Arda e ne divenne fedele luogotenente durante la Prima Era: condotto innanzi ad Eonwe, l’araldo dei Valar, al termine della Battaglia d’Ira, mostrò pentimento; tuttavia, avendo vergogna a comparire dinanzi a Manwe per essere giudicato, fuggì lungi ad est, ove riacquistò una nuova forma, gradevole a vedersi, ché egli voleva corrompere i cuori degli Eldar e dei secondogeniti per farne i suoi schiavi.

[5] Earendil, figlio di Idril e Tuor di Gondolin, trucidò Ancalangon il Nero, il più grande drago che le storie menzionino, in un duello a singolar tenzone durante la Battaglia d’Ira.

[6] Il riferimento è a Earendil che affrontò il Signore dei draghi alati a bordo della sua nave alata, il cui nome era Vingilot.