Storia di Miriel – Solitudine e sofferenza

Care lettrici, cari lettori,
ritorno su queste pagine per augurarvi buone festività e farvi un piccolo dono: un nuovo brano, estratto da «Il Racconto della Rosa e del Ragno», che spero possa ricevere una buona accoglienza. Devo esprimere la mia gratitudine a Lettrice e a Simona, che mi hanno spesso esortato a proseguire i miei racconti. Vorrei poter dedicare più tempo alla scrittura de «Il Ciclo del Marinaio», ma il tempo, ahimé, non me lo permette più come in passato…
Ho iniziato anche il ventesimo racconto di questa lunga saga, intitolato «Il Racconto della Rosa e dell’Ombra» – anche questo incentrato su Miriel – ma per ora ho scritto solo poche righe…

Vedremo cosa ci porterà il futuro. Per ora posso solo anticiparvi che nelle prossime settimane pubblicherò nuove immagini, disegnate da una bravissima illustratrice che avete avuto modo di apprezzare già in passato…

Tanti cari auguri e possano i vostri sogni realizzarsi!

«I timori di Pharazon, tuttavia, non erano stati placati dalle risposte poco convincenti che sua cugina aveva pronunciato; egli vedeva bene come, al contrario, le sue risposte alludessero a scelte e disegni che estendevano la loro ombra più lontano di quanto lo sguardo di Lossë fosse in grado di scorgere. Era stato abile a nascondere le sue emozioni dinanzi allo sguardo indagatrice della fanciulla, tuttavia, ora che procedeva solitario lungo i sentieri sconosciuti ai suoi domestici che lo avrebbero ricondotto alla sua dimora paterna, lasciò che risentimento e rabbia prendessero parola nella sua mente: «Sei stato uno sciocco! Cosa credevi, di carpire la sua attenzione svelandole segreti a lei ignoti? Troppo a lungo hai osservato i suoi passi dirigersi lontano dai tuoi pensieri e tuttavia il tuo imbelle animo è rimasto inerte. Le tue parole non possiedono maggiore verità di quanto le tue belle maniere vorrebbero celare: proseguendo lungo questo percorso futile le tue uniche compagne saranno la menzogna e la ritrosia». Egli stringeva forti i pugni, mentre la sua mente era persa in simili ragionamenti, né, tuttavia, avrebbe desiderato mostrare ad altri che non fosse la sua ombra simili debolezze; fu così che il suo rientro alla dimora avita, ancora una volta, avvenisse senza che alcuno dei domestici di suo padre fosse in grado di notare l’assenza né il furtivo rientro nei suoi appartamenti, ove restò preda dei dubbi fintantoché non fu costretto a prendere parte al desco paterno.

Introdotto che fu nella grande sala paterna, non si accorse della presenza di un uomo che conversava amabilmente con suo padre, tanto foschi erano i suoi pensieri da occultargli la vista. Non era il viso di uno dei suoi cortigiani, questo lo vedeva bene; l’ospite aveva un aspetto regale, tuttavia il suo viso avrebbe atterrito il più coraggioso degli uomini, ché una grande maschera dorata gli ricopriva la fronte sino agli occhi. Fu solo quando ebbe preso posto dinanzi a suo padre che si avvide con orrore che lo straniero portava seco quella maschera perché il suo volto era stato deturpato: egli era cieco, ché due gemme rosse riempivano quelle che un tempo erano state le orbite oculari. Inoriddito, Pharazon non poté trattenersi dall’emettere un breve singulto di sorpresa allorché il suo sguardo cadde sui preziosi rubini. L’ospite, tuttavia, non dette segno alcuno di essere stato offeso dalla mancanza di tatto del giovane figlio del suo anfitrione, oppure, se avvertì lo sguardo di ribrezzo misto a disgusto che colui non smise di lanciargli per l’intera durata del pasto, non se ne dette pena alcuna. La cena trascorse celermente, né Pharazon avrebbe desiderato intrattenersi ancora in compagnia di suo padre e dello straniero: fu grandemente sorpreso, dunque, allorché costui gli si rivolse parlando nella favella dei suoi avi: «Costui, dunque, è l’erede minore al trono di Numenor». Pharazon esitò, come se un colpo invisibile l’avesse costretto a indietreggiare: indi, il rancore che era cresciuto lentamente nel suo animo durante quel pomeriggio crebbe sino ad esplodere fragorosamente: «Ebbene, mi si chiami pure così, dunque! Non sminuirà la mia figura, bensì quella di chi si intrattiene troppo a lungo nei bordelli di Armenelos per reclamare quanto dovrebbe spettare a suo figlio!» Una grande furia prese allora Gimilkhad, il quale aveva già alzato il suo forte braccio per punire l’arroganza di suo figlio; tuttavia, il colpo non andò mai a segno, ché lo straniero, incurante del suo ruolo e della sua cecità, sembrò aver compreso cosa sarebbe accaduto di lì a poco: ratto, infatti, egli mosse a sua volta una rapida mano che afferrò in una ferrea morsa il polso di Gimilkhad, costringendolo a gemere sommessamente.

Grande meraviglia e stupore si palesarono allora sul volto di Pharazon, ché mai aveva scorto qualcuno capace di arrestare l’ira di suo padre in maniera sì veemente; prudentemente, tuttavia, scostò il pesante sedile dalla tavola di marmo, non già perché temesse la reazione di suo padre – ché, lo vedeva bene, nulla poteva opporre dinanzi alla fermezza del suo ospite – quanto la sicurezza con la quale questi aveva bloccato il colpo paterno. Cieco pareva, eppure Pharazon non poté fare a meno di considerare quanto alla sua vista offesa altri sensi, al suo sguardo invisibili, supplissero egregiamente: al ribrezzo che sulle prime aveva provato nel suo tormentato animo, era infine subentrata una fanciullesca curiosità: non poteva esimersi dal chiedere a sé stesso risposte a quesiti che la sua mente acuta non era in grado di risolvere. «Donde io venga e quale sia la mia casata, questo tu domandi ai tuoi sensi in questa ora perigliosa» affermò l’Uomo a bassa voce, continuando a usare la favella dei camerati paterni».

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24 pensieri riguardo “Storia di Miriel – Solitudine e sofferenza

  1. Grazie Domenico, non mi è arrivata la notifica e il post non è apparso nel mio reader, ma il tuo bellissimo racconto è stata una piacevolissima sorpresa e spero di leggere tanti tuoi racconti nel 2022, a presto 🙂

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  2. Sono così contenta che tu abbia continuato questo racconto ❤
    Il personaggio di Pharazon mi appare sempre più sinistro, sebbene non del tutto corrotto – e malgrado sia possibile rilevare in lui una certa immaturità, se così vogliamo dire. Ottima l'introduzione di Gimilkhad (con poche parole lasci già intendere che tipo fosse!), mentre la presenza del Nazgul contribuisce a renr la scena inquietante. Non vedo l'ora di scoprire cosa succede dopo!

    P.S. Ti faccio una piccola segnalazione^^ "… fu così che il suo rientro alla dimora avita, ancora una volta, avvenisse senza che alcuno dei domestici di suo padre fosse in grado di notare l’assenza né il furtivo rientro nei suoi appartamenti"; penso che "avvenisse" vada sostituito con "avvenga".

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    1. Ti ringrazio ☺️ speravo che ti piacesse! Ho cercato di raccontare la triste adolescenza di Pharazon, vessato da un padre violento e autoritario, dotato tuttavia di una grande ambizione…chissà cosa gli dirà Akhorahil per condurlo alla rovina? Grazie anche per la segnalazione 😉

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    1. Ciao:) Che piacere leggerti! Ahimé, purtroppo non ho scritto niente di nuovo…Dovrei pubblicare un nuovo post con una bellissima illustrazione di un personaggio femminile (sorpresa!) ma non riesco mai a trovare il tempo di farlo. Avevo iniziato a leggere il tuo nuovo brano che avevo anche votato, ma non sono riuscito a completarlo, spero di farlo presto. P.S.: non sei hai avuto modo di leggere la versione «alpha» del Ciclo del Marinaio…https://ciclodelmarinaio.wordpress.com/2021/02/19/dal-passato-la-caduta/

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      1. Figurati, sono io che devo ringraziarti per l’interesse con il quale segui le mie storie! Se riuscirò a completare un piccolo progetto che ho in mente per i 20 anni del Ciclo del Marinaio sappi che coinvolgerò anche te;)

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      2. Per quanto riguarda il mio racconto, ti riferisci alla mini-fanfic su Vignette, giusto? Perché, a dirla tutta, ultimamente ho anche pubblicato una nuova storia all’interno della mia raccolta su Will ed Elizabeth… S’intitola “Armi e cicatrici” 🙂

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