Adunaphel l’incantatrice a colori

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi ho il grande piacere di mostrarvi l’ultima bellissima illustrazione disegnata da Livia De Simone. Il soggetto ve l’avevo anticipato qualche settimana fa, sollevando la vostra curiosità (A new character…). Adesso posso svelarvi l’identità del misterioso soggetto: si tratta della seducente e letale Adunaphel, l’incantatrice, una numenoreana corrotta da Sauron che ebbe un ruolo di rilievo nella caduta di Numenor (qui potrete rileggere la sua biografia: Adunaphel l’Incantatrice. La Settima).
Per fortuna del nostro eroe, sembra che la bellissima donna fosse così simile a un suo «errore di gioventù» come si suol dire (scoprirete di chi si tratta in questo articolo: Ombre sinistre su Numenor…) da evitargli sinistre tentazioni…a volte, insomma, anche gli errori possono tornare utili!

Un saluto, alla prossima!

Ecco come appariva Adunaphel agli occhi di Ëargon, un numenoreano seguace di Pharazon.

«L’ospite, infatti, non era un uomo, come molti avevano creduto, bensì una donna di indicibile bellezza. I Principi di Numenor ed i loro servi, gente scaltra e senza alcun ritegno, al solo guardarla furono vittime della lussuria e sussurrarono tra loro commenti che qui non saranno riportati; le Signore di Andor, invece, presero subito a detestarla, perché la donna il cui sembiante era stato ora scoperto, rappresentava ai loro occhi molto di quanto avevano perso in gioventù e che sapevano fin troppo bene non avrebbero più riottenuto. Giovane era e non dimostrava avere superato la maggiore età[1], ché la sua chiara pelle era vellutata come seta e la sua capigliatura emetteva riflessi bluastri alla luce delle torce, tanto era scura. Per nulla seccata o intimorita dagli sguardi, ora lascivi, ora invidiosi che le venivano rivolti, la donna, con femminile grazia, si acconciò la chioma, leggermente scomposta a causa del lungo viaggio che aveva dovuto compiere per giungere fino a codesto luogo, e tutti ebbero modo di scorgere la sua affusolata mano carezzare dolcemente il capo; terminato che ebbe questo compito, ella rivolse i suoi azzurri occhi, sì splendenti che nessuno ne aveva mai visto un paio simili, al suo affascinato pubblico ed essi le furono soggiogati. Lentamente, l’ospite si levò nuovamente dallo scranno sul quale mollemente si era adagiata, lasciando cadere il nero mantello che l’aveva avvolta, simile ad una nube che oscura la luna nel plenilunio; un secondo mormorio colmo di stupore, ammirazione ed astio si levò, allora, ed il cuore di Ëargon fu trafitto, senza che egli potesse opporre una valida resistenza alla brama di lei che di istante in istante diveniva più forte nel suo animo. Superbamente bella, la donna si mostrava ora nella sua seducente femminilità: un lungo abito bianco le cingeva morbidamente il corpo, aderendo sui suoi seni e sui suoi fianchi, simile ad un abbraccio che un amante tenti di rivolgere all’oggetto del suo disio, mentre da una nera cinta, i cui intarsi argentati splendevano lugubri nella notte rischiarata dalla bellezza della donna, pendeva una leggera lama, la cui foggia, tuttavia, a molti parve essere simile a quelle portate dalle donne numenoreane – poche in verità – che erano esperte nell’arte della scherma e la cui elsa, ricavata da un unico frammento di ametista, risplendeva anch’essa nella notte. Un grazioso diadema era posto sul capo di colei che aveva ridotto al silenzio un uditorio che sino a pochi istanti prima era sconvolto da dispute e da rancori ed Ëargon si avvide che la medesima pietra preziosa che costituiva l’elsa della sua lama era posta al suo centro: incapace di parlare, egli non poté, tuttavia, evitare di pensare che la bellezza di codesta dama superava di gran lunga quella di qualunque altra donna avesse conosciuto, finanche di Miriel, che pure era da ogni Numenoreano considerata il fiore più grazioso che fosse mai stato concepito sull’isola sin dai tempi di Elros Tar-Minyatur. Affascinato, il figlio di Morlok osò mirarla nei suoi glaciali occhi e scorse, in un turbinare di sensi, la spietatezza dell’acciaio, la ferocia di una tigre del lontano meridione, l’intelligenza dello sparviero che sorvola le cime dei monti immersi nella bruma e la malizia della furtiva volpe che erra raminga nei campi di grano: sospirò d’amore e di desiderio e la volle per sé ed ella in verità, non fu tarda nel concedersi ai suoi desideri, sebbene, come fu chiaro in seguito, non agì seguendo il medesimo desiderio che ora si agitava furioso nel petto del Numenoreano, quanto piuttosto la sua lussuria ed il suo freddo raziocinio, ché ella era Adûnaphel l’Incantatrice, Settima fra i Nazgûl e Spadaccina di indicibile valore ed esperienza».


[1] Si ricordi che presso i Numenoreani il conseguimento della maggiore età avveniva al compimento del trentacinquesimo anno di età.

Altre illustrazioni di Livia De Simone:
La più bella delle Numenoreane. Miriel
Ritratti – Elwen di Edhellond
400 followers! I’m happy!

Ritratti – Elwen di Edhellond

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi ho il piacere di presentarvi questa nuova stupefacente illustrazione a colori, opera della bravissima Livia De Simone, che ritrae il secondo personaggio femminile dei miei racconti, Elwen la Mezzelfa, figlia di una Noldo e di un Numenoreano. Se volete scoprire maggiori dettagli sulla biografia di questo personaggio, vi suggerisco di cliccare qui.

A me non resta che augurarvi buona visione e ringraziarvi per i vostri apprezzamenti! Ieri ho oltrepassato la soglia dei 1300 like, vi ringrazio per la vostra gentilezza e il vostro calore!

Elwen

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La più bella delle Numenoreane. Miriel

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In principio era…Othello, ovvero come nacque il Ciclo del Marinaio

Erfea il marinaio

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi voglio mostrarvi una nuova bellissima illustrazione, opera del tratto onirico di Giulia Nasini, la cui bravura già conoscete in questo blog per aver potuto ammirare la stupenda Miriel.  Questo ritratto di Erfea – non me ne vogliano i precedente illustratori – è forse quello che è riuscito maggiormente a tratteggiare il suo carattere malinconico e fiero allo stesso tempo. L’illustrazione che vi mostro rappresenta Erfea al comando della flotta di Tar-Palantir, poco prima che Pharazon prendesse il potere e decidesse di sabotare la nave sulla quale viaggiava per punirlo in seguito alla decisione presa dal nostro principe di non riconoscerlo come sovrano. Questi eventi sono narrati sia in questo brano che in quest’altro, e precedono l’arrivo di Erfea alla città di Edhellond, ove avrebbe fatto conoscenza con la bella mezz’elfa Elwen…ma questa è, come si suol dire, un’altra storia…
Spero possa piacervi, aspetto i vostri commenti!

Erfea

Suggerimenti di lettura:

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Erfea, o degli eroici imperfetti

Ritratto di un principe

I dubbi di una scelta difficile: Elwen, Morwin ed Erfea

L’Infame Giuramento_IX Parte e ultima (Il trionfo di Pharazon)

Una rosa nel vento – Miriel

Una rosa nel vento – Miriel

Care lettrici, cari lettori,
è con grande piacere che oggi vi presento una nuova illustrazione opera della bravissima Giulia Nasini (vi invito a visitare la sua pagina facebook https://www.facebook.com/giulianasinillustration/ per ammirare le sue creazioni). Il soggetto, come avrete intuito dal titolo, è ancora una volta la bellissima principessa numenoreana Miriel: il tratto di Giulia ha contribuito a rendere questo personaggio onirico, mostrando, ancora una volta, come sia importante l’approccio seguito da ciascuno illustratore nell’approcciarsi ai medesimi soggetti. Questa illustrazione di Giulia mi è piaciuta particolarmente perché è riuscita a ricreare non solo la bellezza fisica della figlia di Palantir, quanto, soprattutto, il suo carattere brioso ed affascinante che solo gli eventi successivi alla morte del padre e al matrimonio forzato con Pharazon avevano spento in lei. Sembra proprio di vedere la luce che questa fanciulla portava nel suo animo…tanto dirompente quando aveva modo di essere espressa da affascinare anche gli animali selvatici e perfino le grandi aquile di Manwe (leggete qui per conferma). La composizione floreale nella quale Giulia ha inserito Miriel, inoltre, mi ha suggerito uno spunto narrativo sul quale sto lavorando in questi giorni: è sorprendente, ad ogni modo, (non voglio fare anticipazioni per il momento), come, senza volerlo, l’artista abbia richiamato un fiore che già era stato associato alla figura di Miriel (come sa chi ha letto «Il Racconto della Rosa e dell’Arpa», «Il Racconto della Rosa e del Mare» o, ancora, «Il Racconto della Rosa e del Ragno»).

Grazie ancora Giulia!

Miriel_2

Leggi anche:

Ritratto di una principessa

Miriel

Post-scriptum su Miriel

La più bella delle Numenoreane. Miriel

Care lettrici, cari lettori,
nell’articolo pubblicato in questa settimana, avrei iniziato a trascrivere il racconto de «Il Marinaio e la Grande Battaglia», che conclude il mio Ciclo del Marinaio. Non potevo, però, non lasciare spazio alla prima illustrazione a colori dei personaggi dei miei racconti: per questo primo esperimento in tale verso, indeciso com’ero tra Miriel ed Erfea, ho optato per la principessa numenoreana, che Tolkien descrisse come la più bella delle figlie degli Uomini della sua epoca. Lascio a voi commenti e osservazioni: personalmente ho trovato questa illustrazione stupenda, sia per la ricchezza dei dettagli, che per la bellezza struggente che la mano sapiente di Livia De Simone ha saputo tratteggiare e colorare.
Vi suggerisco di visitare il suo sito http://www.liviadesimone.com/, perché contiene una nutrita sezione di immagini a tema tolkieniano (tra le quali una menzione speciale merita una stupenda Galadriel, un soggetto, a mio parere, molto difficile da ritrarre).
Concludo il mio articolo presentandovi un altro brano tratto dal racconto che (provvisoriamente) ho intitolato «Il racconto della Rosa e del Mare» e che narra dell’adolescenza di Miriel e dei segreti che ne condizionarono l’esistenza. Se volete leggere (o rileggere) il principio di questo nuovo racconto, vi rimando qui.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«L’uomo era stato presente alla nascita dell’ultimo erede della gloriosa casata degli Hyarrostar, discendente del figlio minore di Elros Tar-Minyatur: aveva riposto grandi speranze nel giovane Erfea, ché lo riteneva uno dei migliori Uomini del suo tempo, nonostante un’ombra gravasse sul suo destino ed egli fosse scarsamente considerato a corte, ché era ostile al partito dei Fedeli del Re e non si piegava alla loro volontà, né alle loro leggi, disprezzandole e, per tale ragione, divenendo a sua volta oggetto di maldicenze ed ingiurie. Nella sua lungimiranza, tuttavia, non avrebbe osato immaginare quale sarebbe stata la sua reazione dinanzi alla figlia che quel pomeriggio gli aveva inviato, ed ora il resoconto di quell’incontro lo rasserenava; non che egli avesse avuto altra scelta, dopotutto. Aveva profonda convinzione, infatti, che Miriel presto o tardi avrebbe desiderato conoscere qualcuno della sua età, che potesse mostrarle amicizia e rispetto: né avrebbe trovato queste caratteristiche in alcuno della sua famiglia, i cui membri, per la maggior parte, erano servi del sovrano ed ostili a quanti avversavano il suo credo. Quanto agli altri principi di sangue, valevano le medesime considerazioni espresse sulla propria famiglia: non poteva fare affidamento su nessuno di loro, ché essi si erano dimostrati in passato ostili alla sua persona o alle sue convinzioni; e tuttavia, Erfea non era stato l’unico sul quale l’uomo aveva posto il suo sguardo lungimirante e indagatore. Vi era stato un tempo, infatti, nel quale aveva preso in grande considerazione Arthol, principe del Mittelmar: era un giovane Uomo dall’aspetto vigoroso, dal viso severo e dal linguaggio forbito; tuttavia, tosto l’aveva escluso dalle sue riflessioni, ché si era accorto essere presente nel suo animo una grande ambizione che, temeva, avrebbe finito col distruggere la sua esistenza e quella delle persone a lui più vicine. Considerazioni diverse, e tuttavia caratterizzate dalla medesima triste ritrosia, inoltre, l’Uomo aveva espresso su Brethil; anch’egli era un principe ostile ai Numenoreani del Re, eppure si rammaricava di non poter posare su di lui il suo benevolo sguardo, ché sapeva essere tale giovane ostile al destino che un giorno ancora lontano avrebbe plasmato con tutta la sua preponderante forza l’esistenza della sua unica figlia.

“Il vostro sembiante era lieto, fino a qualche istante or sono – la cristallina voce di sua figlia interruppe così le sue meditazioni. – Mi è parso di scorgere un’ombra sul vostro volto, come l’atavica paura di una condanna alla quale voi avete opposto da molti anni un secco diniego”. “Non vi è nulla che mi turbi – così le rispose il padre – a meno che io non debba temere di posare il mio sguardo ove l’Ombra è più penetrante. Eppure – concluse rivolgendo il suo sguardo verso l’Occidente – perché mai queste preoccupazioni? La Tenebra non è ancora calata sul Menalterma”. Gli ultimi raggi morenti del pallido sole primaverile lambivano ancora le pendici delle dimore signorili che si ergevano, simili a torri algide che mai luce estiva avrebbe potuto riscaldare, lungo le pendici del monte, lontano dalla capitale Armenelos, ove il fetore e l’inganno regnavano sovrani. Egli attese l’ultimo saluto del Sole, infine così congedò sua figlia: «Ebbene, ho ascoltato le parole che la tua bocca ha pronunciato e non ho ignorato i sentimenti che invano reprimi nel tuo animo; possano esserti di conforto, quando l’inganno verrà svelato”. Furente, la fanciulla levò di scatto la sua esile figura: per lungo tempo i suoi chiari occhi sostennero il suo sguardo, infine, stanca per quel confronto, volle congedarsi, non prima, tuttavia, di avergli rivolto un’ultima volta la parola: «Sei sovrano fra gli Uomini e ogni tuo desiderio è legge; io, però, non accetterò, supina, che altri debba decidere il mio Fato. Ho agito sotto un tuo comando e vorrei che tu esprimessi gratitudine per il mio gesto; se, tuttavia, la gioia che provo per questo incontro a lungo concertato è superiore a quella che una figlia ossequiente dovrebbe provare nei confronti del proprio padre, ebbene, lascia che sia io a stabilirlo». Inchinatasi leggermente, ella abbandonò la sala sdegnata; lo sguardo febbrile di suo padre la seguì sino quanto l’eco dei suoi leggiadri passi non si fu spento in lontananza, infine sospirò lentamente, rivolgendo la sua attenzione ad un’altra figura che, silente, attendeva nascosta»

Suggerimenti di lettura

Ritratti – Miriel ed Erfea…e un nuovo racconto

Miriel

Illustrazione – L’eroismo di Miriel

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi voglio presentarvi una nuova bellissima illustrazione di Anna Francesca, che rappresenta uno dei momenti forse più drammatici dei racconti de «Il Ciclo del Marinaio»: Erfea, battuto in duello da Eargon – uno dei capi della fazione di Numenoreani Neri che vuole prendere il potere sull’isola del Dono – e ormai prossimo ad essere ucciso, viene salvato dal coraggio di Miriel, che si frappone tra lui e il suo carnefice.
Per coloro che volessero leggere (o rileggere) integralmente la scena, suggerisco di cliccare su questo link: L’Infame Giuramento_VIII Parte (Il colpo di Stato di Eargon)

Per tutti gli altri, lascio qui una descrizione sintetica a corredo di questa bellissima illustrazione.

«Non so dire quanto tempo trascorse; infine, a causa della spossatezza che la ferita procurava alle mie carni, Eargon riuscì, con un abile colpo a disarmarmi; allora la rabbia si impadronì della sua mente ed egli perse totalmente ogni barlume di ragione, gridando oscure parole, incomprensibili ai più; alta levò la lama e funesto sarebbe stato il mio destino se Tar-Miriel, pallida nel volto, ma ferma nella sua volontà, non gli si fosse parata dinanzi, pronunciando parole di sfida:
“Tocca quest’Uomo e la tua lama dovrà macchiarsi di un doppio crimine!”; sì bella appariva la sovrana di Numenor, nonostante la ferita sul capo ottenebrasse la calda luce dei suoi capelli, che finanche il Numenoreano Nero arrestò la sua lama, colto dal dubbio e dal rimorso».

Eargon_Erfea_Miriel

Ritratti – Ar-Pharazon il Dorato

Care lettrici, cari lettori,

quest’oggi vi presento una nuova illustrazione della bravissima Anna Francesca che raffigura l’ultimo re di Numenor, Ar-Pharazon il Dorato.

Mi piace accompagnare questo ritratto con le parole che segnarono l’inizio della sua ascesa al trono, come ho avuto modo di narrare ne «Il Racconto dell’Ombra e della Spada».

Aspetto i vostri commenti, al prossimo articolo!

«Nessuno oserà opporsi alla nostra ascesa al trono, dici? Suppongo che tu intenda affermare che tutti siano così sciocchi da aver dimenticato che un solo signore fra noi siederà sul marmoreo scranno del palazzo reale di Armenelos; e a meno che un morbo improvviso mi privi della capacità di intelletto, intendo proclamare per me tale diritto».

«L’Ombra e la Spada».

Ar-pharazon