ROP – Rings Of Power – no spoiler – La regola di San Virgilio non sbaglia mai…

(ora ditemi che non avete letto il sottotitolo canticchiando sulle note del celebre tormentone degli 883, “La regola dell’amico non sbaglia mai”…)

Ero indeciso se commentare o meno la prima stagione della costosa serie Amazon “Rings of Power”…poi, dopo aver scambiato un paio di osservazioni con Federico Aviano, ho deciso dire anche io la mia. Premetto che cercherò di essere molto ironico nella mia disamina…come ho scritto in altra sede, «se qualcuno compra, qualcuno cede e, immagino, a suo vantaggio». Detto in altri termini, è giusto e doveroso che il pubblico critichi con obiettività i punti deboli di questa serie, ma non dimentichiamo che si è trattata di un’operazione perfettamente legale. L’ente che tutela i diritti di Tolkien ha deciso di cedere i diritti delle Appendici (tornerò in seguito su questo aspetto), perché “pecunia non olet”, cioè il denaro non puzza e la pubblicità che ne è derivata per i volumi del creatore della Terra di Mezzo non sarà stata certo trascurabile, tutt’altro.

Quindi, tutti felici, dunque?

Uhm, le cose sono un po’ più complicate di così…

Iniziamo!

Dunque, il santo citato nel sottotitolo non è Virgilio di Arles, vissuto tra V e VI secolo d.C., né l’altro venerato dalla Chiesa cattolica, San Virgilio di Salisburgo, attivo nell’ottavo secolo dell’era volgare. Mi riferisco, invece, a Publio Virgilio Marone, l’autore del poema epico Eneide, vissuto a Roma nel I secolo a.C. alla corte del primo imperatore Augusto. Chi ha frequentato i licei avrà forse capito ciò che sto per scrivere…per tutti gli altri e per chi vuole rinfrescarsi la memoria, dirò brevemente che è diventato celebre per aver scritto la prima fan-fiction della storia e, per questa ragione, è degno di essere considerato come il protettore di tutti quei nerd (me incluso) che si dedicano alla scrittura di racconti ispirati a questa o a quell’altra opera.

Pensate che scherzi? Nient’affatto!

Riflettiamoci: Virgilio voleva scrivere un’opera nella quale esaltare il lignaggio di Augusto, facendolo risalire a un personaggio di un mito che fosse particolarmente noto nel bacino del Mediterraneo, costituito dal ciclo di racconti e poemi ambientati ai tempi della Guerra di Troia. Pensa che ti ripensa, decise di orientare la propria scelta a favore di un protagonista secondario di questa materia letteraria…un principe troiano non disprezzabile (era pur sempre figlio di Afrodite, mica male!) che risulta essere uno dei superstiti dell’attacco finale mosso dagli Achei alla città dell’Asia Minore (quello con il celebre cavallo, per intenderci). È un personaggio del quale Omero (o chi per lui) non si occupa più, quindi va benissimo agli scopi di Virgilio per quattro ragioni:

  1. Si tratta di un personaggio conosciuto dal pubblico colto romano e greco, pur senza essere paragonabile in quanto a notorietà ad altri celebri eroi (Odisseo, Agamennone, per non parlare poi del più famoso di tutti, Achille);
  2. Si tratta di un personaggio che ad un certo punto è stato mollato da Omero, perciò nessuno si sarebbe scandalizzato di ritrovarselo vivo da qualche altra parte;
  3. I romani avevano già delle leggende e dei miti relativi alla nascita della loro città (Romolo e Remo, la lupa ecc.) che associavano vagamente l’origine della loro stirpe alla dea Venere e, probabilmente, allo stesso Enea;
  4. Aggiungete, dulcis in fundo, che all’epoca non esistevano i diritti d’autore…

…e insomma capirete il perché del successo di questo poema, poi recuperato anche in chiave cristiana, tra gli altri, da Dante (ricordate chi è inizialmente la sua guida?), ma questa, come si suol dire, è un’altra storia…

Torniamo a Rings of Power che, per comodità mia e vostra, chiameremo d’ora in avanti ROP. Perché questa lunga (e spero, non troppo noiosa) premessa sul buon Virgilio? Perché, secondo me, ha introdotto quelle che possono essere considerate le 4 regole per scrivere fan-fiction e, la serie ROP, lo è a tutti gli effetti.

La prima regola fondamentale per scrivere racconti ispirati ad altre opere, riguarda la necessità di ispirarsi a un personaggio reale, ma secondario del mondo di riferimento per farne il proprio protagonista.

Perché questa regola è così importante, tanto da attribuirle la posizione primaria?
Perché permette allo scrittore di turno di non doversi confrontare con un personaggio importante, con alle spalle una lunga storia, complesso per definizione…se aggiungiamo che virtualmente è immortale…

Insomma, credo che avrete capito dove conduce il mio ragionamento…esatto, proprio a lei, l’elfa Galadriel. Questo personaggio, a mio modesto modo di vedere, sarebbe dovuto restare sullo sfondo…una specie di guest-star che gli sceneggiatori avrebbero dovuto adoperare con moderazione, magari per sottolineare i punti salienti o drammatici della storia (per esempio, in una discussione relativa al destino degli Anelli una volta scoperto l’inganno di Sauron).

Purtroppo, invece, le cose non sono andate così: Galadriel è diventata una dei personaggi principali di ROP, stravolgendone completamente il carattere. Non è e non può essere assolutamente una scusante il fatto che i diritti acquisiti da Amazon siano limitati alle Appendici del Signore degli Anelli: in nessuna riga di queste pagine Galadriel si trasforma in un cacciatore ossessionato da Sauron! Sarebbe stato preferibile prendere un personaggio poco noto come protagonista: per gli elfi il mio preferito sarebbe stato Gil-Galad, che assisterà a tutti gli eventi che vedremo nelle cinque stagioni. Si tratta di un sovrano degno di rispetto e magnanimo, malinconico e saggio, sul quale Tolkien ha scritto davvero poco: avrebbe potuto impersonare «l’Enea» di ROP. Chissà come sarebbe andata diversamente…ad ogni modo mi sembra una buona idea.

Veniamo alla seconda regola: il rispetto della linea temporale imposta dall’autore di riferimento…che sia la Rowling, Tolkien od Omero la sostanza non cambia: non puoi stravolgere eccessivamente eventi che si svolgono a lunga distanza l’uno dall’altro. Certamente in questo Virgilio fu favorito: Omero, infatti, non offrì mai delle coordinate temporali precise rispetto alla sua epoca nelle quali ambientare l’Iliade e l’Odissea…tuttavia, come forse qualcuno di voi ricorderà, le tappe toccate da Enea verso le coste del Lazio si sovrappongono in parte con quelle di Odisseo: sarà proprio per questa ragione, infatti, che Enea incontrerà un uomo dell’equipaggio del re di Itaca, lasciato in Sicilia dopo lo scontro con Polifemo, che decide di fuggire con lui in Italia. Come vedete, Virgilio è stato attento a non sovrapporre temporalmente i due viaggi: l’uno si sussegue a breve distanza dal primo, certamente, ma senza evitare un cross-over che avrebbe messo in difficoltà il lettore, il quale non avrebbe potuto fare a meno di rivolgersi questa domanda: «Come mai Enea incontra Odisseo nell’Eneide se Omero non ne parla?».

In ROP, invece, tutta la dimensione cronologica è stata alterata profondamente. Beninteso, non è possibile mostrare sullo schermo 25 sovrani numenoreani con mogli e prole annesse. Senza dubbio, ne sortirebbe, in caso contrario, una confusione estrema, soprattutto per lo spettatore non avvezzo alla materia – perché sì, è bene ricordarlo ogni tanto, solitamente le serie Tv – soprattutto quelle con più stagioni, come dovrebbe essere ROP – tendenzialmente si rivolgono a un pubblico generalizzato, che non è tenuto ad essere già a conoscenza di tutti i riferimenti al canone di un’opera. Fatta questa doverosa promessa, non puoi iniziare la serie con Miriel e Pharazon perché – mega spoiler – saranno gli ultimi re di Numenor, dopodiché l’isola affonderà. Non puoi inserire perciò altri sovrani dopo la loro morte, anche perché abbiamo visto in uno degli episodi Miriel sognare l‘onda che distruggerà la sua isola, quindi siamo ragionevolmente sicuri che questo evento si svolgerà durante la sua esistenza. A parer mio, per dare un senso logico alla storia, sarebbe stato sufficiente inserire i seguenti 5 sovrani (non considero il primo, Elros, perché non c’entra nulla con gli eventi trattati e gli sceneggiatori di ROP, giustamente, hanno ritenuto opportuno citarlo solamente in paio di passaggi, più che altro per evidenziare il legame tra lui e suo fratello Elrond).

I sovrani in questione sarebbero: 1) Tar Minastir, che aiutò i Noldor contro Sauron in una grandiosa battaglia che salvò letteramente la Terra di Mezzo dalla distruzione…pensate che in quel momento Sauron aveva l’Unico al dito, era la creatura più potente del mondo, ma i Numenoreani riuscirono a batterlo…altro che i 500 cavalieri inviati da Miriel per sostenere gli Uomini del Sud….Eventualmente, poteva essere fuso con Tar-Aldarion, vissuto qualche secolo prima, ma importante nella trama per capire come mai i Numenoreani dopo un lungo periodo di disinteresse, iniziarono a volgere il loro sguardo alla Terra di Mezzo. 2) Tar-Atanamir il Grande, colui che diede vita alla grande divisione tra i Fedeli (come Elendil) e gli Uomini del Re (come Pharazon); 3) Ar-Adunakor, che fu il primo a rinnegare in modo palese la lealtà verso i Valar e gli Elfi (tenete conto che il suo nome nella lingua di Numenor significa “Signore dell’Occidente”, un titolo che era prerogativa di Manwe, il più potente dei Valar); 4) Tar Palantir, colui che provò a ricucire l’alleanza tra Elfi e Uomini e, naturalmente, 5) Ar-Pharazon e sua moglie Miriel (eh lo so, è un mega spoiler!).

In questo modo la forgiatura degli Anelli – che, nonostante il titolo della serie, ancora non si intravede – avrebbe potuto essere spostata al regno di Tar Minastir, provocando così il suo intervento a favore degli Elfi minacciati da Sauron e così via…Come vedete, pur contravvenendo in parte alla seconda regola, ho cercato di riassumere la storia di Numenor e, più in generale, della Terra di Mezzo, avendo cura, tuttavia, di evidenziare tre elementi, che mi rimettono, per così dire, sulla retta via: A) la longevità della Seconda Era. Ragazzi, questa epoca dura circa 3440 anni…e gli sceneggiatori hanno deciso di riassumerla in due secoli...come preparare la maturità con un bignami, insomma!); B) Il succedersi dei sovrani di Numenor con il progressivo allontanamento dagli elfi sino alla loro distruzione finale; C) la forgiatura degli Anelli, in questo modo, l’avremmo vista nella Prima serie, cosa che, a meno di improbabili colpi di scena (nel momento in cui scrivo mancano 2 puntate alla conclusione della stagione) vedremo successivamente.

Ricordiamo a tutti i gentili lettori e lettrici che si tratta di una serie su più stagioni: a differenza di un singolo film, dunque, non c’è nulla di male ad inserire anche personaggi che successivamente moriranno. Per fare un esempio pratico: Peter Jackson scelse di alterare la dimensione temporale del Signore degli Anelli sostenendo che dopo la morte di Isildur la linea dei re fu spezzata…in realtà non è così (per darvi un’idea, ci furono 25 sovrani dopo Isildur e altri 15 capitani dei Raminghi prima di Aragorn…), ma è anche vero che non c’era il tempo di inserirli tutti. D’accordo, un personaggio come Gandalf avrebbe potuto accennare brevemente ai tanti sovrani esistiti prima di Aragorn…ma in fondo, avrebbe fatto differenza? No: l’importante, per lo spettatore neofito, è capire che Isildur non è il padre (e nemmeno il nonno se è per questo) di Aragorn e che sono passati tanti secoli da allora.

Terza regola: definire un target preciso della serie e lavorare su quello. Nel corso del quarto libro dell’Eneide, quando Enea arriva a Cartagine e conosce la regina Didone, il principe troiano le racconta la fine della Guerra di Troia con tanto di inganno del cavallo: il lettore, tuttavia, riesce agilmente a seguire la vicenda, nonostante il lungo flash-back, sia perché si tratta di un argomento abbastanza noto, sia perché non altera il dipanarsi della storia principale. Nella prima stagione di ROP, invece, i fili narrativi sono decisamente troppi: per quanto l’identità di Meteor Man, l’uomo caduto dal cielo, mi incuriosisce, avrei fatto a meno di questi protohobbit. Non mi dicono nulla e non aggiungono nulla alla trama. Un omaggio alla trilogia di Jackson? Un modo per consentire a chi identifica la Terra di Mezzo con gli Hobbit di trovare conferma a questa sua visione? Non saprei: non ho gli elementi per giudicare. Mi chiedo, ma forse la mia è solo malizia, se l’obiettivo iniziale dei produttori di ROP fosse quello di avere i diritti sul Signore degli Anelli e creare una serie sul più famoso romanzo di Tolkien…forse la richiesta è stata tanto esosa da essere giudicata infattibile dalla controparte? Chissà: la mia, naturalmente, costituisce solo una riflessione oziosa…

Resta però vero che ci sono troppi fili narrativi aperti, che, inevitabilmente, attirano le critiche di chi conosce la fonte a cui attingono e si chiede perché darsi da fare per acquisire i diritti sulle appendici – fra le quali c’è anche quella degli Annali della Terra di Mezzo – per distaccarsene profondamente nello sviluppo della trama. Per non parlare poi di eventi che non c’entrano nulla, neppure lontamente, con la Seconda era, come, ad esempio, il (probabile) risveglio del Balrog di Moria che all’epoca se ne stava buono buono nelle profondità delle miniere. Ne uscirà una scena spettacolare, senza dubbio, ma…a che pro? Boh…

Eviterò di dilungarmi su aspetti davvero folli…come la creazione di Mordor in 24h tutto compreso attivando un intelligente sistema di esplosione vulcanica con conseguente sopravvivenza di Galadriel & Co. al flusso piroclastico. Sapete, fa male, molto male esserne investiti. Chiedere agli abitanti di Pompei ed Ercolano per averne conferma.

Voglio chiudere con un’ultima annotazione: molti sostenitori della serie la difendono accusando i detrattori di non rispettere la sospensione dell’incredulità che si dovrebbe avere davanti a un movie. Permettetemi di dissentire con un pratico esempio: qualcuno di voi, da bambino, ha per caso visto la riduzione cinematografica del Viaggio al centro della Terra diretto da Henry Levin nel 1959? Beh se siete troppo giovani (ahimè) per averla mai vista, provate a cercarla su you tube…vedrete dei dinosauri che…”scansati Spielberg”. Questa osservazione ironica, naturalmente, vale però per la nostra generazione, che ha assistito negli ultimi decenni a un progresso senza pari degli effetti speciali, anche grazie all’ausilio della computer graphic ecc…è piuttosto chiaro, invece, che per i nostri genitori o nonni le creature viste nel film di oltre 60 anni fa apparivano convincenti…sapevano, naturalmente, che si trattava di un effetto speciale, e tuttavia ne riconoscevano la bontà.

Nessuno può impedirci di contestare azioni che sembrano folli: ricordate che, nelle Due Torri, Legolas sale in corsa al suo cavallo alterando qualsiasi principio della fisica? Benissimo: personalmente non mi è mai piaciuta. Così come non ho apprezzato altre “americanate” che si trovano qua e là nelle due trilogie cinematografiche di Jackson (chi può mai dimenticare Denethor versione “torcia umana” che però riesce a fare i cento metri prima di buttarsi giù dalla terrazza?), non posso restare indifferente di fronte a quello che fa Galadriel per schivare una freccia! Va bene che gli Elfi erano leggiadri, acrobatici e al stesso tempo fortissimi, ma qui si esagera…e francamente, non se ne vede la necessità, soprattutto quando tu sceneggiatore disponi di una storia fantastica come quella della Seconda Era, che non ha bisogno di essere “abbellita” per avere successo.

Concludo questo lunghissimo post: la serie resta godibile soprattutto per chi non ha una conoscenza approfondita del materiale tolkeniano e, giustamente, non sa cosa è stato cambiato e in che misura è avvenuto il cambiamento; molto belle le scenografie e alcuni dettagli delle diverse culture materiali: gli ornamenti di Tar-Miriel, per esempio, ispirati all’arte orafa tardo antica sono davvero raffinati, assomigliano a quelli dell’imperatrici Teodosia, moglie di Giustiniano il Grande. Ininfluente per me la questione etnica: Arondir, per dirne una, è di gran lunga migliore rispetto all’interpretazione di Galadriel. Idem anche per Sadoc, il saggio protohobbit. A livello fisico, invece, mi convincono davvero poco sia Pharazon che Miriel: il primo, perché non ha l’aspetto del grande condottiero che avrebbe dovuto avere, ma sembra soprattutto un manovratore di folle, un politico consumato (la frase: gli elfi ci rubano il lavoro è semplicemente ridicola)…la seconda perché mi sembra un’eccessiva forzatura quella di avere una regina nera quando i Numenoreani di quell’epoca erano, per la maggior parte, palesemente xenofobi…non avrebbero accettato mai una sovrana di un’etnia diversa dalla loro. Ne parlo anche qui: Perché Miriel è bionda? Fisionomia dei Numenoreani

Ringrazio Federico per avermi dato l’ispirazione per un nuovo, chilometrico, post…e auguro a tutti una buona visione degli ultimi due episodi di ROP, concludendo con un monito rivolto ad entrambe le fazioni, sostenitori e detrattori: non prendetevela troppo se la serie non vi piace ovvero se non riuscite a farla apprezzare da chi la trova mal riuscita…e ricordate che essere aggressivi (sui social ne ho lette tante di offese, purtroppo) non vi aiuterà a convincere l’altra parte della bontà delle vostre asserzioni.

La battaglia della Dagorlad – L’assedio alla Barad-Dur

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi vi presenterò l’ultimo brano tratto da «Il Racconto del Marinaio e della Grande Battaglia» che vi ha accompagnato in queste ultime settimane: scoprirete in che modo fu condotto l’assedio di Barad-Dur, la grande torre che Sauron aveva costruito nella Seconda Era come dimora a sua difesa dei nemici. Sarà un assedio lungo e che richiederà un alto tributo di sangue, come sa chi ha letto le appendici del Signore degli Anelli: per tutti i miei lettori, comunque, sarà l’occasione di ricordare una pagina drammatica di quegli anni. Al termine di questo brano vi suggerisco di leggere quella che è la vera conclusione di questo racconto: L’ultima battaglia della Seconda Era, che racconterà della sconfitta finale di Sauron e del (piccolo) ruolo che Erfea ricoprì in quel caso…

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

Immagine in copertina: Barad-dur and the Lord of the Nazgul by DonatoArts

«Due giorni dopo la caduta dei Cancelli di Mordor, giunsero ai Signori dell’Alleanza liete novelle: una grande aquila, araldo di Ar-Thoron, comunicò loro la sconfitta subita da Ren il Folle per mano degli eredi di Isildur e di Anarion: “Invero grande è stato il valore mostrato da Elendur e da Meneldur – tali furono le parole del messaggero di Manwe –  ché non solo hanno messo in fuga al nemico, ma anche conquistato il valico di Cirith Ungol, sicché nessun rinforzo potrà ora giungere al Nemico per quella via ed egli è chiuso tra il martello e l’incudine”.

Lieti furono allora i volti di Isildur e di Anarion ed essi si strinsero in un fraterno abbraccio, orgogliosi per quanto avevano saputo mostrare i figli; tuttavia, Erfea, pur condividendo la medesima gioia, ammonì i comandanti con tali severe parole: “Esultiamo per la sconfitte che il Nemico ha testé subito, ma non obliamo che tale guerra è ancora lungi dal concludersi e che saranno necessari anni perché la dimora di Sauron cada e le nostre contrade possano conoscere l’agognata pace”.

Un inquieto silenzio scese allora fra quanti ascoltarono tale affermazione ed Elendil espresse ad alta voce le perplessità che ognuno provava nel profondo del proprio animo, ad eccezione, forse, di Gil-Galad e Cirdan: “Perché asserisci questo? Forse che le armate di Mordor non sono state messe in fuga e gli Ulairi non si nascondono ora negli antri profondi di Barad-Dur? Forse che i cancelli che custodivano l’ingresso alla terra nera non giacciano ora distrutti e non sono divelte le orgogliose serrature che un tempo ne tutelavano l’oscuro ingresso? Perché dovremmo noi temere colui che non è più in grado di muovere guerra contro la maestà dei popoli liberi?”

A lungo Erfea rimase in silenzio, forse temendo di rivelare quanto il suo cuore temeva in quell’ora oscura; infine, scuro in volto, così egli parlò: “O re, una parte della verità è stata svelata ai nostri sguardi e raccontata alle nostre orecchie, eppure, sappi questo, ché ancora numerose armate attendono all’Est, sicché, mentre noi discorriamo in tale luogo, esse si radunano ed accorrono sotto il vessillo di Sauron; amara sarà la sua resa, ché essa richiederà un alto tributo di vite e ognuno di noi verserà amare lacrime”.

Impallidì Elendil, ché egli aveva compreso, unico fra i Dunedain, a cosa alludesse il Sovrintendente di Gondor costì parlando; pure, parole non seppe adoperare per rispondergli ed abbandonò il consiglio di guerra: stupiti e turbati, gli altri capitani presero a mormorare quanto i loro pensieri celavano e più non discorsero di quanto si erano inizialmente preposti di affrontare.

Invero, quanto aveva affermato Erfea si rivelò veritiero, ché, lungi dall’essere sconfitto, il Signore di Mordor aveva radunato nuovi eserciti e, pur non disponendo di schiavi a sufficienza per muovere all’attacco, difese a lungo la sua fortezza, provocando con improvvise sortite e con sortilegi, che atterrivano i mortali come gli immortali, gravi perdite fra quanti erano dell’Alleanza. Cadde, dunque, Anarion, secondogenito del sovrano dei reami in esilio, colpito da un oscuro proiettile scagliato dalla torre oscura mentre egli tentava, invano, di raggiungerne il possente cancello e con lui molti dei signori di Gondor, accorsi a difenderlo con i loro scudi ed i loro corpi; altresì, perirono Furin della sesta casata dei Naugrim combattendo contro un possente troll, Thur, condottiero delle schiere di Belegost, trafitto da un dardo avvelenato, Eorsen, principe del Rhovanion e congiunto dell’Alto Theng, Aldor Roch-Thalion ed altri, i cui nomi sono andati smarriti nel corso dei secoli».

Suggerimenti di lettura:

L’ultima battaglia della Seconda Era

La fine della Battaglia della Dagorlad: la nomina dei nuovi sovrani

La Battaglia della Dagorlad – La profezia di Oropher si compie

La Battaglia della Dagorlad – L’intervento di Uvatha e delle Grandi Aquile

La battaglia della Dagorlad – L’arrivo della cavalleria alleata

La Battaglia della Dagorlad – Morte di un eroe

La Battaglia della Dagorlad – La strategia del Re Stregone

La Battaglia della Dagorlad – Una vittoria apparente…

La battaglia della Dagorlad – La carica dei Mumakil

La prima fase della battaglia della Dagorlad

Il discorso di incitamento di Gil-Galad ai soldati dell’Ultima Alleanza

La Battaglia della Dagorlad – Il catalogo delle forze alleate e nemiche

La Battaglia della Dagorlad – L’arrivo degli Ent

I piani di battaglia per la Dagorlad

Dwar a colloquio con i Signori dell’Ovest

Il coraggio di Morwin e la morte di Oropher e Amdir

Il primo attacco ai Cancelli Neri

Un giuramento infranto. La follia di Amdir e Oropher

Un’alleanza difficile

Gil-Galad, l’Alto re degli Elfi

 

La fine della Battaglia della Dagorlad: la nomina dei nuovi sovrani

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi vi accompagnerò alla fine della battaglia della Dagorlad: dopo aver sconfitto le forze di Sauron grazie anche all’arrivo inaspettato delle forze dei Nani delle casate situate nell’Estremo Oriente (leggi La Battaglia della Dagorlad – La profezia di Oropher si compie) le schiere dell’Alleanza decidono di porre l’assedio alla dimora di Sauron, il complesso di fortificazioni turrite che prende il nome di Barad-Dur. Prima di accingersi a questo difficile compito, tuttavia, ci sono alcuni sovrani che devono essere acclamati al posto di quelli morti in battaglia…

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Benché provati dal dolore della perdita per la scomparsa di numerosi congiunti e dalla stanchezza che la vittoria aveva richiesto alle loro membra, pure i Signori dell’Occidente esortarono le loro armate a compiere un ultimo sforzo, impadronendosi del Cancello Nero, difeso da esigue truppe nemiche; avanzarono allora i possenti Ent ed essi rasero al suolo le imponenti costruzioni che gli schiavi del nemico avevano eretto. Terrorizzate dall’apparizione delle creature di Yavanna, le tremanti schiere di Sauron dopo aver tentato di opporre loro un’effimera resistenza, si arresero, consegnando le proprie armi nelle mani dei sovrani dell’Alleanza, domando loro pietà e di aver salva la vita; magnanimi, i condottieri dell’Occidente acconsentirono alle loro richieste, ché invero essi non avevano alcuna pietà solo verso le creature della Tenebra e non desideravano che, inutilmente, la terra fosse oltraggiata dal sangue di altri figli di Iluvatar quali erano questi uomini che tremanti avevano loro chiesto mercé.

Tre giorni era durata la battaglia campale ed essa aveva mietuto numerose vite in entrambi gli schieramenti, sicché, nelle settimane successive, i soldati del vespro furono occupati nella ricerca delle spoglie degli amici, dei congiunti. Grande invero era la strage, sicché occhio umano mai avrebbe potuto scorgerne la reale estensione e sebbene la vittoria fosse loro arrisa, pure pochi o punti furono uditi canti lieti negli accampamenti che essi avevano edificato all’interno della terra nera, nella piana che era detta di Udun, non distante dalla lugubre dimora dell’Oscuro Signore, ché ciascuno lamentava la perdita dei propri cari.

Bòr, caduto mentre tentava di spezzare l’assedio che le schiere di Mordor avevano mosso a quelle di Gil-Galad e di Elendil, fu seppellito in un tumulo, come richiedeva la tradizione del suo popolo e i sovrani delle liberi genti gli tributarono grandi onori, ché egli era stato trovato con ancora l’ascia stretta nel pugno, nonostante la vita l’avesse abbandonato da tempo: accanto al suo corpo furono deposti i frammenti della scimitarra di Indur, ché tutti sapessero che era stato vittima della crudeltà del Nazgul. Lacrime amare versò Erfea, ché egli considerava l’anziano nano come un secondo padre e nei giorni seguenti nel suo animo balenarono, rapidi come voli di gabbiani nella bruma, immagini dei giorni passati, allorché egli era ancora giovane e Bòr ambasciatore della sua gente presso la corte numenoreana; spesso discorreva con Groin delle imprese che il padre aveva compiuto nei lunghi anni della propria esistenza e, sebbene il dolore scemasse, pure mai venne meno il ricordo di Naug Thalion nel cuore del Sovrintendente di Gondor.

Infine, allorché ogni cerimonia funebre fu compiuta e gli onori ai caduti tributati, il condottiero delle schiere della sesta e della settima casata dei Khazad si inchinò ad Erfea e così lo salutò: “Salute a te, Khevialath, possente tra gli uomini! Tre mesi sono trascorsi dacché comparve il messaggero alato e ci annunziò che il principe dei Numenoreani era sopravvissuto all’assedio che il Nemico aveva mosso alla città del suo popolo e che egli abbisognava dell’aiuto di quanti fossero stati in grado di offrirlo; tosto, le nostre armate furono schierate e ben m’avvedo che se fossimo giunti anche un sol giorno innanzi, non avremmo trovato che la morte ad attenderci, ché invero i servi dell’Oscuro Signore erano sul punto di sopraffare ogni vostra resistenza”.

“Grati sono i nostri animi per quanto i tuoi sovrani hanno ordinato che avvenisse, ché non attendevamo altro aiuto alle nostre armate; possano i giorni delle vostre stirpi non avere mai fine e conoscere gloria e ricchezza sufficienti a rendere a ciascuno di voi grande gioia”.

Piacque a Furin – ché tale era il nome dell’araldo e condottiero delle schiere dei re Druin e Barin – le parole che Erfea aveva tosto pronunciato ed egli si inchinò nuovamente dinanzi a lui, prima di recarsi nella sua dimora.

Nei giorni seguenti, i condottieri dell’Alleanza tennero numerosi consigli di guerra, ché numerosi capitani erano caduti nella battaglia della Dagorlad ed era dunque necessario provvedere ad attribuire tali titoli di comando ad altri delle loro stirpi. Groin, in qualità di figlio di Bòr e per il valore che aveva dimostrato nelle battaglie cui aveva preso parte, divenne il nuovo comandante delle schiere di Khazad-Dum; gli elfi di Edhellond, ancora scossi per la perdita degli ultimi sovrani che avevano condotto loro in battaglia, preferirono, data la gravità della situazione, delegare ogni scelta a giorni di pace, ché, come disse uno fra loro, “siamo della schiatta dei Noldor ed essi hanno giurato fedeltà a Gil-Galad”. I discendenti di Bòr l’Orientale, scelsero il re di Gondor come loro signore, ché messaggeri avevano loro riferito che le contrade in cui un tempo avevano abitato erano state devastate dalla guerra, mentre le donne ed i bambini erano fuggiti al di là dell’Anduin, nella verde contrada del Lebennin, ché Elendil donò loro come feudo, memore delle sofferenze che tale stirpe aveva subito nel passato, con il solo impegno di soccorrere Gondor ed Arnor qualora tali reami avessero abbisognato del loro aiuto. Piacque agli uomini del Sud tale proposta ed essi, allorché la Seconda Era ebbe termine, si stabilirono alla foce del Grande Fiume, ed i loro eredi dimorano ancora in quelle contrade. I silvani originari di Lorien, infine, inviarono rapidi araldi ad Amroth, figlio di Amdìr, il quale non aveva preso parte ad alcuno degli scontri ché era rimasto nella patria, curandosi degli affari interni del suo reame; restio era il suo volere a scendere in guerra, ché egli era simile al padre, tuttavia, allorché apprese della morte di costui non poté rifiutarsi e assunse il titolo di re e comandante delle schiere del suo popolo».

Suggerimenti di lettura:

La Battaglia della Dagorlad – La profezia di Oropher si compie

La Battaglia della Dagorlad – L’intervento di Uvatha e delle Grandi Aquile

La battaglia della Dagorlad – L’arrivo della cavalleria alleata

La Battaglia della Dagorlad – Morte di un eroe

La Battaglia della Dagorlad – La strategia del Re Stregone

La Battaglia della Dagorlad – Una vittoria apparente…

La battaglia della Dagorlad – La carica dei Mumakil

La prima fase della battaglia della Dagorlad

Il discorso di incitamento di Gil-Galad ai soldati dell’Ultima Alleanza

La Battaglia della Dagorlad – Il catalogo delle forze alleate e nemiche

La Battaglia della Dagorlad – L’arrivo degli Ent

I piani di battaglia per la Dagorlad

Dwar a colloquio con i Signori dell’Ovest

Il coraggio di Morwin e la morte di Oropher e Amdir

Il primo attacco ai Cancelli Neri

Un giuramento infranto. La follia di Amdir e Oropher

Un’alleanza difficile

Gil-Galad, l’Alto re degli Elfi

 

La Battaglia della Dagorlad – La profezia di Oropher si compie

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi voglio accompagnarvi all’epilogo del «Racconto del Marinaio e della Grande Battaglia», che si concluderà con la vittoria dell’Alleanza e la caduta dei Cancelli Neri. La conclusione di questa battaglia era stata già, in verità, preannunciata dal morente re Oropher (potete rileggere qui la sua profezia), per cui i lettori più attenti potrebbero aver già colto quello che si dice uno «spoiler». Per gli altri, mi auguro che la conclusione possa essere di loro gusto. Un’ultima precisazione: questa battaglia avrebbe certamente richiesto una trattazione più lunga, tuttavia devo invitarvi a considerare che il narratore interno della vicenda – vale a dire Erfea – partecipando direttamente allo scontro dovette interrogare molti alleati e nemici prima di avere un quadro preciso di quanto era accaduto e, per questa ragione, il suo resoconto finale può sembrare più «asciutto» rispetto a una narrazione più approfondita ma – inevitabilmente – meno capace di raccontare una vicenda così grande e articolata.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

L’immagine in copertina è di Mikel Janin, «Battle of Azanulbizar»

«Il panico si impadronì allora della creature della Tenebra ed esse fuggirono dinanzi agli Ent o furono travolti dall’impeto delle loro forti braccia: Troll, Orchi o mastini che fossero, gli schiavi di Mordor furono sbaragliati e le schiere di Gil-Galad e di Elendil liberate dal mortale laccio che il Re Stregone aveva posto loro intorno; eppure, all’ala destra, le armate di Mordor, rinforzate dai cavalieri di Uvatha, tenevano ancora testa ai soldati di Isildur e di Glorfindel, sicché questi erano ormai prossimi a cedere, né avrebbero potuto essere in alcun modo raggiunti dagli Ent o da altra truppe dell’Alleanza, ché il Re Stregone mosse contro di loro i veterani del suo esercito, i Numenoreani Neri che portavano impresse sul proprio corpo le cicatrici di mille battaglie vinte. Nuova speme sorse allora nel cuore degli schiavi della Terra Nera, ché essi si avvidero della potenza dei loro padroni e presero ad esultare, consapevoli che se avessero impedito ai vari reparti del nemico di unirsi nuovamente, la vittoria sarebbe stata raggiunta.

Improvviso, un rauco corno fu udito nella piana e gli sguardi di tutti furono attratti dalla visione di piccole figure che giungevano da levante; esultanti, i cavalieri del Nemico si approssimarono ad andare loro incontro, ché credevano essere costoro i mercenari che i re dell’oriente avevano inviato in soccorso. Grande fu perciò la meraviglia e lo stupore dell’intero esercito di Mordor, allorché costoro udirono riecheggiare un nome per loro oscuro: “Khevialath! Khevialath!”(1) e si avvidero che costoro non erano uomini ma nani. Silenzio cadde allora fra quanti erano presenti nel campo di battaglia, rotto dal possente canto di battaglia di Erfea e di Groin, ché essi compresero quali aiuti erano giunti loro in quell’ora sì oscura; nuova speme sorse allora negli animi dei soldati dell’Alleanza, ché essi si avvidero che nuovi soccorsi giungevano e riacquistarono le forze che le crudeli ore di combattimento avevano sottratto loro. Incredulità si dipinse invece sui biechi volti degli schiavi di Mordor, ché essi non comprendevano da quale luogo fossero giunti quei nani le cui insegne erano sconosciute pressoché a tutti, eccetto a quelli della stirpe di Bavòr (2), che sino a quel momento si erano tenuti in disparte.

Lesti, i guerrieri travolsero qualunque resistenza venisse loro opposta; finanche i cavalieri di Uvatha fuggirono in preda al panico, ché i Nani della Sesta e della Settima casata erano numerosi e bene armati, né era possibile incutere loro timore, ché erano armati di una temibile arma, quale mai i Variag del Khand e i popoli dell’Harad avevano mirato: una mazza lunga ottanta pollici che i Nani impugnavano con entrambe le mani, mirando ai garretti dei destrieri dei nemici, sicché questi cedettero e furono travolti dai pesanti stivali che i figli di Aule calzavano.

Il panico si impadronì allora di quanti servivano nelle file di Mordor ed essi presero a fuggire, mentre il Re Stregone ordinava alle schiere di Bavòr di proteggere la ritirata delle sue truppe sul suo fianco sinistro; vana si rivelò tuttavia tale mossa, ché i Nani dell’Oriente travolsero finanche quest’ultima resistenza e permisero alle schiere di Isildur e di Glorfindel di spezzare le linee nemiche e di riunirsi ai loro congiunti. Grande fu allora la rovina degli eserciti di Mordor, ché essi subirono gravissime perdite, sicché solo un decimo dei guerrieri che avevano fatto il loro baldanzoso ingresso dagli ampi Cancelli della Nera terra fece ritorno alla dimora di Sauron, abbandonando nelle mani dell’Alleanza una gran quantità di viveri e di strumenti bellici di ogni sorta».

Note:

  1. Khevialath era il nome che i nani avevano attribuito ad Erfea: nella loro favella significa «Il lungimirante».
  2. La stirpe di Bavòr combatteva sotto le insegne di Mordor.

Suggerimenti di lettura:

La Battaglia della Dagorlad – L’intervento di Uvatha e delle Grandi Aquile

La battaglia della Dagorlad – L’arrivo della cavalleria alleata

La Battaglia della Dagorlad – Morte di un eroe

La Battaglia della Dagorlad – La strategia del Re Stregone

La Battaglia della Dagorlad – Una vittoria apparente…

La battaglia della Dagorlad – La carica dei Mumakil

La prima fase della battaglia della Dagorlad

Il discorso di incitamento di Gil-Galad ai soldati dell’Ultima Alleanza

La Battaglia della Dagorlad – Il catalogo delle forze alleate e nemiche

La Battaglia della Dagorlad – L’arrivo degli Ent

I piani di battaglia per la Dagorlad

Dwar a colloquio con i Signori dell’Ovest

Il coraggio di Morwin e la morte di Oropher e Amdir

Il primo attacco ai Cancelli Neri

Un giuramento infranto. La follia di Amdir e Oropher

Un’alleanza difficile

Gil-Galad, l’Alto re degli Elfi

 

La battaglia della Dagorlad – L’arrivo della cavalleria alleata

Care lettrici, cari lettori,
riprendo in questo articolo la narrazione della grande battaglia combattuta alla fine della Seconda Era dinanzi ai Cancelli Neri di Mordor. Per recuperare gli altri episodi vi suggerisco di leggere i link che troverete in basso.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«All’ala sinistra, Erfea ed Elrond opponevano una strenua resistenza alle armate di Adunaphel, nonostante avessero subito gravi perdite; tosto, tuttavia, essi furono raggiunti dalle truppe di Gondor e spezzarono le linee avversarie, caricando il fianco sinistro dello schieramento centrale dell’armata del Re Stregone; rapido, costui ordinò ai possenti troll di montagna e di caverna di avanzare ed essi, sbucati dalle luride tane nelle quali erano occultati alla luce del sole, si avventarono su soldati di Gondor che giungevano recando seco soccorsi e ne trucidarono le avanguardie. Invero, fu detto che mai giunse sì prossimo alla vittoria il Capitano Nero, ché non vi erano più rinforzi che i suoi avversari potessero gettare nella mischia ed egli aveva ancora numerose armate che, richiamate dalla fortezza di Barad-Dur e dal valico di Cirith Ungol, attendevano silenti – al di là del Nero Cancello – un suo ordine per avanzare contro le superstiti truppe dell’Occidente; eppure, egli non sapeva che tosto sarebbero giunti i cavalieri del Lindon e del Rhovanion a muovere battaglia alle orde di Mordor e invero grande fu la sorpresa nel suo animo allorché furono uditi corni echeggiare nella desertica piana ed apparvero cinquantamila destrieri sormontati da Elfi e Uomini spietati.

Le schiere che avevano circondato l’ala sinistra dello schieramento dell’Alleanza furono travolte e calpestate dagli zoccoli dei cavalli del vespro; atterrite dall’improvvisa apparizione della cavalleria dell’Alleanza, le schiere di Mordor ondeggiarono, indi fuggirono, consentendo alle schiere di Aldor e di Herìm, ché costoro erano infatti all’avanguardia, di raggiungere le armate di Elendil e Gil-Galad, trucidando gli Orchi e gli Esterling che tenevo imprigionati in una morsa crudele le schiere dell’Occidente. Rapidi allora, nonostante la mole massiccia che ne caratterizzava i mostruosi corpi, i troll si avventarono sui cavalieri, squarciando i cavalli e scagliando i loro miseri resti contro i fanti nemici; ivi caddero molti nobili condottieri dell’Alleanza, ed Herìm ed Edheldin perirono travolti dalle rozze clave che le creature di Mordor impugnavano».

Per saperne di più:

La Battaglia della Dagorlad

Morte di un eroe

La Battaglia della Dagorlad – La strategia del Re Stregone

La Battaglia della Dagorlad – Una vittoria apparente…

La battaglia della Dagorlad – La carica dei Mumakil

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La Battaglia della Dagorlad – La strategia del Re Stregone

Care lettrici, cari lettori,
nel ringraziarvi per seguirmi con tanto entusiasmo (sfiorate ormai i 200 followers!), riprendo in questo appuntamento settimanale la narrazione della battaglia combattuta dall’Ultima Alleanza contro gli eserciti di Sauron. In questo brano avrete modo di scoprire la letale strategia portata avanti dal Re Stregone, il comandante di tutte le truppe dell’Oscuro Signore, in grado di mettere seriamente in difficoltà le armate dell’Alleanza…

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

[l’immagine in copertina ritrae il Re Stregone (Er-Murazor), il Primo dei Nazgul, quando era ancora in vita, opera di Fabio Porfidia]

«Ignare di quanto sarebbe loro accaduto, le truppe dell’Alleanza marciarono a passo di carica, trucidando, durante la loro vittoriosa avanzata non pochi servi di Sauron; giunti che furono innanzi al Cancello, esse però subirono gravi perdite, ché in molti caddero trafitti dalle velenose frecce che arcieri invisibili ai loro occhi scagliavano dalle mura della fortezza; resosi conto di quanto accadeva, Gil-Galad ed Elendil diedero l’ordine immediato di retrocedere e, nel contempo, mandarono rapidi messaggeri affinché le ali muovessero all’attacco per coprire la loro ritirata: sorrise allora il Capitano degli eserciti di Mordor, ché si avvide essere le schiere dell’alleanza giunte ove non vi era protezione né da parte della retroguardia, né delle ali, sicché impartì l’ordine di attaccarli e di circondarli, di modo che i suoi nemici fossero costretti a difendersi piuttosto che ad attaccare: rapide, le legioni di orchi si disposero ai loro fianchi e alla loro spalle, finché le schiere di Elendil e di Gil-Galad non furono circondate ed esse dovettero contrastare i crudeli fanti haradrim e i possenti troll.

Cavalcalupi furono inviati presso Adunaphel ed Akhorahil ed entrambi gli Ulairi presero ad avanzare, nel tentativo di bloccare, o quantomeno ritardare, l’avanzata delle ali dell’Alleanza: invero abile si rivelò tale strategia, ché né Erfea o Elrond, né Isildur o Glorfindel poterono portare soccorso alle armate dei loro congiunti ed essi furono intrappolati tra l’incudine ed il martello, ché alcune schiere fra quanto servivano l’Occhio, resesi conto dell’esigua consistenza delle armate avversarie alle ali, presero ad avanzare impedendo loro di ricongiungersi finanche alla retroguardia e costringendo i Signori delle liberi genti ad opporre una eroica resistenza; lieti erano i malvagi cuori dei Nazgul, ché ogni cosa sembrava procedere secondo le loro aspettative, eppure costoro non mostravano di tener conto delle armate di Gondor che sostavano alla retroguardia, né delle schiere dei Naugrim e dei Silvani: costoro, infatti, avvedutosi che le armate dei popoli dell’ovest erano in palese difficoltà, lanciarono possenti grida di battaglia e si lanciarono all’attacco, travolgendo nel loro impeto ogni resistenza, che inutilmente i servi di Mordor tentavano di opporre loro; simile a Durin I allorché il mondo era giovane e le sale di Khazad-Dum gloriose, tale era il sembiante di Bòr e le schiere dei nemici arretrarono dinanzi alla sua furia, sicché i Naugrim riuscirono ad aprirsi un varco tra le file degli orchi e a raggiungere Elendil e Gil-Galad che ancora resistevano».

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La Battaglia della Dagorlad – Una vittoria apparente…

Care lettrici, cari lettori,
eccomi al consueto appuntamento settimanale per presentarvi un nuovo brano de «Il Racconto del Marinaio e della Grande Battaglia». Nel precedente articolo avete letto del primo attacco condotto dall’avanguardia di Sauron contro le forze dell’Alleanza, terminato però con la sua sconfitta. In questo articolo proseguirò la descrizione del primo atto della battaglia e dimostrerò come in guerra nulla debba essere mai dato per scontato…e che un glorioso e rapido successo può tramutarsi altrettanto velocemente in una sconfitta…

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Lieti in volto, Gil-Galad ed Elendil compresero che le ali del Nemico erano state messe in fuga, ché i loro capitani non avevano saputo comprendere quale strategia sarebbe stata adoperata contro le loro schiere ed invero letale si era rivelata la mossa di Erfea di posizionare sull’ala i fanti armati di picche. Al centro, tuttavia, essi sapevano di aver innanzi un comandante quale mai i loro eserciti erano riusciti a sconfiggere in campo aperto, intriso della malizia di Sauron e profondo conoscitore delle tattiche e delle arti belliche dei popoli dell’Occidente; non appena il Re Stregone si avvide della grande rovina che le sue schiere avevano subito alle ali, diede ordine ad Akhorahil di condurre i suoi fanti sulla sinistra, ché essi erano bene armati e si sarebbero opposti con successo ai nani e agli elfi colà schierati, mentre Adunaphel inviò i suoi servi sull’ala destra, ove avrebbero incrociato le proprie lame contro i soldati di Elrond ed Erfea. Dopo aver operato secondo tali intenzioni ed aver impartito altri comandi ai cavalcalupi che conducevano la sua avanguardia, il primo Capitano di Mordor mosse all’attacco.

Lesti, i mastini di Dwar si scagliarono contro le linee dei fanti dell’Alleanza, ma essi perirono in gran numero, ché furono trafitti dai leggeri giavellotti scagliati dagli Elfi Silvani; inutilmente le schiere del Signore dei Cani tentarono di raggiungere i loro mortali avversari, ché costoro si rifugiarono all’interno delle linee centrali ed esse, logore per il gran correre, finirono trucidate dalle lunghe lame degli uomini di Arnor; tripudio e gioia si dipinsero allora sul volto dei soldati ed essi presero ad avanzare, convinti che non fosse saggio offrire nuovamente al nemico l’iniziativa.

Avvedutosi di quanto era accaduto, il Re Stregone ordinò alle schiere degli Orchi di avanzare a linee serrate, sperando che la superiorità numerica di costoro fosse sufficiente per spezzare lo schieramento nemico; a nulla valsero tuttavia la cieca furia e il grande odio che animavano codesti esseri, ché essi furono abbattuti dalle spade dei Dunedain e dagli acuti dardi degli arcieri elfici.

La paura sorse allora nel cuore dei servi di Mordor ed essi vacillarono, ché avevano subito notevoli perdite laddove le schiere del nemico erano rimaste pressoché integre, sicché l’armata di Mordor prese a indietreggiare, in principio molto lentamente, in seguito rapidamente, dando l’impressione in chi avesse assistito a tale manovra che la loro fuga si sarebbe interrotta solo dinanzi ai Cancelli Neri o, forse, al loro interno. Tosto, le schiere centrali dell’Alleanza avanzarono, galvanizzate dall’improvvisa fuga degli eserciti del Nemico ed avendo premura di sterminarli ancor prima che giungessero al di là delle muraglie che si estendevano tra gli Ered Lithui e gli Ephel Duath; inutilmente, dalle retrovie giunse un grido angoscioso ad udirsi, ché Thranduil non aveva obliato quanto era accaduto alle sue armate solo alcuni giorni prima e si avvedeva che codesta era una trappola».

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La prima fase della battaglia della Dagorlad

Care lettrici, cari lettori,
riprendo in questo articolo la narrazione della battaglia combattuta dinanzi al Cancello Nero al termine della Seconda Era. In questo brano vi presenterò la disposizione di entrambi gli schieramenti – quello dell’Ultima Alleanza e delle forze di Sauron – e per facilitarvi il compito di seguire le loro mosse, ho inserito come immagine in evidenza uno schema che spero possa esservi d’aiuto. Troverete la medesima immagine anche al termine dell’articolo.
Aspetto i vostri commenti, buona lettura!

«Infelici erano i cuori dei figli di Iluvatar, eppure, le menti ancora libere dai sortilegi di Mordor, si apprestarono a disporsi secondo le volontà palesate dai loro comandanti durante l’ultima riunione del consiglio di guerra; al centro dello schieramento vi erano i soldati di Arnor, terribili, eppure belli a vedersi nelle loro armature in mithril e in acciaio; tale era stata, infatti, la volontà di Elendil e di Isildur, che essi avevano costituito l’avanguardia, nonostante Erfea ed Herugil avessero sovente espresso perplessità relative a tale scelta, ché essi ritenevano, e non a torto, che i guerrieri di Gondor fossero forgiati dal cupo fuoco della guerra in misura maggiore di quanto lo fossero i loro fratelli del Nord. Riluttanti erano stati, tuttavia, i Sovrani dei Dunedain ad accettare tale suggerimento, ché, sebbene i loro animi fossero lungimiranti, pure si avvedevano che le schiere di Arnor erano impazienti di scontrarsi con quel Nemico che aveva subito una ignominiosa sconfitta per mano delle armate del Sud,  sicché desideravano emularne le nobili gesta; invero, tale scelta addusse numerosi lutti ai sudditi di Elendil, ché essi, non avendo subito il medesimo addestramento dei gondoriani, cara pagarono la loro inesperienza, finendo trucidati in gran numero.

L’avanguardia dell’Alleanza, affinché la sua azione bellica risultasse più efficace, fu preceduta da rapidi lancieri silvani, armati di leggeri giavellotti, il cui compito consisteva nel costringere i servi di Mordor ad accettare il combattimento, anziché permettere che essi si adunassero e marciassero a file serrate contro le loro schiere; alla retroguardia furono, infine, schierati i fanti di Gondor e di Khazad-Dum e di Belegost.

Vasto era il fronte ove erano disposte le armate dell’Alleanza, ché era intenzione dei comandanti delle libere genti attirare all’aperto quanti più soldati del nemico possibili, facendo loro credere che le schiere dell’Occidente fossero meno esigue di quanto non lo erano in realtà. Non era tuttavia dall’esito dello scontro delle avanguardie che sarebbe dipeso l’esito della battaglia che testé avrebbe scosso gli scudi e arrossato le lame; era alle ali, infatti, che si sarebbe combattuto lo scontro più aspro, ché gli Ulairi erano soliti schierare i loro guerrieri migliori in tali posizioni. Consci di questo, i capitani del Vespro disposero sulla destra, ove massiccio sarebbe stato l’attacco dei mumakil, le colonne dei fanti elfici, supportati dagli arcieri noldoli, la cui precisione nella mira era ben nota e temuta dai nemici. Alla destra, invece, lì ove sarebbero giunti i mastini di Dwar e la cavalleria degli haradrim e degli esterling, i capitani delle liberi genti, consci della loro netta inferiorità numerica, avevano escogitato, seppure al termine di estenuanti dibattiti, una strategia dal quale felice esito sarebbe dipeso per gran parte la vittoria campale; anziché i cavalieri del Lindon e del Rhovanion, essi schierarono un reggimento di fanti, la cui arma principale era costituita da una picca lunga otto piedi, interamente realizzata in acciaio e cava all’interno, sicché risultasse di minor ingombro per colui che l’avesse impugnata; erano, coloro che si accingevano ad occupare questa posizione nello schieramento, i superstiti di Minas Ithil e di Pelargir, resi furiosi da quanto i loro occhi avevano scorto nel corso del saccheggio delle loro città e che ben conoscevano i nemici contro i quali avrebbero combattuto.

Stupiti sarebbero stati, se alcuni fra loro fossero mai sopravvissuti al lento, ma implacabile logorio del tempo, gli antichi guerrieri di Numenor, ché essi avrebbero mirato uno spettacolo quale mai i loro occhi mortali avevano scorto nel corso della loro pur lunga esistenza. Le schiere dei Dunedain, infatti, non furono disposte su linee orizzontali, ma verticali, distanziate l’una dall’altra di quaranta passi, sia per disorientare il Nemico, impedendogli di scorgere il numero dei soldati che gli si opponevano contro, sia per evitare ai mumakil di sconvolgere i ranghi serrati secondo le antiche tradizioni, ché, posto che fossero sopravvissuti ai pesanti dardi scagliati dagli elfi, essi, atterriti dalle fanfare di trombe e corni, sarebbero stati impauriti e disorientati, sicché avrebbero provocato scompiglio fra le colonne di fanti umani che ne seguivano il maestoso incedere: se anche, per qualche ragione fortuita, essi fossero giunti sino alla retroguardia dell’Alleanza, pure avrebbero trovato la morte per opera delle letali asce dei Naugrim e delle lunghe lame dei Dunedain.

Lesti, nonostante le pesanti armature che molti fra essi indossavano, i soldati dell’alleanza si schierarono; allorché ogni cosa fu pronta, gli araldi soffiarono nelle trombe e percossero tamburi; allora furono issati i vessilli dei Popoli Liberi ed essi svettarono tutti alla medesima altezza, ché non vi sono differenze tra coloro che servono un medesimo scopo, motivati da nient’altro che il loro libero volere.

A destra erano Isildur, figlio di Elendil e Glorfindel della casata di Finarfin ed i loro vessilli rilucevano, dolcemente cullati dal vento dell’Ovest; al centro, ove furioso sarebbe stato l’assalto delle schiere degli Orchi e delle altre creature della Tenebra, erano i sovrani degli Eldar e dei Dunedain, Gil-Galad ed Elendil l’Alto e nessuna ombra vespertina si posava sui loro stendardi, quasi che il sole avesse voluto rendere omaggio a coloro che marciavano diretti verso luoghi ove il suo nome era stato da lungo obliato; a sinistra, erano Elrond, figlio di Earendil, signore dei Noldor, ed Erfea Morluin, figlio di Gilnar e Sovrintendente di Gondor ed i loro sguardi erano impassibili, ché la pugna era prossima; alla retroguardia, infine, avevano preso posizione i Signori del popolo di Durin, Bòr, colui che chiamavano Naug Thalion e sui figlio Groin Corpo di pietra, e con loro erano Anarion, secondogenito del sovrano dei Reami in esilio e Thranduil, re degli elfi di Bosco Verde il grande.

Mai alcun cronista dei tempi remoti ha lasciato elenco completo dei nomi dei capitani e dei sovrani che militarono in entrambi gli eserciti, ché invero sarebbe stata fatica troppo grande, finanche per uno del popolo degli Onodrim, compilare un simile catalogo, dato il grande numero di costoro; eppure, quanto è sopravvissuto sino ai nostri giorni è motivo di grande meraviglia, ché invero gloriosi erano i capitani delle liberi gente ed essi nulla temevano, ché erano esperti nell’arte di maneggiare le armi e di comandare i soldati. Forte risuonò la sfida che essi mossero al Signore di Mordor, né dovettero attendere a lungo, ché abili esploratori mandati in avanscoperta recarono seco tali notizie: “Un grande esercito è stato avvistato a meno di due miglia dalle nostre armate: mastini e lupi ne guidano la spietata avanguardia e la Tenebra è sopra di loro, sicché i nostri cavalli ne furono impauriti e nessun volere, né preghiera, poté costringerli a restare ove eravamo”.

“Sentinella di Gondor – gli rispose Gil-galad – lieto risuonerà il tuo nome al mio orecchio, nei giorni a venire, se sarai in grado di riferirmi quante schiere marciano contro di noi: sei tu, dunque, in grado di rivelarmi quanto il mio cuore desidera apprendere?”

“Alto sovrano degli Eldar, i nostri nemici sono di gran lunga superiori in numero rispetto a noi, si ché i miei occhi, non so se ingannati da qualche oscuro sortilegio o dalla follia che si impadronisce degli uomini in simili frangenti, stimarono essere costoro tre volte il totale dei nostri soldati”.

“Vi è dunque la possibilità che Sauron o il suo oscuro capitano disponga, Gil-Galad, di oltre mezzo milione di guerrieri disposti a battersi per lui – interloquì allora Elendil – né, questo, risulta essere motivo di sorpresa per noi, ché ben sapevamo essere di gran lunga superiore alla nostra la sua armata”.

Congedato l’esploratore con grate parole, il figlio di Fingon chiamò a sé Erfea, mentre costui esortava i suoi soldati e, presolo in disparte, gli sussurrò tali parole: “Invero rischioso è il tuo piano, Erfea Morluin, né vi sarà occasione per mutarlo allorché ogni nostra azione dovesse risultare vana; vi sono, infatti, almeno mezzo milione di soldati del Nemico pronti a scontrarsi con le nostre armate”.

Stupore si dipinse sul volto del re dei Noldor, ché Erfea sorrise ed era il suo un volto spietato: “Mezzo milione! Mai avrei sperato che Sauron ci inviasse contro sì tante schiere! Non vi sarà altra opportunità, Gil-Galad, per sconfiggere in campo aperto le armate di Mordor, come quella che il Nemico stesso, incauto, ci offre: non abbandoniamo il percorso intrapreso allorché la mia proposta venne approvata dal Consiglio dei Capitani e mostriamo all’Oscuro Signore quanto egli non hai mai scorto nel corso della sua lunga esistenza”».

I_fase_Dagorlad

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Il discorso di incitamento di Gil-Galad ai soldati dell’Ultima Alleanza

Care lettrici, cari lettori,
in questo articolo scoprirete quali furono i discorsi che i condottieri dell’Ultima Alleanza pronunciarono per esortare le truppe alla battaglia incipiente. So bene che molti di voi avranno presente il discorso tenuto da Aragorn al Cancello Nero, una scena presente nella versione cinematografica di Jackson, ma assente nel romanzo dove l’erede di Isildur ebbe poco tempo per decidere come schierare le truppe e certamente non ebbe modo di pronunciare quelle parole che sono diventate così celebri da essere riprese in centinaia di meme sui social. Spero che troverete epici anche i discorsi di Gil-Galad & C….a me non resta che augurarvi buona lettura e aspettare i vostri commenti!

«Sospirò a lungo, il figlio di Fingon, infine, avvedendosi che il pericolo sarebbe presto piombato su di loro e non essendoci più alcun tempo per mutare quanto era stato deciso, montò a cavallo e issato il suo nobile vessillo sulla candida lancia, il cui nome era Aiglos, così parlò ai guerrieri che erano intorno a lui e la sua voce fu come il suono dell’olifante allorché squilla nel chiaro mattino:

“Soldati! Compagni d’armi! Fratelli! Se c’è qualcuno fra voi che tema la malizia del Nemico, non esiterò a confessargli che, invero, condividiamo la medesima paura; se c’è qualcuno fra voi che lamenti la nostalgia della propria dimora, ebbene, sappia che non sarò io a dichiararmi insensibile al suadente richiamo che essa sussurra ai nostri cuori; se c’è qualcuno tra voi che osi sfidare colui che impedisce agli Eldar di accarezzare le corde del liuto e dell’arpa anziché la lama della lancia e della spada, io lo chiamerò figlio e mai egli sarà solo, ché, ecco, io gli offrirò la mia Aiglos!
Soldati del regno, vi è qualcuno che desideri la mia arma?”

Possenti si levarono allora le voci dei Quendi ed essi presero a scuotere i giavellotti sugli scudi, si ché l’aree echeggiò dell’orgoglioso furore dei Primogeniti di Iluvatar; allorché esso scemò nelle voci, ma non nei cuori e negli animi, parlò Elendil, sovrano degli uomini:

“I nostri padri, le cui vite mortali furono strappate dai loro forti corpi dalle bieche azioni dell’Oscuro Signore, sorriderebbero, se fossero qui, ché mai come in questa ora il nome degli eredi di Numenor è sì temuto: a voi, progenie di Elenna ancora viva nei nostri cuori, dico di mostrarvi fieri del sangue che scorre nelle vostre vene, si ché nessuna infame voce possa asserire che la gloria della stirpe di Elros Tar-Minyatur, nostro avo, sia scomparsa nei flutti del tempestoso mare!

A voi, uomini del Nord e del Sud che avete offerte le vostre spade alla nostra alleanza, dico che siamo fratelli e congiunti nel sangue, ché invero i nostri avi combatterono assieme e assieme trionfarono: siate dunque fedeli ai vostri capitani e possano le vostre lame vendicare quanti non sono più!”

Simili al fragore di una frana che si abbatte con forza sui miseri alberi a valle, simili al poderoso canto che dalle profondità delle dimore di Ulmo sale alla superficie, così eruppero le grida da battaglia degli Uomini e si narra che esse giungessero fino a Barad-Dur, ove l’Oscuro Signore ne ascoltò i remoti echi e fu invaso da grande paura e odio indicibile; lesto, allora, egli diede ordini al suo Capitano affinché i suoi nemici fossero vinti, ché non gli pareva possibile che una simile armata, adornata di valore e splendore, potesse sostare ai confine della sua terra.

Si levò, infine, la roca e profonda voce di Bòr ed egli esortò le sue schiere con tali parole:

“Figli di Aule, ove sono adesso l’ascia e lo scudo adorno d’acciaio? Ove sono l’usbergo in maglia e il lungo manto rosso? Non sono forse essi posseduti da coloro che ne faranno un sapiente uso, si ché le schiere di Mordor fuggiranno in preda al terrore, non appena esse scorgeranno il vessillo di Khazad-Dum, la maestosa reggia dei nostri padri?

E voi, valorosi guerrieri di Belegost, non siete forse gli eredi di Azaghal il possente, colui che ferì il Grande Padre dei Draghi e ne umiliò l’arrogante spirito? Sia dunque imperituro nei vostri animi il ricordo di tale gesta, ché, ecco, vi si presenta oggi l’occasione di eguagliarne il valore, portando a termine imprese che ancor nessun figlio di Mahal ha compiuto. Siano dunque saldi i cuori e valorosi gli animi, Khazad!”

In coro giunse la risposta dei Naugrim, sicché parve che la terra stessa parlasse in loro vece: “O con gli scudi, o sopra gli scudi!”

Nessun discorso pronunciò in quell’ora oscura e gloriosa Erfea, né egli avrebbe desiderato che vi fosse altra voce a parlare in sua vece che quella dei ricordi; lentamente, allora, accarezzò l’elsa della sua lama e il nobile fodero che ne tutelava il duro filo, rimembrando essere stato quello un dono di Miriel allorché egli aveva fatto ritorno a Numenor dopo il suo primo viaggio diretto alle sponde della Terra di Mezzo, una sera di duecento anni prima, allorché i suoi occhi erano giovani e non ancora colmi della triste saggezza che apprendono i Secondogeniti nel corso della loro esistenza.

Si avvide Elrond di quanto rimembrava nel suo animo Erfea e gli posò la forte mano sulla sua spalla; lieto, allora il viso di Erfea si destò dall’oblio del passato in cui era piombato ed i due presero ad esortare le proprie schiere, facendo leva l’uno sull’orgoglio della propria stirpe, l’altro sull’onore che sarebbe stato attribuito loro, qualora fossero riusciti vittoriosi da tale conflitto; infine, coloro che erano degli Eldar, la cui vista è simile a quella di Manwe, scorsero, ancora lontane nella pianura, minuscole figure approssimarsi e lanciarono grida d’allarme, si ché ognuno potesse schierarsi prima che la pugna piombasse su di loro.

Rapidi e silenziosi, preghiere e canti si levarono rivolti ai reggenti di Varda e ai loro congiunti, e molti idiomi diversi fu possibile ascoltare in quell’ora, il khuzdul accanto al quenya, l’adunaico accanto alle favelle degli uomini del Nord e del Sud, il sindarin accanto ai dialetti silvani di Bosco verde il Grande e di Lorien».

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La Battaglia della Dagorlad – Il catalogo delle forze alleate e nemiche

Care lettrici, cari lettori,
siamo ormai giunti alla grande battaglia che decise i destini della Terra di Mezzo al termine della Seconda Era. Sarà una battaglia epica, come la maggior parte di voi se la saranno immaginata, e non mancheranno eroismi e drammi. Prima di lasciare lo spazio al campo di battaglia, vorrei spendere due parole sull’evento storico che ho preso a modello di questo scontro. Non è stato facile pensare a uno scontro che riassumesse al suo interno le caratteristiche di una battaglia simile a quella combattuta fra Sauron e l’Ultima Alleanza. Alla fine ho optato per la Battaglia di Zama (202 a.C.), affidando la parte dei Romani ad Elfi e Uomini e quella dei Cartaginesi a Sauron e ai suoi alleati. In sostanza si trattò di una battaglia di attrito, nella quale il Capitano degli Eserciti di Sauron, per vincere, aveva una sola possibilità: consumare le forze nemiche contrapponendo loro armate via via più forti ed esperte, sino a consumarle, un assalto dopo l’altro. Inutile dire che la parte dell’avanguardia, destinata a facile massacro, sarà costituita dagli Orchi e che ai Numenoreani Neri, pesantemente armati, toccherà il ruolo di retroguardia. Ho progettato una serie di schemi che spero potranno aiutarvi a comprendere lo schieramento delle forze alleate e nemiche e che saranno pubblicati nei prossimi articoli.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

[immagine in evidenza: Jean Jesu Fumeres (fumeresart) su Instagram e artstation].

«Rapida, la notte calò sulle schiere dell’Alleanza e nessun suono osò disturbare il loro sonno, ché poteri quali gli Eldar poche volte avevano mirato e di cui gli Edain non conservavano che un pallido ricordo, erano all’opera; il mattino seguente, destatesi alle prime luci dell’alba, i soldati scorsero nuove milizie accorrere presso lo stendardo delle libere genti; erano costoro le possenti creature della terra, orsi dalle montagne del nord, cavalli selvaggi dalle steppe dell’oriente, minuscole formiche provenienti dagli antri profondi, e altre bestie quali il vasto mondo racchiude in seno.

Meraviglia si dipinse sul volto degli Eldar, degli Edain e dei Naugrim, ché essi miravano raccolte sotto i vessilli dei Capitani dell’Ovest un esercito quale mai avevano scorto nel corso delle loro esistenze e che mai più avrebbero visto; soli, fra quanti esprimevano il loro palese stupore, Cirdan, Gil-Galad ed Elrond sorridevano, ché non avevano obliato quanto era accaduto migliaia di anni prima.

Le cronache di quei giorni ricordano che l’esercito che si schierò dinanzi ai lugubri cancelli neri di Mordor fu inferiore per possanza e per numero solo a quello che abbatté Thangrodim al termine della Prima Era. Invero, veritiere sono tali affermazioni, né vi fu stirpe i cui guerrieri non si trovarono l’uno contro l’altro in quello scontro: solo gli Eldar furono fedeli a Gil-Galad e a lui soltanto, ad eccezione di Celedhring che rinnegò il suo popolo e servì l’Oscuro Signore sino alla sua morte, essendo, tuttavia, troppo vile per affrontare in singolare tenzone le armate dei Noldor.

Le stirpi di Uomini e Nani, invece, scelsero di schierarsi nell’uno e nell’altro esercito, gli uni privilegiando la libertà, gli altri una schiavitù infame ed eterna: gli eredi dei Fedeli di Elenna, militarono nelle schiere di Elendil e dei suoi figli, mentre coloro che erano stati seguaci di Ar-Pharazon il Dorato ed erano sopravissuti alla Caduta, seguirono i voleri di Sauron e servirono sotto i vessilli degli Ulairi; gli Uomini del Nord, ad eccezione delle schiere originarie del regno di Urdar, prestarono giuramento all’Alto Theng del Rhovanion, Aldor Roch-Thalion, ed essi erano numerosi e bene armati dai fabbri di Gondor, cui erano legati da antichi vincoli di fedeltà; gli Orientali si scissero fra coloro che erano nelle file di Herìm, ed erano costoro minori nel numero ma non nel valore, e fra quanti, spinti dal terrore degli Spettri dell’Anello e da seducenti menzogne del Nemico, si schierarono con il Nemico. Poco o punto note sono le vicende delle genti che vissero nelle ampie ed inesplorate contrade che si estendono a sud di Mordor; pure, fu detto che le stirpi su cui gli Ulairi avevano grande influenza militarono sotto gli stendardi di Mordor: fra esse, vi erano i Wolim del continente e dell’isola di Waw, i guerrieri delle tribù provenienti da Hent, i Chey delle lande desertiche che si estendono tra il Khand e la contrada di Ciryatandor, gli Haradrim accorsi da ogni loro feudo del sud, i Variag di Mordor e del Khand, ed altre genti di cui non sopravvive più alcun ricordo ai giorni nostri. In massa esse risposero all’appello del Signore di Mordor e sebbene le loro armi non fossero paragonabili a quelle che forgiavano i popoli liberi, pure esse si dimostrarono non meno letali nel lacerare la carne e trafiggere usberghi di acciaio e di cuoio intessuti, ché i fabbri di Barad-Dur presero a forgiare in quei giorni ormai lontani ogni strumento bellico di cui l’esercito del loro signore avesse abbisognato.

Pochi furono i Nani che presero parte al conflitto, ché alcune stirpi vivevano lontano dagli eventi che accadevano nella Terra di Mezzo nord-occidentale e si curavano poco o punto di quanto parevano ai loro orecchi niente altro che leggende da narrare intorno ai fuochi durante le veglie dell’inverno; pure, fu detto che fra coloro che servirono il Nemico, vi fu una stirpe che era fuggita dall’estremo oriente nei primi anni della Seconda Era, stabilendosi negli Ered Lithui, ove le loro menti ed i loro corpi furono fatti prigionieri dall’oscura malizia di Sauron. Bavor era il signore di tale schiatta ed essi, seppure desiderosi di  partecipare a battaglie campali, ché molto avevano in odio le altre casate, combatterono raramente, essendo intenti alla fabbricazione di strumenti bellici di ogni sorta; fra coloro che schierarono le loro schiere dinanzi ai Cancelli Neri, grande menzione ebbero i Naugrim di Durin IV e dell’antica roccaforte di Belegost, di cui oggi non sopravvivono altro che spoglie rovine; spietati erano i loro volti ed i guerrieri di Mordor sempre temettero i rampolli di Aule, sovente fuggendo in preda al panico allorché avvistavano il vessillo di Khazad-Dum.

Molto si è narrato di quanti, fra i figli di Iluvatar, parteciparono al conflitto che pose termine alla Seconda Era del mondo; pure, finanche le bestie del cielo e della terra si divisero, ciascuna specie secondo la propria volontà. Oscuri sono ormai diventati agli occhi degli uomini le pergamene ove mani sapienti annotarono quanto accadde in quegli anni oscuri, ché molto hanno obliato i Secondogeniti sin da quando Numenor è caduta ed Elendil ed Isildur sono venuti meno, eppure, non tutto è svanito e molto si parla, nelle cronache di quei remoti giorni, delle crudeli creature che servirono i voleri dei Nazgul: serpi dalle fauci velenose, cani e lupi dal morso feroce e pipistrelli dalle cuiose ali. Maggiori furono, tuttavia, le bestie che offrirono la loro vita all’Alleanza ed invero fu solo in questo che il numero di coloro che combatterono la potenza della Terra Nera si mostrò superiore a quello dei loro nemici; delle possenti aquile e degli altri volatili molto è stato detto, eppure esse non furono le uniche creature a seguire i vessilli delle libere genti, ché furono avvistati orsi imponenti e leoni provenienti dalle remote contrade del sud ed altre specie ancora che più le storie ricordano.

Imponente era invero l’armata dei seguaci dei Valar, inferiore solo a quella che aveva raso al suolo Angband e luminosi i vessilli intessuti d’oro e d’argento; eppure, nonostante le numerose genti che avevano giurato ad Orthanc, esigua era la schiera dell’Occidente se paragonata a quella di Mordor. Oltre a coloro che erano della progenie di Iluvatar, infatti, vi erano le creature nate dal folle volere di Morgoth e che, nei segreti recessi della Terra Nera, avevano ripreso a moltiplicarsi: Orchi dallo sguardo bieco e ripugnanti Troll ne costituivano le terribili avanguardie; pure, ignote ai comandanti dell’Alleanza, vi erano altre creature, escogitate dalla perfidia e dalla malizia di Sauron, che attendevano trepidanti l’ora dello scontro, esseri la cui perfidia la luce del sole rifiutava di mostrare agli incauti occhi delle libere genti, tanta era la malvagità e l’orrore che covava nei loro sguardi.

Cosa temessero, ciascuno nel profondo del proprio animo, i signori degli Eldar, degli Edain e dei Naugrim è cosa assai ardua da dire; poche parole furono infatti pronunciate durante il cammino che essi percorsero per raggiungere le contrade di Mordor, sia per tema di attirare l’attenzione dei servi del Nemico, sia perché l’aree era divenuta grave e le gole riarse ed offese. A lungo marciarono i fanti dell’Alleanza, infine si avvidero che il percorso che essi avevano sin lì seguito si apriva in un esteso spiazzo, battuto dai gelidi venti del Nord e da quelli secchi dell’Est; non fu tuttavia la natura selvaggia ed inospitale di tali luoghi ad attrarre l’attenzione di quanti erano ivi giunti, bensì le imponenti fortificazioni che si estendevano dinanzi ai loro attoniti sguardi: lugubri, le nere torri e i foschi minareti si ergevano sulla sommità dei crinali montuosi degli Ephel Duath e degli Ered Lithui. I guerrieri dell’Alleanza si fermarono ed i loro sguardi furono ricolmi di inquietudine e di timore, né erano infondati i loro sospetti, ché esalazioni velenose si levavano simili ad esili spirali contorte dall’agonia di quelle contrade martoriate, sicché parve loro che oscuri fantasmi si agitassero dinanzi ai bianchi vessilli».

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