L’organizzazione delle Armate di Mordor nella Seconda Era – II parte

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi vi propongo la seconda parte del racconto relativo all’organizzazione dell’esercito di Sauron durante la Seconda Era. In quest’ultima parte saranno indagati gli anni compresi fra la Caduta di Numenor e la sconfitta di Sauron al termine di quell’era. Trovate la prima parte qui: L’organizzazione delle armate di Mordor nella Seconda Era – I parte

Buona lettura, aspetto i vostri commenti! Vi anticipo che la prossima settimana pubblicherò qualcosa di molto speciale…stay tuned!

«Nel secolo che seguì la distruzione di Numenor, l’esercito di Mordor fu ulteriormente suddiviso e ad Umbar fu costituita la quarta armata, al cui comando vennero destinati Indur ed Akhorahil, in qualità di ammiragli dell’Oscuro Signore, mentre Adunaphel assumeva il grado di luogotenente dell’armata di Gorgoroth presso il Re Stregone.

I nove spettri degli anelli costituirono un corpo ben distinto di generali all’interno della rigida gerarchia militare di Mordor ed essi soli ebbero la qualifica di Genon (Lingua Nera/L.N.: Grande Comandante): immediatamente sottoposti ai loro voleri vi erano gli Urdanuk (L. N. Capitani), il cui ruolo prevedeva che essi assumessero il comando di una divisione di ottomila uomini, definita nel Linguaggio Nero come Belegrim (Armata Potente) o di diecimila orchi, indicata anche come Urhoth (L. N. Grande Armata): costoro prendevano parte ai consigli di guerra ed avevano facoltà, seppure fortemente limitata, di assumere decisioni autonome, una volta preso atto dei comandi ordinati dai Nazgul. Gli Urdanuk provvedevano ad attuare le disposizioni dei superiori mediante i loro collaboratori, chiamati nel Linguaggio Nero Afukaush (Marescialli), i cui compiti consistevano nel provvedere all’equipaggiamento e al vettovagliamento delle armate di Mordor e nel far pervenire i dispacci del Re Stregone ai Kritar (L. N. Sergenti): costoro, responsabili delle comunicazioni tra reparti mediante segnali di fumo e l’utilizzo dei corvi delle Montagne Nebbiose (Crebain), comandavano reparti inferiori di numero, costituiti da circa mille unità, in modo da permettere maggior rapidità di movimento durante le manovre di avanzata o ripiegamento.

Il Re Stregone dispose altresì che nessun orco potesse esercitare una carica superiore a quella di Kritar, ché temeva la superficialità e la mancanza di autocontrollo con le quali tali creature si lanciavano all’attacco, reputandoli indegni di indossare l’effigie dei comandanti di Mordor: unica eccezione a tale regola era costituita dal sovrano del regno di Gundaband, la cui città, pur trovandosi nella contrada controllata da Hoarmurath di Dìr, godeva di notevole autonomia, in quanto rappresentava la capitale degli orchi di Endor; desideroso di evitare faide intestine e atti di insubordinazione in una terra sì lontana dalle sue roccaforti, il Re Stregone dispose che il sovrano di Gundaband fosse ammesso a titolo onorifico tra gli Urdanuk, assicurandosi in tal modo la lealtà dei suoi sudditi.

Molti signori della guerra tra gli orchi venivano solitamente arruolati come Durothar (L. N. caporali), con la funzione di reclutare le proprie truppe per la causa di Mordor e assicurarsi che esse comprendessero gli ordini dei comandanti; al loro fianco cooperavano gli Ujak (L. N. guerrieri), responsabili di soli dieci soldati, sovente incaricati di costituire drappelli di esplorazione durante le avanzate in territorio nemico.

Tale era la complessa e accurata organizzazione dell’esercito di Mordor, che l’Oscuro Signore in persona non credeva possibile che esso avrebbe fallito il suo obiettivo; eppure ciò accadde, ché, nonostante le migliorie apportate dal Capitano Nero, vi erano conflitti latenti all’interno degli stessi alti comandi, causati da rancori antichi, dissidi che la minacciosa presenza dei Nazgul occultava solo parzialmente. Gli orchi non tolleravano gli uomini, deridendone la loro fragilità in battaglia, mentre i Secondogeniti asserviti a Sauron non mancavano di esprimere tutto il loro palese disgusto allorché si trovavano a dover condividere il rancio o l’alloggio con la prole di Morgoth. Non mancavano, infine, rivalità tra gli stessi uomini, ché gli Haradrim non smettevano di detestare i Numenoreani Neri, accusandoli di aver sottratto loro le terre migliori durante le guerre precedenti, mentre questi non tolleravano la presenza di stirpi umane a loro detta inferiori: tali contrasti, tuttavia, svanivano allorché veniva issato il vessillo dell’Occhio avvolto da una corona, l’effige del Re Stregone, signore degli eserciti di Mordor».

Per maggiori informazioni:

Gli anni dell’assedio di Gondor. Una cronologia

Cronologia della vita di Erfea e dei racconti del Ciclo del Marinaio

Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio»

L’organizzazione delle armate di Mordor nella Seconda Era – I parte

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi vi presenterò uno scritto nel quale ho provato a immaginare come fossero organizzate le armate di Sauron nella Seconda Era. Si tratta di uno scritto dalla natura “tecnica”, nel quale sono presentate due peculiarità che resero estremamente vulnerabile l’esercito dell’Oscuro Signore: la grande variabilità etnica delle sue schiere, all’interno delle quali militavano esseri umani e creature delle Tenebre, poco avvezze a combattere fianco a fianco e la presenza di una marina militare inferiore per qualità e quantità rispetto a quella dei Popoli Liberi…e come scriveva Tucidide nelle sue Storie, il controllo delle vie marittime era fondamentale per conservare la supremazia militare. Per ragioni di lunghezza ha suddiviso il mio scritto in due sezioni: la prima parte, che leggerete quest’oggi, sarà relativa all’organizzazione delle armate di Sauron dall’inizio della guerra contro gli Elfi sino alla corruzione degli Uomini ottenuta tramite la distribuzione dei Nove Anelli del Potere.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Dopo la sconfitta subita nell’anno 1700 della Seconda Era ad opera delle armate degli Eldar e dei Dunedain, durante la prima delle guerre condotte da Sauron contro gli elfi, l’Oscuro Signore fuggì dall’Eriador e si trincerò nella sua Torre Oscura, ove meditò a lungo sui motivi che avevano condotto il suo esercito verso l’annientamento pressoché totale.

Nei successivi secoli le armate di Mordor furono profondamente rinnovate, ché Sauron comprese come la loro impreparazione e la scarsa coordinazione tra popoli fra loro estranei, incapaci spesso di comprendere l’uno la lingua dell’altro, avessero condotto i suoi nemici alla vittoria: egli si rendeva conto che non vi era, tra i suoi capitani, uno stratega capace di elaborare una tattica tale da favorire il miglior dispiegamento delle sue eterogenee forze, ché gli orchi, seppur dotati di notevole forza fisica, mancavano di intuizione ed erano, in numerose occasioni, travolti dalla loro stessa cieca furia. Pochi uomini all’epoca militavano nelle sue schiere e questo perché la corruzione dei Numenoreani era ancora lontana dall’attuarsi e i nove anelli dei secondogeniti giacevano nei forzieri di Barad-Dur. I capitani delle tribù del Khand e dell’Harad punto o poco conoscevano le arti della guerra dei popoli occidentali e i loro contingenti, male armati rispetto ai loro avversari, erano spesso travolti ancor prima di poter estrarre le loro rozze scimitarre in bronzo dai foderi sdruciti. Durante l’occupazione di Ost-In-Edhil, le truppe di Sauron erano state comandate da un Troll, il cui nome era Ghulush: forte ed ambizioso, questo essere aveva trucidato numerosi Elfi, guadagnandosi in breve tempo l’ammirazione delle proprie truppe; esse, tuttavia, sovente cadevano in preda al panico, allorché il loro comandante era distante, ché molto temevano la collera degli Eldar, né Sauron poteva vantare altri condottieri di tale rango tra le sue file. L’intera armata di Mordor, incapace di combattere in schiere ordinate e compatte, procedeva in maniera piuttosto confusa durante la carica iniziale, smarrendo tuttavia ogni iniziativa allorché il nemico, se pur in numero inferiore di numero, anziché mostrare la terga, non cedeva ai suoi furiosi attacchi.

Ghulush aveva compreso che non era nelle sue capacità quella di apprendere l’arte della guerra dei suoi avversari e lo stesso rispetto che le sue truppe gli mostravano nasceva in gran parte dal condividere, seppure in dimensione minore, la stessa forza bruta che assaliva il comandante allorché si scagliava contro le schiere nemiche, urlando loro tutto il suo odio. L’unica tattica degna di nota che egli era stato in grado di apprendere e di trasmettere ai suoi subordinati consisteva nel tentare l’accerchiamento del nemico con una manovra rapida, in modo da permettersi in seguito la vittoria; tale strategia, tuttavia, fallì durante l’attacco dei Numenoreani, allorché, schierati su diverse fila distanziate l’una dall’altra, costoro resistettero al primo attacco delle armate di Sauron e in seguito massacrarono i loro avversari.

Durante gli anni che seguirono la sconfitta delle armate di Mordor ad opera dei Numenoreani, l’odio di Sauron per tale stirpe si accrebbe ed è plausibile che tra i motivi che lo spinsero a corrompere i cuori degli orgogliosi Dunedain, vi fosse anche la necessità impellente di carpire i segreti militari che costoro gelosamente custodivano: con l’investitura di Er-Murazor, secondogenito di Tar-Ciryatan, sovrano di Elenna, a Signore di Morgul e primo comandante delle armate di Mordor, il principale obiettivo dell’Oscuro Signore si era realizzato, ché il Capitano dei Nazgul possedeva invero uno spirito razionale e una mente acuta, in grado di elaborare strategie degne della sua stirpe.

Numerosi Numenoreani si volsero allora al male e Sauron gioì nel profondo del suo cuore nero, ché essi avrebbero apportato al suo reame le conoscenze ereditate dagli Eldar e ricchezze al di là di ogni immaginazione, necessarie per permettergli di attuare i suoi piani di conquista della Terra di Mezzo.

A partire dall’anno 2260 della Seconda Era, con l’asservimento totale dei nove portatori degli anelli degli uomini al suo volere, Sauron poté disporre di un corpo di luogotenenti degni di questo nome, ché essi erano stati scelti in base alle abilità militari dimostrate durante la vita terrena e alle conquiste ottenute duranti gli anni del loro dominio. Er-Murazor, divenuto il Signore dei Nazgul, operò un profondo rinnovamento all’interno dell’esercito di Mordor, consentendo che fossero realizzati, per la prima volta, dei corpi di armata, assegnati ai suoi commilitoni e di cui egli era il primo comandante.

Negli anni precedenti la cattura di Sauron da parte delle armate numenoreane, il Re Stregone portò a compimento i suoi piani, suddividendo l’esercito di Mordor in tre armate: di queste, la prima, in ordine crescente di importanza e di effettivi, era l’armata di Gorgoroth, di cui fu proclamato luogotenente Akhorahil, il quale era dello stesso lignaggio del suo signore. La seconda armata includeva ogni soldato incaricato di sorvegliare la piana di Udun e il Cancello Nero e fu affidata a Dwar di Waw, il quale incaricò Hoarmurath di Dir di prendere il comando delle schiere dei regni settentrionali di Endor sottomessi ai Nazgul, in qualità di suo reggente. La terza armata, detta anche di Nurn, coordinava l’afflusso e il trasporto di truppe dalle nazioni vassalle poste nel sud di Endor a Mordor e fu posta sotto il comando di Khamul, mentre ad Uvatha ed a Ren fu assegnato il grado di luogotenenti di quest’ultimo. Adunaphel ed Indur, infine, avrebbero dovuto rivestire la funzione di ammiragli, tuttavia, data l’esiguità della flotta di Mordor, costituita quasi esclusivamente da vascelli numenoreani appartenuti agli Ulairi di tale stirpe, essi furono destinati in un primo momento ad altri ruoli, e divennero i portavoce dell’Oscuro Signore, spesso intraprendendo missioni all’interno e all’esterno del reame per conto di costui».

Continua…

Hoarmurath, The King of ice. The sixth

«Born in the year 1954 of the Second Era in Emurath of Uab, in the forest of Dir located in the far north of Middle-earth, Hoarmurath was a descendant of a lineage of rough mountaineers and hunters: his mother had been the great matriarch of the kingdom of Urdar until death had seized her during one of the numerous wars waged against the people of Forochel, leaving the throne in the hands of her eldest daughter Amurath, according to the laws of her kingdom; on that occasion Hoarmurath became the Lord of the House, thus achieving the most coveted office a Man could desire in the county of Urdar. Soon, however, Hoarmurath’s ambition deemed his position insufficient to accomplish the grand goals that his mind had matured during a stay among the people of Khand; there he was convinced that the royal mantle belonged to a man and that his sister should be deposed: returning to Urdar he recruited many supporters among those who detested Amurath, openly proclaiming the rebellion.

Outraged by her brother’s foolish behavior, the matriarch of Urdar ordered his arrest and ordered his exile; Armed clashes followed between the two factions, until Amurath fell under the blows of the assassins of his brother, who placed the crown of Urdar on his head in 1992; made arrogant by his successes, Hoarmurath set out to conquer the territories of the Lossoths. He feared nothing, because he was indeed a great warrior, yet his queen wife could not give him that male heir that would ensure the survival of his dynasty: then the fear of death took him and he turned to his ally, Khamul l Oriental, who offered him, on Sauron’s order, the Sixth Ring of Men; blinded by madness, he accepted it without asking any questions and fell prey to the power of the Shadow, in the year 2003 of the Second Era.

Over the next four hundred years, he expanded the borders of his realm, conquering the lands of the Lossoth and even pushing himself into Rhovanion, where he subdued numerous tribes of Esterling: finally, after killing his first wife and securing an heir to his kingdom, he left for Mordor , where he served his lord until his capture by the Numenoreans. After the Fall, he returned to Urdar, where he commanded the armies of Dir in the battles against the knights of Rhovanion who had not yet submitted to Sauron’s will, defeating them in battle near the Celudin River; However, recalled to the siege of Gondor, the Ice King, as his warriors called him, led his army south.

After the defeat by the Last Alliance, Hoarmurath participated in the defense of Barad-Dur, falling into the shadows when Isildur took possession of the One Ring».

Suggerimenti di lettura:
Hoarmurath di Dir, il Re del Ghiaccio, il Sesto.

La battaglia della Dagorlad – La carica dei Mumakil

Care lettrici, cari lettori,
proseguo, in questo nuovo articolo, la narrazione della battaglia finale combattuta dinanzi al Cancello Nero al termine della Seconda Era. La scorsa settimana avevo spiegato quali posizioni avessero assunto le diverse armate schierate nella piana della Dagorlad (leggi qui). In questa fase, invece, vi racconterò della prima carica delle schiere di Sauron e della resistenza dei Numenoreani e dei Noldor.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Leste, le figure che erano all’orizzonte si approssimarono dinanzi ai guerrieri dell’Alleanza, sicché costoro si avvidero che erano i servi di Mordor, ché ora erano ben visibili i loro oscuri ed osceni stendardi e l’aria era offesa dagli strepiti e dalle urla degli schiavi dell’Oscuro Signore; rapidi, costoro avanzavano sulla desolata piana e la polvere sollevata dalle ruote dei loro carri e dalle feroci bestie che ne costituivano l’avanguardia oscurava il sole. Tosto la terra tremò e l’Orodruin eruppe in una terrificante eruzione, sicché lapilli e scorie furono scagliati nel cielo e la tenebra avvolse nel suo mortale abbraccio Anor; tali erano le intenzioni di Sauron, ché egli sperava potesse venire meno l’ardore e la fierezza che avevano condotto i suoi nemici ove mai avrebbe creduto sarebbero giunti; ma nessun sortilegio, nessun inganno poté incutere timore nel cuore dei figli di Iluvatar ed essi attesero, impavidi come le scogliere del vasto mare allorché Osse ruggisce furioso, che le schiere di Mordor si approssimassero.

Imponente era l’armata che il Signore di Mordor aveva radunato, sicché parve che l’intera piana non potesse accoglierla tutta nel suo seno: in prima fila erano i mastini di Dwar ed essi correvano lesti, ansiosi di affondare i possenti canini nelle gole degli Uomini e degli Elfi; a breve distanza, seguivano le legioni di Orchi e altre creature originate nei profondi pozzi di Barad-Dur, ed essi erano una moltitudine, i biechi visi distorti dal feroce odio che animava le loro membra. A destra erano i temibili Carrieri e i rapidi cavalieri del Nemico, le cui letali scimitarre e le acute lance si sarebbero presto scontrate contro le pesanti armature d’acciaio dei fanti dell’Alleanza. A sinistra avanzavano, lenti nel loro maestoso incedere, i mumakil di Indur ed egli spronava con secchi ordini gli Haradrim che conducevano i possenti animali alla carica, sicché apparve chiaro che essi sarebbero stati i primi ad attaccare fra quanti seguivano l’avanguardia di Dwar. Ancora invisibili agli occhi dei Secondogeniti, ma non già a quelli degli Elfi, Numenoreani neri e Troll di caverna procedevano lentamente a formazione serrata, consapevoli che non era ancora giunto il tempo in cui si sarebbero scontrati con le armate dell’Ovest.

Dei nove spettri dell’Anello, ben sette erano presenti allorché la battaglia della Dagorlad, che molti destini decise, ebbe inizio: oltre a Dwar e ad Indur, erano anche Khamul all’ala destra e Hoarmurath, laddove, coloro che erano stati in vita Signori di Numenor, sostavano alla retroguardia e il Signore dei Nazgul era con loro, terrificante a vedersi sul suo nero destriero mentre impartiva gelidi ordini nella lingua degli schiavi di Sauron. Leste, le prime schiere avanzarono a passo di carica, le spade denudate dai sudici foderi e le lance abbassate: ancor più rapidamente, tuttavia, essi proruppero in angosciose grida, ché i dardi scagliati dagli arcieri dell’Alleanza trafissero i loro corpi, sicché in molti trovarono la morte all’inizio della pugna.

All’ala sinistra dello schieramento nemico, i Mumakil erano nel frattempo giunti a misurarsi contro i manipoli di fanti ed arcieri elfici; allora si udì una gran fanfara di corni e tamburi, ed i Nani avanzarono dalla retroguardia, mostrando ai conducenti degli animali le terrificanti maschere che essi adoperavano per proteggere il volto dagli attacchi nemici e per incutere in loro il terrore. Sconvolti da tali apparizioni e disorientati dal frastuono che gli araldi provocavano con i loro strumenti, i mumakil si smarrirono e si sbandarono, incuneandosi profondamente fra i passaggi che erano stato lasciati aperti tre le schiere dell’alleanza appositamente a tale uopo. Agonizzanti, furono uditi i loro gridi di morte ed essi caddero trafitti dalle frecce e dalle lance che gli Eldar scagliarono loro contro, mentre coloro che erano alla retroguardia, in preda al panico per quanto era accaduto a coloro che ne guidavano il branco, fuggirono terrorizzati, travolgendo nell’impeto della loro fuga gli stupefatti servi di Mordor; invero grande fu la strage che i Mumakil provocarono tra le file degli eserciti di Sauron sicché per lungo tempo l’ala sinistra del nemico cedette e gli Ulairi furono impegnati nel restaurare l’ordine tra le fila.

A destra, ove erano Khamul e Hoarmurath, grandi furono lo stupore e la gioia allorché costoro si resero conto che non vi erano cavalieri del nemico ad opporsi loro, ché essi massimamente temevano le genti del Lindon e del Rhovanion: lesti, simili a rapidi strali che il cielo impietoso versi sul capo dei mortali, i cavalieri di Mordor si lanciarono in una folle corsa, denudando le scintillanti lame e alzando le robuste lance, eppure i loro progetti naufragarono rapidamente, ché essi non avevano fatto i conti con la sapiente disposizione tattica che i Signori dell’Occidente avevano escogitato. Coloro che erano, infatti, alla retroguardia, furono abbattuti dai dardi infuocati che gli archi d’acciaio di Numenor scagliarono contro di loro; impauriti dal fuoco, i cavalli si imbizzarrirono e a stento furono ricondotti all’ordine da coloro che li cavalcavano. Quanti erano, invece, all’avanguardia, per un breve istante esultarono, ché avevano evitato di essere colpiti dai dardi nemici ed erano ora vicini alle linee dei fanti dell’alleanza, sicché spronarono i loro destrieri, sperando che l’impeto della loro cavalcata avrebbe atterrito gli arcieri e che costoro si sarebbero rifugiati dietro le linee dello schieramento centrale, abbandonando, in tal modo, l’intera posizione nelle loro mani; eppure, ogni loro attesa svanì allorché essi furono trafitti dalle picche che i fanti gondoriani impugnavano, né nulla potevano le loro esili armi contro le armature forgiate secondo gli antichi insegnamenti che Aule aveva impartito ai suoi figli sicché in gran numero perirono, disperdendosi nella bruma della notte».

Suggerimenti di lettura:

La prima fase della battaglia della Dagorlad

Il discorso di incitamento di Gil-Galad ai soldati dell’Ultima Alleanza

La Battaglia della Dagorlad – Il catalogo delle forze alleate e nemiche

La Battaglia della Dagorlad – L’arrivo degli Ent

I piani di battaglia per la Dagorlad

Dwar a colloquio con i Signori dell’Ovest

Il coraggio di Morwin e la morte di Oropher e Amdir

Il primo attacco ai Cancelli Neri

Un giuramento infranto. La follia di Amdir e Oropher

Un’alleanza difficile

Gil-Galad, l’Alto re degli Elfi

L’assedio di Minas Ithil (parte I). Il ritorno di Sauron

Care lettrici, cari lettori, in questo articolo riprendo la narrazione dei racconti del Ciclo del Marinaio, che negli ultimi mesi sono stati un po’ tralasciati per fare spazio ad altri progetti figurativi. La serie di articoli che mi accingo a scrivere nelle prossime settimane riguarderà i primi eventi bellici che interessarono Gondor e Mordor circa un secolo dopo la Caduta di Numenor.
Non vi nasconderò che questi eventi costituirono per me una vera e propria sfida: dovetti superare il classico «blocco dello scrittore» per andare avanti nella trattazione della vita di Erfea, perché non riuscivo a capire come riprendere i fili della vita di un Uomo distrutto spiritualmente dalla morte di Miriel, la principessa numenoreana della quale era innamorato e dalla scomparsa di Elwen, la mezzelfa di Edhellond, della quale si erano perse le tracce. Impiegai qualche tempo per ritrovare il filo della matassa e decisi così da ripartire da un nuovo ruolo per Erfea, quello di Sovrintendente del nuovo regno di Arnor e Gondor – perché, ricordiamolo, fintantoché fu vivo Elendil, queste regioni erano considerate parte di un unico organismo statale – che ha in qualche modo ritrovato la forza di andare avanti perché preoccupato dal ritorno di Sauron.
Su questo argomento vorrei qui spendere qualche parola: per quanto possa sembrare strano, Numenoreani ed Elfi – salvo qualche rara eccezione, come vedremo – erano convinti che l’unico vantaggio derivato dalla distruzione di Numenore fosse stata quella del suo peggiore nemico, l’Oscuro Signore di Mordor. Gli eventi, tuttavia, presero una piega diversa: il corpo di Sauron era stato effettivamente distrutto durante la Caduta ed egli era ritornato sulle ali di un vento malvagio alla Terra di Mezzo, laddove, grazie ai poteri dell’Unico, aveva recuperato la sua forma fisica, seppure orribile a vedersi. Certo, aveva perso la capacità di assumere un aspetto bello a vedersi (Tolkien utilizza il termine «storpiato», riferendosi alla sua condizione dopo la Caduta), tuttavia, a dispetto delle speranze di tutti, era sopravvissuto. Ed era ansioso di ottenere vendetta sui suoi nemici: i Duneadain sopravvissuti alla Caduta e gli Elfi di Gil-Galad…

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Centodieci anni erano trascorsi dalla caduta di Ar-Pharazon e dall’inabissamento di Numenor nei profondi flutti del Belagaer, allorché una nuova minaccia sorse per tutto l’Occidente ed essa mieté numerose vite, implacabile come il crudele vento del Nord che soffia gelido nei mesi di Hrive[1]. Gemiti e lamenti si levarono tosto nelle contrade di Endor, ché molti temevano l’oscura terra che si estendeva oltre gli Ephel Duath, le Montagne dell’Ombra: ivi, nella Terra Oscura, dimorava Sauron l’Aborrito, Signore degli Anelli e corruttore del cuore dei Secondogeniti.
A lungo i Saggi avevano creduto che il suo spirito giacesse ove il sembiante di costui era stato umiliato, allorché egli era stato scagliato nell’Abisso, ed erano soliti predicare che finanche il Maia corrotto avesse trovato la morte in tale sciagura. “No – tali erano le parole che costoro avevano ispirato in Elendil l’Alto, sovrano di Gondor e Arnor – nessuno sarebbe potuto sopravvivere all’ira di Eru Iluvatar ed ora il trono dell’Oscuro Signore giace negli abissi profondi, corroso dalla salsedine e dalla furia di Ulmo”; tuttavia non tutti fra i consiglieri del re erano dello stesso partito, ché ve n’era uno, il cui pensiero discordava da costoro e temeva la nequizia di Sauron. Erfea era il suo nome, ultimo signore di Minas Laure ora sommersa dai flutti, colui che chiamavano il Morluin perché in gioventù aveva abbattuto un drago di tal nome: bello era il suo portamento e nobile ogni suo atto, ché Manwe e Varda vegliavano su di lui ed egli era caro a Tulkas, il Paladino dei Valar; mai Erfea aveva dismesso la sorveglianza degli Ephel Duath, ché temeva nel suo cuore la minaccia di Mordor e sapeva che l’Ombra dei Nazgul non era scomparsa dalla Terra.
Silenti erano i giorni, né voce alcuna giungeva da oriente, tuttavia Erfea vagava inquieto, abbandonando sovente Osgiliath, di cui pure era stato nominato sovrintendente, per esplorare contrade selvagge ed ignote ai più; infine una notte di Narvinye[2], un messaggero a cavallo chiamò a gran voce i Signori di Gondor al cancello orientale di Osgiliath: tosto egli venne ricevuto e nuova inquietudine crebbe nel cuore di Erfea, ché l’ora era tarda e gravida di sventure. Lesto lo straniero si inchinò dinanzi ad Anarion, infine prese la parola: “Graziosissimo signore degli uomini, il mio nome è Aldor Roc-Thalion, signore degli Eotrahim, e giungo da voi latore, mio malgrado, di morte e distruzione, ché l’Ombra si è destata a levante ed ora leva la sua mano corruttrice fino alle terre della mia gente, nel Rhovanion”.
Grave scese il silenzio dopo che furono udite tali parole, ché il sovrano si avvide che nella sala le paure del suo sovrintendente si erano tramutate in realtà; infine egli invitò il suo ospite a disquisire sui motivi che l’avevano spinto così lontano dalla sua dimora, desideroso di apprendere cosa fosse accaduto e il messaggero, sebbene portasse in volto impressi i segni di una recente fatica, non fu parco di parole: “Due settimane sono trascorse dacché l’Ombra è scesa su di noi, disonorando le terre dei nostri padri e inaridendo la nostra letizia! Eravamo nei nostri accampamenti posti sulla riva occidentale del Celudin[3], allorché le vedette di guardia ci riferirono di aver scorto un’immensa moltitudine di carri marciare a poco meno di tre miglia da noi; lesti i nostri Thaeng[4] ordinarono che fosse allestita una spedizione per verificare quali intenzioni avessero tali uomini.
Molte ore trascorremmo nell’attesa gelida che ognuno portava nel suo cuore, invano lenita dai grandi bracieri che splendevano nella notte: al sorgere del sole, un uomo tornò all’accampamento; lesti i miei signori gli andarono incontro, ma la sorpresa che essi provarono in tale frangente non fu inferiore all’orrore che ne incupì i volti. La vita aveva infatti abbandonato il corpo mutilato del cavaliere e la sua testa era stata orrendamente sfigurata con il marchio della Lancia Nera in campo giallo: la rabbia si impadronì dei nostri animi, allorché scorgemmo tale marchio, perché esso era opera dei Logath[5] e degli Asdragh[6], antichi nemici del nostro popolo; eppure esso non era il solo infame marchio che deturpava il volto dell’uomo. Vi era infatti un simbolo quale nessuno fra noi aveva scorto fino a quel momento: un occhio rosso circondato da lingue di ghiaccio. A lungo ponderammo su quale significato potesse avere per noi tale disegno: giunse il mattino ed esso non portò consiglio, bensì la morte; udimmo infatti un lungo stridio e i nostri cuori furono avvolti dalla gelida morsa della paura, ché nessun animale della steppa e nessun uccello del cielo emette versi simili, impregnati di oscurità. Rapido giunse allora in risposta il suono di molti olifanti e vedemmo piombare sui nostri accampamenti migliaia di carri; lesti i nostri guerrieri corsero ad armarsi, eppure ogni resistenza fu vana, ché la confusione regnava nelle nostre menti e il terrore pareva dilagare ovunque: io fui uno degli ultimi ad abbandonare i nostri campi prima di rifugiarci ad est, ove il mio popolo ancora si oppone all’invasore”. S’interruppe per un attimo, infine parlò nuovamente, ma una profonda angoscia era scesa sul suo volto e le sue parole parvero echeggiare da antri oscuri: “Fu allora che lo vidi: innanzi a me vi era un essere simile in apparenza ad un uomo, eppure differente! Un re sembrava essere, ché una corona forgiata nell’acciaio ne adornava il capo, mentre un mantello regale gli scendeva lungo le spalle; tuttavia le luci delle capanne in fiamme non illuminavano alcun viso ed egli sembrava farsi beffa delle frecce che i nostri arcieri inutilmente scagliavano contro di lui: una grande tenebra lo accompagnava e la sua stessa gente fuggiva dinnanzi al suo cospetto. Mai i cavalieri Eothraim avevano veduto una potenza simile all’opera: buia fu la notte, eppure il giorno non recò sollievo nei nostri cuori, ché le armate del nemico incalzavano la nostra ritirata, impedendoci ogni fuga verso sud; numerosi Orchi si erano aggiunti agli Asdragh e agli altri popoli dell’Est ed essi conducevano un grande stendardo innanzi a loro, adornato da un marchio simile a quello che aveva deturpato le spoglie dell’esploratore.
Molte leghe percorse il mio popolo e alfine giunse nei pressi di un lago, nelle cui acque cristalline si specchiava una roccia imponente: qui l’avanguardia del nemico fu costretta ad arretrare ed essi si ritirarono verso Sud, ove riorganizzarono le loro file e si spartirono il bottino accumulato nei giorni precedenti. Io fui inviato presso le genti di Gondor, perché corre voce qui viva un possente capitano, il cui nome è noto presso il mio popolo: Erfea Morluin è chiamato e grato sarebbe il mio cuore se le fatiche del mio viaggio fossero alleviate dalla sua presenza in tale consesso”.

“La tua cerca è giunta al termine, cavaliere del Rhovanion! Io sono Erfea Morluin, figlio di Gilnar di Numenor, sovrintendente di Gondor e a te dico di non crucciarti, ché nessuna delle armi forgiate nelle vostre fucine è in grado di ferire Hoarmurath di Dìr[7], sesto in possanza fra coloro che servirono in vita l’Oscuro Signore di Mordor ed ora perseverano nella schiavitù che contrassero con costui allorché accettarono, bramosi dell’immortalità, gli Anelli del Potere degli uomini”. Indi Erfea si levò dallo scranno e i suoi capelli, ancora neri, sebbene egli fosse ormai anziano, furono illuminati dalle luci della sala: “Codesto atto infame d’aggressione è un monito per tutti i popoli liberi di Endor. Sauron, l’Oscuro Signore di Mordor è tornato e reclama il suo dominio perduto”. Gravi divennero i visi dei presenti, tuttavia solo Anarion espresse apertamente il suo parere: “Se quanto tu affermi corrisponde al vero, Erfea Morluin, perché il signore di Mordor esita ancora nell’attaccare i nostri possedimenti? Forte è l’odio che egli nutre per noi, ché se davvero il suo nero spirito è tornato sulle ali di un vento malefico, ebbene, le sue spie gli avranno riferito che non tutte le genti di Numenor perirono nella Caduta e che i Fedeli perdurarono alla sciagura che colpì tempo addietro l’Isola del Dono”. Perplessi e inquieti, i consiglieri del sovrano osservarono Erfea e nei loro occhi palesava il dubbio; lesto tuttavia il sovrintendente rispose: “Mio signore, Sauron non è uno sciocco; gli Eothraim sono stati per le sue armate niente altro che una prova per verificare il loro stato di preparazione e l’efficienza dei propri comandanti; tuttavia, non tarderà a lungo l’attacco al nostro regno, ché forte è nell’animo dell’Oscuro Sire il desiderio di vendetta ed egli non ha obliato né il vostro nome, né quello della vostra stirpe”.
Anarion sospirò, infine, levatosi anch’egli dal proprio scranno, si approssimò al suo comandante: “Cosa vuoi che faccia? – gli sussurrò a voce bassa, ché grande era scesa nel suo cuore la paura ed egli nutriva fiducia nel giudizio di Erfea – non vi sono uomini a sufficienza per sorvegliare l’intero confine di Mordor e il pericolo potrebbe giungere dai regni a meridione dell’Anduin come da quelli posti sulla sua riva orientale”. Tetro in volto, così Erfea rispose al suo sovrano: “Mio sire, convoca Isildur a Osgiliath, perché pesante grava sul mio cuore una minaccia”.
Silenzioso stette Anarion per qualche istante, infine congedò l’ambasciatore degli Eothraim con queste parole: “Le storie tramandateci dai nostri padri narrano che la gente di Haladin non proseguì il suo viaggio verso Occidente, ma che preferì stabilirsi nei territori che il vostro popolo ha difeso sì strenuamente; siamo dunque fratelli e il nostro aiuto non verrà meno in questa ora del bisogno. Invieremo un corpo di cavalleria a Nord: temo tuttavia che altrove risieda una minaccia ancor più grave e che le difese di Gondor non possano essere private di troppi uomini”.
Grato chinò il capo l’ambasciatore, infine parlò: “Sia fatta la volontà dei Signori della Terra del Sud; possano i rinforzi non tardare a lungo, ché la mano del Nemico si protende su contrade sulle quali mai era calata la Tenebra”».

Note

[1] “Inverno” nella favella degli elfi Noldor

[2] “Gennaio” nella favella degli Elfi Noldor

[3] Questo fiume scorre a ponente dei Colli Ferrosi e sfocia nel mare interno di Rhun

[4] I “Thaeng” erano i capitani delle tribù che costituivano la federazione degli Eothraim; ogni dieci anni, essi eleggevano un uomo fra loro che avrebbe dovuto rappresentarli innanzi agli altri popoli della Terra di Mezzo e a costui veniva dato il titolo di “Alto Thaeng”: durante gli anni che opposero gli Alleati alle armate di Mordor, tale incarico fu ricoperto da Aldor Roc-Thalion.

[5] I Logath erano una confederazione di popoli dell’estremo Est, servi di Sauron e discendenti degli Orientali che avevano militato nelle schiere di Morgoth durante la Prima Era; le storie di quell’epoca narrano che essi fossero prevalentemente cacciatori e domatori di bestie, ché le loro terre erano incolte e perennemente battute dal vento. Nel terzo millennio della Seconda Era, subirono l’influenza dei Signori della Guerra Hoarmurath e Khamul e costituirono le avanguardie degli eserciti di Mordor fino alla distruzione di Barad-Dur.

[6] Sotto tale nome erano comprese numerose tribù stanziate presso le coste orientali del Rhun; feroci e rudi d’aspetto, costoro praticavano l’agricoltura, seppure in forma rudimentale e veneravano i Demoni della Natura e le rappresentazioni degli Antenati; superstiziosi e bellicosi, essi militarono nelle schiere di Sauron per tutto il corso della Seconda Era.

[7] Sesto fra i Nazgul; si veda Hoarmurath di Dir, il Re del Ghiaccio, il Sesto.

Hoarmurath di Dir, il Re del Ghiaccio, il Sesto.

Nato nell’anno 1954 della Seconda Era a Emurath di Uab, nella foresta di Dir posta all’estremo Nord della Terra di Mezzo, Hoarmurath era un discendente di una stirpe di rozzi montanari e cacciatori: sua madre era stata la grande matriarca del regno di Urdar finché la morte l’aveva colta durante una delle numerose guerre condotte contro le genti del Forochel, lasciando il trono nelle mani della figlia maggiore Amurath, secondo le leggi del suo regno; in tale occasione Hoarmurath divenne il Signore della Casa, raggiungendo in tal modo la carica più ambita che un Uomo potesse desiderare nella contrada di Urdar. Tosto, tuttavia, l’ambizione di Hoarmurath giudicò la propria posizione insufficiente per realizzare i grandi obiettivi che la mente di costui aveva maturato durante un soggiorno tra le genti del Khand; ivi si era convinto che il manto regale spettasse a un uomo e che sua sorella dovesse essere deposta: fatto ritorno a Urdar reclutò molti sostenitori fra coloro che detestavano Amurath, proclamando apertamente la ribellione.

Oltraggiata dall’insulso comportamento del fratello, la matriarca di Urdar ne ordinò l’arresto e ne dispose l’esilio; seguirono scontri armati tra le due fazioni, finché Amurath cadde sotto i colpi dei sicari di suo fratello, il quale pose sul suo capo la corona di Urdar nell’anno 1992; reso arrogante dai successi ottenuti, Hoarmurath si accinse a conquistare i territori dei Lossoth. Nulla temeva, ché era invero un grande guerriero, eppure la regina sua sposa non riusciva a dargli quell’erede maschio che avrebbe assicurato la sopravvivenza della sua dinastia: allora lo prese la paura della morte ed egli si rivolse a un suo alleato, Khamul l’orientale, il quale gli offrì, su ordine di Sauron, il sesto Anello degli Uomini; accecato dalla follia, egli lo accettò senza porsi alcuna domanda e cadde in preda al potere dell’Ombra, nell’anno 2003 della Seconda Era.

Nei successivi quattrocento anni, espanse i confini del suo reame, conquistando le terre dei Lossoth e spingendosi finanche nel Rhovanion, ove sottomise numerose tribù di Esterling: infine, dopo aver ucciso la prima moglie e aver assicurato un erede al proprio regno, partì per Mordor, ove servì il suo signore fino alla cattura di costui da parte dei Numenoreani. Dopo la Caduta, fece ritorno a Urdar, ove comandò gli eserciti di Dir nelle battaglie contro i cavalieri del Rhovanion che ancora non si erano sottomessi alla volontà di Sauron, sconfiggendoli in battaglia presso il fiume Celudin; richiamato tuttavia all’assedio di Gondor, il Re del Ghiaccio, come lo chiamavano i suoi guerrieri, condusse il suo esercito a Sud.

Dopo la sconfitta per opera dell’Ultima Alleanza, Hoarmurath partecipò alla difesa di Barad-Dur, precipitando nell’ombra allorché Isildur si impossessò dell’Unico Anello.

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Suggerimenti di lettura:

I Nazgul

Er-Murazor, il Primo dei Nove

Khamul, il Secondo, l’Ombra dell’Oriente.

Dwar di Waw, il Terzo, il Signore dei Cani

Indur, la Morte dell’Alba, il Quarto

Akhorahil, il Re Tempesta, il Quinto

Adunaphel l’Incantatrice. La Settima

Ren il Folle, l’Ottavo

Uvatha, il Cavaliere, il Nono