La nuova copertina del Ciclo del Marinaio!

Care lettrici, cari lettori,
in questo caldissimo agosto vi invito a trascorrere qualche minuto nella grande isola di Numenor, insieme a Erfea e Miriel, i protagonisti di quella che sarà – se il tempo lo permetterà – la nuova copertina del Ciclo del Marinaio, opera della bravissima Livia De Simone!

Spero possa piacervi, buone ferie…e agli altri (me incluso)…massima solidarietà:)

Per saperne di più vi invito a leggere o rileggere i seguenti articoli:

Perché Miriel è bionda? Fisionomia dei Numenoreani

Miriel

Erfea, o degli eroici imperfetti

Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio»

Mappa di Numenor

Buon pomeriggio, care lettrici e cari lettori!
È con grande piacere che voglio mostrarvi questa bellissima mappa in cuoio che mostra l’isola di Numenor così come appare nel Ciclo del Marinaio. A differenza delle raffigurazioni “tradizionali”, infatti, compare – nel margine inferiore destro della mappa – la città di Minas Laure, la Torre Dorata, il luogo natale di Erfea.
Spero che vi piaccia, vi auguro buone vacanze!

Storia di Miriel – Solitudine e sofferenza

Care lettrici, cari lettori,
ritorno su queste pagine per augurarvi buone festività e farvi un piccolo dono: un nuovo brano, estratto da «Il Racconto della Rosa e del Ragno», che spero possa ricevere una buona accoglienza. Devo esprimere la mia gratitudine a Lettrice e a Simona, che mi hanno spesso esortato a proseguire i miei racconti. Vorrei poter dedicare più tempo alla scrittura de «Il Ciclo del Marinaio», ma il tempo, ahimé, non me lo permette più come in passato…
Ho iniziato anche il ventesimo racconto di questa lunga saga, intitolato «Il Racconto della Rosa e dell’Ombra» – anche questo incentrato su Miriel – ma per ora ho scritto solo poche righe…

Vedremo cosa ci porterà il futuro. Per ora posso solo anticiparvi che nelle prossime settimane pubblicherò nuove immagini, disegnate da una bravissima illustratrice che avete avuto modo di apprezzare già in passato…

Tanti cari auguri e possano i vostri sogni realizzarsi!

«I timori di Pharazon, tuttavia, non erano stati placati dalle risposte poco convincenti che sua cugina aveva pronunciato; egli vedeva bene come, al contrario, le sue risposte alludessero a scelte e disegni che estendevano la loro ombra più lontano di quanto lo sguardo di Lossë fosse in grado di scorgere. Era stato abile a nascondere le sue emozioni dinanzi allo sguardo indagatrice della fanciulla, tuttavia, ora che procedeva solitario lungo i sentieri sconosciuti ai suoi domestici che lo avrebbero ricondotto alla sua dimora paterna, lasciò che risentimento e rabbia prendessero parola nella sua mente: «Sei stato uno sciocco! Cosa credevi, di carpire la sua attenzione svelandole segreti a lei ignoti? Troppo a lungo hai osservato i suoi passi dirigersi lontano dai tuoi pensieri e tuttavia il tuo imbelle animo è rimasto inerte. Le tue parole non possiedono maggiore verità di quanto le tue belle maniere vorrebbero celare: proseguendo lungo questo percorso futile le tue uniche compagne saranno la menzogna e la ritrosia». Egli stringeva forti i pugni, mentre la sua mente era persa in simili ragionamenti, né, tuttavia, avrebbe desiderato mostrare ad altri che non fosse la sua ombra simili debolezze; fu così che il suo rientro alla dimora avita, ancora una volta, avvenisse senza che alcuno dei domestici di suo padre fosse in grado di notare l’assenza né il furtivo rientro nei suoi appartamenti, ove restò preda dei dubbi fintantoché non fu costretto a prendere parte al desco paterno.

Introdotto che fu nella grande sala paterna, non si accorse della presenza di un uomo che conversava amabilmente con suo padre, tanto foschi erano i suoi pensieri da occultargli la vista. Non era il viso di uno dei suoi cortigiani, questo lo vedeva bene; l’ospite aveva un aspetto regale, tuttavia il suo viso avrebbe atterrito il più coraggioso degli uomini, ché una grande maschera dorata gli ricopriva la fronte sino agli occhi. Fu solo quando ebbe preso posto dinanzi a suo padre che si avvide con orrore che lo straniero portava seco quella maschera perché il suo volto era stato deturpato: egli era cieco, ché due gemme rosse riempivano quelle che un tempo erano state le orbite oculari. Inoriddito, Pharazon non poté trattenersi dall’emettere un breve singulto di sorpresa allorché il suo sguardo cadde sui preziosi rubini. L’ospite, tuttavia, non dette segno alcuno di essere stato offeso dalla mancanza di tatto del giovane figlio del suo anfitrione, oppure, se avvertì lo sguardo di ribrezzo misto a disgusto che colui non smise di lanciargli per l’intera durata del pasto, non se ne dette pena alcuna. La cena trascorse celermente, né Pharazon avrebbe desiderato intrattenersi ancora in compagnia di suo padre e dello straniero: fu grandemente sorpreso, dunque, allorché costui gli si rivolse parlando nella favella dei suoi avi: «Costui, dunque, è l’erede minore al trono di Numenor». Pharazon esitò, come se un colpo invisibile l’avesse costretto a indietreggiare: indi, il rancore che era cresciuto lentamente nel suo animo durante quel pomeriggio crebbe sino ad esplodere fragorosamente: «Ebbene, mi si chiami pure così, dunque! Non sminuirà la mia figura, bensì quella di chi si intrattiene troppo a lungo nei bordelli di Armenelos per reclamare quanto dovrebbe spettare a suo figlio!» Una grande furia prese allora Gimilkhad, il quale aveva già alzato il suo forte braccio per punire l’arroganza di suo figlio; tuttavia, il colpo non andò mai a segno, ché lo straniero, incurante del suo ruolo e della sua cecità, sembrò aver compreso cosa sarebbe accaduto di lì a poco: ratto, infatti, egli mosse a sua volta una rapida mano che afferrò in una ferrea morsa il polso di Gimilkhad, costringendolo a gemere sommessamente.

Grande meraviglia e stupore si palesarono allora sul volto di Pharazon, ché mai aveva scorto qualcuno capace di arrestare l’ira di suo padre in maniera sì veemente; prudentemente, tuttavia, scostò il pesante sedile dalla tavola di marmo, non già perché temesse la reazione di suo padre – ché, lo vedeva bene, nulla poteva opporre dinanzi alla fermezza del suo ospite – quanto la sicurezza con la quale questi aveva bloccato il colpo paterno. Cieco pareva, eppure Pharazon non poté fare a meno di considerare quanto alla sua vista offesa altri sensi, al suo sguardo invisibili, supplissero egregiamente: al ribrezzo che sulle prime aveva provato nel suo tormentato animo, era infine subentrata una fanciullesca curiosità: non poteva esimersi dal chiedere a sé stesso risposte a quesiti che la sua mente acuta non era in grado di risolvere. «Donde io venga e quale sia la mia casata, questo tu domandi ai tuoi sensi in questa ora perigliosa» affermò l’Uomo a bassa voce, continuando a usare la favella dei camerati paterni».

Leggi anche:
Storia di Miriel – Questioni di famiglia; Storia di Miriel – Tessitore di tenebra…; Storia di Miriel – Un’amicizia pericolosa

Space-Dye Vest

Dear readers, I dedicate this poignant song by Dream Theater to you which seems to be inspired by the sad love story between Erfea and Miriel. In particular, these melancholy words that I transcribe are suitable for describing their unhappy story.


“But he’s the sort who can’t know
anyone intimately, least of all a
woman. He doesn’t know what a woman
is. He wants you for a possession,
something to look at like a painting or an ivory box.
Something to own and to display. He doesn’t want you to be real,
or to think or to live. He doesn’t love you, but I love you.
I want you to have your own thoughts and ideas and
feelings, even when
I hold you in my arms. It’s our last chance… It’s our
last chance…”

Link utili:
L’Infame Giuramento_IX Parte e ultima (Il trionfo di Pharazon)
Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio»

The courage of Miriel

“Touch this Man and your blade will have to be stained with a double crime!”; so beautiful the sovereign of Numenor appeared, despite the wound on her head darkening the warm light of her hair, that even the Black Numenorean stopped her blade, seized by doubt and remorse; then, gripping Sulring – who, fortunately, was lying not far from me – I shook a single upward blow with desperation, while with the injured limb I pushed Tar-Miriel away from the Black Numenorean. Eargon backed off, astonished, and touched himself the wounded chest; then he looked at the great carnage that was going on in the lower room and his gaze expressed despair mixed with repentance”.

Potete leggere o rileggere questo brano in italiano qui: L’Infame Giuramento_IX Parte e ultima (Il trionfo di Pharazon)

Questioni aperte…

Care lettrici, cari lettori,
in queste settimane – anche se molto a rilento – proseguo nella scrittura del racconto «La Rosa e il Ragno», dedicato all’adolescenza di due personaggi fondamentali del Ciclo del Marinaio, vale a dire Miriel e suo cugino Pharazon. Contemporaneamente, tuttavia, mi sto dedicando a un altro racconto – anche se qui siamo ancora a una fase embrionale – nel quale verrà spiegato quale ruolo ebbe Miriel nell’accettare la proposta – o dovrei dire l’obbligo? – impostole da suo cugino affinché gli cedesse scettro e la sua stessa persona. Questo punto, come ho già avuto modo di scrivere in passato, è piuttosto oscuro e dolente perché mette in luce un episodio doloroso della vita di Miriel: quello che posso anticiparvi per il momento, è che si tratterà essenzialmente di un racconto femminile, nel senso che le protagoniste saranno quasi tutte donne, ad eccezione di Pharazon, naturalmente.
A rendere le cose ancora più complesse, devo rivelarvi che qualche settimana fa, rimettendo ordine in casa in occasione delle festività natalizie, è saltata fuori una vecchia agenda ncontenente appunti e racconti scritti in versi, risalenti a una concezione originaria del «Ciclo del Marinaio» nella quale, come ricorderà chi ha letto questo articolo In principio era…Othello, ovvero come nacque il Ciclo del Marinaio, Miriel non era stato ancora inserita tra i protagonisti, a vantaggio di Elwen, che era allora la principale figura femminile dei miei racconti. Cosa mi consigliate di fare in proposito? Vi piacerebbe leggerli, anche se sono componimenti per certi versi superati?
Attendo il vostro responso, ringrazio fin d’ora chi vorrà dire la sua!

Domenico

Qui troverete gli altri brani de «Il racconto della Rosa e del Ragno»:
Ritratti – Miriel ed Erfea…e un nuovo racconto
Storia di Miriel – Questioni di famiglia
Storia di Miriel – Tessitore di tenebra…
Storia di Miriel – Un’amicizia pericolosa

The gardens of Armenelos or the beginning of the end.

She looked at me, without uttering a word; yet, her clear eyes seemed to ask me for forgiveness and she replied with an ancient saying, which the Numenoreans use in very serious situations: “I gave hope to the Dunedain, but I have not kept one for myself”. She was silent for a few moments, finally she sighed and took my hand so she spoke: “Would you like, then, to break the orders of your sovereign? Do not lie to me, Erfea, for I see in your gaze the doubt and fear that my words have aroused in you; and yet, if the loyalty of my commanders were to fail, I would perish and others would suffer immense suffering ”. I watched her, coldly, because, although my heart was bleeding profusely, yet I could not ignore how much her words had, in vain, tried to conceal: “You are deceived, Miriel, if you believe that our loyalty to Numenor has come less; know, however, that we will only respond to it, when the time has come and no other”. Then she dropped my hand and her soul went cold: “Go, son of Gilnar and may your loyalty not fail when the time comes”.

In lingua italiana:
Nei giardini di Armenelos – illustrazione definitiva

500 followers! Thank you!

I reached 510 followers in the week. I can’t believe it, it’s a great result! I thank you for taking the time to read my articles. I dedicate a triptych to you that represents the three main characters of my stories: Erfea, Miriel and Elwen.

Ho raggiunto in settimana 510 followers. Non riesco a crederci, è un risultato ottimo! Vi ringrazio per il tempo che mi dedicate leggendo i miei articoli. Vi dedico un trittico che rappresenta i tre principali personaggi dei miei racconti: Erfea, Miriel ed Elwen.

Perché Miriel è bionda? Fisionomia dei Numenoreani

Care lettrici, cari lettori,
scrivo questo articolo per rispondere a un quesito che mi è stato posto qualche giorno fa da un lettore in merito alla capigliatura bionda di Miriel. Egli trova insolita questa scelta da parte dell’autore, perché, a sua detta, tutti i Numenoreani avevano capelli scuri (principalmente neri) e occhi chiari (solitamente grigi). Ho pensato quindi di scrivere questo articolo per rispondere alla sua legittima domanda e perché credo che le indicazioni che emergeranno in questa disamina saranno utili anche per comprendere alcune scelte che potrebbero (in questo caso il condizionale è d’obbligo) essere portate avanti dalla produzione della serie sviluppata da Amazon sulla Seconda Era della Terra di Mezzo, nella quale non dovrebbero mancare attori e attrici scelti per impersonare i Numenoreani.

Premessa: in questo articolo non tratterò la storia di Numenor e dei suoi abitanti (se siete interessati, vi suggerisco di leggere questi miei contributi: Storia di Numenor: un’introduzione – I parte; Storia di Numenor – II parte; Storia di Numenor – III parte), ma ne approfondirò soprattutto le vicende etnografiche.

Iniziamo da una considerazione: il grande pubblico, fino a questo momento, non ha avuto ancora modo di familiarizzare particolarmente con i Numenoreani: gli unici che si intravedono in qualche scena della «Compagnia dell’Anello» – il primo capitolo cinematografico della trilogia girata da Jackson – sono Elendil e suo figlio Isildur. Entrambi ricorrono allo stereotipo fisico che ho descritto in precedenza: capelli neri e occhi grigi. Anche Aragorn, che dei Numenoreani è il legittimo erede, presenta i medesimi tratti fisici. Non si tratta di un errore della sceneggiatura, tutt’altro: come apparirà evidente nel corso di questa trattazione, anzi, la scelta effettuata è particolarmente apprezzabile.

La scelta di rendere Miriel bionda si deve essenzialmente a due motivazioni, l’una interna al legendarium tolkieniano, l’altra esterna. Cominciamo dalla seconda, che è la più semplice da trattare: come ho spiegato in questo articolo:…e arrivò il Marinaio! Corto Maltese, Aldarion ed Erfea inizialmente il personaggio femminile protagonista dei miei racconti avrebbe dovuto essere Elwen, una mezzelfa la cui capigliatura era nera; per questa ragione, allorché presi la decisione di inserire un secondo personaggio femminile (che, alla lunga, avrebbe finito col soppiantare Elwen, relegandola a un ruolo marginale), decisi che sarebbe stata bionda. Non si tratta di una scelta particolarmente originale, lo ammetto: comprenderete bene, però, che il mio intento, all’epoca, era soprattutto quello di evitare che i due personaggi – Miriel ed Elwen – finissero coll’assomigliarsi troppo fra loro.

La motivazione legata al legendarium tolkieniano, invece, è molto più interessante e complessa: per poterla apprezzare, è necessario però fare qualche rapido cenno etnografico sui Numenoreani.

Essi discesero da tre casate di Uomini (Edain in elfico) che nel corso delle prime battaglie fra Elfi e Morgoth, il Grande Male del Nord, si schierarono dalla parte dei primi, patendo innumerevoli sofferenze. Non entrerò nel dettaglio di queste storie, perché mi porterebbero fuori strada rispetto al mio obiettivo: se vi ho incuriosito, vi suggerisco di leggere gli articoli dedicati al Silmarillion (l’opera di Tolkien nella quale sono narrate queste storie) che il mio amico Federico Aviano sta scrivendo in questi mesi (qui trovate il testo relativo alla comparsa degli Uomini nei racconti di Tolkien: https://imlestar.com/2020/08/08/il-silmarillion-recensione-riassunto-e-spiegazione-parte-9-la-venuta-degli-uomini-e-la-morte-di-fingolfin/)

Le casate erano così caratterizzate:
La Casa di Bëor (I casata): essi erano scuri di capelli e dagli occhi grigi. Erano alti quanto gli elfi Noldor (180-195 cm per gli uomini e 170-180 cm per le donne). Furono tra quelli che patirono maggiormente la malizia di Morgoth e dei suoi servi e tra i suoi membri si possono annoverare la maggior parte dei grandi eroi umani della Prima Era.
La Casa di Haleth (II casata): questi uomini erano anch’essi scuri di capelli, sebbene di statura più piccola rispetto a quelli delle altre casate e di carattere schivo.
La Casa di Hador (III casata): questa, fin dal principio, era stata quella più numerosa. Prendeva il nome dal suo avo, Hador Chiomadoro, a causa della sua capigliatura dorata, e i suoi membri si caratterizzavano per essere feroci in battaglia e particolarmente alti, arrivando a raggiungere i 220 cm. Una parte di questi uomini non lasciò la Terra di Mezzo per migrare verso Numenor e dettero vita a quelle genti che, nel corso degli anni successivi, popolarono gran parte delle contrade nord-occidentali di questo continente: da esse discendono, per esempio, i Rohirrim, vale a dire il popolo guidato da re Theoden e dai suoi nipoti Eomer ed Eowyn.

Quando i superstiti di queste tre casate (pochi, forse meno di 10.000) fecero vela, al principio della Seconda Era, verso i lidi di Numenor, ci si rese conto che avevano subito destini diversi: in particolare, della seconda casata (quella di Haleth) non erano rimasti che pochi sopravvissuti. Diverso fato aveva conosciuto quella di Bëor: la maggior parte dei superstiti di questa casata si stabilirono nella regione di Numenor chiamata Andustar (come potete vedere nella mappa che vi allego in basso).

Perché è importante conoscere questa correlazione gegrafica? Perché nella regione di Andustar si concentrarono la maggior parte dei Fedeli, i Numenoreani che non caddero sotto l’influenza di Sauron e dei suoi nazgul. La stessa casata principesca che reggeva le sorti di quella contrada, inoltre, derivava dall’unione della primogenita reale con un principe locale: non c’è da meravigliarsi, dunque, se la maggior parte dei Fedeli, appartenessero dunque alla casata di Bëor e avessero quelle caratteristiche somatiche note al grande pubblico: capelli neri e occhi grigi. Dai principi di Andustar, inoltre, discendono in linea diretta Elendil e i suoi figli Isildur e Anarion e, attraverso molte generazioni, anche Aragorn.

Questo lungo ragionamento, tuttavia, non ci dice ancora nulla sulla capigliatura bionda di Miriel: ebbene, ho pensato che se la maggior parte dei Numenoreani (ad eccezione, come ho scritto in precedenza, di quelli che abitavano nella regione di Andustar) erano discendenti della casata di Hador, è possibile che molti avessero conservato il pigmento chiaro dei capelli: se consideriamo, inoltre, che anche Tar-Silwen, la regina madre di Miriel e moglie di Tar-Palantir, era bionda, allora dobbiamo dedurre che nelle vene della bella principessa numenoreana scorresse sia il sangue della prima casata (dalla quale discendevano i re di Numenor) che della terza, vale a dire quella materna. Questa unione potrebbe spiegarsi anche a livello politico: se è vero che Tar-Palantir cercò di riportare armonia fra i Numenoreani, reduci da una dura guerra civile – come sa chi ha letto il racconto de Il Marinaio e il Messere di Endoreè probabile che egli abbia voluto prendere in moglie una rappresentante del partito avverso al suo…magari non una dei suoi leader più radicali, ma una donna appartenente a una corrente politica che oggi definiremmo «moderata». E questo spiegherebbe anche una certa ostilità provata da Tar-Silwen nei confronti di Erfea, che apparteneva, invece, come sappiamo, a una frangia radicale dei Fedeli Numenoreani (come si intuisce nel racconto de La Rosa e del Ragno).

Per le ragioni che ho presentato in questo articolo, in conclusione, l’eventuale presenza di Numenoreani e Numenoreane biondi (o comunque dotati di capigliature più chiare) nella serie che Amazon sta producendo non dovrebbe meravigliarci più di tanto.

Spero che questo articolo ti sia piaciuto, alla prossima!

Storia di Miriel – Un’amicizia pericolosa

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi voglio presentarvi l’ultimo brano scritto – per il momento – de «Il racconto della Rosa e del Ragno» che vi ha accompagnato in queste ultime settimane. L’articolo precedente – che potrete leggere (o rileggere) qui: Storia di Miriel – Tessitore di tenebra… – si è concluso con la decisione di Pharazon di recarsi a fare visita a sua cugina Miriel per capire quali sono i motivi che l’avevano spinta a incontrare Erfea. Spero di poterlo riprendere quanto prima, ma non temete! Nei prossimi articoli avrò modo di riprendere altre storie, altri racconti che spero potranno incontrare la vostra approvazione.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«L’ora del vespro si approssima – così le parlò [Pharazon], spuntando ratto da una robusta ginestra in fiore – e tuttavia vedo ancora, Lossë [Rosa, in elfico], che ti attardi ove nessuna compagnia può disturbare i tuoi pensieri. Profonda è divenuta dunque l’influenza del figlio di Gilnar, se egli ha posto nel tuo cuore la medesima solitudine che alloggia nel suo animo». Rise con eleganza, indi, con gesto rapido della mano sinistra, porse un fiore di orchidea alla cugina, inchinandosi leggermente: bianca era la superficie del fiore, eppure screziata di un colore azzurro notte, ché era – come ebbe a concludere il giovane – un omaggio agli occhi della principessa. Miriel sbatté leggermente le palpebre e sussultò portandosi d’istinto una mano al petto, come se si accingesse a parare un colpo invisibile; sebbene fosse ormai avvezza ai modi teatrali del cugino, non poté impedirsi, tuttavia, di esitare allorché la sua voce risuonò bassa alle sue spalle. «Sei solito recarti a farmi visita negli orari più imprevisti, caro cugino – tali furono le sue parole di benvenuto, seguite da un grazioso inchino che le scompigliò leggermente la capigliatura, resa leggermente rossastra dall’ultima luce morente del sole primaverile – sempre che qualcosa abbia attirato la tua attenzione tanto da farti rischiare una dura reprimenda nel caso i tuoi movimenti siano stati scorsi da occhi vigili».

«Sei abile a occultare i tuoi pensieri, figlia di Palantir – le rispose lui beffardo – dì piuttosto che la mia presenza ti risulta sgradita, ché le tue parole avrebbero dovuto alludere ai miei capricci anziché alla mia scarsa considerazione degli orari cari ai gentiluomini e alla dame di questa isola». Avanzò di qualche passo, avendo cura di non rivolgerle mai lo sguardo, limitandosi a osservare i boccioli del roseto che permeavano della loro fragranza il quieto meriggio. Arricciò delicatamente il labbro inferiore, quasi che un oscuro pensiero lo avesse turbato, indi riprese a parlarle: «I nostri padri erano soliti sostenere che nel nome di un uomo risiede la sua sorte; ebbene, non pare anche a te curioso come il figlio di Gilnar non aneli per nulla al mare e trascorra il suo tempo, invece, a domare le bestie selvatiche che suo padre tiene in gran conto, non essendo forse uomo avvezzo a quella ricchezza che il suo lignaggio avrebbe dovuto suggerirgli di considerare in modo benevolo?»

«Il tempo di Earien gli appartiene, e non vedo perché dovresti corrucciarti in merito a una scelta che non comprendi – le rispose lei, ancora divertita per la sua malizia, nonostante muovesse leggermente la mano destra per nascondere una ciocca ribelle che le cadeva sulla chiara fronte – Quanto a suo padre, perché dovrebbe rifiutare i doni che i Popoli della Terra di Mezzo gli inviano? Sarebbe oltremodo scortese – e qui lo sguardo cadde malizioso sul cugino – ché offenderebbe il lignaggio al quale egli appartiene».

Pharazon, preso congedo dalla bionda fanciulla, le rivolse un inchino beffardo e si allontanò percorrendo sentieri a lui solo noti; rimasta finalmente sola, Miriel poté ancora udire, in lontananza, riecheggiare una sciocca poesiola, le cui parole suonavano irriverenti nei suoi confronti.

«Rosa diletta,
donde vai sola, soletta?
Un inganno è la beltà
Corromperà la tua volontà»


Suggerimenti di lettura:

Storia di Miriel – Tessitore di tenebra…
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Ritratti – Miriel ed Erfea…e un nuovo racconto