L’organizzazione delle Armate di Mordor nella Seconda Era – II parte

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi vi propongo la seconda parte del racconto relativo all’organizzazione dell’esercito di Sauron durante la Seconda Era. In quest’ultima parte saranno indagati gli anni compresi fra la Caduta di Numenor e la sconfitta di Sauron al termine di quell’era. Trovate la prima parte qui: L’organizzazione delle armate di Mordor nella Seconda Era – I parte

Buona lettura, aspetto i vostri commenti! Vi anticipo che la prossima settimana pubblicherò qualcosa di molto speciale…stay tuned!

«Nel secolo che seguì la distruzione di Numenor, l’esercito di Mordor fu ulteriormente suddiviso e ad Umbar fu costituita la quarta armata, al cui comando vennero destinati Indur ed Akhorahil, in qualità di ammiragli dell’Oscuro Signore, mentre Adunaphel assumeva il grado di luogotenente dell’armata di Gorgoroth presso il Re Stregone.

I nove spettri degli anelli costituirono un corpo ben distinto di generali all’interno della rigida gerarchia militare di Mordor ed essi soli ebbero la qualifica di Genon (Lingua Nera/L.N.: Grande Comandante): immediatamente sottoposti ai loro voleri vi erano gli Urdanuk (L. N. Capitani), il cui ruolo prevedeva che essi assumessero il comando di una divisione di ottomila uomini, definita nel Linguaggio Nero come Belegrim (Armata Potente) o di diecimila orchi, indicata anche come Urhoth (L. N. Grande Armata): costoro prendevano parte ai consigli di guerra ed avevano facoltà, seppure fortemente limitata, di assumere decisioni autonome, una volta preso atto dei comandi ordinati dai Nazgul. Gli Urdanuk provvedevano ad attuare le disposizioni dei superiori mediante i loro collaboratori, chiamati nel Linguaggio Nero Afukaush (Marescialli), i cui compiti consistevano nel provvedere all’equipaggiamento e al vettovagliamento delle armate di Mordor e nel far pervenire i dispacci del Re Stregone ai Kritar (L. N. Sergenti): costoro, responsabili delle comunicazioni tra reparti mediante segnali di fumo e l’utilizzo dei corvi delle Montagne Nebbiose (Crebain), comandavano reparti inferiori di numero, costituiti da circa mille unità, in modo da permettere maggior rapidità di movimento durante le manovre di avanzata o ripiegamento.

Il Re Stregone dispose altresì che nessun orco potesse esercitare una carica superiore a quella di Kritar, ché temeva la superficialità e la mancanza di autocontrollo con le quali tali creature si lanciavano all’attacco, reputandoli indegni di indossare l’effigie dei comandanti di Mordor: unica eccezione a tale regola era costituita dal sovrano del regno di Gundaband, la cui città, pur trovandosi nella contrada controllata da Hoarmurath di Dìr, godeva di notevole autonomia, in quanto rappresentava la capitale degli orchi di Endor; desideroso di evitare faide intestine e atti di insubordinazione in una terra sì lontana dalle sue roccaforti, il Re Stregone dispose che il sovrano di Gundaband fosse ammesso a titolo onorifico tra gli Urdanuk, assicurandosi in tal modo la lealtà dei suoi sudditi.

Molti signori della guerra tra gli orchi venivano solitamente arruolati come Durothar (L. N. caporali), con la funzione di reclutare le proprie truppe per la causa di Mordor e assicurarsi che esse comprendessero gli ordini dei comandanti; al loro fianco cooperavano gli Ujak (L. N. guerrieri), responsabili di soli dieci soldati, sovente incaricati di costituire drappelli di esplorazione durante le avanzate in territorio nemico.

Tale era la complessa e accurata organizzazione dell’esercito di Mordor, che l’Oscuro Signore in persona non credeva possibile che esso avrebbe fallito il suo obiettivo; eppure ciò accadde, ché, nonostante le migliorie apportate dal Capitano Nero, vi erano conflitti latenti all’interno degli stessi alti comandi, causati da rancori antichi, dissidi che la minacciosa presenza dei Nazgul occultava solo parzialmente. Gli orchi non tolleravano gli uomini, deridendone la loro fragilità in battaglia, mentre i Secondogeniti asserviti a Sauron non mancavano di esprimere tutto il loro palese disgusto allorché si trovavano a dover condividere il rancio o l’alloggio con la prole di Morgoth. Non mancavano, infine, rivalità tra gli stessi uomini, ché gli Haradrim non smettevano di detestare i Numenoreani Neri, accusandoli di aver sottratto loro le terre migliori durante le guerre precedenti, mentre questi non tolleravano la presenza di stirpi umane a loro detta inferiori: tali contrasti, tuttavia, svanivano allorché veniva issato il vessillo dell’Occhio avvolto da una corona, l’effige del Re Stregone, signore degli eserciti di Mordor».

Per maggiori informazioni:

Gli anni dell’assedio di Gondor. Una cronologia

Cronologia della vita di Erfea e dei racconti del Ciclo del Marinaio

Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio»

L’organizzazione delle armate di Mordor nella Seconda Era – I parte

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi vi presenterò uno scritto nel quale ho provato a immaginare come fossero organizzate le armate di Sauron nella Seconda Era. Si tratta di uno scritto dalla natura “tecnica”, nel quale sono presentate due peculiarità che resero estremamente vulnerabile l’esercito dell’Oscuro Signore: la grande variabilità etnica delle sue schiere, all’interno delle quali militavano esseri umani e creature delle Tenebre, poco avvezze a combattere fianco a fianco e la presenza di una marina militare inferiore per qualità e quantità rispetto a quella dei Popoli Liberi…e come scriveva Tucidide nelle sue Storie, il controllo delle vie marittime era fondamentale per conservare la supremazia militare. Per ragioni di lunghezza ha suddiviso il mio scritto in due sezioni: la prima parte, che leggerete quest’oggi, sarà relativa all’organizzazione delle armate di Sauron dall’inizio della guerra contro gli Elfi sino alla corruzione degli Uomini ottenuta tramite la distribuzione dei Nove Anelli del Potere.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Dopo la sconfitta subita nell’anno 1700 della Seconda Era ad opera delle armate degli Eldar e dei Dunedain, durante la prima delle guerre condotte da Sauron contro gli elfi, l’Oscuro Signore fuggì dall’Eriador e si trincerò nella sua Torre Oscura, ove meditò a lungo sui motivi che avevano condotto il suo esercito verso l’annientamento pressoché totale.

Nei successivi secoli le armate di Mordor furono profondamente rinnovate, ché Sauron comprese come la loro impreparazione e la scarsa coordinazione tra popoli fra loro estranei, incapaci spesso di comprendere l’uno la lingua dell’altro, avessero condotto i suoi nemici alla vittoria: egli si rendeva conto che non vi era, tra i suoi capitani, uno stratega capace di elaborare una tattica tale da favorire il miglior dispiegamento delle sue eterogenee forze, ché gli orchi, seppur dotati di notevole forza fisica, mancavano di intuizione ed erano, in numerose occasioni, travolti dalla loro stessa cieca furia. Pochi uomini all’epoca militavano nelle sue schiere e questo perché la corruzione dei Numenoreani era ancora lontana dall’attuarsi e i nove anelli dei secondogeniti giacevano nei forzieri di Barad-Dur. I capitani delle tribù del Khand e dell’Harad punto o poco conoscevano le arti della guerra dei popoli occidentali e i loro contingenti, male armati rispetto ai loro avversari, erano spesso travolti ancor prima di poter estrarre le loro rozze scimitarre in bronzo dai foderi sdruciti. Durante l’occupazione di Ost-In-Edhil, le truppe di Sauron erano state comandate da un Troll, il cui nome era Ghulush: forte ed ambizioso, questo essere aveva trucidato numerosi Elfi, guadagnandosi in breve tempo l’ammirazione delle proprie truppe; esse, tuttavia, sovente cadevano in preda al panico, allorché il loro comandante era distante, ché molto temevano la collera degli Eldar, né Sauron poteva vantare altri condottieri di tale rango tra le sue file. L’intera armata di Mordor, incapace di combattere in schiere ordinate e compatte, procedeva in maniera piuttosto confusa durante la carica iniziale, smarrendo tuttavia ogni iniziativa allorché il nemico, se pur in numero inferiore di numero, anziché mostrare la terga, non cedeva ai suoi furiosi attacchi.

Ghulush aveva compreso che non era nelle sue capacità quella di apprendere l’arte della guerra dei suoi avversari e lo stesso rispetto che le sue truppe gli mostravano nasceva in gran parte dal condividere, seppure in dimensione minore, la stessa forza bruta che assaliva il comandante allorché si scagliava contro le schiere nemiche, urlando loro tutto il suo odio. L’unica tattica degna di nota che egli era stato in grado di apprendere e di trasmettere ai suoi subordinati consisteva nel tentare l’accerchiamento del nemico con una manovra rapida, in modo da permettersi in seguito la vittoria; tale strategia, tuttavia, fallì durante l’attacco dei Numenoreani, allorché, schierati su diverse fila distanziate l’una dall’altra, costoro resistettero al primo attacco delle armate di Sauron e in seguito massacrarono i loro avversari.

Durante gli anni che seguirono la sconfitta delle armate di Mordor ad opera dei Numenoreani, l’odio di Sauron per tale stirpe si accrebbe ed è plausibile che tra i motivi che lo spinsero a corrompere i cuori degli orgogliosi Dunedain, vi fosse anche la necessità impellente di carpire i segreti militari che costoro gelosamente custodivano: con l’investitura di Er-Murazor, secondogenito di Tar-Ciryatan, sovrano di Elenna, a Signore di Morgul e primo comandante delle armate di Mordor, il principale obiettivo dell’Oscuro Signore si era realizzato, ché il Capitano dei Nazgul possedeva invero uno spirito razionale e una mente acuta, in grado di elaborare strategie degne della sua stirpe.

Numerosi Numenoreani si volsero allora al male e Sauron gioì nel profondo del suo cuore nero, ché essi avrebbero apportato al suo reame le conoscenze ereditate dagli Eldar e ricchezze al di là di ogni immaginazione, necessarie per permettergli di attuare i suoi piani di conquista della Terra di Mezzo.

A partire dall’anno 2260 della Seconda Era, con l’asservimento totale dei nove portatori degli anelli degli uomini al suo volere, Sauron poté disporre di un corpo di luogotenenti degni di questo nome, ché essi erano stati scelti in base alle abilità militari dimostrate durante la vita terrena e alle conquiste ottenute duranti gli anni del loro dominio. Er-Murazor, divenuto il Signore dei Nazgul, operò un profondo rinnovamento all’interno dell’esercito di Mordor, consentendo che fossero realizzati, per la prima volta, dei corpi di armata, assegnati ai suoi commilitoni e di cui egli era il primo comandante.

Negli anni precedenti la cattura di Sauron da parte delle armate numenoreane, il Re Stregone portò a compimento i suoi piani, suddividendo l’esercito di Mordor in tre armate: di queste, la prima, in ordine crescente di importanza e di effettivi, era l’armata di Gorgoroth, di cui fu proclamato luogotenente Akhorahil, il quale era dello stesso lignaggio del suo signore. La seconda armata includeva ogni soldato incaricato di sorvegliare la piana di Udun e il Cancello Nero e fu affidata a Dwar di Waw, il quale incaricò Hoarmurath di Dir di prendere il comando delle schiere dei regni settentrionali di Endor sottomessi ai Nazgul, in qualità di suo reggente. La terza armata, detta anche di Nurn, coordinava l’afflusso e il trasporto di truppe dalle nazioni vassalle poste nel sud di Endor a Mordor e fu posta sotto il comando di Khamul, mentre ad Uvatha ed a Ren fu assegnato il grado di luogotenenti di quest’ultimo. Adunaphel ed Indur, infine, avrebbero dovuto rivestire la funzione di ammiragli, tuttavia, data l’esiguità della flotta di Mordor, costituita quasi esclusivamente da vascelli numenoreani appartenuti agli Ulairi di tale stirpe, essi furono destinati in un primo momento ad altri ruoli, e divennero i portavoce dell’Oscuro Signore, spesso intraprendendo missioni all’interno e all’esterno del reame per conto di costui».

Continua…

Ren the madman. The eighth Nazgul

«Born in the city of Ulk Jey Ama, in the year 1969 of the Second Age, Ren was the son of an enchanter and grandson of the Lord of the Chey: he had a quiet childhood, without any event suggesting what would happen once he became an adult. In 1992, Ren married Elyen, a woman of his own lineage, and moved to the Ered Harmal, where he resided for the next six years; in 1998, however, a severe plague devastated the Chey lands, and Ren was severely affected, although his body survived the long illness that prevented his awakening for many months: he finally woke up from a coma, however his mental health was been compromised. Ren had forgotten much of what he had learned in his youth, even his own name; yet, despite his wavering mind, he deluded himself that he had acquired a wisdom and a far-sightedness superior to that of any other Man: often, in the long night watches, his wife listened to him murmuring arcane and obscure words in his sleep, while, during the day, bent over his seat, he screamed to be the son of fire, the incarnation of the vital flame itself. Elyen tried desperately to cure her husband’s madness, summoning herbalists to her bedside even from western Khand, yet their care soon proved ineffective: Ren proclaimed himself king of the Chey and his followers practiced numerous violence, insulting women and sacrificing infants to the sacred flame. In a short time Sauron understood that the mad illusionist would be a valid servant, so that, in 2005, he offered him the eighth Ring of the Power of Men, with the promise that he would show him the source where the sacred fire came to life: soon Ren accepted , and driven by an unstoppable madness, aggravated by the corrupting power of the Ring, he organized his armies to conquer all of central-eastern Middle-earth; in the turn of a century, his troops, allied with those of the Khand of Uvatha, began to dominate an empire such as no man of their lineage had ever ruled until that moment. Ren settled in his hometown, after having his children and wife sacrificed to the purifying fire, the source of which was in the kingdom of Mordor; he left the capital of the kingdom of Chey only on the occasion of the arrival of Erfea Morluin in Numenor, when he joined the other Nazgul in an unsuccessful search. After the fall, Ren went to Mordor with his mighty armies and participated in the siege of Osgiliath, failing however due to the arrival of the troops of the Last Alliance; during the siege of Barad-Dur, the Witch-King ordered him to occupy the pass of Cirith Ungol, for fear that other troops of Gondor might come from the west: this strategy, however, proved useless, as the Ring was taken and Ren sank in the Darkness».

See also: Ren il Folle, l’Ottavo

La battaglia della Dagorlad – L’assedio alla Barad-Dur

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi vi presenterò l’ultimo brano tratto da «Il Racconto del Marinaio e della Grande Battaglia» che vi ha accompagnato in queste ultime settimane: scoprirete in che modo fu condotto l’assedio di Barad-Dur, la grande torre che Sauron aveva costruito nella Seconda Era come dimora a sua difesa dei nemici. Sarà un assedio lungo e che richiederà un alto tributo di sangue, come sa chi ha letto le appendici del Signore degli Anelli: per tutti i miei lettori, comunque, sarà l’occasione di ricordare una pagina drammatica di quegli anni. Al termine di questo brano vi suggerisco di leggere quella che è la vera conclusione di questo racconto: L’ultima battaglia della Seconda Era, che racconterà della sconfitta finale di Sauron e del (piccolo) ruolo che Erfea ricoprì in quel caso…

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

Immagine in copertina: Barad-dur and the Lord of the Nazgul by DonatoArts

«Due giorni dopo la caduta dei Cancelli di Mordor, giunsero ai Signori dell’Alleanza liete novelle: una grande aquila, araldo di Ar-Thoron, comunicò loro la sconfitta subita da Ren il Folle per mano degli eredi di Isildur e di Anarion: “Invero grande è stato il valore mostrato da Elendur e da Meneldur – tali furono le parole del messaggero di Manwe –  ché non solo hanno messo in fuga al nemico, ma anche conquistato il valico di Cirith Ungol, sicché nessun rinforzo potrà ora giungere al Nemico per quella via ed egli è chiuso tra il martello e l’incudine”.

Lieti furono allora i volti di Isildur e di Anarion ed essi si strinsero in un fraterno abbraccio, orgogliosi per quanto avevano saputo mostrare i figli; tuttavia, Erfea, pur condividendo la medesima gioia, ammonì i comandanti con tali severe parole: “Esultiamo per la sconfitte che il Nemico ha testé subito, ma non obliamo che tale guerra è ancora lungi dal concludersi e che saranno necessari anni perché la dimora di Sauron cada e le nostre contrade possano conoscere l’agognata pace”.

Un inquieto silenzio scese allora fra quanti ascoltarono tale affermazione ed Elendil espresse ad alta voce le perplessità che ognuno provava nel profondo del proprio animo, ad eccezione, forse, di Gil-Galad e Cirdan: “Perché asserisci questo? Forse che le armate di Mordor non sono state messe in fuga e gli Ulairi non si nascondono ora negli antri profondi di Barad-Dur? Forse che i cancelli che custodivano l’ingresso alla terra nera non giacciano ora distrutti e non sono divelte le orgogliose serrature che un tempo ne tutelavano l’oscuro ingresso? Perché dovremmo noi temere colui che non è più in grado di muovere guerra contro la maestà dei popoli liberi?”

A lungo Erfea rimase in silenzio, forse temendo di rivelare quanto il suo cuore temeva in quell’ora oscura; infine, scuro in volto, così egli parlò: “O re, una parte della verità è stata svelata ai nostri sguardi e raccontata alle nostre orecchie, eppure, sappi questo, ché ancora numerose armate attendono all’Est, sicché, mentre noi discorriamo in tale luogo, esse si radunano ed accorrono sotto il vessillo di Sauron; amara sarà la sua resa, ché essa richiederà un alto tributo di vite e ognuno di noi verserà amare lacrime”.

Impallidì Elendil, ché egli aveva compreso, unico fra i Dunedain, a cosa alludesse il Sovrintendente di Gondor costì parlando; pure, parole non seppe adoperare per rispondergli ed abbandonò il consiglio di guerra: stupiti e turbati, gli altri capitani presero a mormorare quanto i loro pensieri celavano e più non discorsero di quanto si erano inizialmente preposti di affrontare.

Invero, quanto aveva affermato Erfea si rivelò veritiero, ché, lungi dall’essere sconfitto, il Signore di Mordor aveva radunato nuovi eserciti e, pur non disponendo di schiavi a sufficienza per muovere all’attacco, difese a lungo la sua fortezza, provocando con improvvise sortite e con sortilegi, che atterrivano i mortali come gli immortali, gravi perdite fra quanti erano dell’Alleanza. Cadde, dunque, Anarion, secondogenito del sovrano dei reami in esilio, colpito da un oscuro proiettile scagliato dalla torre oscura mentre egli tentava, invano, di raggiungerne il possente cancello e con lui molti dei signori di Gondor, accorsi a difenderlo con i loro scudi ed i loro corpi; altresì, perirono Furin della sesta casata dei Naugrim combattendo contro un possente troll, Thur, condottiero delle schiere di Belegost, trafitto da un dardo avvelenato, Eorsen, principe del Rhovanion e congiunto dell’Alto Theng, Aldor Roch-Thalion ed altri, i cui nomi sono andati smarriti nel corso dei secoli».

Suggerimenti di lettura:

L’ultima battaglia della Seconda Era

La fine della Battaglia della Dagorlad: la nomina dei nuovi sovrani

La Battaglia della Dagorlad – La profezia di Oropher si compie

La Battaglia della Dagorlad – L’intervento di Uvatha e delle Grandi Aquile

La battaglia della Dagorlad – L’arrivo della cavalleria alleata

La Battaglia della Dagorlad – Morte di un eroe

La Battaglia della Dagorlad – La strategia del Re Stregone

La Battaglia della Dagorlad – Una vittoria apparente…

La battaglia della Dagorlad – La carica dei Mumakil

La prima fase della battaglia della Dagorlad

Il discorso di incitamento di Gil-Galad ai soldati dell’Ultima Alleanza

La Battaglia della Dagorlad – Il catalogo delle forze alleate e nemiche

La Battaglia della Dagorlad – L’arrivo degli Ent

I piani di battaglia per la Dagorlad

Dwar a colloquio con i Signori dell’Ovest

Il coraggio di Morwin e la morte di Oropher e Amdir

Il primo attacco ai Cancelli Neri

Un giuramento infranto. La follia di Amdir e Oropher

Un’alleanza difficile

Gil-Galad, l’Alto re degli Elfi

 

Ren il Folle, l’Ottavo

Per la biografia dell’ottavo Nazgul mi sono ispirato all’origine degli Spettri dell’Anello così come è riportata da Tolkien nel Silmarillion: cito, a memoria, «che a prescindere dal Bene e dal Male insito in ognuno di loro [cioè dei Nazgul], essi prima o poi caddero nell’Ombra». Non si può negare che, per quanto riguarda le biografie dei Nazgul che fino a questo momento ho descritto, un ruolo preponderante sia attribuito alla loro ambizione, declinata sotto forma di volontà malvagia, di ottenere posti di comando e di potere all’interno del proprio popolo o presso genti confinanti. Perfino Dwar di Waw, il Terzo, il più «umile» come origine dal punto di vista sociale, è spinto a cercare vendetta in nome dei suoi parenti, sino a trasformarsi in uno spietato tiranno. La domanda che mi sono posto nel descrivere la biografia di Ren, l’ottavo Nazgul, è stata dunque la seguente: cosa accadde a un Uomo la cui vita, apparentemente, avrebbe potuto prendere una piega totalmente diversa rispetto a quella di diventare schiavo dell’Oscuro Signore?

Per provare a rispondere a questa domanda, mi sono ispirato anche a una storia molto significativa dell’epopea di Batman: «The Killing Joke», nella quale si spiega l’origine di uno dei personaggi più significativi e importanti dell’epopea del Cavaliere Oscuro: il temibile Joker. Il pubblico ha avuto modo di apprezzarlo nelle varie interpretazioni sul grande schermo, tuttavia la storia del Joker non è mai stata, fino a questo momento, particolarmente approfondita al cinema. Basti ricordare l’ultima interpretazione di Heath Ledger nei panni del pericoloso criminale: ogni qual volta accennava all’origine delle sue cicatrici sul volto, inventava una storia diversa, probabilmente allo scopo di impressionare il suo variabile uditorio. Leggendo questa storia, invece, si apprendono molti particolari tristi sul passato e sull’origine del Joker: non voglio anticipare elementi per non rovinare la sorpresa a quanti non l’abbiano mai letto, tuttavia ciò che si apprende dimostra come Joker non desiderava essere un criminale. Una drammatica sequenza di eventi, purtroppo, lo spinsero verso una direzione senza ritorno: ciò, naturalmente, non vuol dire che il destino di ogni uomo sia determinato unicamente da fattori esterni. Semplicemente, si tratta di un invito a riflettere sulla presenza di Bene e Male all’interno di ciascun Uomo, che possono prevalare l’uno sull’altro quando uno meno se lo aspetta. Buona lettura!

«Nato nella città di Ulk Jey Ama, nell’anno 1969 della Seconda Era, Ren era il figlio di un incantatore e nipote del Signore dei Chey: ebbe un’infanzia tranquilla, senza che alcun evento lasciasse presagire quanto sarebbe accaduto una volta divenuto adulto. Nel 1992, Ren prese in moglie Elyen, una donna del suo stesso lignaggio e si trasferì presso le Ered Harmal, ove dimorò per i sei anni successivi; nel 1998, tuttavia, una grave pestilenza sconvolse le terre dei Chey, e Ren ne fu colpito gravemente, sebbene il suo corpo sopravvivesse alla lunga malattia che ne impedì il risveglio per molti mesi: infine si destò dal coma, tuttavia la sua salute mentale era stata compromessa. Ren aveva obliato molto di quanto aveva appreso in gioventù, finanche il proprio nome; eppure, nonostante la sua mente vacillasse, egli si illudeva di avere acquisito una saggezza e una lungimiranza superiore a quella di qualsiasi altro Uomo: sovente, nelle lunghe veglie notturne, la moglie lo ascoltava mormorare nel sonno parole arcane e oscure, mentre, durante il giorno, chino sul proprio seggio, egli urlava essere il figlio del fuoco, l’incarnazione della fiamma vitale stessa. Elyen tentò disperatamente di curare la follia del marito, convocando al suo capezzale erboristi provenienti finanche dal Khand occidentale, eppure le cure di costoro si rivelarono ben presto inefficaci: Ren si autoproclamò re dei Chey e i suoi seguaci praticarono numerose violenze, oltraggiando le donne e sacrificando gli infanti alla fiamma sacra.

In breve tempo Sauron comprese che il folle illusionista sarebbe stato un valido servitore, sicché, nel 2005, gli offrì l’ottavo Anello del Potere degli Uomini, con la promessa che gli avrebbe mostrato la fonte ove prendeva vita il fuoco sacro: tosto Ren accettò, e spinto da una irrefrenabile follia, aggravata dal potere corruttore dell’Anello, organizzò le sue armate affinché conquistassero tutta la Terra di Mezzo centro-orientale; nel volgere di un secolo, le sue truppe, alleate con quelle del Khand di Uvatha, presero a dominare un impero quale mai nessun Uomo delle loro stirpi aveva mai governato fino a quel momento. Ren si stabilì nella sua città natia, dopo aver fatto sacrificare i figli e la moglie al fuoco purificatore, la cui fonte si trovava nel regno di Mordor; abbandonò la capitale del regno di Chey solo in occasione dell’arrivo di Erfea Morluin a Numenor, allorché si unì agli altri Nazgul in una ricerca infruttuosa. Dopo la caduta, Ren si recò a Mordor con le sue poderose armate e partecipò all’assedio di Osgiliath, fallendo tuttavia per l’arrivo delle truppe dell’Ultima Alleanza; durante l’assedio di Barad-Dur, il Re Stregone gli ordinò di occupare il valico di Cirith Ungol, per tema che altre truppe di Gondor potessero giungere da ponente: tale strategia, tuttavia, si rivelò inutile, ché l’Anello fu preso e Ren affondò nella Tenebra».