L’organizzazione delle Armate di Mordor nella Seconda Era – II parte

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi vi propongo la seconda parte del racconto relativo all’organizzazione dell’esercito di Sauron durante la Seconda Era. In quest’ultima parte saranno indagati gli anni compresi fra la Caduta di Numenor e la sconfitta di Sauron al termine di quell’era. Trovate la prima parte qui: L’organizzazione delle armate di Mordor nella Seconda Era – I parte

Buona lettura, aspetto i vostri commenti! Vi anticipo che la prossima settimana pubblicherò qualcosa di molto speciale…stay tuned!

«Nel secolo che seguì la distruzione di Numenor, l’esercito di Mordor fu ulteriormente suddiviso e ad Umbar fu costituita la quarta armata, al cui comando vennero destinati Indur ed Akhorahil, in qualità di ammiragli dell’Oscuro Signore, mentre Adunaphel assumeva il grado di luogotenente dell’armata di Gorgoroth presso il Re Stregone.

I nove spettri degli anelli costituirono un corpo ben distinto di generali all’interno della rigida gerarchia militare di Mordor ed essi soli ebbero la qualifica di Genon (Lingua Nera/L.N.: Grande Comandante): immediatamente sottoposti ai loro voleri vi erano gli Urdanuk (L. N. Capitani), il cui ruolo prevedeva che essi assumessero il comando di una divisione di ottomila uomini, definita nel Linguaggio Nero come Belegrim (Armata Potente) o di diecimila orchi, indicata anche come Urhoth (L. N. Grande Armata): costoro prendevano parte ai consigli di guerra ed avevano facoltà, seppure fortemente limitata, di assumere decisioni autonome, una volta preso atto dei comandi ordinati dai Nazgul. Gli Urdanuk provvedevano ad attuare le disposizioni dei superiori mediante i loro collaboratori, chiamati nel Linguaggio Nero Afukaush (Marescialli), i cui compiti consistevano nel provvedere all’equipaggiamento e al vettovagliamento delle armate di Mordor e nel far pervenire i dispacci del Re Stregone ai Kritar (L. N. Sergenti): costoro, responsabili delle comunicazioni tra reparti mediante segnali di fumo e l’utilizzo dei corvi delle Montagne Nebbiose (Crebain), comandavano reparti inferiori di numero, costituiti da circa mille unità, in modo da permettere maggior rapidità di movimento durante le manovre di avanzata o ripiegamento.

Il Re Stregone dispose altresì che nessun orco potesse esercitare una carica superiore a quella di Kritar, ché temeva la superficialità e la mancanza di autocontrollo con le quali tali creature si lanciavano all’attacco, reputandoli indegni di indossare l’effigie dei comandanti di Mordor: unica eccezione a tale regola era costituita dal sovrano del regno di Gundaband, la cui città, pur trovandosi nella contrada controllata da Hoarmurath di Dìr, godeva di notevole autonomia, in quanto rappresentava la capitale degli orchi di Endor; desideroso di evitare faide intestine e atti di insubordinazione in una terra sì lontana dalle sue roccaforti, il Re Stregone dispose che il sovrano di Gundaband fosse ammesso a titolo onorifico tra gli Urdanuk, assicurandosi in tal modo la lealtà dei suoi sudditi.

Molti signori della guerra tra gli orchi venivano solitamente arruolati come Durothar (L. N. caporali), con la funzione di reclutare le proprie truppe per la causa di Mordor e assicurarsi che esse comprendessero gli ordini dei comandanti; al loro fianco cooperavano gli Ujak (L. N. guerrieri), responsabili di soli dieci soldati, sovente incaricati di costituire drappelli di esplorazione durante le avanzate in territorio nemico.

Tale era la complessa e accurata organizzazione dell’esercito di Mordor, che l’Oscuro Signore in persona non credeva possibile che esso avrebbe fallito il suo obiettivo; eppure ciò accadde, ché, nonostante le migliorie apportate dal Capitano Nero, vi erano conflitti latenti all’interno degli stessi alti comandi, causati da rancori antichi, dissidi che la minacciosa presenza dei Nazgul occultava solo parzialmente. Gli orchi non tolleravano gli uomini, deridendone la loro fragilità in battaglia, mentre i Secondogeniti asserviti a Sauron non mancavano di esprimere tutto il loro palese disgusto allorché si trovavano a dover condividere il rancio o l’alloggio con la prole di Morgoth. Non mancavano, infine, rivalità tra gli stessi uomini, ché gli Haradrim non smettevano di detestare i Numenoreani Neri, accusandoli di aver sottratto loro le terre migliori durante le guerre precedenti, mentre questi non tolleravano la presenza di stirpi umane a loro detta inferiori: tali contrasti, tuttavia, svanivano allorché veniva issato il vessillo dell’Occhio avvolto da una corona, l’effige del Re Stregone, signore degli eserciti di Mordor».

Per maggiori informazioni:

Gli anni dell’assedio di Gondor. Una cronologia

Cronologia della vita di Erfea e dei racconti del Ciclo del Marinaio

Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio»

L’organizzazione delle armate di Mordor nella Seconda Era – I parte

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi vi presenterò uno scritto nel quale ho provato a immaginare come fossero organizzate le armate di Sauron nella Seconda Era. Si tratta di uno scritto dalla natura “tecnica”, nel quale sono presentate due peculiarità che resero estremamente vulnerabile l’esercito dell’Oscuro Signore: la grande variabilità etnica delle sue schiere, all’interno delle quali militavano esseri umani e creature delle Tenebre, poco avvezze a combattere fianco a fianco e la presenza di una marina militare inferiore per qualità e quantità rispetto a quella dei Popoli Liberi…e come scriveva Tucidide nelle sue Storie, il controllo delle vie marittime era fondamentale per conservare la supremazia militare. Per ragioni di lunghezza ha suddiviso il mio scritto in due sezioni: la prima parte, che leggerete quest’oggi, sarà relativa all’organizzazione delle armate di Sauron dall’inizio della guerra contro gli Elfi sino alla corruzione degli Uomini ottenuta tramite la distribuzione dei Nove Anelli del Potere.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Dopo la sconfitta subita nell’anno 1700 della Seconda Era ad opera delle armate degli Eldar e dei Dunedain, durante la prima delle guerre condotte da Sauron contro gli elfi, l’Oscuro Signore fuggì dall’Eriador e si trincerò nella sua Torre Oscura, ove meditò a lungo sui motivi che avevano condotto il suo esercito verso l’annientamento pressoché totale.

Nei successivi secoli le armate di Mordor furono profondamente rinnovate, ché Sauron comprese come la loro impreparazione e la scarsa coordinazione tra popoli fra loro estranei, incapaci spesso di comprendere l’uno la lingua dell’altro, avessero condotto i suoi nemici alla vittoria: egli si rendeva conto che non vi era, tra i suoi capitani, uno stratega capace di elaborare una tattica tale da favorire il miglior dispiegamento delle sue eterogenee forze, ché gli orchi, seppur dotati di notevole forza fisica, mancavano di intuizione ed erano, in numerose occasioni, travolti dalla loro stessa cieca furia. Pochi uomini all’epoca militavano nelle sue schiere e questo perché la corruzione dei Numenoreani era ancora lontana dall’attuarsi e i nove anelli dei secondogeniti giacevano nei forzieri di Barad-Dur. I capitani delle tribù del Khand e dell’Harad punto o poco conoscevano le arti della guerra dei popoli occidentali e i loro contingenti, male armati rispetto ai loro avversari, erano spesso travolti ancor prima di poter estrarre le loro rozze scimitarre in bronzo dai foderi sdruciti. Durante l’occupazione di Ost-In-Edhil, le truppe di Sauron erano state comandate da un Troll, il cui nome era Ghulush: forte ed ambizioso, questo essere aveva trucidato numerosi Elfi, guadagnandosi in breve tempo l’ammirazione delle proprie truppe; esse, tuttavia, sovente cadevano in preda al panico, allorché il loro comandante era distante, ché molto temevano la collera degli Eldar, né Sauron poteva vantare altri condottieri di tale rango tra le sue file. L’intera armata di Mordor, incapace di combattere in schiere ordinate e compatte, procedeva in maniera piuttosto confusa durante la carica iniziale, smarrendo tuttavia ogni iniziativa allorché il nemico, se pur in numero inferiore di numero, anziché mostrare la terga, non cedeva ai suoi furiosi attacchi.

Ghulush aveva compreso che non era nelle sue capacità quella di apprendere l’arte della guerra dei suoi avversari e lo stesso rispetto che le sue truppe gli mostravano nasceva in gran parte dal condividere, seppure in dimensione minore, la stessa forza bruta che assaliva il comandante allorché si scagliava contro le schiere nemiche, urlando loro tutto il suo odio. L’unica tattica degna di nota che egli era stato in grado di apprendere e di trasmettere ai suoi subordinati consisteva nel tentare l’accerchiamento del nemico con una manovra rapida, in modo da permettersi in seguito la vittoria; tale strategia, tuttavia, fallì durante l’attacco dei Numenoreani, allorché, schierati su diverse fila distanziate l’una dall’altra, costoro resistettero al primo attacco delle armate di Sauron e in seguito massacrarono i loro avversari.

Durante gli anni che seguirono la sconfitta delle armate di Mordor ad opera dei Numenoreani, l’odio di Sauron per tale stirpe si accrebbe ed è plausibile che tra i motivi che lo spinsero a corrompere i cuori degli orgogliosi Dunedain, vi fosse anche la necessità impellente di carpire i segreti militari che costoro gelosamente custodivano: con l’investitura di Er-Murazor, secondogenito di Tar-Ciryatan, sovrano di Elenna, a Signore di Morgul e primo comandante delle armate di Mordor, il principale obiettivo dell’Oscuro Signore si era realizzato, ché il Capitano dei Nazgul possedeva invero uno spirito razionale e una mente acuta, in grado di elaborare strategie degne della sua stirpe.

Numerosi Numenoreani si volsero allora al male e Sauron gioì nel profondo del suo cuore nero, ché essi avrebbero apportato al suo reame le conoscenze ereditate dagli Eldar e ricchezze al di là di ogni immaginazione, necessarie per permettergli di attuare i suoi piani di conquista della Terra di Mezzo.

A partire dall’anno 2260 della Seconda Era, con l’asservimento totale dei nove portatori degli anelli degli uomini al suo volere, Sauron poté disporre di un corpo di luogotenenti degni di questo nome, ché essi erano stati scelti in base alle abilità militari dimostrate durante la vita terrena e alle conquiste ottenute duranti gli anni del loro dominio. Er-Murazor, divenuto il Signore dei Nazgul, operò un profondo rinnovamento all’interno dell’esercito di Mordor, consentendo che fossero realizzati, per la prima volta, dei corpi di armata, assegnati ai suoi commilitoni e di cui egli era il primo comandante.

Negli anni precedenti la cattura di Sauron da parte delle armate numenoreane, il Re Stregone portò a compimento i suoi piani, suddividendo l’esercito di Mordor in tre armate: di queste, la prima, in ordine crescente di importanza e di effettivi, era l’armata di Gorgoroth, di cui fu proclamato luogotenente Akhorahil, il quale era dello stesso lignaggio del suo signore. La seconda armata includeva ogni soldato incaricato di sorvegliare la piana di Udun e il Cancello Nero e fu affidata a Dwar di Waw, il quale incaricò Hoarmurath di Dir di prendere il comando delle schiere dei regni settentrionali di Endor sottomessi ai Nazgul, in qualità di suo reggente. La terza armata, detta anche di Nurn, coordinava l’afflusso e il trasporto di truppe dalle nazioni vassalle poste nel sud di Endor a Mordor e fu posta sotto il comando di Khamul, mentre ad Uvatha ed a Ren fu assegnato il grado di luogotenenti di quest’ultimo. Adunaphel ed Indur, infine, avrebbero dovuto rivestire la funzione di ammiragli, tuttavia, data l’esiguità della flotta di Mordor, costituita quasi esclusivamente da vascelli numenoreani appartenuti agli Ulairi di tale stirpe, essi furono destinati in un primo momento ad altri ruoli, e divennero i portavoce dell’Oscuro Signore, spesso intraprendendo missioni all’interno e all’esterno del reame per conto di costui».

Continua…

Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere. III Atto, Scena Unica: la redenzione di un Elfo (Fine)

Care lettrici, cari lettori,
con questo articolo concludo la narrazione della tragedia relativa alla figura di Celebrimbor, il forgiatore dei Grandi Anelli del Potere. In attesa di vederlo prossimamente sui piccoli schermi nella serie prodotta da Amazon, spero di avervi incuriosito su questo complesso personaggio, sul quale è difficile dare un giudizio morale. Questo, in fondo, è il bello dei personaggi creati da Tolkien: sono «realistici» e al loro interno Bene e Male convivono, spesso in modo drammatico, come la vicenda di Celebrimbor insegna.
Dalla prossima settimana riprenderò la narrazione dei racconti di Erfea & Co. A questo proposito, mi piace concludere questo lungo ciclo di articoli svelando una piccola curiosità: il testo della tragedia che avete letto in queste settimane fu ascoltato da Erfea stesso, quando, giovanissimo, trascorse alcuni anni nella casa di Gil-Galad, l’Alto Re degli Elfi. Sarò rimasto turbato dal triste epilogo di questa storia? Chissà… Non ricordate quando è accaduto? Potete rileggere quella storia qui: L’incontro fra Erfea e Gil-galad

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

Narratore: Dopo la forgiatura dell’Unico Anello, Sauron chiese ai fabbri elfici che gli fossero restituiti i rimanenti Anelli, dal momento che, egli sosteneva, erano stati creati per mezzo della sua arte e dunque gli appartenevano di diritto. Al prevedibile rifiuto dei Noldor, con una rapidità impressionante, Sauron mosse dalla sua fortezza di Barad-dur e marciò con le sue armate alla volta del regno dell’Eregion, ove attaccò la città di Ost-in-Edhil.

Soldato elfico: Mio signore, le vedette hanno scorto un numeroso esercito approssimarsi alla nostra città; l’assedio è dunque prossimo ad avere inizio! Quali sono i tuoi consigli, in questa ora buia per la gente dell’Eregion?
Celebrimbor (scuro in volto e accarezzando l’elsa della propria lama): Riferisci ai tuoi compagni che non vi sarà altro conforto per noi che le spade, né altro rifugio che non sia quello costituito dalle nostre cotte di maglia. Venga pure Sauron, se questo desiderio corrisponde alla sua volontà, cosicché possa osservare le sue armate vacillare ed infine tremare dinanzi alla furia dei possenti Noldor!

Narratore: Infiniti atti di valore furono compiuti dai guerrieri elfici, ma essi non potettero arrestare a lungo la furia delle schiere di Sauron: dopo giorni di estenuante battaglia, la città fu presa e gli elfi massacrati dagli orchi.

Soldato elfico: Mio Signore, Ost-in-Edhil è caduta e gli orchi presto giungeranno in queste sacre aule.
Celebrimbor: Fuggi, fuggi e non voltarti indietro!
Soldato elfico: Se agissi come voi mi consigliate, verrei meno al mio onore di guerriero e di elfo.
Celebrimbor (sorridendo tristemente): L’unico elfo sul quale cadrà impietosa la vendetta dell’Oscuro Signore giace qui, innanzi a te. Non temere: altrove la speranza sopravvivrà, se gli elfi potranno ancora testimoniarla!
Soldato elfico: Questo è il mio destriero; afferratene le briglie e conducetolo lontano, ove le stelle ed il sole vi condurranno; maggiore sarà l’ira dell’Avversario, se egli si avvedrà che il suo maggior nemico è fuggito ed ha recato seco gli oggetti del suo bieco disio.
Celebrimbor: Maggiore sarebbe la mia vergogna, se dovessi abbandonare questo campo di battaglia, ove giacciono sì tanti orchi ed elfi che io più riuscirei ad identificarne i volti. Quanto a me, lascia che il mio corpo perisca in questa strage di Primogeniti, ché non si debba dire che Celebrimbor sia fuggito dinanzi a un nemico sì infame e codardo da non mostrarsi per nulla durante l’assedio. Solo in questo modo, dunque, riacquisterei l’onore perduto, ché il mio animo mostrerebbe a quanti offesi con parole poco degne del mio eloquio che Celebrimbor agì stoltamente, ma che combatté sì valorosamente e resistette ove erano i suoi gioielli, gli unici la cui luce seppe creare ad imitazione della maestà di coloro che sono al di là del mare e di colei che qui soggiornerà, fin quando il mondo non sarà mutato ed il suo destino giunto a termine.

Narratore (Girandosi in direzione degli spettatori): Voi, voi che avete udito questa sera narrare la storia di Celebrimbor, non dite che il figlio di Curufin cadde perché tradì la sua gente per vano orgoglio e per scarsa lungimiranza, ma che egli fu tradito a causa dell’infelice amore che nutrì per una bionda dama elfica: tuttavia, chi ama non è mai perduto ed il suo sacrificio non sarà mai vano.

Coro finale: Sventura colse coloro che i Grandi Anelli forgiarono
Nulla è nella Natura che non debba mutare il suo corso
Come le foglie nel grigio Autunno
Così le fragili esistenze dei figli di Iluvatar avvizziscono
Sventura sul figlio di Curufin
Che la mano osò levare sul biondo oro e sul freddo diamante
Sventura sul popolo dell’Eregion
Che i biechi lacci del ciacciatore non seppe evitare
Sventura sull’oscuro discepolo di Morgoth
Ira e rancore mossero i suoi passi su vacui sentieri
Ed egli qui pervenne
Ché la rovina dei Noldor fosse completa.

FINE

Qui potrete leggere (o rileggere) gli atti precedenti della Tragedia:
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere. II Atto, II scena: la scoperta dell’inganno di Sauron
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli. II Atto, II scena: la creazione di Nenya, Vilya, Narya
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere. II Atto, I scena. Celebrimbor e Galadriel (parte II)
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere: II Atto, I Scena. Celebrimbor e Galadriel
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere: I Atto, II Scena (conclusione)
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere: I Atto, II scena (continuazione)
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli – Primo Atto, Seconda Scena
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere – I Atto, Scena I

Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere. II Atto, II scena: la scoperta dell’inganno di Sauron

Care lettrici, cari lettori,
ci avviciniamo ormai all’epilogo della tragedia dedicata alla vita e all’opera di Celebrimbor, l’Artefice dei Grandi Anelli del Potere nella Seconda Era, che – stando ai vari rumors catturati nella Rete – dovrebbe essere uno dei protagonisti della serie prodotta da Amazon. Prima di lasciarvi alla lettura del penultimo atto dedicato a questo complesso personaggio, devo confessare che, a onor di verità storica, tra la creazione degli Anelli Elfici e quella dell’Unico trascorsero alcuni anni: per rendere più drammatica la scena, mi sono tuttavia permesso una piccola licenza poetica, se così si può definire, che spero possa essere di vostro gradimento.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

(Improvvisamente, una voce malvagia si leva da Est e la sua eco copre quella di Celebrimbor che tace atterrito)

Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende
Sette Anelli ai Principi dei Nani nelle loro rocche di pietre
Nove agli Uomini mortali che la triste morte attende
Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella terra di Mordor dove l’Ombra nera scende
Un Anello per domarli, un Anello per trovarli
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende


Ash nazg durbatuluk, ash nazg gimbatul, ash nazg thrakatuluk.
Agh burzum-ishi krimpatul

Celebrimbor (tenendosi il volto fra le mani): Cosa è accaduto? Perché non ho più scorto, per alcuni attimi, la luce solare illuminare queste aule? Dove sono i miei fratelli?
Un grande maleficio è all’opera: tuttavia, sebbene il mio spirito sia ancora forte e desideroso di apprendere quanto le stolte menti non possono scorgere, pure, una grande stanchezza si è impadronita delle mie membra ed il peso degli Anelli sembra gravare sulla mia forte mano.
(Trasalendo, quindi gemendo) Adesso comprendo! La rovina è caduta su di noi, fabbri dell’Eregion! Annatar, colui che noi accogliemmo degnamente, ha infine rivelato i suoi veri intenti, tradendo la nostra causa: strappati i segreti della nostra arte alle nostre ingenue menti, ha infine forgiato un Anello al confronto del quale ogni mia creazione potrebbe impallidire. Tradimento! Tradimento è stato oggi compiuto ai nostri danni. Non vi è tempo da perdere in ulteriori indugi; inviamo gli Anelli degli Elfi ove il Nemico mai potrà giungere e difendiamo con le nostre vite quanto ci costò immani fatiche! Qui rimarremo saldi, finché la morte non sarà giunta sui nostri affranti, ma non ancora chini, capi.

Suggerimenti di lettura:

Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli. II Atto, II scena: la creazione di Nenya, Vilya, Narya
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere. II Atto, I scena. Celebrimbor e Galadriel (parte II)
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere: II Atto, I Scena. Celebrimbor e Galadriel
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere: I Atto, II Scena (conclusione)
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere: I Atto, II scena (continuazione)
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli – Primo Atto, Seconda Scena
Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere – I Atto, Scena I

Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli – Primo Atto, Seconda Scena

Care lettrici, cari lettori,
proseguo in questo articolo la narrazione della tragedia incentrata sulla figura di Celebrimbor, l’elfo noldo forgiatore dei Grandi Anelli. Trovate la prima parte della tragedia qui: Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere – I Atto, Scena I.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

Coro:
L’apparenza dagli occhi di bragia e dal sorriso dorato
L’apparenza dal volto nascosto e dall’ingannevole aspetto
L’apparenza figlia della Notte e del Vuoto
L’apparenza ancella del Dominio e del Potere
L’apparenza appestatrice degli animi dei figli di Iluvatar
L’apparenza madre delle menzogne e dei desideri insani
L’apparenza dolce nenia dei saggi ammonimenti
L’apparenza malsano balsamo per le profonde ferite
L’apparenza speme per quanti al mondo più non si volgono
L’apparenza sovrana della bella morte
L’apparenza schiava della triste morte
L’apparenza temuta quanta desiderata

Annatar: (inchinandosi profondamente nei confronti di Celebrimbor): Mi avete fatto dunque chiamare, Signore dei Noldor? Esulta il mio cuore, ché da lungi desideravo mirare il sembiante del più possente tra i figli di Fëanor ed egli è sovente stato al centro delle mie peregrinazioni sin da quando mi giunse voce che un mirabile artista, le cui opere tutta Ëa invidia, dimorava in siffatta contrada.
Celebrimbor (ricambiando l’inchino): Signore? Di quale feudo o di quale schiatta la mia persona sarebbe dunque padrone?
Annatar: Non sono dunque veritieri i racconti che giunsero ad Occidente?
Celebrimbor: Di quali racconti parlate?
Annatar: Delle canzoni e dei poemi che scrissero in vostro onore i vetusti bardi del popolo dei Vanya.
Celebrimbor: (stupefatto in volto e pronunziando lentamente le parole) Siete stato dunque a Valinor ed avete fatto ritorno alla Terra di Mezzo? Ora comprendo per quale motivo la vostra venuta è preceduta da grande meraviglia e timore, ché molti diffidano dai Signori dell’Occidente, rei di aver abbandonato le contrade dalle quali noi, pur avendo la possibilità, non fuggimmo. Grande opere avrebbero pouto essere concluse se l’ignavia non avesse trionfato negli animi dei Valar e delle loro spose; se davvero provieni dalla contrada ove i miei avi vissero per qualche tempo, rammenta ai tuoi signori che le schiere degli orgogliosi Noldor, lungi dall’essere precipitate nelle barbarie e nell’ignavia, hanno retto queste contrade con sapienza e vigore. Io, però, non sono signore di codesta terra, ché essa è sotto la potestà di Celeborn il Sinda e della sua sposa, Galadriel, né le tue parole hanno rischiarato i miei dubbi su quanto impunamente hai pronunciato.
Annatar: No, mio signore, non vi è malizia nella mia voce, né imprudenza nella mia mente: quale elfo, infatti, fosse anch’egli valoroso come Celeborn del Doriath, può vantare le tue abilità nel rendere docili i metalli alla forgiatura e nell’incastonare i freddi diamanti sui gioielli che il tuo estro crea? Ora, forse, ti parranno veritiere le mie parole, ché non vi è potere più grande di quello che dimora nei figli di Iluvatar i quali siano in grado di plasmare la Fiamma Vitale a loro piacimento.
Celebrimbor: Ove vi è freddo e la materia è inerte, forse il mio intelletto è sufficientemente dotato per sapere infondere in essa forma e grazia; gli animi dei figli di Iluvatar, tuttavia, esulano dalla mia volontà ed essi non possono essere piegati come fogli di metallo, né con dolci parole, né con saggi ammonimenti. La Fiamma Imperitura, ahimé, non posso controllare, ché non conosco i segreti pertugi attraverso i quali la sua luce riscalda i cuori dei Noldor.
Annatar: Quanto è ignoto alla mente dei Primogeniti, non lo è dinanzi a quella degli Ainur.
Celebrimbor: Chi sei tu, dunque?
Annatar: Il Signore dei Doni, del popolo di Aulë il Fabbro, giunto alla Terra di Mezzo per colmare i suoi abitanti delle letizie che per troppo tempo i Valar dell’Occaso negarono loro; ora che mi avvedo della possanza del figlio di Curufin, comprendo come nesssun cimelio, per quanto splendente, potrà mai eguagliare il suo spirito».

Continua…

Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere – I Atto, Scena I

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi vi propongo il primo atto di una tragedia che scrissi alcuni anni fa, intitolata «Celebrimbor o della Forgiatura degli Anelli del Potere». Questa tragedia, costruita a imitazione di quelle classiche, è provvista di coro e narratore onniscente. Celebrimbor è stato il più grande artista elfico della Seconda Era, colui che creò, insieme ad Annatar, i Grandi Anelli del Potere. In questa scena iniziale il fabbro elfico si lamenta del suo amore non corrisposto nei confronti di Galadriel, moglie di Celeborn.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

L’immagine in copertina è opera di kimberly80.

Narratore: Celebrimbor entra nella sala delle forge, nei sotterranei della città di Ost-In-Edhil, ove è intento a realizzare opere di grande valore.

Coro: Sventura attende coloro che i Grandi Anelli Forgiarono
Nulla è nella Natura che non debba mutare il suo corso
Come le foglie nel grigio autunno
Così le fragili esistenze dei figli di Iluvatar avvizziscono
Sventura sul figlio di Curufin
Che la mano osò levare sul biondo oro e sul freddo diamante
Sventura sul popolo di Eregion
Che i biechi lacci del cacciatore non seppe evitare
Sventura sull’oscuro discepolo di Morgoth
Ira e rancore mossero i suoi passi su vacui sentieri
Ed egli qui pervenne
Ché la rovina dei Noldor fosse completa.

Celebrimbor: Se io fossi, amici, inabile alle armi, pure non lamenterei la mia sventura; se io fossi lento nella corsa e nella lotta, pure mai ascoltereste la mia voce levare alte grida di rabbia; se io fossi cieco e storpio, pure il mio cuore non ne soffrirebbe, ché vi sono altri sensi oltre la svista, né essi mi sono sconosciuti; se io fossi, tuttavia, incapace nel parlare, allora grande sarebbe il mio risentimento e le volte delle aule di Ost-in-Edhil risuonerebbero di echi spaventosi ad udirsi.
La più possente fra le arti che i Valar insegnarono ai miei avi, infatti, consentì loro di comprendere il creato e di differenziarsi in questo dalle bestie della terra e dagli uccelli del cielo; prima che gli Elfi si destassero ad oriente, nessuno aveva dato un nome alle creazioni di Eru Iluvatar ed esse giacevano dimenticate, in antri oscuri e gelidi, ove mai era giunto il destriero di Orome il Valoroso.
Un dì, tuttavia, un elfo levò, stupito in volto, la mano verso il cielo e scorse una luce che nessuna tenebra poteva offendere: chiamò quel prodigio stella ed il suo nome fu tramandato ai posteri, affinché essi imparassero a riconoscere e ad onorare la luce di Elentari.
Amici, grande invidia nutre il mio cuore per un simile elfo, che levò alto il suo grido d’amore verso la luce più splendente che i suoi occhi avessero mirato! Egli seppe così attribuire il nome all’oggetto del suo disio e ne fu senza dubbio appagato, ché, altrimenti, mai sarebbe stato tramandato il suo ricordo a coloro che ancora della nostra stirpe errano su questi lidi al di là del mare; io, tuttavia, che infinite opere creai e ornai di bellezza e virtù, sicché esse parvero prendere vita, non mi sono mostrato all’altezza della mia fama, ché ancora esito e non vi è grido che mi salga dal cuore che possa alleviare il mio tormento.
Quale nome, infatti, potrebbe risvegliare in lei quanto nel mio animo è divenuto allo stesso tempo tortura e delizia? Quali cimeli potrebbero eguagliare il tesoro che la casa di Celeborn il Sindar custodisce sì gelosamente?
Io credo, o Noldor, che mai nessuna arte dei figli di Fëanor potrebbe allietare il mio tormento; voci, tuttavia, mi sono giunte da Oriente e da Occidente, dalle steppe del Rhovanion e dal regno del mio sovrano, Gil-Galad, l’Alto, voci che potrebbero guarire le ferite del mio animo, se si dimostrassero veritiere. Un grande signore, adorno della maestà dei reggenti dell’Occidente, è infatti giunto alle contrade dei Noldor e ha domandato udienza presso i Principi della mia schiatta: invero, molto desidero conoscere tale essere, ché alcuni mormorano essere in grado di chiamare a sé le Potenze del cielo e della terra.
Orsù, dunque, conducete da me il viandante di cui vi ho parlato e badate che nessuno disturbi il nostro colloquio».

Akhorahil, the Storm King, the Fifth Nazgul

Born in the year 1888 of the Second Age, Akhorahil was the first son of Ciryamir, belonging to the same lineage as the king of Numenor, Tar-Ciryatan; although he was a Man of prodigious strength and a far-sighted mind, Akhorahil was corrupted by his unbridled ambition. In 1904, Ciryamir obtained a license from the ruler to found and administer a royal colony in the south of Middle-earth. The following year, Akhorahil sailed with his family to disembark with his army at the port of Hyarn, in Endor and from there, across the Aronduin River, to the newly founded citadel of Barad-Caramun (Sunset Tower ). There, Ciryamir founded the realm of Ciryatandor, and it extended from the sea to the foothills of the Yellow Mountains.

Young in mind and body, Akhorahil enjoyed his new home, but his spirit longed to strike fear into those around him; such was his ambition that he applied himself with iron will to the study of the dark arts, yet the results obtained in this field did not fully satisfy his reputation for power. It was not many years before his heart began to claim his father’s throne, until in 1918 he promised an elderly Harad priest that he would trade his blue eyes for the two Dominion Gems, the same ones that had allowed his previous one. possessor of becoming the foremost expert of the Dark Arts in the realm of the Haradrim.

Soon, the cruel Numenorean used these artifacts to control his father’s mind and lead him to madness and finally to suicide: in this way, the one who now called himself the Storm King, obtained the paternal throne and married his sister Akhoraphil.

During the twentieth century, Akhorahil conquered vast lands in the south of Middle-earth, arousing the interest of Sauron, who wanted to take possession of this realm: an ambassador was sent to the Storm King, with the secret task of offering the Numenorean the fifth Ring of Power of Men, promising him unlimited knowledge and glorious immortality. Consumed by greed and ambition, Akhorahil tied his soul to that of the Dark Lord, obtaining his Ring in 2002.

For the next two hundred and fifty years, the Storm King was not seen by any of his subjects, while his wife and firstborn left the court, shocked by the metamorphosis that the mad Numenorean had undergone; the Nazgul, however, decreed premature to reveal himself to the world and continued to pay tribute to Numenor, who did not want to arouse suspicion in the king’s court. Finally, when the time was ripe, he proclaimed the independence of Ciryatandor, mocking the attempts of his ruler, Tar-Ancalimon, to bring the subject back to obedience: after a few years, the armies of Numenor annihilated the kingdom of the Storm King; however, he had fled to the last district where his enemies would have sought him, and elected Elenna herself as his new homeland, residing on the island of the Gift until the reign of Tar-Palantir, who proved incorruptible to the action of his servants. Deep in the Harad, the Nazgul had founded an impregnable fortress and went there when he fled from Numenor; to his great disappointment, however, Erfea Morluin went into the dark depths of her home, discovering the true identities of the Ulairi there. Great anger broke into his heart the Storm King when his citadel was violated and furious he swore to slaughter with his own hands the one who had dared to do such an act.

Vedi anche la versione italiana:

Akhorahil, il Re Tempesta, il Quinto

Khamul the Shadow of the East. The second Nazgul

The second of the Nine in power, was named Komul I and was born in the year 1799 of the Second Age in the city of Laeg-Goak, located in the extreme east of Middle-earth: he was the eldest son of Hionvar Mul Tanul of Womaw , and had as a nurse Dardarian, wife of a Avar Elven prince, who later became his first adviser, until his accession to the throne in the year 1849. The influence of the ambitious Elf was very strong towards Komul, so much so as to push him to desire immortality above all other ambitions; in fact, despite having elven blood in his veins, he was not of the lineage of the firstborn, and the duration of his existence, despite being longer than that of his subjects, seemed to him very little. The kingdom of Womaw was the most powerful of those extending to the east of Middle-earth, and its inhabitants were subject to the influence of the Avar Elves, from whom they had learned the arts of speech and woodwork: they descended from the same fathers of the Numenoreans, and their wealth exceeded in splendor that of the surrounding kingdoms.
Komul I was fascinated by the greatness of the Edain heirs, and under his reign, the influence of Numenor’s ambassadors increased, much to the chagrin of his people, angered by their continued interference in their affairs. Since the Numenoreans had begun to have trade relations with the kingdom of Womaw, many colonies had been established in their territories; during the reign of Komul, however, the men of the West had begun to fortify their possessions, obtaining numerous concessions from the sovereign, with the only result of exasperating popular discontent. From 1944, the internal stability of the realm was threatened by the riots of many of the lords of the Womaw, who failed to loyalty to their lord: Komul, desperate and helpless, turned to the ancient adviser Dardarian, who seduced him with its beauty and the promise of immortality; he accepted, and made an alliance with the Avar kingdom of Hekaneg; this political move allowed him, the following year, to withdraw the concessions made to the Numenoreans, preventing his kingdom from disintegrating; however, the fall of the Womaw had only been postponed, as Dardarian was a spy for Sauron of Mordor and had been commissioned by Sauron to corrupt Komul. In 1999, the Elf handed over the artifact that would grant him immortality and infinite slavery under the yoke of the Lord of the Rings into the hands of the womaw king; the disappearance of Komul, the following year, opened a season of bloody struggles for the throne. Murderers and marriage intrigues upset what was once a peaceful nation; finally, five years after accepting the Ring, Komul was forced to abdicate the throne, in favor of the faction supported by the Numenoreans, whose exponent was his cousin Aon. Nobody understood where Komul had fled; it was later learned, however, that at the end of a long pilgrimage, he reached the gates of Barad-Dur in the year 2000 and there he assumed the position of squire of the Dark Lord, changing his name to Khamul, according to the language black of Mordor. The second of the Nazgul remained in Mordor until 3263, when his master was chained to Numenor and he fled east to the lands of the Chey, where his evil influence corrupted three great tribes, whose warriors militated in the files of Mordor during the war against the Last Alliance.

Versione italiana dell’articolo:

Khamul, il Secondo, l’Ombra dell’Oriente.

La saggezza di Nimrilien – II parte (ed ultima)

Care lettrici, cari lettori,
come promesso la scorsa settimana, vi presento il brano che conclude il racconto de «Il Marinaio e le Palantiri», nel quale il nostro paladino, Erfea, avrà modo di superare l’atavica paura della Morte, che le parole di Sauron avevano rafforzato nel suo spirito. Vi rimando in basso ai link utili per comprendere meglio questo brano.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Sorrise Nimrilien, e il suo riso era acqua nella gola riarsa del pellegrino affranto: “Ti ho detto che acquisirai la saggezza, e tale rimane il mio giudizio. Non puoi sperare di annientare il Signore di Mordor, non ancora – aggiunse rivolgendosi più a sé stessa che non al figlio. Puoi tuttavia impedire al tuo spirito di soffrire inutilmente, obliando le tue paure, non soffocandole, ma affrontandole”.

A tali parole Erfea si levò in piedi, e nei suoi occhi baluginava la luce dell’ira: “Io ho fallito, madre! Sauron ha annullato la mia volontà. Forse, posso udire il canto lamentoso dei gabbiani giungere dall’oceano tumultuoso o scorgere innanzi a me le profondità dell’animo umano, eppure esse ora paiono inghiottirmi e soffocarmi nella loro tumultuosa esistenza. I miei sensi indeboliti e mutilati sembrano essere sensibili non già alla luce, ma solo al terrore e alla paura”. Lentamente Erfea tornò a sedere, scuro in volto: “Non vi è destino che io non possa scorgere, ma a quale scopo? Nei miei pensieri danza macabra la morte, e nelle sue mani rovinose, io scorgo le vite di coloro che devono ancora essere, disfarsi e consumarsi! Credevo – concluse tremando – credevo che la morte fosse un dono, eppure mi accorgo solo adesso della sua azione letale. I miei giorni trascorrono lenti, e avverto il veleno scorrere lentamente nelle mie vene, impotente nell’agire. Non vi è altro destino che la morte. A che fin compiere valorose azioni? Anch’esse sono destinate a fallire ancor prima di essere concepite”.

Grave divenne allora il volto di Nimrilien; tuttavia ella lo prese per mano e gli sussurrò lentamente: “Mira la morte! Sappi Erfea, figlio di Gilnar, che niente di quanto tu affermi è figlio della tua volontà. Sauron di Mordor ha avvelenato il tuo essere e ingannato i tuoi sensi. Osserva e sii libero!” Lentamente Erfea spostò il proprio sguardo fino ad incontrare quello della defunta signora di Numenor. Meraviglia! La nebbia che avvolgeva il suo cuore, si dissolse ed egli poté nuovamente godere dei dolci profumi della primavera, dilettarsi ascoltando il tripudio dei delfini del mare, rattristarsi per la morte della sua sovrana: e allora pianse lacrime purificatrici, che lavarono via il dolore che ancora sconquassava il suo cuore martiorato. A lungo pianse, infine levato il suo sguardo verso la madre, egli capì e il suo cuore fu pieno di speranza: “Comprendo – mormorò stupito – quanto sia stata saggia colei la cui anima riposa ora al di là del Mondo; se la mia vista non mi ha ingannato, innanzi a me ho veduto il suo spirito, librarsi libero, privo dei dolori che affliggono i mortali. Tristezza non vi era nei suoi occhi, né il dolore albergava nel suo cuore; invero, una grande pace pareva avvolgerla e condurla là ove le menti umane non possono dirigersi. Ho appreso dunque la saggezza degli uomini”.

Nimrilien l’osservò a sua volta, infine, gli prese la mano e la tenne vicino alla sua: “Non chiamare vana la morte! Ella è stata qui, ché la nostra sovrana ha infine compreso il significato profondo del Dono. Colei che ora rimpiangiamo, ha infine stabilito che era giunta l’ora di restituire quanto gli dei le avevano concesso; tale è stata la sua scelta, per cui sofferenza alcuna ha provato ed essa ha lenito anche il tuo dolore. La maledizione di Sauron è spezzata.”

“Sì – pronunciò lentamente Erfea, assaporando la parola, mentre la pronunciava – ho appreso la saggezza. Sono lieto di aver dato l’ultimo saluto alla sovrana di Numenor, ché, se non l’avessi fatto, per me sarebbe stato vano ogni altro aiuto.”

“Ben dici, figlio mio, quando affermi questo; sappi però che se la tua volontà non fosse stata forte a tal punto da parlare con Sauron, egli ti avrebbe consumato, avvinghiandoti alla sua volontà. Saresti divenuto uno dei Numenoreani Neri, uomini perfidi e arroganti, bramosi oltremodo di assaporare il dolce veleno del potere. Non chiamare vano l’aver guardato nel Palantir, ché se non l’avessi fatto, saresti senza difesa alcuna da Sauron.

Va’ ora figlio mio – concluse Nimrilien – e ricorda quanto hai appreso oggi.”

Detto questo, la signora degli Hyarrostar si levò dallo scranno e scomparve tra le fronde degli alberi, inoltrandosi lungo il sentiero che dalla reggia conduceva al mare; Erfea la seguì con lo sguardo, infine sospirò e si diresse verso la sua dimora, ove impaziente l’attendeva il padre Gilnar.

Tale fu la conclusione della vicenda e non trascorse molto tempo che Erfea divenne noto ai Numenoreani per aver osato, appena compiuta la maggior età, discorrere con il Signore di Mordor, sfidando la sua malvagia volontà. Taluni, nelle epoche successive, quando Numenor era stata ormai sommersa dalle acque del grande oceano, osservarono che la profezia rivelata da Erfea a Sauron, si era davvero realizzata, dal momento che il capitano dei Dunedain sopravvisse alla caduta del discepolo di Morgoth, unico fra gli uomini di quell’era, eccetto Elendil di Andunie, ad aver parlato con l’Oscuro Signore senza essere stato tuttavia privato dell’intelletto e della capacità di giudizio».

Suggerimenti di lettura:

La saggezza di Nimrilien – I parte

Sauron, il filosofo

 

 

The Sailor’s Cycle

The Sailor’s cycle, inspired by the events narrated in the Unfinished Tales and in the Silmarillion by J.R.R. Tolkien, delves into the history of the great island of Numenor, from its rise to glory until its fall; witness and at the same time architect of the events of his time is Prince Erfea, of whom the book presents the heroic and often painful events.

From birth until death, during her long existence, Erfea will have the opportunity to interact with characters already known to the public who loves the Tolkien epic: Sauron, the Dark Lord of Mordor; his cruel servants, the Ringwraiths and their evil captain, the Witch King; the wise elves, among which Elrond and Galadriel stand out; the valiant dwarves of Moria and others.

Homage to the voluminous work of the English writer, The Sailor’s Cycle is also a reinterpretation of the chivalrous and classic epos, deepening the psychology of the protagonists and not failing to underline their contradictions and deep concerns, using an ancient language to deal with the universal themes of our civilization and of our age.

Some useful advice for reading: if you are interested in discovering the genesis of my novel, “The Sailor’s Cycle”, I suggest you read these two articles: In principio era…Othello, ovvero come nacque il Ciclo del Marinaio (In the beginning it was … Othello, or how the Sailor’s Cycle was born) and …e arrivò il Marinaio! Corto Maltese, Aldarion ed Erfea (… and the Sailor arrived! Corto Maltese, Aldarion and Erfea).
If, on the other hand, you prefer to read the various stories straight away, you can browse the categories that refer to the various stories, starting with the topmost article in the chronology and ending with the most recent one. To help you in reading these tales and to facilitate the understanding of notable names and events, I suggest you read these articles: Cronologia della vita di Erfea e dei racconti del Ciclo del Marinaio (Chronology of the life of Erfea and the tales of the Sailor’s Cycle) and Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio» (Dictionary of the characters of «Sailor’s Cycle»).
Finally, if you want to appreciate other images like the one highlighted in this article, I invite you to take a look at the “Illustrations” category.
To learn more about aspects related to Tolkien’s thought and works, you can read the articles in the category «Characters, places and stories of Tolkien’s works»; if you enjoyed the film versions of “The Hobbit” and “Lord of the Rings”, I suggest you read the articles included in the “Seventh Art” section.
I remain at your disposal for any information and I wish you good reading!

Image «Varda the Star-Queen» by Janka Lateckova