Uvatha, king of Khand

«When I was able to see who had entered the hall, I saw that he was a mighty warrior, adorned with the same armor worn by the captains of the people of Khand. Scarred was the man’s face, as if he had suffered a severe blow in combat; a deep scar extended from the height of the temple to the jaw and he seemed to be in the grip of great fury».

The tale of the Sailor and the Council of Orthanc

See also: Uvatha, the Horseman. The ninth Nazgul

L’organizzazione delle armate di Mordor nella Seconda Era – I parte

Care lettrici, cari lettori,
quest’oggi vi presenterò uno scritto nel quale ho provato a immaginare come fossero organizzate le armate di Sauron nella Seconda Era. Si tratta di uno scritto dalla natura “tecnica”, nel quale sono presentate due peculiarità che resero estremamente vulnerabile l’esercito dell’Oscuro Signore: la grande variabilità etnica delle sue schiere, all’interno delle quali militavano esseri umani e creature delle Tenebre, poco avvezze a combattere fianco a fianco e la presenza di una marina militare inferiore per qualità e quantità rispetto a quella dei Popoli Liberi…e come scriveva Tucidide nelle sue Storie, il controllo delle vie marittime era fondamentale per conservare la supremazia militare. Per ragioni di lunghezza ha suddiviso il mio scritto in due sezioni: la prima parte, che leggerete quest’oggi, sarà relativa all’organizzazione delle armate di Sauron dall’inizio della guerra contro gli Elfi sino alla corruzione degli Uomini ottenuta tramite la distribuzione dei Nove Anelli del Potere.

Buona lettura, aspetto i vostri commenti!

«Dopo la sconfitta subita nell’anno 1700 della Seconda Era ad opera delle armate degli Eldar e dei Dunedain, durante la prima delle guerre condotte da Sauron contro gli elfi, l’Oscuro Signore fuggì dall’Eriador e si trincerò nella sua Torre Oscura, ove meditò a lungo sui motivi che avevano condotto il suo esercito verso l’annientamento pressoché totale.

Nei successivi secoli le armate di Mordor furono profondamente rinnovate, ché Sauron comprese come la loro impreparazione e la scarsa coordinazione tra popoli fra loro estranei, incapaci spesso di comprendere l’uno la lingua dell’altro, avessero condotto i suoi nemici alla vittoria: egli si rendeva conto che non vi era, tra i suoi capitani, uno stratega capace di elaborare una tattica tale da favorire il miglior dispiegamento delle sue eterogenee forze, ché gli orchi, seppur dotati di notevole forza fisica, mancavano di intuizione ed erano, in numerose occasioni, travolti dalla loro stessa cieca furia. Pochi uomini all’epoca militavano nelle sue schiere e questo perché la corruzione dei Numenoreani era ancora lontana dall’attuarsi e i nove anelli dei secondogeniti giacevano nei forzieri di Barad-Dur. I capitani delle tribù del Khand e dell’Harad punto o poco conoscevano le arti della guerra dei popoli occidentali e i loro contingenti, male armati rispetto ai loro avversari, erano spesso travolti ancor prima di poter estrarre le loro rozze scimitarre in bronzo dai foderi sdruciti. Durante l’occupazione di Ost-In-Edhil, le truppe di Sauron erano state comandate da un Troll, il cui nome era Ghulush: forte ed ambizioso, questo essere aveva trucidato numerosi Elfi, guadagnandosi in breve tempo l’ammirazione delle proprie truppe; esse, tuttavia, sovente cadevano in preda al panico, allorché il loro comandante era distante, ché molto temevano la collera degli Eldar, né Sauron poteva vantare altri condottieri di tale rango tra le sue file. L’intera armata di Mordor, incapace di combattere in schiere ordinate e compatte, procedeva in maniera piuttosto confusa durante la carica iniziale, smarrendo tuttavia ogni iniziativa allorché il nemico, se pur in numero inferiore di numero, anziché mostrare la terga, non cedeva ai suoi furiosi attacchi.

Ghulush aveva compreso che non era nelle sue capacità quella di apprendere l’arte della guerra dei suoi avversari e lo stesso rispetto che le sue truppe gli mostravano nasceva in gran parte dal condividere, seppure in dimensione minore, la stessa forza bruta che assaliva il comandante allorché si scagliava contro le schiere nemiche, urlando loro tutto il suo odio. L’unica tattica degna di nota che egli era stato in grado di apprendere e di trasmettere ai suoi subordinati consisteva nel tentare l’accerchiamento del nemico con una manovra rapida, in modo da permettersi in seguito la vittoria; tale strategia, tuttavia, fallì durante l’attacco dei Numenoreani, allorché, schierati su diverse fila distanziate l’una dall’altra, costoro resistettero al primo attacco delle armate di Sauron e in seguito massacrarono i loro avversari.

Durante gli anni che seguirono la sconfitta delle armate di Mordor ad opera dei Numenoreani, l’odio di Sauron per tale stirpe si accrebbe ed è plausibile che tra i motivi che lo spinsero a corrompere i cuori degli orgogliosi Dunedain, vi fosse anche la necessità impellente di carpire i segreti militari che costoro gelosamente custodivano: con l’investitura di Er-Murazor, secondogenito di Tar-Ciryatan, sovrano di Elenna, a Signore di Morgul e primo comandante delle armate di Mordor, il principale obiettivo dell’Oscuro Signore si era realizzato, ché il Capitano dei Nazgul possedeva invero uno spirito razionale e una mente acuta, in grado di elaborare strategie degne della sua stirpe.

Numerosi Numenoreani si volsero allora al male e Sauron gioì nel profondo del suo cuore nero, ché essi avrebbero apportato al suo reame le conoscenze ereditate dagli Eldar e ricchezze al di là di ogni immaginazione, necessarie per permettergli di attuare i suoi piani di conquista della Terra di Mezzo.

A partire dall’anno 2260 della Seconda Era, con l’asservimento totale dei nove portatori degli anelli degli uomini al suo volere, Sauron poté disporre di un corpo di luogotenenti degni di questo nome, ché essi erano stati scelti in base alle abilità militari dimostrate durante la vita terrena e alle conquiste ottenute duranti gli anni del loro dominio. Er-Murazor, divenuto il Signore dei Nazgul, operò un profondo rinnovamento all’interno dell’esercito di Mordor, consentendo che fossero realizzati, per la prima volta, dei corpi di armata, assegnati ai suoi commilitoni e di cui egli era il primo comandante.

Negli anni precedenti la cattura di Sauron da parte delle armate numenoreane, il Re Stregone portò a compimento i suoi piani, suddividendo l’esercito di Mordor in tre armate: di queste, la prima, in ordine crescente di importanza e di effettivi, era l’armata di Gorgoroth, di cui fu proclamato luogotenente Akhorahil, il quale era dello stesso lignaggio del suo signore. La seconda armata includeva ogni soldato incaricato di sorvegliare la piana di Udun e il Cancello Nero e fu affidata a Dwar di Waw, il quale incaricò Hoarmurath di Dir di prendere il comando delle schiere dei regni settentrionali di Endor sottomessi ai Nazgul, in qualità di suo reggente. La terza armata, detta anche di Nurn, coordinava l’afflusso e il trasporto di truppe dalle nazioni vassalle poste nel sud di Endor a Mordor e fu posta sotto il comando di Khamul, mentre ad Uvatha ed a Ren fu assegnato il grado di luogotenenti di quest’ultimo. Adunaphel ed Indur, infine, avrebbero dovuto rivestire la funzione di ammiragli, tuttavia, data l’esiguità della flotta di Mordor, costituita quasi esclusivamente da vascelli numenoreani appartenuti agli Ulairi di tale stirpe, essi furono destinati in un primo momento ad altri ruoli, e divennero i portavoce dell’Oscuro Signore, spesso intraprendendo missioni all’interno e all’esterno del reame per conto di costui».

Continua…

Erfea, prince of Numenor

A winged helmet, forged in mithril, adorned with two plumes intertwined in the white feathers of seabirds, covered his head, while long black hair fell to his strong shoulders, licking a precious mail of galvorn mail, whose luster was such as to be illuminated even by the dim lights of the inn. Tapered greaves and shiny bracelets adorned his legs and arms, while a long blade hung beside him, the hilt of which was carved in blue laen and inlaid by ithildin; a large cloak of noble workmanship, different from the faded cape with which it had hitherto been covered, hung over his shoulders: a graceful elven-made clasp encircled him at the height of the thin neck.

The tale of the sailor and the dwarf fortress

Versione in italiano:

Storia di una grande amicizia: Erfea e Naug Thalion

Altri link utili: Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio»

L’orgoglio dei paladini di Numenor

Care lettrici, cari lettori,
in questo articolo continuerò a raccontarvi la storia del Drago Morluin e della sua sete di vendetta contro i Numenoreani, colpevoli di aver ucciso i suoi cuccioli (potrete leggere o rileggere questa parte della storia qui: La collera di Morluin). Nessuno dei Numenoreani avrà il coraggio di sfidare il grande rettile…ad eccezione di uno.

[SPOILER] Questo racconto, comunque, ad onor del vero, presto o tardi (attualmente sarei più propenso per la seconda opzione) dovrebbe subire una revisione, almeno parziale: come è possibile, infatti, che non appaia per nulla una figura come quella di Miriel? Quando Erfea si rivolge a suo padre, il re di Numenor, per chiedergli la sua benedizione per affrontare il drago, sembra alquanto improbabile che Miriel non fosse al suo fianco. La risposta che spiega questa anomalia risiede nelle cronologia “esterna” dei capitoli del Ciclo del Marinaio: questo racconto, infatti, fu scritto prima di introdurre il personaggio di Miriel, ma, dal punto di vista della cronologia “interna” della biografia di Erfea, sarebbe successivo all’inizio della tormentata relazione fra Erfea e Miriel (potrete notare questa discrasia temporale qui: Cronologia della vita di Erfea e dei racconti del Ciclo del Marinaio).[FINE SPOILER]

«Il terrore si mutò in follia, e il popolo si recò da Tar-Palantir per chiedere consiglio ed avere conforto, sebbene essi sapessero che in tutta Elenna[1] non esisteva un mago o un guerriero così potente da poter contrastare il pericoloso drago.

Grande fu la sorpresa, quando all’interno del Consiglio dello Scettro una voce squillò forte e decisa: “Mio re e signori di Numenor! Non vi è altra speranza per noi che quella di attendere nelle nostre dimore la morte triste con le braccia e la mente sconvolte dalla paura? Grande invero è il potere dei draghi, ma non si è detto che fu un uomo il primo a sconfiggere il primo tra i Grandi Vermi? Io Erfea, figlio di Gilnar, della casata degli Hyarrostar[2], affronterò la creatura che tormenta la nostra isola, a meno che qualcuno non dissenti dalla mia proposta!” Un lungo silenzio seguì quelle parole, ché grande era lo stupore dell’uditorio, consapevole che mai nessun uomo sarebbe riuscito a portare a termine una simile missione. Tra coloro che formavano il Consiglio dello Scettro, vi erano alcuni che appartenevano ai Numenoreani neri, gente corrotta e malvagia che aveva regnato a lungo sull’isola, prima di essere sconfitti da Tar-Palantir, portandola al disordine e alla crisi; tuttavia, muovendosi nell’ombra, mai essi avevano destato sospetti nel popolo, e pochi erano in grado di contrastarli. Tanta era la loro malizia, che perfino Tar-Palantir non avrebbe sospettato alcunché, dal momento che, negli anni del suo governo, i signori Neri si erano nascosti nell’ombra, nell’attesa che i tempi diventassero loro nuovamente propizi.

Le storie di quei lontani giorni, narrano che tra i nove Nazgul[3], i più potenti servi dell’oscuro signore di Mordor, Sauron l’Aborrito[4], tre fossero stati in vita grandi signori dei Numenoreani neri, e che ebbero parte a molti eventi che avvennero in quell’epoca: Er-Murazor, Adunaphel, Akhorahil erano i loro nomi, ormai obliati; eppure essi vivevano, perché grandi erano i poteri conferiti loro dagli Anelli, ed i Nazgul, accanto a Sauron si ergevano o crollavano.

Poche sono le storie giunte fino a noi dagli anni oscuri, perché la stirpe degli immortali più non è tra noi e i ricordi della seconda stirpe sono ormai obliati; eppure fu detto che, tra gli uomini, coloro che possedevano gli Anelli, sarebbero stati in grado, fin quando il loro padrone avesse stretto nelle sue grinfie l’Unico, di assumere forma umana, nonostante la loro immagine reale fosse ormai sbiadita dai tempi remoti.

Akhorahil, settimo tra i Nove, in virtù degli inganni perpetuati dai suoi servi, sedeva ora tra i membri del Consiglio dello Scettro, senza riuscire a nascondere il proprio odio nei confronti di Erfea: “Prendo la parola sire e signori di Numenor, perché non si dica che vi siano stati sulla terra uomini più coraggiosi di Earendil[5] e Turin Turambar! Onore e gloria alle loro gesta! Tutti i presenti dovrebbero sempre tenere viva nella loro memoria il ricordo di simili avi, affinché i loro nomi non siano obliati e sia splendente l’immagine della gloria degli uomini. Può un simile uomo, che ha da poco compiuto la maggior età, aspirare a conseguire una simile vittoria? Funesta ed effimera è la volontà dei giovani, ed ecco, uno tra loro, ha l’arroganza di affrontare un simile male! Sciagura attende chi macchia di colpa tanto grave quanto la superbia, la propria casata! Onore e gloria riceverà invece l’uomo saggio e cauto. Costui, non afferma forse che vincerà il drago con la saggezza? Ebbene non dimostra certo di possederne la giusta misura se tali sono le sue ambizioni in rapporto alle forze che possiede”.

Soddisfatto della sua orazione, il volto coperto da una maschera dorata, il Nazgul sedette, nell’attesa che il sovrano prendesse la parola. Ed ecco, così rispose il re di Numenor: “Figli della seconda casa, ascoltate le parole del re! Onora il saggio ed educa il giovane; queste sono state le leggi tramandateci dai nostri avi, pervenuteci ancor prima che l’isola del Dono fosse sollevata dalle acque. Da un lato il dubbio, dall’altro il timore: quale sarà la mia scelta? Mi preme rispondere, ché invero il tempo fugge via e l’ora è grave. Tali sono le leggi del nostro popolo, ed io intendo onorarle, col metterle in pratica: sia dunque educato il giovane Erfea, che gli sia concesso, se questo è il suo desiderio, di affrontare il drago. Dimostrerà allora il suo valore e la sua saggezza. Non è forse vero che nei tempi remoti agli uomini erano imposte delle prove per verificare la loro forza e il loro coraggio? Sia questa dunque la prima tra le tante prove che il giovane Erfea dovrà affrontare, perché il mio cuore dice che non sarà l’ultima e il suo destino giace lontano dal mare, pur essendo a lui legato”.

Questo fu il discorso del re; e coloro che gli erano vicini cedettero di vedere un’ombra sostargli accanto  per un attimo, prima di allontanarsi e infine scomparire tra le brume della sera. Uno ad uno i presenti abbandonarono il salone, mentre fuori il brusio della folla cresceva in intensità, man mano che la paura e il panico aumentavano la loro presa sugli animi degli uomini. Ultimo ad alzarsi fu Akhorahil, il quale si avvicinò silenzioso ad Erfea, pronunciando parole beffarde: “Con quali ali[6] andrai incontro alla sorte che ti attende, Erfea Hyarrostar? Saranno spoglie e orribili a vedersi, come gli alberi della Terra di Mezzo durante la stagione invernale. Sappi che un solo potere è in grado di placare l’ira dell’orribile drago, ma non è nella tua stolta mente, né nelle tue impacciate mani. Va dunque e soddisfa pure la tua follia!” Rise allora, un suono sgradevole a sentirsi; tuttavia Erfea ribatté: “Forse è come dici tu: tuttavia preferisco che i freddi denti del drago trafiggano la mia carne, lasciando così questo mondo, piuttosto che terminare i miei giorni tra gli ozi e i piaceri lussuriosi ai quali ti abbandoni quotidianamente, Akhorahil”.

Il Nazgul non rispose, ma si limito ad osservarlo con il suo sguardo velenoso, finché Erfea non si fu allontanato; gioì allora nel profondo del suo cuore avvizzito, certo di aver assolto il suo dovere. Il Numenoreano nero, infatti, era ben conscio del fatto che non esistesse alcun guerriero o mago in grado di vincere Morluin; tale pensiero gli procurava grande soddisfazione ed egli si ritirò nelle sue stanze, seguito dalla moltitudine dei suoi servi e soldati.

Note


[1] L’isola di Numenor

[2] Regione di Numenor, posta a sud est: la sua capitale era Minas Laure, la torre dorata.

[3] I Nazgul (Linguaggio Nero: spettri dell’anello), erano i servi di gran lunga più potenti dell’Oscuro Signore, resi immortali dalla nequizia degli anelli degli uomini che erano stati affidati loro; un’unica volontà seguivano, ché, attraverso tali artefici, l’anello sovrano comandava le loro menti ed essi erano i luogotenenti di Sauron e i suoi generali.

[4] Noto in origine come Gorthauron l’Aborrito, Sauron, in principio il più possente fra i Maia di Aule il Fabbro, fu sedotto da Morgoth durante la Primavera di Arda e ne divenne fedele luogotenente durante la Prima Era: condotto innanzi ad Eonwe, l’araldo dei Valar, al termine della Battaglia d’Ira, mostrò pentimento; tuttavia, avendo vergogna a comparire dinanzi a Manwe per essere giudicato, fuggì lungi ad est, ove riacquistò una nuova forma, gradevole a vedersi, ché egli voleva corrompere i cuori degli Eldar e dei secondogeniti per farne i suoi schiavi.

[5] Earendil, figlio di Idril e Tuor di Gondolin, trucidò Ancalangon il Nero, il più grande drago che le storie menzionino, in un duello a singolar tenzone durante la Battaglia d’Ira.

[6] Il riferimento è a Earendil che affrontò il Signore dei draghi alati a bordo della sua nave alata, il cui nome era Vingilot.

Gil-Galad, high-king of the Noldor

Gil-Galad. Son of Fingon, High King of the Noldor, one of the three lineages of the Eldar (Elves) featured in Tolkien’s novels. Also known as Erenion. He met Erfea when he was still a teenager and predicted that he would become a great Paladin. He died at the end of the Second Era, falling at the hands of Sauron in the battle that ended that era. He appears in the following tales: The Sailor and the Lord of Endore; The Sailor and the White Tree; The Sailor and the Witch King; The Sailor and the Great Battle; The Council of Orthanc.

See also: Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio»

La collera di Morluin

Care lettrici, cari lettori,
l’articolo della scorso settimana, dedicato al grande drago Ando-Anca (potrete leggerlo o rileggerlo qui: Miniature & Co. – Il Drago Ando-Anca), mi ha ricordato che non avevo ancora riportato sul mio blog la parte iniziale del racconto dedicato al primo incontro avuto da Erfea con questi esseri affascinanti quanto crudeli…
Buona lettura, aspetto i vostri pareri!

«All’epoca di Tar-Palantir[1] v’era in Numenor[2], un capitano di grande esperienza, ché molto aveva viaggiato per gli ampi oceani, dimora di Ulmo, e numerose leggende aveva conosciuto, apprendendole dalle genti che aveva frequentato nel corso del suo peregrinare. Erfea venne chiamato dagli Elendili[3], e il suo nome ancor oggi risuona nelle fumose locande di Endor, cantato dai bardi senza tempo, i quali dalle sue avventure traevano ispirazione per comporre saghe e ballate di quella antica era, quando il Sole e la Luna erano giovani e Valinor ancora visibile agli occhi dei tristi mortali.

Si narra che Erfea conoscesse più di ogni altro figlio di Eru Iluvatar[4] le vaste profondità oceaniche, sebbene egli non trovasse godimento nel percorrerle, ché la sua mente era sempre volta alle foreste della Terra di Mezzo, dove molti Priminati in quei giorni avevano dimora.

Questa storia, tuttavia, non narra di quegli eventi, né di quanto accadde dopo, ma della giovinezza di Erfea, prima che scoppiasse per la seconda volta la guerra civile a Numenor.

Numerosi, sebbene agli occhi dei mortali invisibili, eppure temuti, erano i grandi draghi[5] in quei giorni, ché dimoravano in terre remote, distanti da quelle degli uomini, prediligendo le lande montuose e aride che si estendevano a Nord, oltre le montagne Grigie; grande era la perfidia e il potere dei servi di Morgoth, ché sempre desideravano le ricchezze degli uomini e mai ne erano sazi.

Uno tra i grandi Vermi più possenti aveva nome Morluin, e dimorava nelle acque che circondavano il promontorio di Belfalas, dove secoli dopo sarebbe sorta la città di Dol Amroth; tale drago molto aveva sentito parlare delle ricchezze possedute dai Numenoreani e a lungo il suo cuore nero aveva desiderato impadronirsene, senza mai tuttavia mettere in atto i suoi propositi, ben conoscendo il potere e la magnificenza dei Numenoreani all’apice della loro civiltà.

Un giorno, tuttavia, un drago della sua covata, allontanatosi troppo dalla sua tana, fu catturato da alcuni pescatori e trucidato; quando tale notizia pervenne a Morluin, grande fu la sua ira e il suo desiderio di vendetta. Ringhiò, vomitò fuoco e fumo, scosse le profondità dell’oceano con i suoi artigli, senza placare la propria rabbia, finché il suo ruggito echeggiò fino a Numenor; allora paura e terrore presero i cuori degli abitanti dell’isola, al punto che molti si accasciarono per terra invocando l’aiuto degli dei, mentre altri correvano ad armarsi, suonando le campane, che mai avevano echeggiato in quella era, consci che il pericolo era prossimo, proceduto da ira e sangue.

Ed ecco, il mare si sollevò, nascondendo le spire del grande verme, ma non la sua voce, che sembrò echeggiare dalle profondità dell’abisso: “Gente di Numenor! Conducetemi il bieco assassino di mio figlio! Chi tra voi si è macchiato del suo sangue, maledirà tutta la sua terra e la sua famiglia! Sangue sarà ripagato con il sangue! Che egli venga fuori e misuri la sua forza con me!. Avanti, dunque! Giustizia sia fatta!”

Il terrore si mutò in follia, e il popolo si recò da Tar-Palantir per chiedere consiglio ed avere conforto, sebbene essi sapessero che in tutta Elenna[6] non esisteva un mago o un guerriero così potente da poter contrastare il pericoloso drago.


[1] Tar-Palantir, ventiquattresimo sovrano di Numenor e figlio di Ar-Gimilzòr. Per Numenor, vedi nota successiva.

[2] Numenor era la patria degli uomini (Sindarin: Edain), che durante le guerre della Prima Era tra gli eredi di Feanor e il Grande Nemico, sostennero la causa dei primi, subendo gravi sventure e sofferenze: per ricompensare tale coraggio, i Valar sollevarono dalle acque un isola cui fu dato il nome di Numenor, isola del Dono e l’affidarono agli eredi degli Edain; costoro furono chiamati Numenoreani o Dunedain che nella favella degli elfi grigi significa “uomini dell’occidente”.

[3] Le genti numenoreane che si mantennero fedeli all’amicizia con gli Elfi e che continuarono a venerare i Valar anche quando tale devozione fu dichiarata fuori legge.

[4] Il Padre di Arda e delle sue forme di vita.

[5] I Grandi Draghi, chiamati anche Vermi di Morgoth, il Vala rinnegato, furono creati da costui nel corso della Prima Era per fronteggiare gli assalti di Elfi, Uomini e Nani, durante i numerosi scontri che le sue schiere sostenevano contro costoro. Glaurung il Dorato fu il padre dei draghi e corruttore dei cuori dei figli di Iluvatar: egli, tuttavia, incapace di spiccare il volo, fu trucidato da Turin, figlio di Hurin. Durante la Battaglia d’Ira, Morgoth levò contro le schiere di Valinor una nuova razza di draghi, di cui il più possente fu Ancalangon il Nero, colui che per primo si levò nei cieli di Endor per contrastare le aquile di Manwe e che, negli spasmi della sua agonia, rase al suolo i pinnacoli di Thangodrim: molti della sua specie sfuggirono tuttavia alla morte e trovarono rifugio presso le Montagne Grigie e tra i monti di Mordor, mentre altri si rifugiarono nel profondo delle acque, lì ove saccheggiavano e affondavano numerose imbarcazioni.

[6] L’isola di Numenor

Link utili:
Una sfida mortale

Miniature & Co. – Il Drago Ando-Anca

Care lettrici, cari lettori,
uno dei miei hobby preferiti è sempre stato quello di dedicarmi alla colorazione delle miniature ispirate al legendarium tolkieniano prodotte dall’azienda irlandese Mithril (https://mithril.ie/). Queste miniature mi sono particolarmente care per due motivi: primo, perché sono state realizzate quando ancora nessuno parlava di riproduzioni cinematografiche del Signore degli Anelli e dell’Hobbit e dunque sono prive di quei stereotipi iconografici che sono derivati dal successo globale delle opere di Peter Jakcson; secondo, perché sono di altissime qualità e rendono possibile – con l’ausilio degli strumenti opportuni – persino a una persona come me, particolarmente inabile in quanto a tecniche pittoriche – la loro colorazione.

Quest’oggi voglio presentarvi la miniatura del Drago Ando-Anca, uno dei tre grandi draghi che presero parte al saccheggio della città di Osgiliath.

Spero vi piaccia, a presto!

«In quel periodo, tre draghi si levavano fra gli altri per possanza e crudeltà e non vi era servo di Morgoth, tra quanti condividevano il domicilio con tali perfide creature, che non ne temesse il gelido soffio e l’astuta parola; tali creature avevano nome Ando-Anca, Bairanax e Angurth ed erano nate dopo gli sconvolgimenti che avevano provocato l’inabissamento del Beleriand, al termine della Prima Era; mai essi avevano mirato le possenti torri di Thangrodim, né scorto, lugubre nella tenebra che la circondava, Barad-Dûr la terribile, eppure alti si levavano in volo e finanche le grandi aquile di Manwë non osavano avvicinarsi a tali contrade, presagendo che un grande male fosse all’opera».

Il Ciclo del Marinaio, p. 292.

Link di approfondimento:

Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio»

I Draghi nell’assedio di Gondor

Aldor Roc-Thalion

Lord of the Eothraim, a people of knights ancestor of the Rohirrim, descendant of Imracar Folcwine. He asked the Lords of Gondor asylum for his people, driven from the land where he lived by the armies of the Nazgul Hormurath. He took part in the battle for the defense of Osgiliath, where he was able to slay Bairanax, one of the dragons who rushed to plunder the city. He participated in the following battles against Sauron’s armies and died in the early years of the Third Age. He appears in the following tales: The Sailor and the Witch King; The Sailor and the Great Battle; The Council of Orthanc; The Infamous Oath.

Link utili:
Dizionario dei personaggi de «Il Ciclo del Marinaio»

Un frammento. La stoltezza

Care lettrici, cari lettori,
con Tolkien, l’autore del Signore degli Anelli e di tante altre fantastiche opere ambientate nella Terra di Mezzo, condivido – oltre all’amore per il suo legendarium – una «deprecabile» abitudine: sono solito, cioè, iniziare racconti che poi non termino, perché distratto da altri impegni oppure da altre idee…

Quest’oggi voglio pubblicare sul mio blog uno di questi «frammenti», ispirato a una storia zen intitolata «La stoltezza».

Buona lettura, spero sia di vostro gradimento!

Nel giorno di Mezzaestate un Cundo (1) proveniente dalle scomparse contrade dell’Occidente, dopo aver condiviso con me il frugale pasto serale, mi narrò questa storia:

“Ad un crocicchio nei pressi della grande città di Armenelos, si incontrarono un giorno tre Roquen (2) seguiti dai loro Othari (3); poiché nessuno dei tre Signori voleva lasciar il passo agli altri, essi decisero che avrebbero fatto seguito al cavaliere il cui scudiero avesse compiuto l’azione più stolta: essi avrebbero giudicato i racconti e avrebbero deciso all’unanimità chi si fosse dimostrato più stolto.

Il primo Othar parlò: “Quando ero un ragazzo di quattordici anni, per acchiappare un topo in cucina, urtai una grande anfora ed essa rovinò al suolo, spargendo il suo prezioso contenuto sulla nuda terra”.

Il secondo Othar parlò: “Quando avevo l’età di quindici anni, mi recai a pescare al largo del porto di Andunie; in breve tempo la mia rete fu colma di pesci di ogni dimensioni, tuttavia io non ero soddisfatto: afferrai dunque una grande tartaruga marina che nuotava placidamente accanto a me e tentai di issarla sulla barca. Troppo tardi mi resi conto che il naviglio non avrebbe tollerato di portare seco un peso maggiore a quello che già recava sicché esso si ribaltò ed io a stento mi salvai da morte certa”.

Il terzo Othar parlò: “Quest’oggi ho ascoltato tre Cavalieri discutere su chi fra loro avrebbe dovuto cedere il passo all’altro. Non è questa l’azione più stolta che abbia fatto in vita mia?”

I tre Roqueni arrossirono e voltati i loro destrieri tornarono da dove erano giunti.

Note:
(1) Cundo è un termine elfico che indica il paladino
(2) Roquen: cavaliere in elfico
(3) Othar: scudiero in elfico